IN VIAGGIO CON LA BICICLETTA: DA GROTTAMMARE A SAN BENEDETTO DEL TRONTO

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Camminare, camminare, camminare! Sicuramente è stata la svolta netta che ho dato alla mia vita da quando ormai lo yoga si è radicato dentro di me ma è da qualche tempo che ovunque io vada in giro, ovunque sia il tipo di viaggio scelto, sia io in un’affollata di città avveniristica o tra le antiche mura di un borgo sento sempre la necessità di staccarmi dall’uomo immergendomi nella natura ed è quindi così che sempre più spesso cerco di percorrere piste ciclabili o percorsi pedonali che diventino esse stesse il viaggio. Così che spinta dal desiderio di coniugare camminate e scoperta ho deciso di spostarmi nella provincia di Ascoli Piceno per percorrere la pista ciclabile della Riviera delle Palme, un percorso che va da strade più grandi e trafficate a tratti dove si è quasi a pelo d’acqua.Questa pista ciclo pedonale percorre circa 16 chilometri,partendo dalla piccola cittadina di Cupra Marittima fino alla famosa San Benedetto del Tronto, famosa appunto, per le palme, comune denominatore di tutto questo tratto di costa che nel corso del tempo si abbellito sempre di più di questo bellissimo albero.

Partendo un sabato mattina direttamente da Ancona, capoluogo marchigiano, in meno di un’ora di treno sono arrivata alla prima tappa della nostra 3 giorni di camminata itinerante ovvero la piccola Cupra Marittima, una località costiera di poco più di 5000 abitanti che ha alle sue spalle un piccolo e grazioso borgo con la sua rocca antica. La spiaggia sabbiosa è ideale per i bambini così come lo è tutto l’intero tratto ciclabile pedonale poiché del tutto pianeggiante da percorrere anche solo per una breve passeggiata serale. L’offerta turistica non è eccessiva ma si può trovare tutto il necessario per trascorrere una vacanza all’insegna della tranquillità, carina anche la zona della pineta dove le spiagge sono ancora selvagge e un misto di sabbia e ghiaia.

Dalla stazione dei treni di Cupra Marittima, dopo aver fatto un giro veloce nel piccolo paesino, imbocchiamo il lungomare in direzione sud e più precisamente Grottammare, un piccolo borgo che da diverso tempo ero desiderosa di vedere considerato uno dei più belli d’Italia. Il percorso a piedi tra i due paesi è di circa 6 chilometri che facciamo in poco più di un’ora, tra una sosta e l’altra, per godere delle vista del mare, una bellissima costante per tutto il percorso fino a San Benedetto del Tronto. Arrivati a Grottammare nel pomeriggio andiamo subito alla ricerca del nostro hotel base per una notte in questa piccola cittadina. Non dobbiamo allontanarci di molto dalla zona costiera, la Perla Preziosa Hotel, rimane praticamente a pochi passi dal mare e dal balcone della nostra camera si gode di una bella vista su di essa e per 50 euro a notte inclusa la colazione, non possiamo chiedere nulla di meglio, ancor più se penso già alla pratica di yoga dell’alba successiva con la pungente brezza marina di inizio primavera ad accarezzarmi la pelle del viso.

Grottammare si divide in zona bassa, quella costiera dove alloggiamo e la parte alta dove risiede il cuore storico della città, il borgo italiano che ha meritato l’iscrizione fra quelli più belli d’Italia ed in effetti è molto carino anche se devo ammettere non il più bello che io abbia visto fin ora a spasso per l’Italia ma sicuramente da vedere assolutamente se si pianifica una vacanza in zona.

Il giorno dopo, rifatta ancora una bella passeggiata per Grottammare riprendiamo la strada costiera ancora in direzione sud per l’ultima tappa del nostro viaggio on the road, la tanto nominata San benedetto del Tronto, una cittadina che rispetto alle altre due viste fino a quel momento è molto più estesa e non basata solo sul turismo come le altre due ma che ha il deciso di mantenere molti spazi verdi per tutti i suoi abitanti e per i visitatori che ogni anno sono sempre tantissimi. Il suo lungomare è molto famoso proprio per le sue palme e per i parchi verdi che lo caratterizzano, un posto bellissimo insomma se si vuole rilassarsi nella natura senza rinunciare a nessun servizio e divertimento, qui infatti ci sono locali d’intrattenimento, ristoranti per ogni gusto e negozi di ogni genere. La distanza da percorrere a piedi da Grottammare a San Benedetto del Tronto è sempre di poco più di un’ora ed il tratto è particolarmente suggestivo. Gli hotel a San Benedetto del Tronto di certo non mancano anche se i prezzi per le sistemazioni più vicine al lungomare sono leggermente più cari rispetto a quelli di Grottammare ma ugualmente accessibili, noi per comodità abbiamo scelto l’hotel Centrale a 5 minuti dalla stazione dei treni e dall’area pedonale, una camera doppia con colazione in una struttura molto semplice al costo di 70 euro a notte, una posizione congeniale praticamente per tutto e ideale per chi come noi il giorno dopo ritorna a casa in treno. San benedetto del Tronto è una città grande e quindi qui si fermano non solo treni regionali ma anche intercity e altri treni veloci in direzione sud o nord Italia, quindi assolutamente comodo per chiunque decida di trascorrere qualche giorno nella riviera delle Palme.

TIMISOARA UNA PERLA RUMENA

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La mia prima volta in Romania fu per visitare la capitale Bucarest e devo ammettere che a distanza di anni l’idea di ritornare in Romania mi stuzzicava non poco.
Anche la Romania, come molti degli stati europei dell’est, sta diventando sempre di più una meta turistica di non poco conto, la vita è ancora ancorata ai ritmi del passato soprattutto nei piccoli centri appena fuori dalle città, mentre le città sono sempre più fiorenti e con una propensione all’espansione, i giovani aumentano e così pure le infrastrutture si fanno più efficienti.
La compagnia aerea Wizz Air ormai da anni devo dire con una buona qualità del servizio offerto sta aprendo sempre più varchi verso l’Europa dell’est e con pochi soldi si riescono a scovare tariffe interessanti verso città ancor poco conosciute turisticamente. Un biglietto aereo di poco più di 50 euro tra andata e ritorno in un freddo sabato di fine gennaio partiamo da Milano verso la città rumena di Timisoara che ci accoglie con un tiepido solo invernale e per fortuna senza pioggia. Si sa che in Romania il clima in inverno è assai rigido e secco e questo mi fa ben sperare in un incontro fortuito con la neve che però non si farà mai vedere durante la mia settimana di permanenza in città ed anzi a dispetto di ogni previsione il sole sarà quasi sempre una costante della nostra sosta in terra rumena e dintorni.
Lo scalo di Timisoara è molto piccolo e il controllo dei documenti una procedura che richiede un pò di pazienza visto che generalmente i voli provenienti dall’Italia sono sempre molto affollati, scoprirò solo successivamente che a Timisoara ci vivono molti italiani, soprattutto veneti che hanno spostato qui molte delle loro attività industriali, inoltre faccio la conoscenza di diversi studenti della facoltà di medicina che mi raccontano di quanto sia in Romania sia più semplice entrare nella facoltà di medicina e prendere la specializzazione rispetto all’Italia senza per questo rinunciare ad una buona preparazione, e così in poco tempo mi rendo conto che anche qui a Timisoara si trova una numerosa comunità di italiani e non è quindi un caso che siano molti i locali a parlare la lingua italiana.
Terminate le formalità d’ingresso in Romania siamo pronti per raggiungere il centro città collegato allo scalo da un bus più precisamente il numero E4 la cui fermata si trova appena fuori dell’area arrivi. Il biglietto si può fare a bordo pagando solo con carta di credito oppure il mio consiglio è quello di acquistare qualche biglietto in più direttamente in aeroporto soprattutto se si ha in mente di utilizzare spesso i mezzi, il costo è di 0.50 centesimi e nonostante le corse non siano così frequenti il servizio con lo scalo è garantito a ridosso dell’orario dei voli in partenza o arrivo.
Il bus dall’aeroporto al centro termina la sua corsa alla fermata Bastion dalla quale si raggiunge in pochi minuti a piedi il centro città sempre buona norma è far riferimento all’autista che saprà indicarvi dove sia meglio scendere in base alla vostra destinazione. Gli hotel in centro o nella zona universitaria, dove consiglio assolutamente di alloggiare, hanno costi molto accessibili a partire dai 40 euro per camera doppia inclusa colazione completa.
La città di Timisoara si gira facilmente a piedi perlomeno il centro storico e si possono usare i bus per spostarsi nei dintorni visitando ad esempio Banat, un parco poco distante da Timisoara dove è stato ricostruito in maniera abbastanza fedele un antico villaggio rumeno, un posto assolutamente imperdibile.
Scegliere di passare una settimana a Timisoara può sembrare tanto tempo ma al contrario il tempo sembra appena sufficiente soprattutto se si prende gusto a passeggiare tutte le sere tra i vicoli molto spartani delle zona industriale dove ci sono piccoli supermercati, ristoranti dove mangiare bene e tanto spendendo poco e piccole caffetterie e pub dove già dal tramonto si raduna una vivace folla di studenti con i quali è anche molto divertente fare amicizia. Molti turisti arrivano a Timisoara anche per fare acquisti a prezzi ridotti nei molti centri commerciali della zona soprattutto durante il periodo dei saldi oppure attività di non poco conto fare bellissime passeggiate nei parchi cittadini o lungo il fiume Bega per vivere la natura.
Timisoara è una cittadina raccolta che si gira un paio di giorni ma nella quale ci si intrattiene piacevolmente anche per diversi giorni complici anche il costo della vita inferiore rispetto all’Italia che permette di concedersi una bella cena in ristorante mangiando molto bene e spendendo il giusto, soprattutto nella zona univerrsitaria, chiamata Complex dove risiedono gli studenti, molti dei quali italaiani che studiano medicina, la sera questo quartiere si riempie di allegria chiassosa ma quasi mai molesta dei ragazzi che cercano qualche ora di distacco dallo studio.
Il centro di Timisoara è delineato da ciò che resta delle mura che un tempo circondavano la città i cosiddetti Bastioni, dei quali si possono ammirare alcuni resti restaurati e conservati discretamente. Il simbolo più importante della città di Timisoara è sicuramente la Cattedrale Ortodossa, un bell’esempio di architettura religiosa affacciato sulla grande Platia Libertate dove si trovano diversi negozi, alcuni appartenenti ai brand commerciali più diffusi al mondo, intervallati dalle immancabili panetterie dove comprare sempre qualche dolcetto di pasta sfoglia, qui tanto diffuso nella tradizione dolciaria della Romania.
Timisoara è definita la piccola Vienna rumena e se pur un pochino azzardato il paragone in alcuni edifici della città si possono trovare delle somiglianze come nella Cattedrale di San Giorgio in Piazza Uniri, purtroppo chiusa per lavori di ristrutturazione durante la mia permanenza in città. Questa piazza è deliziosa e a differenza di Platia Libertate non presenta palazzi in stile sovietico, qui il fascino delle note viennesi è in effetti percepibile.
Ma se Timisoara ha un centro raccolto che si gira facilmente in poco tempo sono le passeggiate tra i suoi parchi che permettono di passare ore ed ore in spensieratezza e soprattutto in contatto con la natura, come il Parco delle Rose affacciato al fiume Bega che scorre lungo la città, i fiori che lo compongono sono bellissimi e il roseto dà l’idea di essere davvero curato ed imperdibile se si capita a Timisoara in estate ma devo dire che anche in inverno è piacevole passeggiare al parco in modo particolare la domenica mattina quando si trova qualche simpatico signore di mezza età intento a pescare qualcosa.
Ultima imperdibile attrazione se si capita a Timisoara è la visita al villaggio di Banat raggiungibile dal centro cittadino al costo di 0.5 centesimi, meglio procurarsi i biglietti in anticipo se non si dispone di carta di credito per pagare il titolo a bordo.
Il villaggio rappresenta una perfetta riproduzione di come poteva essere in passato quando le attività principali degli abitanti erano legati alla dura vita dei campi, unico neo di questo tempo fuori dal tempo al quale si accede con un biglietto di pochi euro, è la fabbrica praticamente attaccata ad esso un puzzolente casermone che produce non so bene che cosa.
Insomma Timisoara è il posto perfetto per un fine settimana o una vacanza più lunga all’insegna della calma e del brio di queste città emergenti che reclamano a gran voce il loro posto in Europa.

Carpi: passeggiata nella patria dell’aceto balsamico

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Quando decido di pianificare uno dei mie viaggi, lungo o corto che sia, parto sempre alla vecchia maniera ovvero aprendo l’atlante. Certo ai tempi d’oggi in cui il web è ormai lo strumento fondamentale per compiere qualsiasi ricerca viene strano pensare che uno possa partire da questo punto ma è assolutamente vero, di atlanti ne ho diversi ed uno in particolare piccolo e maneggevole è situato in quell’angolo della casa dove tutti noi chiediamo privacy e tranquillità necessarie per espletare compiti fisiologici:)
Così partendo dall’atlante, per poi passare al sito di Trenitalia, mi sono imbattuta in una città del modenese di nome Carpi che si trova a circa un’ora di treno da Mantova che sarebbe stata la meta principale del mio viaggio. Il nome di Carpi mi aveva incuriosito perché mi riportava alla mente una mia conoscente, ormai persa di vista che abitava proprio lì, così qui arriva il web e la documentazione su Carpi una cittadina neppure tanto piccola nella provincia di Modena che dopo tanti anni di vita a Bologna non avevo ancora avuto il piacere di visitare.

Da Bologna in treno è necessario un cambio nella città di Modena per raggiungere Carpi ma le corse sono molto frequenti e il tempo di percorrenza è di circa 15 minuti ad un costo di 2.20 euro.
Essendo la sera di un venerdì ci fermiamo a dormire nel confortevole Hotel Touring, una struttura a pochi passi dalla stazione dei treni, utilizzata soprattutto da lavoratori che si fermano in zona per affari, poiché il modenese non è famoso solo per il suo aceto balsamico, eccellenza locale, ma anche per le sue tante e svariate industrie. La struttura ha annesso un ottimo ristorante dove si può cenare con piatti di qualità e rilassarsi in un ambiente pensato proprio per chi cerca relax. Le camere sono dotate di ogni confort e la colazione del mattino è a base di prodotti eccezionali ed anche biologici, cosa non molto scontata neppure per le strutture più eleganti.
Il sabato mattina lasciato l’hotel iniziamo subito il nostro giro turistico prima di spostarci nel pomeriggio verso Mantova. Carpi si visita velocemente in una mezza giornata o poco più se si vuole visitare qualche museo. La Piazza Principale di Carpi è la spaziosissima Piazza dei Martiri diventata il punto nevralgico della vita sociale ed economica della città, non è un caso che il sabato mattina qui si svolga il mercato settimanale che devo essere sincera mi rovinano un pò gli scatti fotografici e soprattutto la prospettiva dello spazio reale a causa proprio della presenza delle bancarelle in fila. A delimitare la piazza c’è il Palazzo dei Pio articolata e possente dimora signorile. Il simbolo religioso della città di Carpi è senza dubbio la Cattedrale di Santa Maria Assunta la cui costruzione risale intorno al 1500 per poi essere consacrata nel 1791, una bella chiesa la cui pianta e architettura è in stile rinascimentale. Sempre partendo da Piazza dei Martiri parte un Portico Lungo che conduce a sud dal Teatro Comunale fino a Palazzo Scacchetti, oggi sede del Municipio.
Appena fuori dalla centralissima Piazza dei Martiri si possono raggiungere altri importanti monumenti come la Pieve di S. Maria in Castello, soprannominata La Sagra in stile romanico e la chiesa rinascimentale di San Nicolò. Molto interessante e trovata praticamente per caso la chiesa Convento di Santa Chiara, in Corso Manfredi Fanti 29, la sua facciata del seicento venne modificata nella prima metà dell’Ottocento da Claudio Rossi. L’interno è suddiviso in due zone una esterna pubblica e l’altra interna che mantiene ancora oggi l’aspetto originario del tardo XV secolo. Dalla zona in corrispondenza del coro si accede ad un’area cortiliva molto suggestiva dove si trova anche il chiostro e al lato anche il campanile di struttura quattrocentesca.
Anche i musei a Carpi non mancano come il Museo della Città e l’Archivio Storico Comunale visitabili, almeno nel periodo di pandemia solo con prenotazione. Altrettanto interessante è la Biblioteca multimediale Arturo Loria.
Prima di lasciare Carpi e sulla strada della chiesa di Santa Chiara, in via Corso Fantini Manfredo consiglio una sosta al piccolo forno De Caroli che oltre a vendere diversi prodotti locali produce un pane di qualità e ovviamente non si possono non comprare delle crocette appena sfornate, il tipico pane dalla forma simile a una croce che diventa praticamente un pane da passeggio da mangiare a piccoli pezzi sulla strada del ritorno pronti a dirigersi verso nuove mete ma contenti di essersi fermati in una piacevole e tranquilla città come Carpi.

ISOLA DI JEJU: in bus a caccia di cascate in una delle 7 meraviglie del mondo naturale

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L’isola di Jeju in Corea del sud  è ideale per gli appassionati di trekking che qui possono trovare sentieri per ogni livello di difficoltà. Partendo proprio da Jeju city,la città più grande dell’isola, si può seguire la costa con la sua strada circolare che percorre tutto il perimetro dell’isola, o spingersi verso l’inverno arrivando sul monte Halla, un vulcano la cui cima è la più alta di tutto lo stato coreano.
Ma non si deve necessariamente fare troppa strada a piedi per essere gratificati dalla bellezza naturale di Jeju e scegliere di onorare,oltre alla terra anche l’acqua, un altro elemento naturale di questo posto che si può ammirare grazie al tour delle cascate effettuabile con il fai da te partendo da Jeju City ed utilizzando i bus locali.
La soluzione in bus per arrivare alle cascate di Cheonjeyeon è abbastanza fattibile ma è bene seguire alcune accortezze ed essere certi di salire sul bus giusto. L’ostacolo della lingua è molto grande in Corea del Sud soprattutto nei centri meno turistici e sull’isola di Jeju dove il flusso dei visitatori è prevalentemente di origine coreana o giapponese e in inverno non si vedono quasi per niente turisti occidentali e quindi riuscire a comunicare è davvero difficile ma si trova sempre qualcuno che magari supportato da un traduttore elettronico sarò in grado di aiutarvi ma certamente la barriera linguistica rappresenta un impiego di tempo maggiore qualsiasi volta ci si sposti con i mezzi però infondo è questa la vera avventura che permette di conoscere meglio un luogo.
Partendo dalla stazione dei bus di Jeju City, situata nella downtown della città, basta prendere il bus numero 281 per Seowipo, la seconda città in ordine di grandezza dell’isola e quella più fiorente dal punto di vista turistico con la maggiore concentrazione di hotel dove buona parte dei visitatori che arrivano sull’isola scelgono soggiornare. Il costo del biglietto per il bus è di 1200 won meno di un euro, il tragitto dura un’ora e mezza e le corse giornaliere sono molteplici. Per la fermata non ci si può sbagliare perché bisogna arrivare alla stazione dei bus di Seowipo che è anche il capolinea. Il problema si pone appena scesi dal bus perché dopo un primo momento di smarrimento in cui nessun autista sapeva indicarci la soluzione bus più rapida per arrivarci visto che le cascate sono a pochi chilometri da qui ci siamo rivolti al piccolo ufficio all’interno della stazione stessa che in realtà sembrava più un negozio di souvenir dove abbiamo trovato una ragazza davvero gentile che,con  non poche difficoltà con l’inglese,ci ha indicato non solo la soluzione bus corretta per arrivarci ma anche scritto su di un foglio il nome in coreano da mostrare al conducente per scendere nel punto giusto.
Sotto suo suggerimento siamo usciti dalla stazione ed abbiamo attraversato la strada e girato a destra per trovare la fermata del bus 202 che passa altrettanto frequentemente e che in dieci minuti arriva a fermarsi proprio davanti all’ingresso delle cascate Cheonjeyeon.
L’ingresso per vedere questi tre salti d’acqua è di 2500 metri il sito è molto ben tenuto e vale assolutamente la pena arrivarci, non bisogna aspettarsi la spettacolarità di altre cascate nel mondo, come ad esempio Niagara ma è comunque un’escursione che regala emozioni.
Il percorso per vedere tutte le cascate è ben segnato e non c’è il rischio di perdere qualcosa, il primo salto che si trova è visibile solo durante la stagione delle piogge ma la natura che la circonda offre un paesaggio gradevole, la seconda invece non è altissima ma molto scenografica, il fragore dell’acqua è forte e molti uccelli volano da un lato all’altro dei grandi alberi che fanno da cornice. Superata la seconda cascata si arriva al Seonimgyo Bridge un ponte arcato alto 128 metri che attraversa la cascata e dal quale si intravede anche il mare in lontananza. Attraversato il ponte si arriva su di un piccolo piazzale dove c’è un giardino molto curato e un piccolo negozietto che vende bevande e qualche souvenir, al lato di questa piazza si erge un tempio al quale si accede gratuitamente e che sembra un luogo davvero carico di misticismo, non ci sono statue o particolari decorazioni a parte i soffitti in legno intarsiato ma dal primo piano della struttura si gode di una vista sul mare. Sono rimasta  seduta in questo tempio per una buona mezz’ora,poiché l’ambiente si presta bene per un momento di pura meditazione soprattutto in bassa stagione quando i turisti non sono molti.
L’ambiente naturale intorno alle cascate è molto rilassante e non è un caso che a pochi metri dall’ingresso delle cascate sorge un tempio buddista che fa parte della rete Templestay che permette, previa prenotazione on line, di fermarsi presso la struttura uno o più giorni per vivere pratiche meditative a contatto con i monaci, sicuramente l’esperienza più bella che io abbia vissuto in Corea del Sud.
Rientrare a Jeju city facendo il percorso in bus inverso è stato decisamente più semplice e fattibilissimo in giornata in alternativa i tour privati acquistabili presso quasi tutte le strutture ricettive partono dai 40/50 euro includendo anche la sosta alla città si Seowipo che come tutte le città sull’isola di Jeju non mi hanno entusiasmato in maniera particolare.

ESCURSIONI A LANZAROTE: cosa e come scegliere cosa fare

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Sono molte le attività che si possono fare partendo da Puerto del Carmen, una delle località più famose dell’isola vulcanica di Lanzarote. Puerto del Carmen insieme a Costa Teguise sono i centri nevralgici del turismo di Lanzarote, il numero di turisti verso l’isola è sempre crescente tanto che negli ultimi anni quest’isola ha visto un considerevole aumento del traffico aereo preveniente da tutta Europa, Italia inclusa. Fino a qualche anno fa infatti i turisti che visitavano l’arcipelago delle Canarie avevano sempre preferito Gran Canaria o Tenerife forse convinti del fatto che Lanzarote offrisse meno rispetto alle altre due. In realtà in termini naturalistici Lanzarote è davvero sensazionale ed anche le strutture turistiche sorgono come funghi soprattutto a Costa Tenguise, un piccolo paese che ha perso molto del suo aspetto originario diventando una agglomerato molto sfruttato turisticamente dove trovare tutto il necessario per chi decide di trascorrere qui le proprie vacanze, incluse molte agenzie turistiche dove prenotare attività da fare a Lanzarote.
Ugualmente anche Puerto del Carmen offre tutto il necessario per trascorrere una vacanza senza rinunce e le agenzie dove prenotare escursioni sull’isola di Lanzarote non mancano.
La prima escursione venduta praticamente ovunque, hotel inclusi è la visita al Parco Nazionale di Timanfaya. Si tratta di un area protetta protetta di natura geologica il risultato di eruzioni avvenute tra il 1720 e il 1736 poi in seguito nel 1824. L’assenza di vegetazione, l’aspetto brullo della terra polverosa a tratti di un rosso intenso, rendono il paesaggio assolutamente unico tanto che i primi visitatori del Parco Nazionale di Timanfaya descrivevano quest’esperienza come simile alla visita di un altro mondo. I prezzi per l’escursioni al Parco Nazionale di Timanfaya partono dai 25 euro per gli adulti 15 per i piccoli, in questa versione il giro è più breve ed effettuabile in una mezza giornata osservando le principali formazioni geotermiche nella parte sud del parco quella raggiungibile più velocemente dalla costa. La quota per la versione più completa del Timanfaya sale ai 45/50 euro, mentre se si vuole unire alla visita del parco anche una sosta alla Geria, la zona più importante di Lanzarote per via dei suoi vigneti che producono un vino eccezionale, i prezzi si aggirano intorno ai 30 euro con la sola degustazione delle bollicine prodotte dalle vigne ai 45 euro se si preferisce la sosta a pranzo in un ristorante della zona. Qualsiasi sia la scelta Timanfaya e la zona intorno ad essa è meravigliosa e l’ingresso al parco non è consentito in autonomia come accade per il vulcano Teide della vicina isola di Tenerife ma solo avvalendosi dei bus, a bordo dei quali, si può ammirare il panorama. Generalmente anche i tour più brevi prevedono il classico e turistico giretto sulla groppa di un cammello, attività facoltativa e acquistabile al costo di 6 euro. Non troppo distante dal graziosissimo paese di Yaiza, raggiungibile con il bus numero 161 esiste un ranch, dove vengono tenuti i cammelli per motivi turistici e molte famiglie si fermano per far fare ai bimbi un giro o ancora meglio solo per fargli vedere questo meraviglioso animale un pò più da vicino.
Oltre alla visita al Parco Nazionale di Timanfaya, la più classica e imperdibile escursione proposta dagli operatori turistici di Lanzarote esistono moltissime attività proposte come la visita ai due mercati settimanali dell’isola come Teguise, il più turistico, allestito tutte le domeniche mattina e quello di Playa Blanca un pò meno famoso che si svolge il mercoledì mattina, entrambi con la possibilità di organizzare in fai da te arrivandoci con i bus locali o con un transfer organizzato dalle agenzie turistiche ad un prezzo intorno ai 15/20 euro a persona.
Ovviamente anche il mare ha un’importanza predominante sull’isola di Lanzarote come quindi le escursioni ad esse legate che includono immersioni e crociere intorno alla costa con sosta alla spiaggia dorata di Papagayo. Il diving situato sulla spiaggia di Boca Chica a Puerto del Carmen oltre ad essere composto da uno staff molto esperto offre immersioni giornaliere partendo proprio dalla spiaggia di Boca Chica, uno spot molto frequentato da tutti i diver in viaggio sulla bella isola di Lanzarote.

 

In bus verso San Bartolome’ de Tirajana

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Andare per bus o in treno mi piace ma tanto mi piace, certo fare delle foto con il mezzo in movimento non è di certo facile ma piuttosto una sfida. L’emozione si sa è diversa per ognuno di noi ma vuoi mettere la mobilità sostenibile e anche l’improbabile capacità di fare foto decenti?Bhe certo ognuno ha le sue fisse la mia è quella di vedere il mondo a piedi,in bici,in bus,in treno e perché no anche in carrozza ammesso che il cavallo o il mulo non si stanchi troppo.Comunque tutto questo giro di parole per descrivere con le foto,sempre ammesso che ci riesca, quello che ho provato e che ho visto a bordo del bus 18 che parte dal Faro di Maspalomas,uno dei posti più famosi di Gran Canaria, fino a San Bartolomeo de Tirajana un paese fotonico, per via dei panorami mozzafiato che la circondano,canyon e rocce a strapiombo sulla valle.

Il conducente del bus è matto e per qualche istante temiamo per la nostra salute,una ragazza in preda al panico decide di scendere alla prima fermata utile e non proseguire oltre,noi sfidiamo la sorte ed arriviamo. Le foto non sono facili da fare a bordo del bus ma consiglio a tutti di andarci poi di lì oltre all’aria buona c’è anche la possibilità di fare scatti senza effetto mosso😂

In bus verso Bobbio, uno dei borghi più belli d’Italia

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Mi ronzava nella testa già da qualche anno e più precisamente da quando avevo seguito una trasmissione televisiva che parlava di lui, un lui dalla sagoma antica, un lui meravigliosamente affascinante composto da circa 3500 anime, un lui il cui appellativo è il borgo dei borghi, il bellissimo borgo medioevale di Bobbio.
Per anni e anni ho percorso il percorso ferroviario che conduce a Milano chiedendomi quando avrei potuto finalmente fermarmi qualche giorno nella città di Piacenza e quale occasione più appropriata delle limitazioni da Covid che, se ti va bene, rendono possibile solo viaggi all’interno della regione quindi,da incallita viaggiatrice,decido di intraprendere una serie di viaggi proprio all’interno della mia bella Emilia Romagna alla scoperta di città probabilmente ed erroneamente non tanto considerate dal turismo di massa ma che si rivelano davvero una bella scoperta come nel caso appunto di Piacenza.
Ancora più esaltante è poi scoprire che il borgo di Bobbio dista da Piacenza 45 chilometri e che lo si può raggiungere rimanendo fedele al mio mood ovvero quello di scegliere mete da visitare raggiungibili con le gambe, la bici, i bus e i treni.
Dall’autostazione Lupa di Piacenza, situata in via Cristoforo colombo poco distante dalla stazione dei treni, ogni giorno inclusa la domenica partono i bus della linea Seta con destinazione Bobbio. L’ autostazione è aperta tutti i giorni ad esclusione della domenica ed il sabato solo mezza giornata, qui si possono acquistare i titoli di viaggio per il bus che sono comunque disponibili anche in edicola e che non si possono mai fare a bordo e che è meglio quindi procurarsi prima di intraprendere il viaggio.
Il bus E17 che da Piacenza autostazione fino a Bobbio precisamente in Piazza San Francesco, situata alle porte del centro storico e dove al sabato mattina si tiene anche il piccolo mercato settimanale del borgo con in vendita, oltre a frutta e verdura formaggi e salumi d’eccellenza della zona e miele di mille varietà, altro fiore all’occhiello della zona.
La linea E17 non ha orari così frequenti durante il giorno ma corse necessarie sia per organizzare un paio di giorni lì o anche per effettuare un’escursione giornaliera, se come me si è appassionati di camminate all’aria aperta consiglio vivamente di fermarsi almeno una notte perche’ di percorsi escursionistici, oltre la via Francigena,che passa anche di qua, se ne trovano diversi e tutti che si snodano nella Val Trebbia una delle valli più belle d’ Italia che si trova alla convergenza di quattro province italiane, quella piacentina, quella genovese, alessandrina e pavese.
Gli hotel a Bobbio non sono molti e se si arriva al borgo in bus si può decidere di rimanere nei pressi del centro storico alloggiando ad esempio all’Albergo ristorante Piacentino proprio in Piazza San Francesco che però non è aperto tutto l’anno e che è meglio prenotare per via telefonica. In alternativa si può optare per Il Relais Sant’Ambrogio Agriturismo, situato in località Sant’Ambrogio, a circa 25 minuti a piedi in salita partendo da Piazza San Francesco una vera oasi di pace con una vista mozzafiato sulla Val Trebbia, i prezzi per una camera doppia partono dai 110 euro a notte, non proprio economici ma il posto vale tutti i soldi chiesti,non solo per il contesto naturale ma anche per l’accoglienza della proprietà e il suo ristorante che prepara ottimi piatti da accompagnare ad un vino che loro stessi producono, magari quindi questo posto può essere l’ideale per festeggiare qualcosa di speciale, speciale proprio come è il meraviglioso borgo di Bobbio.

Castel San Pietro Terme tra natura, terme e buona cucina

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Se c’è una cosa che la pandemia mi ha insegnato è che appena si ha la possibilità si deve andare e poco importa se la meta è vicina o lontana l’importante è andare senza rimandare. Così intrappolati in rosso, arancio da settimane anzi mesi appena si vede il giallo, seppur limitato alla sola regione in cui si risiede non resta altro che fare lo zaino, metterci lo stretto necessario e iniziare a salire sul treno, salire sul bus, inforcare un sentiero e fare qualsiasi altra cosa si voglia e che possa assomigliare vagamente a un viaggio nella maniera in cui siamo abituati e devo dire che gli ingredienti ci sono sempre tutti anche se la meta è praticamente sotto casa.


All’età di vent’anni senza un soldo in tasca e il sogno fisso di poter viaggiare io ed il mio compagno con pochi soldi e idee chiare anche lui approfittavamo del fine settimana, per girovagare attorno alla città di Bologna in cerca di qualche luogo dove poterci sentire come villeggianti in cerca di quel brio unico che solo quando si è lontano dalla dimora si può sentire sulla pelle ed erano queste le sensazioni che provavamo quando ce ne andavamo a spasso intorno ai sentieri che circondano il centro storico di Castel San Pietro terme, una cittadina di circa 20000 anime a soli venti chilometri da Bologna la nostra residenza fissa per più di 10 anni.,
Castel San Pietro Terme è una famosa località termale dell’Emilia Romagna, il suo complesso termale è frequentatissimo da primavera ad autunno e molta gente sceglie di effettuare le cure presso questa struttura non solo per l’affidabilità del posto in essere dal 1870 ma anche perché questo è il luogo perfetto dove rigenerarsi e trovare la pace.
Gli hotel intorno al centro termale sono tutti immersi nel verde ed in modo particolare l’hotel delle terme che è l’unico con accesso diretto allo stabilimento termale qui da primavera a autunno c’è bisogno di prenotare con largo anticipo per trovare posto ci sono diverse tipologie di camere e sicuramente quella più rilassante è quella con balcone affacciata direttamente sul verde parco termale, i prezzi al giorno partono dai 50 euro con inclusa colazione e sono anche disponibili pacchetti con inclusi pranzo e cena o posti convenzionati con il ristorante la Torretta, raggiungibile a piedi passando per il parco. Durante la bassa stagione l’hotel rimane sempre aperto e frequentato prevalentemente da lavoratori che scelgono Castel San Pietro Terme per la posizione comoda all’autostrada che permette di raggiungere Bologna o Imola in poco tempo, avendo però la certezza alla sera di tornare in un posto decisamente rilassante, dove al mattino l’unico rumore che si inizia a percepire è il cinguettio degli uccelli. Nei periodi di bassa stagione o in piena pandemia come nel nostro caso l’hotel effettua promozioni interessanti come quella di far pagare una camera di livello superiore come una standard.
L’hotel delle Terme di Castel San Pietro si trova a circa venti minuti a piedi dal centro storico e sempre in questa zona sono collocati quasi tutti gli hotel della zona tutti finalizzati a rendere comodo ai vacanzieri la permanenza termale, cure peraltro effettuabili come accade in tutti i centri termali importanti grazie al servizio sanitario.
Una delle caratteristiche principali di Castel San Pietro Terme è senza dubbio la possibilità di camminare nella natura, infatti nella zona intorno alle terme sono nati con il tempo diversi sentieri che si snocciolano intorno al fiume Sillaro come il percorso ciclo pedonale “Brigata Maiella” questo sentiero ha un importanza valenza storica perché il 17 Aprile del 1945 il secondo corpo dell’armata polacca, il gruppo combattimento Friuli, e la Brigata Partigiana Maiella, tutti aggregati all’ottava britannica si mossero verso Castel San Pietro Terme per liberarla dall’occupazione nazifascista. Tutto il sentiero è lungo 5.3 chilometri e percorre appunto i passi di quei liberatori del passato e immergersi nel silenzio e nella gratitudine.
Ma Castel San Pietro Terme non è solo un posto da visitare esclusivamente per le sue terme il suo piccolo e raccolto centro storico è ideale per una passeggiata al sabato pomeriggio quando i bar di via Cavour praticamente la strada principale del paese dove sotto i portici che sovrastano il marciapiede si può sempre prendere un caffè seduti fuori, peccato solo che il passaggio alle macchine non sia mai vietato ma per fortuna non sono tante. La piazza più grande di Castel San Pietro è Piazza XX Settembre dove si erge anche il palazzo comunale e il Santuario del Crocifisso, una bella chiesa risalente al 1741, una costruzione che custodisce nel suo oratorio un crocifisso molto importante per i fedeli donato dal sacerdote battista Antonio Comelli nel 1543. Dal 1629 ogni quinta domenica di quaresima al santuario si tiene una festa proprio dedicata al crocifisso, purtroppo però attualmente la chiesa è temporaneamente chiusa.
Al paese di Castel San Pietro Terme non manca proprio nulla, dai bar ai negozi, alle botteghe dove acquistare il famoso miele di Castel San Pietro, un prodotto d’eccellenza della zona. Non mancano poi le locande dove mangiare le crescentine, classiche e famose in tutto il bolognese, piccoli pezzi di pasta lievitata alle quali vengono date svariate forme, generalmente come un piccolo panino, che poi fritto in abbondante olio o strutto, si accompagna a formaggi e salumi che si possono definire senza troppa modestia i migliori d’Italia. Se poi si è alla ricerca di un posto dove mangiare oltre a qualche piatto della tradizione anche pesce ed una buona pizza nel forno a legna disponibile anche a mezzogiorno il posto giusto è il ristorante Maraz in Piazza Vittorio Veneto 1, appena fuori dal centro storico a pochi metri dalla strada che conduce alle terme, un buon posto i cui prezzi sono assolutamente ragionevoli.
La cosa comoda inoltre di Castel san Pietro Terme è la sua posizione strategica, si può decidere di arrivare in paese in treno o bus partendo sia da Imola che da Bologna, la stazione dei treni dista una ventina di minuti a piedi dal centro storico mentre il bus numero 101 della linea Atc ferma alla stazione dei bus praticamente in pieno centro. Quindi Castel San Pietro Terme è la località perfetta sia per un fine settimana di relax, sia per una vacanza termale con i fiocchi che una gita fuori porta in qualsiasi momento dell’anno.

PORRETTA TERME UN GIOIELLO DA RECUPERARE

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Se mi imbatto in una sensazione che non mi piace allora ecco che ho imparato a difendermi cercando non tanto di combattere la sensazione ma lasciando che essa fluisca fuori da me. In viaggio ci possono essere sensazioni bellissime e anche un pò meno, riflessioni che fanno sorridere altre un pò meno.

Mi sento turbata difronte al vecchio e anche bellissimo stabilimento termale di Porretta Terme, un piccolo e stupendo paese a un’ora di treno da Bologna, vicinissimo al confine con la regione Toscana. Porretta Terme un tempo fu una località termale di fama nazionale che adesso, non si capisce bene perché, è morta dietro al decadimento delle sue terme, eppure cavoli è bellissima e certamente una vacanza termale sarebbe davvero perfetta non fosse altro per il territorio naturale che ha tutto intorno e che la renderebbe una meta pazzesca sia per il recupero fisico che mentale.

La mia prima visita a Porretta Terme risale ai miei vent’anni quando avevo iniziato la mia nuova vita a Bologna dopo aver lasciato l’ingeneroso sud Italia(ingeneroso almeno sotto il profilo professionale) i soldi erano pochi, anzi pochissimi, tra me e il mio compagno le lotte per arrivare alla fine del mese erano disumane e di certo la domenica il mare, a un’ora di distanza. era impensabile e così dovevamo accontentarci del solito giro in centro o la classica salita a San Luca(per chi non lo conosce è una chiesa che domina Bologna dall’alto dei suoi colli) ma io sono sempre stata uno spirito libero, piena di voglia di scoprire, così se qualche volta riuscivamo anche a farci stare nelle spese anche qualche biglietto di treno o qualche grammo di benzina in più non si perdeva di certo tempo e scappava fuori, l’escursione che per me era come il viaggio dell’anno. Porretta Terme quindi si colloca di diritto tra i posti che per me hanno rappresentato ossigeno e poterci tornare a distanza di anni con il solo scopo di vivere un fine settimana di relax, mi sembrò quasi un sogno.

L’hotel Roma praticamente sul corso principale di Porretta terme è lì da sempre, un tempo quando le terme erano agibili era il punto di riferimento per tutti i vacanzieri, oggi le cose sono un pochino cambiate ma la proprietà è rimasta la stessa, affezionata a quei vecchi clienti che ancora tornano a Porretta terme per prendere un pò di aria buona e fresca almeno in estate. Le tariffe per una camera doppia con una scarna colazione si aggirano intorno ai 100 euro, sicuramente non proprio il giusto rapporto qualità prezzo, ma i gestori sono gentili e amichevoli e la posizione è fantastica.

Non ci sono molte cose da fare a Porretta Terme, i giovani si radunano nei bar della via principale e i bimbi corrono tre le vie del centro storico dove davvero non manca nulla e dove si respira pace e serenità.

Siamo al primo fine settimana di Novembre, l’autunno è già ben radicato, la nebbia ricopre le cime dei monti intorno a Porretta e l’atmosfera è davvero magica, quasi natalizia mi verrebbe da dire. Dal centro cittadino si possono fare un sacco di cammini a piedi infatti se le terme purtroppo sono cadute in disuso il turismo naturalistico è in crescita e per fortuna, perché i panorami che si possono vedere distanziandosi di poco dal centro storico sono mozzafiato. Per un momento mi sembra quasi di essere in Trentino, una piccola baita in lontananza ed il fragore dell’acqua che scorre da un piccolo ruscello mi sento davvero rifiorire insieme a quell’autunno che incombe su tutta la vallata e chiaramente ormai mi conoscete ogni scusa e buona per fare qualche asana di yoga quindi mani giunte sul capo per ringraziare la terra per questo dono.

Insomma Porretta Terme non avrà più le sue terme, che mi auguro come dicono torneranno a risplendere ma è un gioiello come tanti sparsi in Italia, perché come sostengo da sempre io, la ricchezza dello stivale sta nei piccoli gioielli dimenticati e che custodiscono un’anima autentica

Mondaino: delizioso borgo in provincia di Rimini

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Cosa fai un pomeriggio di fine estate, quando il sole scalda ancora la pelle senza scottare e sei nei pressi della città di Rimini?

Verrebbe da pensare che l’idea giusta sia quella di correre in spiaggia e aspettare il tramonto magari sorseggiando un drink in uno dei tanti bar disseminati lungo la costa! Si ok sarebbe l’idea geniale per tutti ma non per noi che ormai sempre più spesso fuggiamo dalla costa romagnola, almeno quella troppo urbanizzata, per andare alla scoperta di quello che è diventano per noi il nostro vero grande tesoro e che è proprio lì a due passi dalla baldoria estiva, dalle spiagge affollate e che si chiama entroterra riminese, uno scrigno di bellezza architettonica immerso in colline sinuose dai verdi crinali.

Ed è a bordo del nostro scooter che ormai, da qualche hanno con l’arrivo della stagione più primaverile fino ad autunno inoltrato, partiamo alla scoperta degli angoli più remoti della Romagna scoprendo ogni volta qualcosa di nuovo ed inaspettato come il piccolo borgo di Mondaino.

Mondaino è un comune situato a 420 metri sul livello del mare arrivarci soprattutto in motore, è di per sé uno spettacolo appagante la vista è meravigliosa e si scorge anche il mare, proprio come accade in molti dei comuni della provincia riminese appena si sale un pochino di quota. Poco più di 1300 anime compongono questo splendido paese ed è davvero un piacere incontrare i loro sguardi in un caloroso saluto, perché come accade nei paesi così piccoli tutti ci si conosce ed il bene più prezioso di questi posti sono proprio gli anziani che rimangono ancorati alle tradizioni,come quella di sedersi fuori dalle abitazioni a chiacchierare o a osservare incuriositi quei pochi “forestieri” come noi che lasciano il mare per immergersi nella pace.

Il simbolo di Mondaino così come di tanti paesi dominati dalla signoria dei Malatesta è sicuramente la sua Rocca, tassello fondamentale della linea difensiva sul territorio circostante soprattutto nei confronti delle truppe di Montefeltro. La struttura esterna della Rocca è ben leggibile con una merlatura ghibellina ad ingentilire le possenti mura. Porta Marina rappresenta il maestoso ingresso al paese e dopo pochi passi ci si ritrova sulla bellissima Piazza Maggiore, che mi riconduce alla mia amata Bologna(mia città d’adozione) ma solo per il nome perché quella di Mondaino è molto diversa, oltre che più piccola ma assolutamente interessante e insolita. La sua forma semicircolare è sottolineata da porticato neoclassico ad opera dell’architetto Francesco Cosci ed è proprio questa piazza il palcoscenico principale di uno degli eventi se non il più importante della cittadina di Mondaino: il Palio del Daino, una rappresentazione medioevale che si svolge ormai da anni e che richiama turisti da ogni parte d’Italia generalmente svolta la seconda metà di Agosto. Quattro imperdibili giorni di festa e allegria in cui le vie di Mondaino cambiano veste in un tuffo nel passato preparato con novizia di particolare per non lasciare nulla al caso.

Il campanile della chiesa di San Michele Arcangelo si fa notare appena lasciata alle spalle Piazza Maggiore ci si addentra nel paesello. Si dice che qui prima di questa chiesa sorgesse un tempio dedicato a Diana. All’interno della chiesa si possono ammirare opere di notevole pregio risalenti al XV e XVI secolo.

Ma il Borgo di Mondaino non è famoso solo per il Palio del Daino ma anche per il formaggio di Fossa. In Via Roma 134, proseguendo oltre la Chiesa di San Michele Arcangelo si trova un posto assolutamente caratteristico chiamato Il Formaggio delle Fosse della Porta di Sotto, questo non può essere catalogato solo come negozio specializzato nella vendita di formaggio, nonostante qui potrete degustare e comprare una delle eccellenze gastronomiche del territorio. Il Mulino della Porta di Sotto veniva utilizzato già dal cinquecento ospitava le forme di formaggio ed oggi rimane uno dei luoghi più belli dove fare tappa se si giunge a Mondaino. I proprietari oltre alla degustazione forniscono informazioni importanti sulla produzione non solo del formaggio di fossa ma anche prodotti altrettanto di qualità come olio extravergine e miele le cui preparazioni fondano le radici in antiche ricette.

Prima però di lasciare il paese di Mondaino non dimenticate di fare qualche amorevole coccola ai gatti del paese che sono tanti e quasi tutti concentrati all’interno delle mura nutriti amorevolmente dagli anziani soprattutto, con i quali condividono la stessa rilassatezza che solo un sonnellino pomeridiano sotto il caldo sole di fine estate può dare.