COSA FARE A SINGAPORE: traghetto per l’isola di Batam in Indonesia e bus per la città di Johor Bahru in Malesia

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Singapore è una città stato davvero incredibile, pulizia, scelte ecosostenibili ed un grande rispetto per le culture diverse la rendono un luogo dove dolce è la permanenza, sia essa breve o un pochino più lunga.


Sono passati ormai dieci anni da quando ho visitato per la prima volta Singapore che mi è da subito sembrata molto diversa dal resto dell’Asia che tanto amo, pulizia in ogni luogo, ordine e disciplina anche negli incroci più ingarbugliati, insomma un territorio oltreoceano che merita l’appellativo di “Svizzera d’oriente”. Sono molte le cose che si possono fare a Singapore e alcune di esse prevedono di varcare i confini e di recarsi in Malesia o In Indonesia. Una delle escursioni sicuramente non molto gettonate tra gli occidentali è quella di prendere un traghetto per raggiungere l’isola indonesiana di Palau Batam, che insieme a Palau Bintan compone l’arcipelago delle Riau. L’isola di Palau Batam è raggiungibile dal porto di Singapore con una corsa in traghetto per la durata di circa cinquanta di minuti, il costo del traghetto è di 23 euro ed il tempo per il disbrigo delle formalità frontaliere è abbastanza rapido. Una volta giunti a Palau Batam si può scegliere di partecipare ad un tour dell’isola, un giro del territorio molto gettonato dai turisti asiatici al quale per curiosità decidiamo di aggregarci al costo di 25 euro a persona. La prima tappa di questo tour è una passeggiata in uno dei più grandi centri commerciali dell’isola famosi per avere la possibilità di acquistare merce griffata che solo in pochi casi è originale e che nella maggior parte è un falso davvero fatto bene che per l’occhio meno esperto come il mio è difficile da distinguere, pare infatti che Palau Batam sia uno dei luoghi al mondo dove si confeziona il miglior fake tra magliette, borse, occhiali da sole tutti acquistabili senza tasse aggiuntive. Attività che non mi interessa particolarmente se non per il fatto che in questi enormi casermoni dello shopping generalmente si trova qualche interessante snack locale, oltre ad essere particolarmente curioso vedere come ormai il mondo si sia globalizzato ed il desiderio di possedere oggetti materiali griffati sia ormai fuori controllo.

Seconda tappa del giro turistico è una tappa al tempio di Maha Vitara Maitreya un luogo dove si respira silenzio e ci si distacca dal trambusto dello shopping. A seguire si raggiunge un piccolo parco dove ci sono diversi modelli di costruzioni indonesiane, dalle classiche abitazioni dell’isola di Bali a quelle inconfondibili del Sulawesi con il tetto a forma di corno di bufalo, interessante come luogo anche se non particolarmente esteso. La tappa per il pranzo è sicuramente il secondo motivo, dopo lo shopping, che spinge, gli asiatici soprattutto, a fare un tour sull’isola di Batam, ovvero i ristoranti di pesce molto caratteristici, spesso allestiti su palafitte a ridosso della terra ferma dove si può mangiare pesce in tutti i modi, particolarmente gettonati i crostacei che si possono ordinare direttamente dalle loro vasche di allevamento e cucinati all’istante. Devo dire di non aver mai visto una tale varietà di pesce in un solo ristorante e nonostante dieci anni fa non fosse ancora del tutto vegetariana, non sono riuscita ad assaggiare nemmeno un quarto di quello che in brevissimo tempo è arrivato al tavolo, pesce in tutte le salse, cotto e crudo, sul quale i miei simpatici compagni si sono fiondati in un batter d’occhio. Probabilmente non tornerei mai più a Palau Batam ma è stata di certo un’escursione divertente che mi ha permesso in qualche modo di entrare ancor meglio in contatto con il popolo asiatico e di capire come a pochi chilometri possano esserci così tante disparità sociali come quelle tra Singapore e l’Indonesia.
Altra interessante escursione, sempre effettuabile da Singapore in una sola mezza giornata, è quella verso la città malese di Johor Bahor, a soli 40/50 minuti di bus dalla città con incluso tempo necessario per attraversare la frontiera, almeno nei momenti di minor affluenza. I tour verso Johor costano sui 30 euro ed includono la tappa alla moschea di Sultan Abu Bakar una bella struttura color bianco con enormi minareti affacciata sulla in posizione sopraelevata rispetto alla città, dalla quale si gode di un discreto panorama. Questa moschea è molto ampia, può accogliere fino a 2000 fedeli e spesso viene utilizzata per incontri istituzionali. Lasciata la moschea si fa visita a qualche fabbrica di batik della zona, la Malesia detiene il primato per le stoffe dipinte a mano con le quali si realizzano abiti, borse e fantastici teli da appendere per decorare le pareti di casa con raffinatezza. Si potrebbe stare ore e ore ad osservare la grande maestria delle donne che dipingono le stoffe come pittrici davanti alla loro tela, un’abilità antica ancora diffusa in Malesia ed anche in molte zone dell’Indonesia. L’ultima tappa generalmente è la sosta in un qualche villaggio locale, il cosiddetto kampung, dove ci si immerge nella vita più rurale della Malesia tra bellissimi alberi di frutta esotica e piante officinali raccontate da guide del luogo. Per concludere si assiste a qualche danza tipica che intrattiene i turisti, il tutto finalizzato alla vendita di prodotti locali come saponette, tisane e via di seguito, un’esperienza turistica sicuramente ma al contempo molto interessante e soprattutto distensiva.

SICILIA ON THE ROAD: le Saline della Laguna dello Stagnone, uno degli ambienti naturali più spettacolari d’Italia

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Le Saline della Laguna dello Stagnone sono uno degli ambienti naturali più incredibili, non solo della Sicilia ma di tutta la penisola italiana, un patrimonio di biodiversità che si è creato intorno a una zona impegnata nell’estrazione del sale e la sua lavorazione, un luogo assolutamente imperdibile da raggiungere anche con i mezzi pubblici.
Il parco naturale che si è formato intorno alle saline si trova nel territorio che va da Trapani a Marsala e dove sorge anche l’isola di Mozia, creando così un percorso storico naturale che viene identificato come la ‘via del sale’ che offre al visitatore diverse possibilità per conoscere questo patrimonio unico.
Quasi tutti gli hotel del trapanese propongono escursioni alle saline da effettuare in bus ad un costo medio generalmente intorno ai 50 euro ma in alternativa ci si può organizzare in autonomia senza troppe complicazioni.
Arrivare alle saline in treno scendendo alla fermata di Mothia-Birgi richiede un percorso da fare a piedi di circa 4 chilometri, il treno da Trapani impiega 20 minuti e costa 2 euro a testa. La soluzione migliore, se si sceglie il fai da te con i mezzi pubblici,è quella di partire dalla bella città di Marsala, nella quale ci si deve assolutamente fermare un paio di giorni. A Marsala, più precisamente in Piazza del Popolo si trova una piccola stazione dei bus, dalla quale partono i bus verso l’imbarcadero della laguna, il numero da prendere è il 4 e gli autisti sono sempre super gentili ed in grado di darvi ogni spiegazione sul tragitto, la fermata finale è proprio adiacente all’imbarcadero delle saline e durante il percorso non è raro vedere i fenicotteri rosa che ormai vivono in maniera stanziale in quest’area. Non ci sono molte corse in una giornata e quindi bisogna far attenzione agli orari, noi siamo partiti da Marsala alle 13:10 e abbiamo ripreso il bus di ritorno intorno alle 15.Dall’imbarcadero si può prendere un traghetto di andata e ritorno per l’isola di Mozia al costo di 4 euro, la traversata dura pochi minuti e si ha la possibilità di vedere i colori di questa laguna, spettacolari soprattutto al tramonto e alzando gli occhi al cielo anche molti uccelli che qui sono stanziali.

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Mozia è l’isola principale dell’arcipelago dello Stagnone di Marsala la sua importanza è legata alla storia che ha visto l’insediamento dei fenici nel Mediterraneo costituendo uno dei più importanti insediamenti di questa civiltà. L’isola è circolare e si estende su quarantacinque ettari, qui si trova anche un piccolo museo che contiene reperti di epoca fenicia ritrovati in zona. Per arrivare a bisogna prendere appunto il traghetto, ne parte uno circa ogni mezz’ora, ma è bene fare i conti con il tempo a disposizione perché se, come nel nostro caso, partite alle ore 13 da Marsala l’ultimo bus per rientrare è intorno alle 15, un lasso troppo stretto che non permette anche di scendere a visitare sull’isola di Mozia, anche se consiglio ugualmente di fare la traversata di andata e ritorno per il gusto di navigare le acque della laguna e fare un mucchio di belle foto. Qualora si abbia il tempo di visitare anche Mozia è necessario un ulteriore biglietto di 6 euro da sommarsi ai 4 del traghetto. Attività assolutamente consigliata e compatibile con i tempi stretti del bus è la visita, sempre nei pressi dell’imbarcadero, al museo del sale adibito all’interno del mulino dove assistere ai processi di lavorazione del sale, il costo del biglietto del museo è di 8 euro.
Durante il periodo invernale ci sono meno corse in bus per arrivare alle Saline ma è comunque sempre garantita una di prima mattina, che consentirebbe la visita sia a Mozia che al museo del sale ed il ritorno nel pomeriggio, la compagnia di trasporti locali è Salemi ma molto utile alla consultazione degli orari è il sito comune.marsala.tp.it
La salinità delle acque della laguna la rende molto favorevole a qualche trattamento estetico, molte agenzie propongono bagni di bellezza con annessi trattamenti al sale, inoltre questa zona è particolarmente frequentata dagli appassionati degli sport a vela infatti poco distante dall’imbarcadero si trova un club dedicato al kite surf con scuole dedicate a questo sport molto famose in Italia.
Prima di concludere la giornata alle saline, in attesa di prendere il bus, immancabile è una sosta al bar ristorante Mamma Caura l’unico locale di ristorazione nei pressi dell’imbarcadero che ha differenza di quello che si possa pensare, vista la posizione in un punto super turistico, ha dei prezzi abbordabilissimi. Qui si può bere un caffè o mangiare qualcosa con davanti agli occhi uno degli scorci più belli della Sicilia.

Temple Stay-un’esperienza unica da vivere durante un viaggio in Corea del Sud

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Come sempre quando mi reco in Asia il mio desiderio di vivere emozioni intime e spirituali è sempre il fulcro che mi spinge quasi tutti gli anni(covid a parte)a ritornare in questa parte di mondo che amo immensamente e che ormai,da qualche anno,ha cambiato in me la prospettiva, diventando protagonista del quotidiano,grazie alla pratica di discipline olistiche che fondono le loro radici millenarie proprio nel continente asiatico.
Dopo diverse esperienze in yoga retreat,in ashram e altri centri finalizzati all’elevazione spirituale,ho deciso che durante il mio viaggio in Corea del Sud avrei dovuto assolutamente provare l’esperienza Temple Stay, un’occasione unica di venire a contatto con ciò che resta del buddismo coreano e le sue radici antichissime.
Probabilmente se ci si reca in Corea del Sud per ritrovare se stessi lo si deve fare proprio attraverso questo tipo di esperienze che permettono il distacco dal modo moderno e sopratutto dalla tecnologia dei telefonini o tablet che difficilmente fanno sollevare il capo ai coreani sempre così ostinatamente curvi sui loro aggeggi elettronici.
Il programma di Temple stay è disponibilie sia in Corea del Sud che in Giappone anche se in quest’ultimo stato non ho avuto la possibilità di provare. Devo dire che Temple stay è un’esperienza fantastica accessibile a chiunque sia veramente motivato a vivere un giorno o più giorni di stretta connessione con se stesso.
Temple stay si svolge presso centri o santuari buddisti su tutto il territorio della Corea del Sud ai quali si accede previa prenotazione e talvolta pagamento on line in anticipo,se si tratta dei centri più grossi come quelli di Seul. Il costo può variare dai 50 euro a persona per il programma giornaliero, che include qualche sezione di meditazione,il tè e la spiegazione oltre che la pratica di alcuni rituali di preghiera buddista.I relatori di questi programmi sono monaci molto pazienti e che parlano un ottimo inglese. Se invece si vuole vivere a pieno l’esperienza mistica dei santuari allora si deve optare per i soggiorni di più giorni che includono la routine completa dei monaci con la sveglia all’alba, le 108 prostrazioni(108 è un numero sacro non solo per i buddisti ma anche per gli induisti non a caso i mala, paragonabili ai nostri rosari, sono composti da 108 perline)i pranzi, le cene(ovviamente vegetariani)le meditazioni e diverse attività legate all’arte che possono essere la colorazione di alcuni mandala, la fabbricazione di lanterne in carta di riso e molto altro ancora, l’arte come è noto induce un profondo stato di benessere e distacco dalla realtà perlomeno tecnologica. A tal proposito è bene tener presente che in nessun santuario o centro di meditazione buddista è consentito l’utilizzo di telefononi o altri dispositivi elettronici che vanno tenuti spenti per tutta la durata del programma. Anche il vestiario deve essere consono al luogo, bisogna indossare una particolare divisa composta da pantalone e casacca che viene consegnata all’inizio del programma perfettamente lavata e igenizzata per poi essere riconsegnata alla fine. Per dormire si possono trovare soluzioni in dormitorio oppure in camere doppie con servizi privati o condivisi questo dipende dalla grandezza della struttura e quello che riesce a fornire,i prezzi comunque si attestano a partire dai 100 euro a persona con una notte di pernottamento, ovviamente il silenzio deve essere rigoroso durante tutto il programma ed in modo particolare durante la notte, i monaci sono giustamente molto severi in tal senso. Io ho sempre pensato che chi si rechi o effettui progrrammi simili sia motivato dal giusto sentimento, un sentimento forte, profondo radicato e non dalla smania di provare, come purtroppo vedo fare, solo perchè magari spinti dall’amico o amica e senza farsi alcuna domanda a riguardo. Se c’è una cosa che ho capito dopo qualche anno di viaggi in Asia e la frequentazione di luoghi di spirito in Italia stessa è che esiste un mucchio di gente che si riempie la bocca di paroloni come spirito, divino e molto altro ancora senza poi davvero fare un percorso interiore intimo e profondo, vivendo in assoluta contraddizione tra quello che dice e quello che fa. Quindi se si vuole entrare nel vivo del programma Temple Stay è bene farlo con la consapevolezza di lasciare il mondo fuori per uno o più giorni.


Vien da pensare che i migliori santuari o centri buddisti in Corea del Sud che partecipino al programma di Temple Stay siano arroccati su chissà quale montagna isolata, magari irragiungibile con qualsiasi bus o mezzo pubblico ed in effetti ne esistono molti su questa linea, luoghi dove per arrivarci è necessario organizzarsi con un transfer privato, però per fortuna esistono realtà raggiungibili facilmente partendo dai centri più grandi, a Seul per esempio ce ne sono alcuni ed in ho scelto il Jogyesa Temple in Ujeongguk- Ro 55, Jongno-Gu, un tempio molto bello immerso in un bel giardino verde considerato il più antico dell’ordine Jogye, raggiungere questo tempio è molto semplice visto che si trova a pochi passi dal Palazzo Reale, il programma di questo tempio si chiama free style ed è disponibile per una o più notti, include sempre le attività di preghiera,i dialoghi con i monaci durante il tè, la fabbricazione di fiori di lotus in carta secondo la tradizione, i pasti vegetariani a base generalmente di riso e zuppa di verdure(buonissimi) e del tempo libero, ovviamente da trascorrere passegiando nel giardino e comunque rispettando la quiete. In questa struttura le camere possono essere condivise solo in caso di persone dello stesso nucleo famigliare e sono dotate di bagno privato, in caso contrario la zona notte è separata tra maschi e donne.
Oltre a questo Jogyesa Temple ho provato un programma simile in un altro tempio coreano ovvero il Yakchunsa Temple in 1165 Daepo-dong Seogwipo-si sull’isola coreana di Jeju, alla quale ci si arriva con poco più di un’ora di volo partendo dall’aeroporto Gimpo di Seul. In questo caso il tempio si trova immerso nella natura e per raggiungerlo ci siamo organizzati con un trasporto privato, però in questo posto la magia della natura circostante fa da pardrona e nonostante io ci sia stata in pieno inverno le passeggiate intorno ad esso sono meravigliose, come del resto è l’intera isola di Jeju.

Dal palazzo reale di Gyeongbokgung al tempio di Jongmyo, due luoghi imperdibili della città di Seul

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Seul ha fatto un passo avanti talmente grande da aver in qualche modo dimenticato le sue radici più profonde che rimandano alla storia antica del paese. Ma se la sagoma della città è ormai ben definita dagli alti grattacieli, che spuntano come fiori in ogni angolo, esistono ancora dei posti che richiamano al passato, come il palazzo reale di Gyeongbokgung, costruito e ricostruito più volte sotto la dinastia Joseon.
Gyeongbokgung è sicuramente il sito storico più visitato di tutta la città di Seul, si arriva comodamente in metro prendendo la linea 3. Si può scendere sia alla fermata Anguk, dalla quale il palazzo dista circa 5 minuti a piedi o a quella di Jongno distante una decina di minuti se si percorre Donhwamun Street sulla quale sorgono diversi negozi.


Il biglietto d’ingresso per il palazzo reale di Gyeongbokgung ha un costo di 3000 Won che diventano 8000 se si vuole visitare anche il giardino segreto. Se invece si arriva al palazzo reale vestiti con l’abito tipico, il cosiddetto hanbok, noleggiabile in molti negozi intorno alla zona, l’ingresso è gratuito, quest’agevolazione non vale durante le aperture serali nel periodo estivo o per eventi speciali. Ad ogni modo preparatevi a trovare parecchia folla in visita al palazzo perché, come succede in molti siti super turistici, arrivano continuamente gruppi in visita che a volte non consentono una visita in tranquillità come invece accade nel piccolo ma assolutamente delizioso ed imperdibile, Jongmyo Shirne, un santuario tra i più antichi e autentici di tutta la Corea del sud inserito tra i beni Unesco, una perla trovata praticamente per caso seguendo un simbolo sacro indicato sulla mia mappa cartacea della città di Seul.
Il Jongmyo Shirne si trova in Jong-ro 157 ed arrivarci direttamente a piedi dal palazzo reale richiederà al massimo una ventina di minuti, passando tra le caratteristiche viuzze che costituiscono il quartiere Bukchon dove si trovano le antiche case coreane nelle quali spesso sono allestite piccole botteghe di artigianato e ostelli.
Il biglietto d’ingresso per il santuario Jongmyo costa solo 1000 Won e non nascondo di averlo visitato più volte durante la mia permanenza nella città, consacrandolo il mio posto del cuore a Seul. Questo è un luogo sacro per il confucianesimo, il giardino che lo circonda è molto curato ospita un piccolo laghetto che in inverno è completamente ghiacciato e dal quale si gode una vista molto suggestiva sulla Seul Tower, il simbolo futuristico della città che piano piano sta rubando la scena a quella che è stata per anni una città legata alle tradizioni e che oggi sembra sempre più distante da esse, propensa più che mai ad affermarsi come potenza economica.

Namsan Tower il simbolo indiscusso della città di Seoul

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Il simbolo della città di Seoul è sicuramente la sua torre,la Seoul Tower o Namsan Tower. Alta 236 metri e posta a 245 metri sul livello del mare, in posizione privilegiata rispetto al resto della città, la Seoul Tower merita quindi una visita, non fosse altro per il meraviglioso ed immenso panorama che si gode una volta arrivati al cospetto della torre.


La mia visita alla Seoul Tower fu lasciata al mio ultimo giorno di pemanenza in città,in attesa del mio volo di rientro in Italia a notte inoltrata, una giornata memorabile che ha lasciato un bellissimo ricordo di Seoul, nonostante la città non occupi per me i primi posti tra quelle città asiatiche che più amo.
Il nostro hotel a Seoul era distante dalla Seoul Station circa una decina di minuti a piedi, quindi molto favorevole per gli spostamenti sia a piedi che in metro.Lasciati gli zaini in uno dei tanti armadietti custoditi che si trovano sul piano principale della stazione, il cui costo per una giornata varia dai 400 agli 800 Won, poco meno di un euro,bisogna decidere quale sia l’uscita giusta da prendere per intraprendere il percorso giusto verso la Seoul Tower.

La stazione dei Treni di Seoul è molto grande,più simile ad un grande centro commerciale,nel quale non è subito facile orientarsi qui si possono trovare negozi di ogni genere, ristoranti e tutte le linee ferroviarie utili per spostarsi sul territorio coreano.
Dall’uscita numero uno ci si ritrova al cospetto di grandi grattacieli e per incamminarsi verso la Seoul Tower bisogna prendere come riferimento il Millenium Seul Hilton che si trova in via Sowol -ro numero 50, distante una decina di minuti a piedi dalla stazione. Giunti davanti al grande hotel a 5 stelle basta attraversare la strada per trovare le indicazioni per la Nam Mountain un monte alto 260 metri sulla quale si erge la torre. Oltre alle indicazioni per la montagna si trova anche quella per l’ingresso alla cable car con la quale si raggiunge la meta in pochi minuti, il costo del biglietto di sola andata è di 7000 Won, circa 5 euro.
Noi abbiamo scelto di raggiungere la Seoul Tower a piedi seguendo il sentiero immerso nel verde che offre la possibilità di gustarsi il panorama un po’ alla volta grazie alla presenza di piccole terrazze panoramiche. Va specificato che la salita è un pochino faticosa se non siete abituati e richiede fino ad un’ora di tempo se si vogliono fare anche un sacco di foto bellissime, mentre con la funivia ci vogliono dieci minuti, si può comunque optare di fare solo il percorso di discesa a piedi o viceversa.
Poco prima di arrivare in cima si trova il Jamdubong Island Photo dove si può ammirare forse la visuale migliore su tutta la città di Seoul è tutta la sua pazzesca estensione della quale ci si rende ben conto solo una volta arrivati in cima. Per accedere alla Tower è necessario un biglietto d’ingresso che si aggira intorno agli 8 euro. La torre offre la possibilità di accedervi sia di giorno che di notte e di pranzare o cenare nei ristoranti incorporati alla struttura che sono diventati un must per molti visitatori che ogni giorno dell’anno affollano l’emblema più futuristico della città di Seoul.

FUSHIMI INARI fai da te-un luogo simbolo del Giappone assolutamente da visitare

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Quando pensavo al Giappone pensavo a due cose in particolare: la prima l’arcipelago di Okinawa e il secondo il sito di Fushimi Iniri, purtroppo nel mio primo e per ora unico viaggio nella terra del Sol levante, non sono riuscita e visitare entrambi i luoghi ed ho scelto di volare nella città di Osaka che, devo ammettere, avevo più desiderato di visitare della famosa Tokyo, per poi raggiungere in treno Fushimi Inari.
Il santuario di Fushimi Inari è dedicato al Kami Inari e si trova nella città di Kyoto, su di un’altura a circa 230 metri sul livello del mare. Fushimi Inari è uno dei templi più visitati del Giappone ed un pellegrinaggio da queste parti è considerato benevolo verso gli affari, quindi la tradizione vuole che molti commercianti o imprenditori arrivino qui per invocare benevolenza verso il lavoro, infatti ognuno dei tori che compongono il sito di Fushimi Inari sono stati donati da aziende giapponesi.
Il tempio di Fushimi Inari compare praticamente su tutte le guide locali e non ci sono tour del Giappone che non includano questo luogo immerso nella natura che lascia senza parole al primo sguardo.


Spostarsi con i mezzi pubblici in Giappone può a prima vista sembrare un azzeccagarbugli di treni e bus indistricabile ed invece capite alcune cose e fatte le giuste considerazioni, diventa abbastanza facile e non così costoso come si è sempre abituati a pensare riferendosi al Giappone.
In Giappone il sistema di trasporto è coperto da diverse compagnie private quindi può capitare che per raggiungere un posto predefinito ci si possa trovare difronte a più possibilità come accade anche per Fushimi Inari, la scelta di un percorso rispetto ad un altro può dipendere da diversi fattori: il tempo a disposizione, la soluzione più risparmiosa o anche la posizione da dove si parte da Osaka. La visita di Fushimi Inari è fattibile anche in giornata direttamente da Osaka oppure da Kyoto che merita assolutamente di essere visitata. Personalmente noi abbiamo preferito fare a base a Osaka, città che peraltro abbiamo amato moltissimo e poi ci siamo spostati in treno verso diversi siti limitrofi.
La fermate dei treni corrispondono ad un numero, quindi non ci si può sbagliare qualsiasi sia la compagnia di treno scelta. Per arrivare a Fushimi Inari bisogna prendere la Keihan Railways identificata con il colore verde e che porta fino a Kyoto,la direzione da scegliere è Sanjo e lungo questa linea si trova proprio la fermata di Fushimi Inari dalla quale il tempio dista poco ed è raggiungibile a piedi seguendo le indicazioni sui cartelli.
Il biglietto per la Keihan Railways fino a Fushimi è di 410 yen circa 3.50 euro e la durata del viaggio è di 50 minuti. I biglietti si fanno alle macchine automatiche e l’operazione è molto semplice perché basta guardare il numero della fermata dove scendere ed in base a quello si paga la tariffa corrispondente. La macchina self service è disponibile anche in lingua inglese e il personale è sempre disponibile ad aiutarvi e presente almeno nelle fermate principali.
Una volta arrivati a destinazione basta seguire la corrente, cominciare ad intraprendere la strada che passa sotto i tori e scattare un mucchio di foto, il percorso base che ovviamente si fa a piedi salendo di quota,dura una ventina di minuti ed include anche la sosta su di una piccola terrazza panoramica che permette di godere di un panorama sulla sottostante Kyoto che è davvero una città estesa.
Devo dire che nonostante non sia sempre facile percorrere un passo senza avere orde di turisti alle spalle,Fushimi Inari toglie il fiato, il misticismo del luogo si mescola con la natura che fortunatamente per il Giappone ed i giapponesi è ancora un bene da preservare e da rispettare.

Muoversi a Olbia con i bus- Spiaggia di Pittulongu ideale anche per chi ama gli sport a vela

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Per molti è inaccettabile, altri non vogliono solo perdere tempo,per me invece non c’è viaggio senza spostarsi con treni, bus e talvolta gambe. Si perché quello che per altri è libertà per me è prigionia,quindi i mie viaggi sono sempre macchina free e se anche questo non mi consente di arrivare in tutti i posti che vorrei visitare o che gli altri suggeriscono di visitare, poco importa,perché probabilmente a bordo di un bus scalcinato,con il naso appiccicato al vetro polveroso,avrò visto qualcosa di interessante o poco interessante, che mi avrà costretto a vivere il qui ed ora.


Se si sceglie di utilizzare il bus tutti i giorni per raggiungere le spiagge vicino ad Olbia,consiglio di acquistare un’abbonamento impersonale settimanale, un biglietto giornaliero o un carnet di 12 corse della compagnia Aspo, l’azienda di trasporti locale.Il sistema è abbastanza organizzato e ad ogni fermata un video display mostra il numero della linea in arrivo ed in quanto tempo è previsto l’arrivo. Noi abbiamo optato per un biglietto giornaliero del costo di 2.80 euro solo quando sceglievamo in una giornata di andare in due spiagge differenti,sia al mattino che al pomeriggio rientrando in città per pranzo e piccola pennichella. Anche il carnet di 12 corse al prezzo di 10 euro è un prodotto abbastanza interessante dal profilo economico,a differenza del biglietto giornaliero che ha una validità di 24 ore dall’obliterazione,non ha vincoli di tempo ed è ideale se si decide di prendere il bus a giorni alterni. Qualsiasi sia la tipologia di titolo di viaggio che si desidera acquistare basta rivolgersi alle edicole che,oltre a venderli sono anche molto esperti di bus e sempre pronti a darvi informazioni,con la proverbiale gentilezza che caratterizza il popolo sardo.Ad ogni modo il singolo biglietto costa solo un euro ed ha una validità di novanta minuti,lo si può acquistare anche direttamente a bordo spendendo 50 centesimi in più.I prezzi non cambiano neppure se la destinazione di arrivo o partenza è l’aeroporto di Olbia la cui distanza dal centro è di 10 chilometri e le corse sono molto frequenti sopratutto durante il periodo estivo fino alla fine di settembre. Importante però ricordare che una volta scesi dall’aereo la macchinetta per fare i biglietti dei bus si trova nell’area arrivi vicino al punto informazioni dove si può anche prendere una mappa gratuita della città di Olbia.La fermata dei bus numero 2 e numero 10 per il centro di Olbia si trova,insieme a quella degli altri pullman che partono dallo scalo verso le località più gettonate della Sardegna.


E quindi a bordo di un bus che ogni giorno partendo dalla bella città di Olbia siamo andati alla scoperta di alcuni paradisi a pochi chilometri di distanza dal centro.Il primo obbiettivo era la spiaggia di Pittulongu nella parte nord occidentale della Sardegna incastonata tra l’area marina protetta della Tavolara e la famosa Costa Smeralda.Nota anche con il nome di Puntale Lungo o semplicemente la Playa è una degli arenili frequentati dagli olbiensi visto che non solo dista 8 chilometri dalla città,ma si raggiunge comodamente con la linea del bus numero 4.
Sul sito della compagnia Aspo sono disponibili gli orari dei bus da scaricare bisogna calcolare che passa una mezz’ora, un’ora o anche molto più tra una corsa e l’altra e si riesce ad avere tempo sufficiente per trattenersi il tempo necessario per godere di questo piccolo paradiso,l’ultima corsa è intorno alle 19 ed è spesso anche molto affollata,non solo di turisti,ma anche di ragazzi di colore che tutti i giorni fanno la spole città spiaggia per vendere la loro mercanzia,fatta di teli mare, costumi, vestiti, libri e molto altro ancora, uno spaccato di vita locale a portata di bus.
Il giorno in cui abbiamo visitato la spiaggia di Pittulongu il cielo era coperto da nuvoli ed in lontananza sull’isola di Tavolara si abbatteva un forte temporale, il vento era abbastanza forte,nonostante le temperature settembrine fossero ancora perfette per un bagno in mare quindi in quell’occasione ci siamo goduti lo spettacolo del cielo, del mare e dei surfer impegnati a cavalcare le onde, perché va detto che questa spiaggia essendo spesso ventilata e quindi ideale per gli sport a vela. Pittulongu è una spiaggia non troppo estesa ma sufficiente per ospitare qualche lido attrezzato e molto spazio per chi vuole starsene steso con il proprio asciugamano e magari approfittare del bar del bagno per un caffè o un gelato, ovviamente non essendoci concorrenza,i prezzi anche solo per un caffè sono lievitati ma poco importa perché l’atmosfera è davvero magica anche quando il sole è coperto dalle nuvole ed il vento ne fa da padrone.

A spasso per la regione Marche:da Sassocorvaro al Lago di Mercatale per scoprire angoli di deliziosa bellezza

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Le Marche sono una delle regioni d’Italia più complete di paesaggi di ogni genere,si passa dalla scogliere al picco sul mare del Monte Conero, alle grotte segrete di Genga fino ai borghi nascosti tra pianura e collina sparsi su tutto il territorio marchigiano, senza poi dimenticare l’arte delle città storiche,tra cui la più famosa è Urbino, che ospita anche un’università molto frequentata da giovani provenienti da ogni parte d’Italia.

La città di Urbino insieme a Pesaro formano un’unica provincia,partendo dalle coste sull’Adriatico del pesarese e salendo su verso l’urbinate si possono scovare antichi borghi che sembrano proprio essere usciti fuori da una fiaba,così come succede a Sassocorvaro.

Sassocorvaro è un piccolo borgo di 3500 anime che si trova a circa 320 metri sul livello del mare e la bellezza di questo meraviglioso paesino non è solo nei suoi vicoli ricchi di storia e cura ma anche dai suggestivi panorami che offre.

La Rocca Ubaldinesca è senza dubbio il simbolo della cittadina,un capolavoro d’architettura che si intravede appena ci si inerpica per la tortuosa strada che conduce all’ingresso del centro storico, dove si trova un piccolo piazzale adibito in parte a parcheggio. Proprio su questa piccola piazzetta il sabato mattina viene allestito il mercato settimanale con qualche esigua baracca che vende frutta e verdura del territorio ed altri oggetti d’utilità, poco,ma abbastanza per la gente del posto che infondo non ha bisogno di molto altro. Gli abitanti di Sassocorvaro sono molto ospitali, tutti si conoscono tra loro e gli anziani sono ben orgogliosi di mostrare la loro Sassocorvaro ai viandanti che arrivano sopratutto con l’inizio della primavera.

La Rocca Ubaldinense è un vero e proprio tesoro sia esternamente ma sopratutto internamente, la visita può essere effettuata sempre ad un costo di soli 5 euro e dura meno di un’oretta.Se si conosce il giorno  in cui si arriva a Sassocorvaro è meglio telefonare al numero 3755569162 per prenotare la visita, al mattino il sito chiude alle 12.30 e riapre al pomeriggio alle 14:30.Questa fortificazione è in stile rinascimentale e domina la vallata solcata dal fiume Foglia, l’anno di costruzione risale intorno al 1475 ed è perfettamente conservata, inoltre le guide che conducono alla scoperta di questa costruzione sono molto preparate ed in grado di raccontare aneddoti storici molto interessanti.

Camminando tra le viuzze pedonali di Sassocorvaro si rimane molto colpiti dalla cura di ogni singola casetta prevalentemente con mattoni a vista e adornata di fiori colorati che completano la cornice.Ma è affacciandosi sui balconi della città che si scopre un’altra bellissima faccia di questo borgo medievale,la vista sul lago artificiale di Mercatale, un altro piccolo paesino del marchigiano che si affaccia proprio sulle acque di questo specchio d’acqua. La diga di Mercatale si raggiunge scendendo da Sassocorvaro in meno di 5 minuti di moto o auto qui si può parcheggiare in uno spiazzo antistante al parco di questo lago.Questo spazio verde antistante la diga non è molto grande ma regna una pace assoluta, la canoa è lo sport più praticato su questo lago ed è possibile noleggiare la canoa per qualche ora per fare un giro, oppure ci si può stendere sotto un grande albero per fare un picnic. Al centro del parco si trova un piccolo bar provvisto di tavolini esterni che oltre a fare servizio di caffetteria vende gelati confezionati e poco altro, se si cerca un ristorante convenzionale è necessario spostarsi nei dintorni dove non mancano agriturismi e locande che propongono cucina regionale.

Se si giunge fino a Sassocorvaro con annessa visita alla diga di Mercatale lo si fa per trascorrere una giornata tra storia e natura, con gli occhi verso la rocca e con il profumo dell’erba che viene dalla terra e chissà che tra gli uccelli che volano liberi nel cielo non ci siano anche dei corvi dai quali Sassocorvaro ha preso il nome.

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Trekking in Algarve: da Monte Gordo a Vila Real de Santo Antonio,una passeggiata tra immense pinete e spiagge oceaniche

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Forse le spiagge più belle d’Europa? Chi lo sa… forse dovrei vederle prima tutte per poter giudicare ma sicuramente le spiagge a sud del Portogallo, nella regione dell’ Algarve,sono di una bellezza struggente e non serve allontanarsi molto da loro per scoprire bellissimi sentieri immersi nel verde da percorrere a piedi, in bici o addirittura a cavallo.
L’ Algarve si raggiunge facilmente dalla capitale Lisbona o dalla confinante Spagna partendo ad esempio in bus da Siviglia come ho fatto io, i collegamenti in entrambi i casi sono frequenti e poco dispendiosi. Se si cerca una meta dove immergersi completamente nella natura alternando passeggiate a scoperta di piccoli paesi tranquilli l’ Algarve è perfetto.
In realtà scegliendo di visitare l’ Algarve a fine febbraio inizi di marzo non sapevo bene cosa aspettarmi sia climaticamente che turisticamente ed invece devo dire che la scelta è stata perfetta. Il clima in Algarve è mite e nonostante in alcune giornate il vento proveniente dall’Oceano può essere forte, il sole arriva sempre a far capolino e durante le ore centrali del giorno si riesce anche a stare in spiaggia prendendo un pò di sole se si rimane nelle zone più riparate,a ridosso degli stabilimenti balneari tra i quali si trova anche qualcuno che noleggia sedie sdraio ai numerosi pensionati nord europei, principali frequentatori dell’ Algarve in inverno. L’acqua del mare è davvero fredda, impensabile fare il bagno neppure per i più temerari come me, chi lo fa indossa una muta di diversi centimetri.
Scegliere la stagione estiva per dedicarsi al trekking in Algarve è forse azzardato se non si amano le alte temperature che possono arrivare a sfiorare i 40 gradi mentre la primavera o l’inizio dell’autunno sono i momenti migliori le camminate tra la natura.
Uno dei percorsi che maggiormente mi ha colpito durante la mia permanenza in Algarve è stato quello tra la piccola frazione di Monte Gordo fino a quell’incanto di Vila Real de Santo Antonio, nel distretto di Faro.
Monte Gordo è una piccola località balneare che conta poco più di 3000 abitanti, un piccolo borgo marinaro che oggi si è trasformato in un paese a vocazione prettamente turistica, qui sorgono hotel e ristoranti frequentati praticamente tutto l’anno dalla gente che si sposta qui arrivando dall’aeroporto di Faro, la città più grande in Algarve.
Come accade in molti posti sfruttati turisticamente Monte Gordo è stata un pò usurpata dalla cementificazione forsennata, alti palazzi si susseguono ininterrottamente anche se per fortuna le autorità locali negli ultimi anni hanno deciso di dare uno stop all’edilizia fuori misura cercando di preservare la natura che circonda questi luoghi meravigliosi.
Ad ogni modo la piccola frazione di Monte Gordo resta perfetta come base per esplorare e camminare attraverso i sentieri che si snocciolano tra dune di sabbia e pinete. Raggiungere Villa Real de San Antonio a piedi partendo da Monte Gordo è adatto a chiunque, la distanza è di circa 3 chilometri e la strada tutta in piano. Nel tragitto si incontrano diverse aree di sosta per fermarsi a sentire l’odore inebriante della pineta che si mescola al mare e la cosa più pazzesca è offerta dallo spettacolo del mare che appare come un miraggio se si devia internamente dalla pineta alla spiaggia chilometrica, unica raccomandazione è quella di prestare attenzione al vento che se è forte può sollevare molta sabbia, fastidiosissima per chi indossa lenti a contatto.
Ma partendo sempre da Monte Gordo in direzione Faro,quindi quella opposta a Villa Real de San Antonio,si possono percorrere altri sentieri dove altre alla pineta si possono trovare aree lacustri in cui vivono molti uccelli che si fermano da queste parti per nidificare. La cosa più entusiasmante e che fermandovi da queste parti potrete scegliere per quanto tempo camminare o dopo quando tornare indietro senza alcun rimpianto perché non dovrete rinunciare a niente,né al mare né all’ombra degli alberi, alternando mare e campagna tutte le volte che vorrete e che sia voi siate esperti camminatori o passeggiatori della domenica questo angolo di Portogallo vi riempirà di emozioni.

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Visitare Pennabilli per trovare un angolo di Tibet nel cuore della Romagna

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Per una come me sempre alla continua ricerca di nuovi posti dove trovare un profondo senso di spiritualità fu una vera e fantastica sorpresa scoprire che in un piccolo comune del riminese esisteva uno stretto legame con il Tibet.

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Il comune di Pennabilli conta poco più di 2700 anime e se ne sta placidamente adagiato suL crinale di una collina nella alta Val Marecchia un territorio composto da dolci colline che si snocciolano intorno al fiume Marecchia.

Pennabilli è un grazioso borgo perfettamente conservato che si raggiunge in poco più di una mezz’oretta da Rimini, nota cittadina affacciata sul mare Adriatico di cui troppo spesso purtroppo se ne decantano solo i divertimenti diurni e notturni che offre ai numerosi vacanzieri che decidono qui di trascorrere le proprie vacanze.
A 629 metri sul livello del mare,Pennabilli domina la vallata sottostante deliziando gli occhi sul paesaggio intorno e sul vicino stato di San Marino, il suo centro storico è perfettamente conservato e molte sono la persone che giungono qui per onorare lo scrittore e sceneggiatore Tonino Guerra grande amico di Fellini che nato a Santarcangelo di Romagna considerava Pennabilli un luogo del cuore nel quale si trasferisce in età molto adulta per gustare a pieno la vita del posto,ancora scandita dai ritmi lenti di una volta, quelli che accompagnavano la sua infanzia quando seguiva la sua famiglia che veniva a Pennabilli per vendere la frutta.
Ma non è solo l’aspetto genuino di Pennabilli,ancora per fortuna molto distante dalla devastazione turistica della costa, a rendere questo piccolo borgo così straordinariamente mistico,qui si può trovare un angolo di Tibet in carne ed ossa: la famosa campana tibetana di Pennabilli.
Per ricercare il fortissimo legame che lega Pennabilli al Tibet bisogna fare un salto indietro nel tempo quando padre Orazio Olivieri, per tutti Frà Orazio,decide di incamminarsi verso Oriente arrivando nel 1716 in Tibet dove crea una piccola missione cristiana ed entra in contatto con la cultura locale, compilando peraltro il il primo vocabolario tibetano in lingua italiana, il legame che si crea quindi tra queste due realtà solo apparentemente distanti,è fortissimo tanto che il frate diventa una personaggio assai amato dai tibetani e perfino dagli indiani che ritrovano alcuni dei suoi scritti, decidendo di far conoscere anche al Dalai Lama la storia di questo piccolo e tenace eroe. Il Dalai Lama s’innamora di questo personaggio tanto che è proprio lui in persona ad inaugurare a Pennabilli una campana di Lhasa.
La campana di Pennabilli si raggiunge facilmente dal centro del borgo ed arrivati al suo cospetto altro non si può fare che lasciarsi andare in un profondo momento di raccoglimento.
Un escursione o un viaggio in Val Marecchia ovviamente deve avere Pennabilli come tappa imprescindibile, se non si desidera arrivare in macchina lo si può fare utilizzando il servizio di bus della compagnia locale Start Romagna che collega la città di Rimini che l’entroterra. Il bus numero 160 parte dalla stazione dei treni di Rimini e termina la sua corsa a Nuovafeltria, altro grazioso borgo di provincia, dal quale bisogna poi proseguire cambiando bus e prendendo il numero 161.Il primo tragitto richiede un’ora di tempo ed il secondo una quarantina di minuti, il costo complessivo è di pochi euro a tratta ed anche se si può fare il biglietto a bordo consiglio di farlo a terra prima di partire acquistandolo direttamente in stazione presso il punto informazioni Start Romagna o una qualsiasi edicola. Durante la settimana le corse sono abbastanza frequenti mentre diminuiscono notevolmente durante il fine settimana.
A Pennabilli non ci sono molti hotel o sistemazioni dove potersi fermare a dormire, a parte il centrale ed anche elegante hotel Duca di Montefeltro, molti agriturismi sono fuori dal centro abitato e difficili da raggiungere senza un mezzo proprio, però il piccolo Bed and Breakfast Fonte dei Billi a meno di un chilometro dal centro,fornisce camere doppie con colazione all’italiana a circa 60 euro a notte, un posto davvero grazioso dove sentirsi a casa lontano da casa. In alternativa si può alloggiare a Novafeltria che offre qualche soluzione d’alloggio in più, altrimenti si può sempre rimanere a Rimini spostandosi poi verso Pennabilli e i suoi dintorni con il sistema di trasporto locale abbastanza valido e che vi farà toccare con gli occhi la vera meraviglia che si cela dietro la città di Rimini.

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