COSA FARE A SINGAPORE: traghetto per l’isola di Batam in Indonesia e bus per la città di Johor Bahru in Malesia

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Singapore è una città stato davvero incredibile, pulizia, scelte ecosostenibili ed un grande rispetto per le culture diverse la rendono un luogo dove dolce è la permanenza, sia essa breve o un pochino più lunga.


Sono passati ormai dieci anni da quando ho visitato per la prima volta Singapore che mi è da subito sembrata molto diversa dal resto dell’Asia che tanto amo, pulizia in ogni luogo, ordine e disciplina anche negli incroci più ingarbugliati, insomma un territorio oltreoceano che merita l’appellativo di “Svizzera d’oriente”. Sono molte le cose che si possono fare a Singapore e alcune di esse prevedono di varcare i confini e di recarsi in Malesia o In Indonesia. Una delle escursioni sicuramente non molto gettonate tra gli occidentali è quella di prendere un traghetto per raggiungere l’isola indonesiana di Palau Batam, che insieme a Palau Bintan compone l’arcipelago delle Riau. L’isola di Palau Batam è raggiungibile dal porto di Singapore con una corsa in traghetto per la durata di circa cinquanta di minuti, il costo del traghetto è di 23 euro ed il tempo per il disbrigo delle formalità frontaliere è abbastanza rapido. Una volta giunti a Palau Batam si può scegliere di partecipare ad un tour dell’isola, un giro del territorio molto gettonato dai turisti asiatici al quale per curiosità decidiamo di aggregarci al costo di 25 euro a persona. La prima tappa di questo tour è una passeggiata in uno dei più grandi centri commerciali dell’isola famosi per avere la possibilità di acquistare merce griffata che solo in pochi casi è originale e che nella maggior parte è un falso davvero fatto bene che per l’occhio meno esperto come il mio è difficile da distinguere, pare infatti che Palau Batam sia uno dei luoghi al mondo dove si confeziona il miglior fake tra magliette, borse, occhiali da sole tutti acquistabili senza tasse aggiuntive. Attività che non mi interessa particolarmente se non per il fatto che in questi enormi casermoni dello shopping generalmente si trova qualche interessante snack locale, oltre ad essere particolarmente curioso vedere come ormai il mondo si sia globalizzato ed il desiderio di possedere oggetti materiali griffati sia ormai fuori controllo.

Seconda tappa del giro turistico è una tappa al tempio di Maha Vitara Maitreya un luogo dove si respira silenzio e ci si distacca dal trambusto dello shopping. A seguire si raggiunge un piccolo parco dove ci sono diversi modelli di costruzioni indonesiane, dalle classiche abitazioni dell’isola di Bali a quelle inconfondibili del Sulawesi con il tetto a forma di corno di bufalo, interessante come luogo anche se non particolarmente esteso. La tappa per il pranzo è sicuramente il secondo motivo, dopo lo shopping, che spinge, gli asiatici soprattutto, a fare un tour sull’isola di Batam, ovvero i ristoranti di pesce molto caratteristici, spesso allestiti su palafitte a ridosso della terra ferma dove si può mangiare pesce in tutti i modi, particolarmente gettonati i crostacei che si possono ordinare direttamente dalle loro vasche di allevamento e cucinati all’istante. Devo dire di non aver mai visto una tale varietà di pesce in un solo ristorante e nonostante dieci anni fa non fosse ancora del tutto vegetariana, non sono riuscita ad assaggiare nemmeno un quarto di quello che in brevissimo tempo è arrivato al tavolo, pesce in tutte le salse, cotto e crudo, sul quale i miei simpatici compagni si sono fiondati in un batter d’occhio. Probabilmente non tornerei mai più a Palau Batam ma è stata di certo un’escursione divertente che mi ha permesso in qualche modo di entrare ancor meglio in contatto con il popolo asiatico e di capire come a pochi chilometri possano esserci così tante disparità sociali come quelle tra Singapore e l’Indonesia.
Altra interessante escursione, sempre effettuabile da Singapore in una sola mezza giornata, è quella verso la città malese di Johor Bahor, a soli 40/50 minuti di bus dalla città con incluso tempo necessario per attraversare la frontiera, almeno nei momenti di minor affluenza. I tour verso Johor costano sui 30 euro ed includono la tappa alla moschea di Sultan Abu Bakar una bella struttura color bianco con enormi minareti affacciata sulla in posizione sopraelevata rispetto alla città, dalla quale si gode di un discreto panorama. Questa moschea è molto ampia, può accogliere fino a 2000 fedeli e spesso viene utilizzata per incontri istituzionali. Lasciata la moschea si fa visita a qualche fabbrica di batik della zona, la Malesia detiene il primato per le stoffe dipinte a mano con le quali si realizzano abiti, borse e fantastici teli da appendere per decorare le pareti di casa con raffinatezza. Si potrebbe stare ore e ore ad osservare la grande maestria delle donne che dipingono le stoffe come pittrici davanti alla loro tela, un’abilità antica ancora diffusa in Malesia ed anche in molte zone dell’Indonesia. L’ultima tappa generalmente è la sosta in un qualche villaggio locale, il cosiddetto kampung, dove ci si immerge nella vita più rurale della Malesia tra bellissimi alberi di frutta esotica e piante officinali raccontate da guide del luogo. Per concludere si assiste a qualche danza tipica che intrattiene i turisti, il tutto finalizzato alla vendita di prodotti locali come saponette, tisane e via di seguito, un’esperienza turistica sicuramente ma al contempo molto interessante e soprattutto distensiva.

SICILIA ON THE ROAD: da Trapani a Mazara del Vallo in treno

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Solo un’ora e trenta minuti di volo da Bologna e finalmente si atterra all’aeroporto Birgi di Trapani, i voli verso la Sicilia sono sempre abbastanza pieni e le tariffe il fine settimana anche parecchio elevate se non si acquista il volo con discreto anticipo, però generalmente con una cinquantina di euro si può riuscire a trovare un posto con destinazione paradiso perché, devo ammetterlo, la Sicilia lo è in ogni suo angolo.


Ottobre è un periodo ideale per concedersi un bel tour in Sicilia, le temperature sono perfette sia per le escursioni che per i bagni in mare poiché a differenza del resto dello stivale, tranne poche eccezioni al Sud, si può ancora godere del sole e del caldo, ideali per una bella vacanza balneare o come ho fatto io, per un viaggio di due settimane on the road in Sicilia nella prima metà di ottobre.
L’aeroporto di Trapani Birgi è molto piccolo e appena fuori dall’area arrivi si può prendere il bus per il centro cittadino, il biglietto si fa a bordo al costo di 4.90 euro, in alternativa si può optare per un taxi in condivisione per 4 persone al costo di 7.50 a testa. Il bus ferma in Via Garibaldi a circa 100 metri dalla stazione dei treni, la fermata dove scendiamo per l’acquisto dei biglietti per la cittadina di Mazara del Vallo, prima tappa di questo nostro viaggio in Sicilia. I treni per Mazara del Vallo ci sono tutti i giorni quasi ogni ora il costo è di 4 euro ed il tempo di percorrenza è di 57 minuti. La stazione dei treni di Trapani sembra essere rimasta come in passato, giusto un paio di binari un baretto con qualche tavolino esterno. I treni poi sono quelli di una volta, quasi simili a piccole locomotive a vapore, un’Italia questa differente ma nella quale ci si perde in un amore profondo. Giusto il tempo di un caffè e qualche chiacchiera con la barista del bar della stazione e si parte per questa giornata a spasso per Trapani prima del treno per Mazara del Vallo in serata.
La prima volta che avevo visitato la città di Trapani risaliva a diversi anni fa, era stata la base per qualche giorno prima di prendere il traghetto verso la meravigliosa isola di Favignana, purtroppo in quell’occasione non avevo particolarmente apprezzato la città perché durante la mia settimana di permanenza in zona si era abbattuta sulla Sicilia una perturbazione metereologica devastante, con acqua torrenziale che aveva reso molto difficile la visita della città. Per fortuna la sosta di quasi una giornata a Trapani prima del treno serale per Mazara del Vallo ha riscattato quel ricordo nefasto e grazie ad un clima particolarmente felice ho scoperto ed apprezzato angoli nascosti di Tarpani, ricchi di storia e bellezza. Il porto di Trapani è abbastanza trafficato dai traghetti che vanno e vengono verso le isole Egadi meta sempre più apprezzata dei turisti internazionali per via delle sue acque particolarmente ricche di vita marina ideali per le immersioni. Spostandosi a destra del porto e rimanendo sul lungomare si apre ai nostri occhi la meraviglia di trovare piccole insenature di sabbia chiara che si fanno largo tra le rocce, i lidi attrezzati in questo periodo sono quasi tutti chiusi ed è difficile trovare un posto per sedersi a mangiare qualcosa ci sono solo poche persone sedute al sole e purtroppo anche un numero elevato di spazzatura varia che deturpa il paesaggio davvero incantevole.
Il centro storico di Trapani è un susseguirsi di chiese barocche, palazzi antichi e splendidi affacci sul Mar Mediterraneo che bagna la città. Il fulcro imperdibile di Trapani sono senza dubbio le Mura di Tramontana, una bellissima cinta muraria risalente al periodo spagnolo edificata per proteggere la città da eventuali attacchi esterni, alle Mura ci si arriva passando dalla piazza dell’ex Mercato del pesce fino al maestoso Bastione Conca, qui la vista sulla città antica è bellissima e non meno lo è la piccola spiaggia delle Mura Tramontana, che in estate è sempre super affollata dai turisti che si fermano in città e che invece ad ottobre è ideale per i locali che ci vengono soprattutto in pausa pranzo per concedersi una bella e rinfrescante camminata in acqua, ideale per riprendersi dalla calura quasi estiva. Altrettanto ideale per rinfrescarsi è acquistare per 4 euro una bella spremuta di melograno che in molti bar del centro preparano oltre alla classica e buonissima spremuta di arance che parlando di Sicilia di certo non ha bisogno di presentazioni.
Le chiese a Trapani sono diverse e tutte molto attraenti sia internamente che esternamente ma uno dei monumenti che più mi ha colpito è l’ Orologio Astronomico a pochi passi dal Palazzo Senatorio. La Torre dell’Orologio risale al XII secolo, l’orologio incastonato nella torre è il più antico d’Europa e non indica l’ora al contrario di quello che si potrebbe pensare ma le lancette segnano i segni zodiacali. Il quadrante si divide in una parte solare, nel quale sono indicati i solstizi e le stagioni e in una parte lunare che segna le fasi della luna, un un’oggetto artistico con tanta alchimia che non poteva non stregarmi in qualche modo. A Trapani ci sono anche dei musei interessanti da visitare come quello di arte contemporanea chiamato la Salerniana che oggi ospita anche un’associazione artistica no profit che si occupa di divulgare e preservare l’arte del territorio, in effetti sono molte le botteghe artigianali che espongono quadri o oggetti artistici a dimostrazione che l’arte in città è un valore concreto e molti giovani se ne occupano.
Ovviamente il cibo ed anche quello da strada in Sicila è una costante e Trapani non è da me, il piatto della zona è la busiata, un tipo di pasta che ricorda vagamente un lungo fusillo, una pasta che ha la capacità di attirare a se il condimento come poche sanno fare, a Trapani la busiata si mangia con il pesto alla trapanese, una salsa preparata con olio, basilico, pomodoro, mandorle pecorino e aglio. Se invece come me non siete appassionati di pasta e il riso è la vostra tentazione allora l’arancina non può mancare,una palla di riso fritta che ormai in giro per la Sicilia si trova anche nella versione vegetariana con solo formaggio, una bomba non di certo dietetica ma che ogni tanto ci si può concedere.
La giornata a Trapani giunge alla fine con l’avvicinarsi del treno per Mazara del Vallo, un viaggio lento che ma al tempo stesso molto suggestivo perché attraversa tutta quella zona delle Saline di Trapani che sono diventate famose in Italia e all’estero e che mi auguro presto si aggiudichino l’iscrizione nei beni Unesco come è stato annunciato tempo fa. Girare la Sicilia in treno ed all’occorrenza in bus è un modo perfetto non solo per vedere angoli nascosti di questa terra ma anche di entrare in contatto con i locali e con le loro abitudini.

Temple Stay-un’esperienza unica da vivere durante un viaggio in Corea del Sud

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Come sempre quando mi reco in Asia il mio desiderio di vivere emozioni intime e spirituali è sempre il fulcro che mi spinge quasi tutti gli anni(covid a parte)a ritornare in questa parte di mondo che amo immensamente e che ormai,da qualche anno,ha cambiato in me la prospettiva, diventando protagonista del quotidiano,grazie alla pratica di discipline olistiche che fondono le loro radici millenarie proprio nel continente asiatico.
Dopo diverse esperienze in yoga retreat,in ashram e altri centri finalizzati all’elevazione spirituale,ho deciso che durante il mio viaggio in Corea del Sud avrei dovuto assolutamente provare l’esperienza Temple Stay, un’occasione unica di venire a contatto con ciò che resta del buddismo coreano e le sue radici antichissime.
Probabilmente se ci si reca in Corea del Sud per ritrovare se stessi lo si deve fare proprio attraverso questo tipo di esperienze che permettono il distacco dal modo moderno e sopratutto dalla tecnologia dei telefonini o tablet che difficilmente fanno sollevare il capo ai coreani sempre così ostinatamente curvi sui loro aggeggi elettronici.
Il programma di Temple stay è disponibilie sia in Corea del Sud che in Giappone anche se in quest’ultimo stato non ho avuto la possibilità di provare. Devo dire che Temple stay è un’esperienza fantastica accessibile a chiunque sia veramente motivato a vivere un giorno o più giorni di stretta connessione con se stesso.
Temple stay si svolge presso centri o santuari buddisti su tutto il territorio della Corea del Sud ai quali si accede previa prenotazione e talvolta pagamento on line in anticipo,se si tratta dei centri più grossi come quelli di Seul. Il costo può variare dai 50 euro a persona per il programma giornaliero, che include qualche sezione di meditazione,il tè e la spiegazione oltre che la pratica di alcuni rituali di preghiera buddista.I relatori di questi programmi sono monaci molto pazienti e che parlano un ottimo inglese. Se invece si vuole vivere a pieno l’esperienza mistica dei santuari allora si deve optare per i soggiorni di più giorni che includono la routine completa dei monaci con la sveglia all’alba, le 108 prostrazioni(108 è un numero sacro non solo per i buddisti ma anche per gli induisti non a caso i mala, paragonabili ai nostri rosari, sono composti da 108 perline)i pranzi, le cene(ovviamente vegetariani)le meditazioni e diverse attività legate all’arte che possono essere la colorazione di alcuni mandala, la fabbricazione di lanterne in carta di riso e molto altro ancora, l’arte come è noto induce un profondo stato di benessere e distacco dalla realtà perlomeno tecnologica. A tal proposito è bene tener presente che in nessun santuario o centro di meditazione buddista è consentito l’utilizzo di telefononi o altri dispositivi elettronici che vanno tenuti spenti per tutta la durata del programma. Anche il vestiario deve essere consono al luogo, bisogna indossare una particolare divisa composta da pantalone e casacca che viene consegnata all’inizio del programma perfettamente lavata e igenizzata per poi essere riconsegnata alla fine. Per dormire si possono trovare soluzioni in dormitorio oppure in camere doppie con servizi privati o condivisi questo dipende dalla grandezza della struttura e quello che riesce a fornire,i prezzi comunque si attestano a partire dai 100 euro a persona con una notte di pernottamento, ovviamente il silenzio deve essere rigoroso durante tutto il programma ed in modo particolare durante la notte, i monaci sono giustamente molto severi in tal senso. Io ho sempre pensato che chi si rechi o effettui progrrammi simili sia motivato dal giusto sentimento, un sentimento forte, profondo radicato e non dalla smania di provare, come purtroppo vedo fare, solo perchè magari spinti dall’amico o amica e senza farsi alcuna domanda a riguardo. Se c’è una cosa che ho capito dopo qualche anno di viaggi in Asia e la frequentazione di luoghi di spirito in Italia stessa è che esiste un mucchio di gente che si riempie la bocca di paroloni come spirito, divino e molto altro ancora senza poi davvero fare un percorso interiore intimo e profondo, vivendo in assoluta contraddizione tra quello che dice e quello che fa. Quindi se si vuole entrare nel vivo del programma Temple Stay è bene farlo con la consapevolezza di lasciare il mondo fuori per uno o più giorni.


Vien da pensare che i migliori santuari o centri buddisti in Corea del Sud che partecipino al programma di Temple Stay siano arroccati su chissà quale montagna isolata, magari irragiungibile con qualsiasi bus o mezzo pubblico ed in effetti ne esistono molti su questa linea, luoghi dove per arrivarci è necessario organizzarsi con un transfer privato, però per fortuna esistono realtà raggiungibili facilmente partendo dai centri più grandi, a Seul per esempio ce ne sono alcuni ed in ho scelto il Jogyesa Temple in Ujeongguk- Ro 55, Jongno-Gu, un tempio molto bello immerso in un bel giardino verde considerato il più antico dell’ordine Jogye, raggiungere questo tempio è molto semplice visto che si trova a pochi passi dal Palazzo Reale, il programma di questo tempio si chiama free style ed è disponibile per una o più notti, include sempre le attività di preghiera,i dialoghi con i monaci durante il tè, la fabbricazione di fiori di lotus in carta secondo la tradizione, i pasti vegetariani a base generalmente di riso e zuppa di verdure(buonissimi) e del tempo libero, ovviamente da trascorrere passegiando nel giardino e comunque rispettando la quiete. In questa struttura le camere possono essere condivise solo in caso di persone dello stesso nucleo famigliare e sono dotate di bagno privato, in caso contrario la zona notte è separata tra maschi e donne.
Oltre a questo Jogyesa Temple ho provato un programma simile in un altro tempio coreano ovvero il Yakchunsa Temple in 1165 Daepo-dong Seogwipo-si sull’isola coreana di Jeju, alla quale ci si arriva con poco più di un’ora di volo partendo dall’aeroporto Gimpo di Seul. In questo caso il tempio si trova immerso nella natura e per raggiungerlo ci siamo organizzati con un trasporto privato, però in questo posto la magia della natura circostante fa da pardrona e nonostante io ci sia stata in pieno inverno le passeggiate intorno ad esso sono meravigliose, come del resto è l’intera isola di Jeju.

Le 5 cose da fare a Olbia

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Scoprire la Sardegna in inverno o comunque nei periodi dell’anno in cui le temperature non sono ideali per i bagni in mare può riservare sorprese interessanti e dare la possibilità di amare la Sardegna non solo per le spiagge mozzafiato ma anche per le sue città, come quella di Olbia, considerata spesso solo come la via d’accesso per la Costa Smeralda da cui dista pochi chilometri. In realtà Olbia è una città molto interessante che può diventare la meta ideale per un fine settimana fuori stagione, grazie alla possibilità di raggiungerla con un volo aereo di poco più di un’ora a dei costi molto accessibili.

  1. La prima cosa da fare quando si arriva ad Olbia è sicuramente una bella passeggiata nella zona portuale e più precisamente nel Porto Vecchio una zona molto curata dove sorge anche il Museo Archeologico, purtroppo chiuso durante la nostra permanenza in città per lavori di ristrutturazione. La collezione ospitata in questo museo mette in luce quanto nel passato di Olbia ci siano segni di civiltà greca, fenicia e ovviamente romana. Inoltre se si capita ad Olbia entro la metà di ottobre si può anche salire sulla ruota panoramica di Olbia, alta ben 36 metri dalla quale godere di una bella vista su tutto il golfo di Olbia, il costo del biglietto per adulto è di 8 euro mentre 5 per i bambini fino ai 12 anni.
  2. Attraversando la strada e lasciandosi alle spalle il porto in direzione centro cittadino si continua la passeggiata sul viale più famoso della città, Corso Umberto , la via dello shopping ed anche della vita turistica della città di Olbia. Questa strada tutta pedonale è un susseguirsi di negozi, alcuni anche molto prestigiosi, ristoranti e caffetterie dove, specialmente in estate, si concentrano i turisti.
  3. Uno degli aspetti più originali ed interessanti della città di Olbia sono senza dubbio i suoi murales, veri e proprie opere d’arte realizzate in diversi angoli del centro, uno fra questi è sicuramente Piazzale Bardanzellu qui vi è l’ingresso di un parcheggio per automobili ed è proprio ai lati delle pareti d’ingresso che si possono ammirare alcuni dei murales più belli della città i cui soggetti lanciano un messaggio sociale come quello della deforestazione a discapito del fragile sistema faunistico delle più importanti foreste pluviali del pianeta. Altrettanto interessanti i murales che si trovano in Piazza del Mercato, tra l’altro un bell’angolo di Olbia. Oltre ai murales interessanti sono anche le sculture sparse nel centro storico sempre con un intrinseco messaggio sociale, come quella in Corso Umberto che rappresenta il mare realizzato con bottiglie di plastica con al centro una piccola barca a vela.
  4. Uno degli edifici religiosi più importanti di Olbia e di tutta la zona è la Basilica di San Simplicio poco distante dal centro storico, la chiesa più visitata anche turisticamente il cui ingresso è consentito a fronte di un biglietto al costo di 4 euro. Ma se San Simplicio è un edificio maestoso che deve essere visitato, l’angolo più intimo e mistico di Olbia è la chiesa di San Paolo, una piccola chiesetta nel centro storico dove al mattino le donne recitano il rosario con il capo coperto da un copricapo come accadeva in passato nella tradizione cristiana, usanza che con il tempo è passata in disuso.
  5. Ultimo angolo assolutamente imperdibile quado si visita Olbia è il polmone verde di Olbia, il Parco Fausto Noce, in via Savona, non troppo distante da San Simplicio e da Viale Aldo Moro un arteria molto trafficata di Olbia dove trovare negozi di ogni genere e soprattutto ristoranti locali dove mangiare vera cucina sarda. Questo parco è davvero piacevole soprattutto al mattino presto quando si trovano solo appassionati di corsa e camminata. Poco distante, in via Luigi Galvani si trova un supermercato Conad dove potrete acquistare pane e formaggio di pecora realizzati in zona, i prodotti ideali per fare un bel pic nic all’ombra dei grandi alberi.

Viaggiare in bicicletta: da Polignano a Mare a Monopoli per ammirare il blu del mare pugliese

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Per anni la regione Puglia,come altre regioni d’Italia, proprio non ne voleva sentir parlare di mobilità sostenibile e andarsene a spasso per città e paesi in bicicletta era davvero impresa ardua. Oggi anche se la strada da fare è ancora lunghissima, sia per il sud d’Italia che per lo stivale stesso, qualcosa sembra cambiare e nascono molto velocemente sempre più tratti di territorio dedicati agli amatori della vita su due ruote, inclusa ovviamente la sottoscritta.
Infanzia passata in Puglia e amore per la bici non sempre sono state un binomio compatibile, fin da piccola  io mia madre quasi tutte le domeniche ce ne andavamo in giro in bicicletta a fare lunghe passeggiate e se da un lato mi sentivo una privilegiata nello scoprire il mondo da una prospettiva diversa,dall’altro ho sempre avuto paura ad affrontare il traffico selvaggio in mezzo al quale sembravamo due aliene sbarcate da Marte. Ma tornando in Puglia per visitare la famiglia,anno dopo anno, mi sono resa conto che le cose stanno pian piano cambiando e molti soldi si stanno spendendo nella realizzazione di piste ciclabili, una tra queste ubicata in un tratto di litorale a me molto caro che va da Polignano a Mare a Monopoli,entrambi bellissimi paesi costieri della provincia di Bari.

In realtà la tratta di ciclabile a cui mi riferisco va da Mola di Bari a Monopoli,la distanza complessiva tra i due paesi è di 25 chilometri che attualmente sono percorsi da pista ciclabile per soli 13 chilometri, io personalmente né ho pedalati solo una decina e più precisamente dal tratto di strada che collega Polignano a Mare con Monopoli.
Entrambe le città sono bellissime e bagnate da un tratto di mare assolutamente spettacolare.

In Puglia si è da diverso tempo siglato un accordo interno con l’agenzia della mobilità che consente il trasporto della bici gratuitamente su molti vettori del trasporto,come Trenitalia, Ferrovie del Sud Est, del Gargano e Lucane.Arrivando a Bari e scegliendo di alloggiare in città dove non mancano cose da fare,gli spostamenti possono quindi essere facilmente(o quasi facilmente) effettuati con bici al seguito, il costo della sola corsa in treno regionale da Bari a Polignano è di soli 2.50 euro,il tempo necessario 30 minuti e i treni sono abbastanza frequenti durante la fascia diurna.

Giunti alla stazione di Polignano per raggiungere la ciclabile che conduce al Monopoli ci vogliono meno di dieci minuti ed il panorama che si apre davanti agli occhi assolutamente da fotografare perché, oltre alla visione del mare azzurro,permette di immortalare la sagoma del centro storico di Polignano a Mare, peraltro assolutamente da visitare. Per giungere a Monopoli in bici si possono impiegare,a seconda del vostro ritmo,dai 40 ai 60 minuti ma attenzione il tempo può aumentare ed anche di molto se decidete di fermarvi per guardare cielo e mare che s’incontrano come in un abbraccio infinito. Provare per credere!

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A Polignano a Mare per mangiare il gelato più buono della Puglia

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Uno dei ricordi più preziosi legati alla mia infanzia trascorsa in terra pugliese,sono sicuramente le passeggiate della domenica pomeriggio a Polignano a Mare per mangiare il gelato, che qui è sempre stato uno dei migliori di tutta la regione e che da solo meritava una visita.
Polignano a Mare è un comune distante dal capoluogo pugliese Bari poco più di trenta di chilometri, il centro storico sorge su uno sperone roccioso a strapiombo sul mare che oggi contribuisce a rendere Polignano una delle località più visitate della Puglia e che merita assolutamente di essere scoperta. L’economia di Polignano a Mare si basa prevalentemente sull’agricoltura e sul turismo che negli ultimi anni ha aumentato in maniera esponenziale il numero delle presenze di visitatori tra i quali molti stranieri che rimangono senza parole difronte agli scorci unici che la città sa offrire.
Polignano a Mare però non è sempre stata così meravigliosamente valorizzata, alcune zone dello stesso centro storico,che oggi appaiono curate in ogni loro angolo venticinque anni fa,non erano così valorizzate e se ci si voleva avvicinare alle zone più periferiche dove si ha accesso alle scogliere sul mare,si incontravano spesso sporcizia e abbandono.Oggi invece Polignano a Mare ha letteralmente cambiato faccia e grazie a scelte precise di una gestione comunale oculata oggi la cittadina è davvero una chicca.
Polignano a Mare è raggiungibile da Bari in macchina, percorrendo la strada statale 16 che fa da raccordo a tutte le località costiere più popolari di questo tratto di costa adriatica, una strada a scorrimento veloce sempre molto trafficata, in alternativa si può arrivare a Polignano in treno direttamente dalla stazione centrale di Bari in soli 30 minuti spendendo 2.50 euro a persona e godendo di uno  spettacolo fuori dal finestrino  davvero bello,tra antichi trulli e il mare blu cobalto.
La stazione dei treni di Polignano si trova a meno di venti minuti dall’ingresso del centro storico dove consiglio di pernottare. Negli ultimi anni sono nati moltissimi bed and breakfast allestiti all’interno di case antiche restaurate con gusto e senza usurpare il carattere del borgo,alcuni di essi offrono anche il balcone con affaccio sul mare come accade al Vicolo fiorito B&B in via Muraglia,che affitta camere doppie con colazione a circa 85 euro per i primi giorni di Agosto.

Polignano è assolutamente godibile tutto l’anno ed anzi durante la stagione invernale i prezzi si abbassano e non è raro trovare giornate di sole dove fare lunghe passeggiate o noleggiare una bicicletta per percorrere la nuova pista ciclo pedonale che collega Polignano a Mare a Monopoli, altra località pugliese che durante gli ultimi anni è diventata un richiamo per turisti.
Polignano a Mare non ha molte spiagge di sabbia ma senza dubbio la più famosa è Lama Monachile o Cala Porto una mezzaluna di sabbia chiara incastrata letteralmente tra due scogliere e che offre forse le immagini più suggestive della città. Ristoranti molto raffinati sorgono proprio qui e non mancano le occasioni per mangiare piatti a base di pesce fresco o un’ottima pizza che a Polignano a Mare viene preparata con materia prima eccellente.
Ma nessun pranzo,cena o spuntino può dirsi completo senza mangiare uno dei suoi famosi gelati di cui la città di Polignano è maestra nella preparazione. Alla città di Polignano a Mare sono stati conferiti molti riconoscimenti proprio per il gelato,preparato da maestri gelatieri,che ogni anno propongono gusti classici o particolari tentazioni  realizzate con prodotti locali.Una gelateria storica che resta un simbolo del gelato di Polignano è Bar Turismo in via Pompeo Sarnelli 7, di certo non un locale alla moda ma che resta il migliore di tutta la città. Rispetto ad altre gelaterie non ha moltissimi gusti ma sono tutti eccezionali, da provare la panna montata realizzata a mano e che lascia in bocca il dolce sapore del latte,una degna conclusione di qualsiasi visita nella bella città di Polignano a Mare.

Puerto Calero la località più chic di Lanzarote

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Da Puerto del Carmen,una delle località più famose e belle dell’isola di Lanzarote,si può facilmente raggiungere un piccolo e distensivo paesino di nome Puerto Calero che oltre ad ospitare una piccola darsena è il luogo ideale per concedersi una passeggiata o un’aperitivo durante la suggestiva ora del tramonto.

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Sempre con un biglietto da 1.40 euro si sale a bordo del bus e in meno di venti minuti vi lascia nell’unica fermata di Puerto Calero, un posto probabilmente famoso non tanto per le sue spiagge ma per i negozi e gli hotel raffinati, qui infatti i giardini delle case e di tutti gli edifici sono ancora più raffinati rispetto al resto dell’isola e i frequentatori principali di questa piccolissima cittadina sono prevalentemente proprietari di imbarcazioni o chi vuole rimanere ancora più appartato rispetto alla vicina Puerto del Carmen. Nonostante si capisce al volo che a Puerto Calero sia una meta di quelle da considerare un pò “fighette” passarci un paio di ore può essere davvero distensivo. La passeggiata adiacente proprio alla darsena è costellata dalla presenza di diversi negozi prevalentemente indirizzati a chi cerca grandi firme della moda anche se ci sono negozi di souvenir e diversi ristoranti che propongono prevalentemente piatti a base di pesce, inoltre i bar con ampi spazi all’aperto sono l’ideale per chi desidera concedersi un drink al tramonto con una bella e rilassante musica di sottofondo. Sempre a Puerto Calero è possibile noleggiare un Quad che permette di muoversi per tutta l’isola di Lanzarote avventurandosi anche attraverso tutti gli sterrati presenti sull’isola grazie alla natura vulcanica di Lanzarote.
Però nonostante io non sia affatto una fanatica dell’eleganza, Puerto Calero è un piccolo paesino incantevole per le abitazioni presenti e che mi ha attratto per la presenza del suo faro,praticamente al centro della darsena costruito in legno bianco, non troppo alto ma che sembra risplendere sopratutto al tramonto.

Visitare Puerto Calero è senza dubbio una buona idea per uscire un paio di ore fuori da Puerto del Carmen utilizzando il bus, immergendosi così in un’atmosfera di pace.

Muoversi in bus a Lanzarote: come raggiungere il mercato settimanale di Playa Blanca partendo da Puerto del Carmen

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Da Puerto del Carmen, uno dei paesi più pittoreschi di tutta l’isola di Lanzarote,è possibile fare diverse escursioni ed alcune di esse anche in assoluto fai da te,come quella verso il mercato di Playa Blanca. Generalmente quando si parla dei mercati settimanali di Lanzarote viene subito in mente quello di Teguise che si svolge la domenica e che ormai è diventata una tappa fissa per tutti i numerosi visitatori che arrivano a Lanzarote. Come accade con tutto ciò che diventa “troppo turistico” il mercato di Teguise ha perso un pò del suo fascino e nonostante il paese resti molto carino è forse meglio farsi una passeggiata in un giorno diverso da quello del mercato e magari optare per la visita al mercato di Playa Blanca.
Playa Blanca è una località del sud di Lanzarote molto vicino a Playa Papagayo una delle spiagge più belle di Lanzarote, la visita al mercato del mercoledì di Playa Blanca è un’attività proposta in molte agenzie turistiche locali che,con un costo di circa 20 euro conducono al mercato per una mezza giornata, le bancarelle del mercato vendono prodotti locali, artigianato e molti cosmetici a base di Aloe Vera, una pianta prodigiosa utilizzata nella cosmesi e che vede proprio Lanzarote uno dei produttori migliori al mondo.
Organizzarsi per raggiungere Playa Blanca in autonomia utilizzando i bus locali è fattibile ma si deve tenere ben a mente il numero di visitatori sempre più numerosi che decidono di prendere il bus per essere lì al mercoledì.
Il bus che da Puerto del Carmen arriva a Playa Blanca è il numero 161 lo stesso che collega entrambe le cittadine all’aeroporto isolano, il costo del biglietto è di 1.70 euro e lo si può fare anche a bordo purché si abbia una banconota non più grossa di 10 euro. Le corse dei bus iniziano dalle 06:00 del mattino dall’aeroporto e arrivano alle varie fermate di Puerto del Carmen dopo circa una ventina di minuti dalla partenza, è meglio muoversi al mattino presto perché il bus una volta pieno non carica più nessuno e si è costretti ad aspettare il mezzo successivo.  In alternativa ci sono i tassisti di Lanzarote che sanno benissimo quanta gente ogni mercoledì  affolla le fermate dei bus da Puerto del Carmen a Playa Blanca,così passano e ripassano con mini van offrendo il loro servizio, la tariffa del tragitto si aggira intorno ai 50 euro che eventualmente si può dividere con altri turisti in attesa per ridurre la spesa . Stessa problematica la si ha per il ritorno, il mercato chiude battenti intorno alle 14:00 e per quell’orario tutti si riversano alle fermate dei bus per tornare indietro quindi anche in questo caso è bene muoversi con anticipo.
Ormai il mercato di Playa Blanca sta diventando molto famoso così come quello di Teguise ma forse non ancora così gettonato quindi vale la pena farci un salto e con un pò d’astuzia arrivarci in bus vi farà anche risparmiare,inoltre spostarsi in bus per Lanzarote è abbastanza fattibile e anche se non perfettamente capillare in bus si possono visitare diverse località bellissime di quest’incanto di nome Lanzarote.

5 cose da fare assolutamente nella città di Bogotà

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Riuscire a stilare una classifica di soli 5 elementi pensando alle cose da fare durante un soggiorno a Bogotà è davvero difficile,la città è in continua evoluzione e offre davvero tanto ai suoi visitatori:
1. La Candelaria è il quartiere più antico di Bogotà, un intricato dedalo di strade che si snocciolano su una piccola pendenza che fa ben intravedere le Ande che circondano la città che si trova a più di 2000 metri rispetto al livello del mare.Alla Candelaria vive una buona fetta della popolazione locale,molti di essi hanno piccole abitazioni colorate che hanno adornato esternamente con murales colorati  diventati una delle attrazioni principali del quartiere,tanto che molte guide,organizzano dei tour alla scoperta dei dipinti a muro più particolari. Lungo le strade non è raro trovare venditori di frutta e piccole botteghe che vendono verdura e oggetti vari,riportando il tempo indietro,distante anni luce dalla Bogotà sempre più propensa al futuro. Molti sono gli ostelli e i piccoli hotel che sono sorti proprio all’interno delle abitazioni situate alla Candelaria, i prezzi di questi alloggi sono davvero irrisori e si ha la possibilità di rimanere in una delle posizioni più favorevoli se volete dedicare parte del vostro tempo alla visita dei musei che si trovano proprio alla Candelaria.
2. Proprio i musei sono assolutamente da visitare a Bogotà se siete particolarmente appassionati non basteranno un paio di giorni per riuscire a visitare almeno i più importanti come ad esempio quello di Botero, un esposizione senza eguali che richiede davvero molto tempo, l’ingresso per questo museo è gratuito così come molti siti museali presenti in città. Merita una menzione anche il Museo dell’Oro, il Museo di Bogotà e se vorrete quello militare,tutti situati nei pressi della Candelaria.
3. Arrivando a Bogotà sia in aereo che in bus si comincia a scorgere in lontananza uno degli emblemi cittadini,ovvero il santuario di Monserrate, un santuario situato su di una montagna a più di 3000 metri che domina e protegge tutta la città. Salire a piedi nudi verso questo santuario è sicuramente l’atto di devozione più elevato che molti fedeli compiono almeno una volta nella vita. Ovviamente se non si ha voglia o tempo di salire a piedi in cima a Monserrate ci si può avvalere della cabinovia disponibile durante tutto il giorno e che si trova nei pressi de museo la Quinta Bolivar.
4. Fare un giro nei quartieri più movimentati di Bogotà come il Chapinero dove trovare ristoranti e pub dove ogni sera si radunano i ragazzi della città. L’università di Bogotà attira gioventù anche dagli stati confinanti e molti di loro animano la città di giorno e di sera sorseggiando bevande alcoliche e non nei tantissimi locali alla moda. Non mancano centri commerciali e i negozi dei grandi brand internazionali dove fare acquisti di ogni genere.
5. Bere un buon caffè è uno dei must da fare non solo a Bogotà ma in tutta la Colombia considerato il fatto che la nazione è tra i primi produttori mondiali di questa amata bevanda. Oltre a bere e a godersi delle belle tazze di caffè colombiano bollente seduti in qualche bel locale di Bogotà consiglio di acquistare una bella scorta di caffè da mettere in valigia e al vostro rientro,tutte le volte che aprirete il barattolo,per preparare la vostra “tazzulella” di caffè sentirete anche a distanza di tempo tutto l’aroma intenso della Colombia, una terra ancora tutta da scoprire.

Spostarsi con i mezzi pubblici nella città di Bogotà

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La capitale colombiana Bogotà è una grande megalopoli che si sta aprendo velocemente verso il turismo con la conseguente diffusione di servizi utili alla popolazione prima di tutto e ai visitatori che sempre più spesso decidono di visitare la città.
Arrivando all’aeroporto di Bogotà si può utilizzare il servizio di bus locale, gestito dalla compagnia Transmilenio, che offre un servizio di metro su gomma a copertura di buona parte dell’area urbana.Il bus K 86 conduce dallo scalo internazionale di Bogotà al Museo National in Avenidas Caracas, per accedere a bordo di questo pullman è necessario acquistare una tessera ricaricabile che permette l’utilizzo di tutti i mezzi da ricaricare presso tutte le macchinette posizionate in quasi tutte le fermate più grandi. Una volta arrivati nell’area arrivi si può comprare la tessera per i trasporti al costo di 5000 pesos, circa 1.40 euro, utilizzabile anche da più persone purché carica di credito sufficiente che viene scaricato per ogni viaggio, il negozio che le vende si trova nell’area arrivi nazionali vicino Aviatur il costo della corsa verso il centro cittadino è pari a 2.400 pesos.
Se invece si vuole utilizzare un servizio di taxi per arrivare all’hotel consiglio di affidarsi ad un’agenzia di transfer come Taxi Imperial che,dopo aver verificato la posizione del hotel che si vuole raggiungere,ti fa pagare una tariffa fissa a seconda della zona, nel mio caso essendo il mio alloggio nella zona residenziale di Teusaquillo,il costo è stato di 70000 pesos circa 20 euro.Scegliendo questo tipo di transfer non si corrono rischi con tassisti abusivi o tassametri non inseriti spendendo la medesima tariffa che vi chiederebbe un normale tassista cittadino, inoltre la stessa compagnia propone tour in zona.
La zona nella quale ho alloggiato durante la mia visita alla città di Bogotà è stata appunto Teusaquillo, un quartiere residenziale gradevole ma con nulla,o quasi nulla,nei dintorni se non il Museo Nazionale,nei pressi del quale passa la metro su gomma e  dove si trovano più ristoranti per cenare.
Devo ammettere che capire il sistema di bus e metro su gomma di Bogotà non è stato subito molto comprensibile, per fortuna nelle stazioni più grandi c’è  un servizio di biglietteria. Il consiglio più importante è quello di chiedere conferma sulla direzione prima di salire a bordo, la gente è sempre molto disponibile ad aiutare anche se in alcuni casi neppure loro sanno bene dove indirizzarti.Bogotà è una città molto estesa e alloggiando in zone come Chapinero o Teusaquillo è comunque necessario avvalersi dei mezzi per arrivare in centro nella zona di Candelaria quella più antica della città nella quale in molti sconsigliano di soggiornare per via di una certa pericolosità durante le ore notturne, io invece a seguito della mia esperienza e considerato il fatto che sono sicuramente un animale diurno,mi sentirei di dire che la Candelaria è meravigliosa e  se un giorno tornerò a Bogotà sicuramente alloggerò lì prendendo tutte le precauzioni di buon senso come in qualsiasi altra zona della città del mondo.

Se avete utilizzato i mezzi pubblici per girare la città di Bogotà, esperienza assolutamente interessante in tutte le città per entrare a contatto con la realtà locale,vi consiglio di regalare,prima di partire,la vostra targhetta di viaggio a qualcuno che possa averne bisogno e che vi ringrazierà con un “caloroso” sorriso latino.