• Il mondo in tavola: Strangozzi alla Spoletina,un must della cucina umbra

    Strangozzi alla Spoletina è questo forse il piatto più famoso in tutta la bella cittadina di Spoleto. Qualunque sia il menù che ci si fermi a leggere fuori dai tanti ristoranti della Spoleto alta si legge ben evidenziato il nome di questo piatto, un primo a base di pasta fresca,simile alle comuni tagliatelle ma realizzate senza uovo solo con la maestria delle donne di casa che stendono a mano questi lunghi spaghettoni.
    Il condimento principe degli Strangozzi, quello più pregiato,è quello a base di funghi porcini, un prodotto molto facile da reperire in Umbria che diventa una base per molte pietanze locali o per la realizzazione di un olio aromatizzato davvero eccellente.Ma gli Strangozzi se fatti a mano secondo tradizione sono davvero eccezionali e si accompagnano perfettamente ad un altro sugo molto celebre a Spoleto tanto da farne diventare un piatto simbolo, ovvero gli Strangozzi alla Spoletina.
    Gli Strangozzi alla Spoletina sono un primo piatto semplice ma gustoso ed anche molto economico se si sceglie di consumarlo al ristorante ma la sua ricetta è assolutamente replicabile anche a casa,sopratutto se prima di lasciare Spoleto si acquista qualche pacco di Strangozzi secchi in vendita in quasi tutti i negozi che vendono prodotti locali oppure nei supermercati dove si possono addirittura comprare freschi e messi sotto vuoto con una durata fuori frigo di almeno un 4 ore.
    I ristoranti presenti a Spoleto alta sono molto caratteristici e non sempre il rapporto qualità prezzo è garantito,come purtroppo accade in molti luoghi turistici,anche se alcuni locali sono davvero carini, se invece si vuole mangiare la cucina davvero tipica in un ambiente molto basico ma con la garanzia di mangiare bene ed abbondante uno dei posti giusti può essere Ristorante Sportellino in via Cerquilia 4, poco distante dalla Spoleto alta in direzione stazione ferroviaria.

    RICETTA STRANGOZZI ALLA SPOLETINA
    INGREDIENTI PER 4 PERSONE
    -1 pacco di pasta formato Strangozzi da 500 grammi
    – pomodori maturi 600 grammi
    – 2 spicchi di aglio
    – 4 cucchiai di olio extravergine d’oliva meglio se umbro
    – pepe nero q.b
    PREPARAZIONE
    Tagliate i pomodori in 4 pezzi metteteli in una casseruola antiaderente dove avrete fatto sfrigolare l’olio con i due spicchi di aglio che poi possono essere rimossi,salare, pepare e lasciar cuocere per una trentina di minuti. Cuocete la pasta in acqua salata per almeno una decina di minuti ed al termine mantecare con il sugo di pomodoro fresco. Servire gli Strangozzi caldi

  • Spoleto città d’arte umbra: dal Duomo al Giro della Rocca

    Sarà perché uno dei primi viaggi on the road con micetta pelosina al seguito è stato proprio in Umbria ma sono particolarmente legata a questa terra che sa stupire in ogni suo angolo .
    Dopo una breve coincidenza a Falconara Marittima il treno regionale per la città di Spoleto impiega due ore per arrivare alla stazione ferroviaria situata nella parte bassa della città. Il treno ti permette di godere di tutte le bellezze che il paesaggio, montagne verdi,piccole chiese praticamente incastrate tra gli alberi possenti e borghi antichi che sembrano essere venuti fuori da un quadro.
    Spoleto si divide idealmente in una zona bassa,dove sorge anche la stazione dei treni ed una parte alta che detiene il numero maggiore di tesori artistici d’inestimabile bellezza. Con una passeggiata di circa dieci minuti s’intraprende il percorso in salita della città, il dislivello cittadino è però coperto da un percorso sotterraneo meccanizzato disponibile dalle 07 del mattino alle 21 durante la settimana,mentre nel fine settimana,il sistema è attivo fino alle 23.
    Il centro di Spoleto è Patrimonio Unesco e la sua bellezza sta anche nel suo sviluppo in altezza e seppur in piena estate può risultare un tantino faticoso vale la pena far la conoscenza con quel sali e scendi che rende unica la cittadina.I monumenti storici però non sono le uniche cose ad aver reso famosa la città di Spoleto, qui sono state girate le ultime serie della popolare serie televisiva Don Matteo e non è raro sentir parlare degli attori dagli spoletini e dai ristoratori che spesso espongono nei loro locali le foto insieme agli attori.
    La piazza più frequentata durante il giorno e sopratutto durante il fine settimana,è senza dubbio Piazza del Mercato qui si concentrano diversi locali e anche qualche negozio dove acquistare i classici prodotti tipici, come i legumi di cui l’Umbria è uno dei maggiori produttori italiani, olio e gli strangozzi, una pasta lunga simile ad uno spaghetto che viene in alcuni posti preparata a mano e condita con pomodoro e altri aromi,dando vita ad uno dei piatti locali più celebri ovvero:gli Strangozzi alla spoletina.Infine non dimentichiamoci del tartufo un alimento prezioso che viene largamente utilizzato in cucina  per la preparazione di salse o oli aromatizzati e che spesso diventano il souvenir ideale da portare a casa come ricordo.
    Il monumento sicuramente più fotografato ed ammirato dai turisti che arrivano numerosi a Spoleto,è il Duomo noto anche come la cattedrale storta per via della sua ubicazione sopra il rosone Norcia.La bellezza architettonica di questo luogo di culto lascia senza parole,rinascimentale, romanico e gotico si fondono come in una melodia e se esternamente la costruzione si mostra nella sua imponente figura,il suo interno non è senza dubbio da meno, gli affreschi  sui muri sono da libro di storia dell’arte e si impiega un pò di tempo per ammirarli tutti,tra tutti quello che senza dubbio lascia senza fiato è il ciclo di Storie della Vergine di Filippo Lippi, situato nell’abside, dipinto da quest’artista tra il 1467 al 1469 gli ultimi suoi anni di vita,incredibile il gioco di luce e l’attenzione di ogni particolare fanno in modo che l’occhio ruoti in tutte le direzioni.
    Ma se il Duomo di Spoleto lascia sbigottiti per la imponenza è di lì a poco,salendo ancora di altezza,che si comprende un altra fondamentale caratteristica di Spoleto, la fusione della città con la natura circostante fatta di montagne verdi e antichi edifici immersi in essa. Il Ponte delle due Torri  è un ponte ad arco frutto di un acquedotto romano situato proprio a Spoleto, purtroppo attualmente non è percorribile come lo era un tempo per via di alcuni lavori di restauro che lo stanno interessando ma per avere la visione generale di tutta la struttura e dello scenario che circonda la città è necessario intraprendere il Giro della Rocca che parte a destra dell’ingresso alla Rocca Albornoziana, altro simbolo imponente di Spoleto. Questa passeggiata panoramica di 3 chilometri consente la vista del Ponte fino a terminare in Piazza Bernardino Campello da dove si può ammirare il Duomo e la Torre Campanaria del Municipio. Il percorso oltre ad essere ideale per ammirare le belle cittadine da una prospettiva privilegiata è anche la maniera migliore per immergersi nei suoni della natura che in estate sono enfatizzati dalle cicali che cantano gioiose, incuranti delle numerose persone che percorrono questo percorso.
    La Rocca Albornoziana si trova all’apice del colle Elia e domina la città di Spoleto, questa fortificazione fu fatta edificare da Papa Innocenzo VI per sottolineare la potenza anche militare della Chiesa. Si può accedere al suo interno a fronte di un biglietto di 7,50 euro che consente anche l’ingresso al Museo Ducale mentre se si acquista la Spoleto Card al costo di 9,50 euro per adulti 8 per il ridotto si ha la possibilità di accedere ad altri 5 musei e partecipare a visite guidate gratuite.
    Spoleto necessita di almeno un paio di giorni se si desidera vedere la città con calma e immergersi nei suoi ritmi lenti una meta ideale per un fine settimana in tutte le stagioni, e magari fermarsi anche nella vicina Trevi un piccolo borgo che visto dal treno fa venir voglia di riprogrammare un nuovo giretto in terra umbra che come sempre non delude mai.

  • A spasso per la regione Marche:da Sassocorvaro al Lago di Mercatale per scoprire angoli di deliziosa bellezza

    Le Marche sono una delle regioni d’Italia più complete di paesaggi di ogni genere,si passa dalla scogliere al picco sul mare del Monte Conero, alle grotte segrete di Genga fino ai borghi nascosti tra pianura e collina sparsi su tutto il territorio marchigiano, senza poi dimenticare l’arte delle città storiche,tra cui la più famosa è Urbino, che ospita anche un’università molto frequentata da giovani provenienti da ogni parte d’Italia.

    La città di Urbino insieme a Pesaro formano un’unica provincia,partendo dalle coste sull’Adriatico del pesarese e salendo su verso l’urbinate si possono scovare antichi borghi che sembrano proprio essere usciti fuori da una fiaba,così come succede a Sassocorvaro.

    Sassocorvaro è un piccolo borgo di 3500 anime che si trova a circa 320 metri sul livello del mare e la bellezza di questo meraviglioso paesino non è solo nei suoi vicoli ricchi di storia e cura ma anche dai suggestivi panorami che offre.

    La Rocca Ubaldinesca è senza dubbio il simbolo della cittadina,un capolavoro d’architettura che si intravede appena ci si inerpica per la tortuosa strada che conduce all’ingresso del centro storico, dove si trova un piccolo piazzale adibito in parte a parcheggio. Proprio su questa piccola piazzetta il sabato mattina viene allestito il mercato settimanale con qualche esigua baracca che vende frutta e verdura del territorio ed altri oggetti d’utilità, poco,ma abbastanza per la gente del posto che infondo non ha bisogno di molto altro. Gli abitanti di Sassocorvaro sono molto ospitali, tutti si conoscono tra loro e gli anziani sono ben orgogliosi di mostrare la loro Sassocorvaro ai viandanti che arrivano sopratutto con l’inizio della primavera.

    La Rocca Ubaldinense è un vero e proprio tesoro sia esternamente ma sopratutto internamente, la visita può essere effettuata sempre ad un costo di soli 5 euro e dura meno di un’oretta.Se si conosce il giorno  in cui si arriva a Sassocorvaro è meglio telefonare al numero 3755569162 per prenotare la visita, al mattino il sito chiude alle 12.30 e riapre al pomeriggio alle 14:30.Questa fortificazione è in stile rinascimentale e domina la vallata solcata dal fiume Foglia, l’anno di costruzione risale intorno al 1475 ed è perfettamente conservata, inoltre le guide che conducono alla scoperta di questa costruzione sono molto preparate ed in grado di raccontare aneddoti storici molto interessanti.

    Camminando tra le viuzze pedonali di Sassocorvaro si rimane molto colpiti dalla cura di ogni singola casetta prevalentemente con mattoni a vista e adornata di fiori colorati che completano la cornice.Ma è affacciandosi sui balconi della città che si scopre un’altra bellissima faccia di questo borgo medievale,la vista sul lago artificiale di Mercatale, un altro piccolo paesino del marchigiano che si affaccia proprio sulle acque di questo specchio d’acqua. La diga di Mercatale si raggiunge scendendo da Sassocorvaro in meno di 5 minuti di moto o auto qui si può parcheggiare in uno spiazzo antistante al parco di questo lago.Questo spazio verde antistante la diga non è molto grande ma regna una pace assoluta, la canoa è lo sport più praticato su questo lago ed è possibile noleggiare la canoa per qualche ora per fare un giro, oppure ci si può stendere sotto un grande albero per fare un picnic. Al centro del parco si trova un piccolo bar provvisto di tavolini esterni che oltre a fare servizio di caffetteria vende gelati confezionati e poco altro, se si cerca un ristorante convenzionale è necessario spostarsi nei dintorni dove non mancano agriturismi e locande che propongono cucina regionale.

    Se si giunge fino a Sassocorvaro con annessa visita alla diga di Mercatale lo si fa per trascorrere una giornata tra storia e natura, con gli occhi verso la rocca e con il profumo dell’erba che viene dalla terra e chissà che tra gli uccelli che volano liberi nel cielo non ci siano anche dei corvi dai quali Sassocorvaro ha preso il nome.

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  • Da Monte Cerignone a Monte Grimano Terme per scoprire due borghi immersi nella natura marchigiana

    Lungo il confine tra Emilia Romagna e Marche esiste un territorio fatto di vallate fiorite e dolci colline con dei borghi antichi che spuntano fuori proprio come fiori,uno più bello dell’altro,facilmente raggiungibili da quel tratto di costa che va da Pesaro, città marchigiana,a Rimini capitale del turismo di massa italiano.
    Questo fazzoletto di terra è particolarmente frequentato dagli appassionati di motocicletta e bicicletta da corsa,a volte gli unici frequentatori di queste strade che partendo dalla pianura a ridosso della costa,diventano via via più tortuose ed immerse nel verde.
    Il piccolo borgo di Monte Grimano Terme è un comune di poco più di 1100 nella provincia di Pesaro Urbino nelle Marche. Nel 2002 il comune si chiamava solo Montegrimano a seguito di un referendum cambia nome in Monte Grimano Terme grazie al suo stabilimento termale frequentato sopratutto per via delle cure idropiniche molto potenti le cui acque arrivano dal vicino monte S. Paolo. Attualmente lo stabilimento termale è chiuso per cambio gestione e di conseguenza il turismo che è da sempre stato il motore propulsore del paese è calato,nonostante ciò molta gente continua a scegliere di soggiornare qui per godere dell’aria buona e delle passeggiate nella natura. L’Hotel della salute situato in via Dante Alighieri 20, in posizione centrale è molto frequentato da chi sceglie di vivere qualche giorno in pieno relax.

    Monte Grimano Terme è anche il paese del book crossing, ovvero lo scambio gratuito di libri, sparsi tra le vie del paesino piccole casette colorate di rosa con annessa sedia in tinta ubicate prevalentemente all’ombra di grandi alberi dove ci si può sedere, prendere un libro e mettersi comodamente a leggere.
    Poco distante dal centro parte il sentiero delle sorprese un piccolo camminamento che porta al campo sportivo ideale per fare una camminata non troppo impegnativa.Anche il parco comunale Luigi Ciacci è un luogo ideale anche per le famiglie con bimbi che qui possono trovare un’area giochi e tavoli attrezzati per fare un pic nic.
    Prima di lasciare Monte Grimano Terme è d’obbligo una sosta al bar pasticceria di Giusy e Franco in via Battelli 5,proprio all’ingresso del borgo,dove parcheggiare l’auto o la moto per iniziare la visita del paese, questo locale è molto piccolo con pochi tavolini, frequentato da ciclisti che si fermano per uno spuntino super energizzante, dai dolci alla pizza tutto è preparato dai gestori con cura, consigliati assolutamente i siciliani, come li chiamano loro,cannoli ripieni di ricotta e gocce di cioccolato, una vera bontà.


    Proseguendo il viaggio in direzione Carpegna si trova un altro borgo incantevole dove fermarsi,il comune di Monte Cerignone, una vera chicca,sempre della provincia di Pesaro e Urbino.
    Solo 660 anime che si incontrano tutti la domenica mattina per la messa presso la chiesa di Santa Caterina, edificata dall’ordine dei cavalieri di Malta.

    Monte Cerignone si trova nell’alta Val Conca su di uno sperone di roccia a 818 metri sul livello del mare,l’ aria più fresca qui si sente anche in piena estate tanto da renderlo un luogo perfetto dove prender refrigerio dal caldo estivo. Il borgo è davvero un incanto la passeggiata si fa in brevissimo tempo è la Rocca domina la scena, ad oggi al suo interno è ospitata la residenza comunale ed intorno si apre un ampio balcone con annesse aiole di fiori dal quale si può godere di una vista bellissima sulla vallata. Monte Cerignone è anche il posto perfetto per fermarsi con il camper visto che appena fuori dall’ingresso del centro storico c’è una piazzola attrezzata.Una cosa molto interessante che si può notare passeggiando tra i pochi vicoli di Monte Cerignone sono i dipinti su muro raffiguranti scene di epoca medioevale alcuni di essi dedicati proprio ai cavalieri di Malta.Inoltre la popolazione,costituita prevalentemente da anziani,è molto felice di vedere turisti a spasso nel loro piccolo paese e non vi negherà mai un saluto ed un sorriso,abitudine ormai persa tra gli abitanti dei centri urbani più grandi che invece spero si conservi ancora per lungo tempo in questi ameni luoghi senza tempo.

  • A spasso per le Romagna :da Verucchio al fiume Marecchia per vivere l’emozione di ritrovarsi immersi tra storia e natura

    Romagna uguale piadina,  spiagge con gli ombrelloni colorati e divertimento sfrenato! Peccato però che forse questo è il solo slogan pubblicitario che rimane impresso ai turisti e che troppo spesso sono proprio le istituzioni locali a utilizzare per promuovere una terra che al contrario mostra il suo aspetto più bello spostandosi dal fragore della folla e andando a visitare l’entroterra.

    Verucchio è un comune della provincia di Rimini con poco più di 10000 persone che vivono in questo piccolo borgo distante una ventina di minuti dalla vivace Rimini. Verucchio si raggiunge in auto da Rimini attraverso la strada statale 238 o comodamente in bus con il numero 160 che parte direttamente dalla stazione dei treni di Rimini e che arriva in Piazza Malatesta dopo circa 35 minuti, le corse sono abbastanza frequenti sia in settimana che nel fine settimana, quindi è possibile visitare Verucchio in qualsiasi giorno senza particolari restrizioni anche se si sceglie di arrivarci con i mezzi, unica raccomandazione è quella di scegliere una giornata limpida con poca foschia per godere al massimo della vista sulla valle sottostante visto che la piccola cittadina di Verucchio sorge su di uno sperone di roccia.

    Verucchio è definita la culla dei Malatesti perché qui ebbe inizio la potenza della celebre famiglia dei Malatesta nella veste di Giovanni della Penna dei Billi , appunto il Malatesta. L’impianto urbanistico della città è di tipo medioevale con poderose mura a far da corolla al piccolo e raccolto centro storico. Fiore all’occhiello della città è senza dubbio la Rocca,visitabile però solo nei fine settimana, imponente e che durante la bella stagione diviene il palcoscenico di diverse manifestazioni.Partendo proprio da Piazza Malatesta non si corre il rischio di perdere qualcosa durante la visita di Verucchio, fatta di piccole viuzze che si intersecano intorno alla chiesa della Collegiata, un bell’esempio di arte barocca rinascimentale. La visita al borgo di Verucchio è abbastanza rapida e se si vogliono scoprire a fondo le radici di questa cittadina d’obbligo è un salto al Museo Archeologico dove si possono osservare diversi oggetti ritrovati in zona ed un corredo funerario appartenuto a circa 500 tombe tutte rinvenute nella valle del Marecchia, intorno alla città.

    Ma se l’aspetto storico e la cura con cui Verucchio si conserva nel tempo colpisce il visitatore, è la zona attorno che incanta, un territorio ancora intatto ideale per gli appassionati di vita nella natura. Partendo proprio da Verucchio si possono trovare splendidi sentieri immersi nella natura da fare in bicicletta o a piedi. Scendendo a piedi dal paese di Verucchio si arriva verso la vallata dove partono diversi camminamenti che costeggiano il fiume Marecchia, quello più interessante va da Ponte Verucchio fino ad arrivare a Rimini, il percorso è interamente ciclo pedonale e ricopre una distanza di 20 chilometri attraverso il quale si possono osservare moltissime  piante e uccelli che qui hanno trovato l’habitat ideale.

    Chiaramente la Romagna è sinonimo di buona tavola e non si può lasciare Verucchio senza andare a mangiare in uno dei suoi ristoranti, super consigliato è Al  Mastin Vecchio, in via dei Martiri 4, in pieno centro cittadino,dove gustare piatti della tradizione spendendo una cifra ragionevole e mangiando in un ambiente tipico,con muri in pietra e arredamento rustico, la fine perfetta per un’escursione tra storia e natura.

     

  • Trekking in Algarve: da Monte Gordo a Vila Real de Santo Antonio,una passeggiata tra immense pinete e spiagge oceaniche

    Forse le spiagge più belle d’Europa? Chi lo sa… forse dovrei vederle prima tutte per poter giudicare ma sicuramente le spiagge a sud del Portogallo, nella regione dell’ Algarve,sono di una bellezza struggente e non serve allontanarsi molto da loro per scoprire bellissimi sentieri immersi nel verde da percorrere a piedi, in bici o addirittura a cavallo.
    L’ Algarve si raggiunge facilmente dalla capitale Lisbona o dalla confinante Spagna partendo ad esempio in bus da Siviglia come ho fatto io, i collegamenti in entrambi i casi sono frequenti e poco dispendiosi. Se si cerca una meta dove immergersi completamente nella natura alternando passeggiate a scoperta di piccoli paesi tranquilli l’ Algarve è perfetto.
    In realtà scegliendo di visitare l’ Algarve a fine febbraio inizi di marzo non sapevo bene cosa aspettarmi sia climaticamente che turisticamente ed invece devo dire che la scelta è stata perfetta. Il clima in Algarve è mite e nonostante in alcune giornate il vento proveniente dall’Oceano può essere forte, il sole arriva sempre a far capolino e durante le ore centrali del giorno si riesce anche a stare in spiaggia prendendo un pò di sole se si rimane nelle zone più riparate,a ridosso degli stabilimenti balneari tra i quali si trova anche qualcuno che noleggia sedie sdraio ai numerosi pensionati nord europei, principali frequentatori dell’ Algarve in inverno. L’acqua del mare è davvero fredda, impensabile fare il bagno neppure per i più temerari come me, chi lo fa indossa una muta di diversi centimetri.
    Scegliere la stagione estiva per dedicarsi al trekking in Algarve è forse azzardato se non si amano le alte temperature che possono arrivare a sfiorare i 40 gradi mentre la primavera o l’inizio dell’autunno sono i momenti migliori le camminate tra la natura.
    Uno dei percorsi che maggiormente mi ha colpito durante la mia permanenza in Algarve è stato quello tra la piccola frazione di Monte Gordo fino a quell’incanto di Vila Real de Santo Antonio, nel distretto di Faro.
    Monte Gordo è una piccola località balneare che conta poco più di 3000 abitanti, un piccolo borgo marinaro che oggi si è trasformato in un paese a vocazione prettamente turistica, qui sorgono hotel e ristoranti frequentati praticamente tutto l’anno dalla gente che si sposta qui arrivando dall’aeroporto di Faro, la città più grande in Algarve.
    Come accade in molti posti sfruttati turisticamente Monte Gordo è stata un pò usurpata dalla cementificazione forsennata, alti palazzi si susseguono ininterrottamente anche se per fortuna le autorità locali negli ultimi anni hanno deciso di dare uno stop all’edilizia fuori misura cercando di preservare la natura che circonda questi luoghi meravigliosi.
    Ad ogni modo la piccola frazione di Monte Gordo resta perfetta come base per esplorare e camminare attraverso i sentieri che si snocciolano tra dune di sabbia e pinete. Raggiungere Villa Real de San Antonio a piedi partendo da Monte Gordo è adatto a chiunque, la distanza è di circa 3 chilometri e la strada tutta in piano. Nel tragitto si incontrano diverse aree di sosta per fermarsi a sentire l’odore inebriante della pineta che si mescola al mare e la cosa più pazzesca è offerta dallo spettacolo del mare che appare come un miraggio se si devia internamente dalla pineta alla spiaggia chilometrica, unica raccomandazione è quella di prestare attenzione al vento che se è forte può sollevare molta sabbia, fastidiosissima per chi indossa lenti a contatto.
    Ma partendo sempre da Monte Gordo in direzione Faro,quindi quella opposta a Villa Real de San Antonio,si possono percorrere altri sentieri dove altre alla pineta si possono trovare aree lacustri in cui vivono molti uccelli che si fermano da queste parti per nidificare. La cosa più entusiasmante e che fermandovi da queste parti potrete scegliere per quanto tempo camminare o dopo quando tornare indietro senza alcun rimpianto perché non dovrete rinunciare a niente,né al mare né all’ombra degli alberi, alternando mare e campagna tutte le volte che vorrete e che sia voi siate esperti camminatori o passeggiatori della domenica questo angolo di Portogallo vi riempirà di emozioni.

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  • 5 MOTIVI PER VISITARE LA COREA DEL SUD

    La frase l’italia è bella e c’è di tutto da visitare mi suona sempre molto retorica ed anzi i discorsi è meglio questo o quello mi hanno sempre innervosito, io viaggio perché voglio conoscere il globo, le sue diversità e la sua gente e se per farlo devo farmi migliaia di ore di volo o pochi chilometri a piedi poco importa non si può trasformare il viaggio in una gara o ancor peggio una sfida tra contendenti a suon di  “sono meglio io di te“.
    Inizio questo racconto con una,spero, non troppo noiosa premessa perché voglio iniziare a parlare della Corea del Sud un paese su cui molti hanno pregiudizi e che forse adesso in tempo di coronavirus, non viene proprio voglia di visitarlo, visti i numeri esorbitanti che l’anno colpito, siano essi veritieri o meno,come peraltro, tutti quelli del resto del pianeta.
    Sono tornata dal mio viaggio in Corea appena qualche giorno prima dallo scoppio dilagante dell’epidemia nel paese e ripensandoci oggi mi ritengo molto fortunata a non aver trovato difficoltà nel rientro in Italia.
    I motivi per i quali qualcuno dovrebbe scegliere di visitare la Corea del sud sono diversi e proverò ad elencarli in qualche maniera facendo ancora un ulteriore e questa volta molto coincisa premessa,ovvero: la Corea non è stato il paese asiatico che più ho amato ma ogni cosa è assolutamente oggettiva e i parametri di giudizio di una persona sono sempre differenti, quindi proverò ad essere il più oggettiva possibile spingendo comunque chiunque ne abbia desiderio,a visitare la Corea del sud:
    1. La Corea del sud è un eldorado per gli amanti del barbeque,qui gli amanti della carne troveranno piena soddisfazione per il palato, infatti buona parte dei ristoranti propongono solo menù carnivoro e la cosa innovativa e che quando ti siedi al tavolo del ristorante trovi già una piastra al centro sulla quale puoi cuocere tutta la carne che desideri mangiare, in alcuni ristoranti più sofisticati c’è addirittura un cameriere che ti prepara le pietanze direttamente al tavolo e le cifre che si spendono non sono poi così folli,con un massimo di 30 euro a persona si può mangiare carne cotta al momento. unico grosso inconveniente è che se siete vegetariani la vostra cena sarà a base di aria o di sola compagnia perché in alcuni posti non si trova una ciotola di riso neppure a pagarla.
    2. La Corea del Sud è il posto ideale se siete amanti della tecnologia, qui ci sono immensi negozi che vendono ogni tipo di diavoleria tecno,dai telefonini ultima moda alle macchine fotografiche che sembrano astronavi pronti a prendere il volo tanto è grande e sofisticato l’obbiettivo. In alcuni negozi ci sono commessi disponibili ad aiutarti in ogni singola corsia alcuni addirittura con traduttore alla mano per aiutare anche gli stranieri, questo sopratutto nella città di Seul.
    3. Una delle esperienze che mi ha spinto a visitare la Corea è stata la possibilità di vivere l’esperienza di Temple Stay ovvero uno o più giorni all’interno di un tempio coreano per vivere il buddismo, la religione nazionale in Corea del Sud. Ci sono meravigliosi templi coreani sparsi in tutta la Corea del Sud e sull’isola di Jeju,alcuni di essi come accade a Seul,facilmente raggiungibili con i mezzi pubblici senza necessità di allontanarsi di molto dalla civiltà ma trovando ugualmente il silenzio ed il misticismo di questa religione antica. Il sito al quale fare riferimento è https://eng.templestay.com qui si può addirittura prenotare e pagare on line la permanenza di un giorno singolo o di più giorni, scelta consigliata se si vuole vivere a pieno l’esperienza, i costi partono dai 70 euro a notte si dorme in camere comuni divise per sesso e si seguono i ritmi dei monaci che si alzano presto e vanno a dormire altrettanto presto,dedicando buona parte del giorno a meditazione, yoga e momenti di confronto tra i monaci e i partecipanti stessi.
    4. Non molti sanno che la Corea del sud è la patria mondiale della bellezza, i maggiori produttori di maschere di bellezza e cosmetici hanno sede proprio qui, ci sono una miriade di negozi specializzati solo nella vendita di maschere per il viso per tutti i gusti e per tutte le tasche con un’ampia scelta anche di prodotti vegani, inoltre i prezzi sono molto vantaggiosi ed il risultato post trattamento è visibile subito,fin dalla prima applicazione. Le coreane sono fissate per il make up e per i ritocchi estetici a giudicare anche dal numero spropositato di cliniche che effettuano interventi di chirurgia estetica, ci sono molte persone che arrivano in Corea del Sud con una faccia e vanno via con un altro aspetto, ma a parte gli eccessi,le coreane sono di fatto davvero bellissime.
    5. Ultimo ma non meno importante è la distanza della Corea del Sud con il Giappone una terra straordinaria da visitare assolutamente, la sua vicinanze geografica consente di trovare tariffe aeree davvero vantaggiose tra città come Seul,Busan o addirittura Jeju city sull’isola di Jeju direttamente con Osaka, Tokyo o città minori del Giappone. I prezzi possono partire anche dai 50 euro a tratta per salire ad un massimo di 150 in alta stagione con incluso bagaglio, in meno di due ore di volo si ha la possibilità di immergersi nel paese del sol levante, due destinazioni in un unico viaggio per sentirsi veramente in un altro mondo.

  • In Calabria per assaggiare il calzone con la cipolla rossa di Tropea IGP

    Il “CIBO” uno degli aspetti più importanti di un viaggio al quale per molto tempo forse non ho dato la giusta importanza ma che oggi,dopo anni ed anni di girovagare, in Italia e nel mondo mi appare un aspetto da non trascurare anzi al quale dedicare molta attenzione come alla visita del posto spesso. Si dice che la cucina italiana sia la più buona del mondo ed io forse in questo faccio poco testo perché non solo non amo particolarmente la pasta, perlomeno quella confezionata ma sono vegetariana da diversi anni ed anche con qualche intolleranza che a volte complica la scelta del cosa mangiare e sopratutto dove trovare il cibo adatto a me. In Asia non ho grossi problemi o perlomeno in diversi paesi dell’Asia, dove trovo sempre il mio amato riso e tanta buona frutta e verdura ma in altre parti del mondo a volte può diventare complicato. Qualcuno si chiederà se non mi senta penalizzata e la mia risposta è no assolutamente no, la scelta di essere vegetariana mi fa andare alla ricerca di sapori che a volte in una cucina si ignorano, le intolleranze sono un altra storia ma per fortuna non così insopportabili da non consentirmi qualche scorro alle regole.
    Per fortuna però,proprio l’Italia mi ha permesso di capire che nella nostra cucina c’è spazio per ogni palato e ogni specifica richiesta e quindi non è difficile passare dai tortelloni di ricotta burro e oro della Emilia Romagna, mia terra d’adozione, alla ‘Ncrapiata di fave e foglie, una purea di fave secche mescolate a erbe di campagna cotte, ricetta originaria della Puglia, mia terra di nascita.
    La cucina italiana si può dire composta da 20 gruppi rappresentati da tutte le regioni che compongono lo stato da suddividere ulteriormente in un numero imprecisato di sottogruppi formati da provincie e in alcuni casi paesi che a volte hanno piatti e specialità differenti nel giro di pochi chilometri.
    Durante un viaggio in Calabria di diversi anni fa,precisamente nella cittadina costiera di Scalea,ho provato un calzone di cipolla e fin qua sembrerebbe non essere una grande novità culinaria visto che la Puglia tra i suoi tanti piatti annovera anche il famoso calzone di cipolla sponsale, un tipo di bulbo lungo tipico di questa terra. La particolarità del calzone di cipolla assaggiato in Calabria e poi successivamente rimangiato per mano calabrese, è il calzone ripieno di cipolla rossa Igp di Tropea, una delizia da leccarsi i baffi, preparata in estate durante il periodo compreso da maggio a settembre quando si producono questi straordinari ortaggi caratterizzati da una grande dolcezza e digeribilità.Così desiderosa di rivivere al palato lo sprigionarsi di tutte quelle sensazioni dal sapore calabrese ho provato a rifare questa ricetta suggeritami da un calabrese Doc ed il risultato non è stato affatto male.
    RICETTA CALZONE DI CIPOLLE ROSSE IGP DI TROPEA
    INGREDIENTI
    600 grammi farina 0
    2 kg e 500 grammi di cipolla rossa di Tropea IGP
    10 gr di lievito di birra fresco
    50 gr olio extravergine di oliva
    25 gr sale fino
    acqua per impastare
    PROCEDIMENTO
    Affettare la cipolla dopo averla lavata farla saltare in padella con olio a fiamma bassa coprendo con un coperchio, aggiustare di sale fino a lasciar stufare fino al punto in cui si sarà creata una bella purea.
    Nel frattempo impastare farina  e acqua tiepida nella quale avremo sciolto il lievito, incorporare il sale solo alla fine per non alterare l’effetto lievitante del lievito, coprire con un panno o pellicola e lasciare riposare finché il composto non sarà raddoppiato. Stendere un disco per la base e adagiarlo in una teglia precedentemente oleata farcire con il composto di cipolla e coprire con un secondo strato di pasta, buchrellare con una forchetta per far uscire aria qualora ce ne fosse dall’interno, attenzione a sigillare bene i bordi, magari utilizzando una specifico taglierino da cucina.
    Cuocere in forno caldo a 220 gradi per circa 35 minuti sfornare e lasciare raffreddare il  calzone pronto per partire alla scoperta di qualche bellissimo angolo d’Italia.

     

  • Visitare Pennabilli per trovare un angolo di Tibet nel cuore della Romagna

    Per una come me sempre alla continua ricerca di nuovi posti dove trovare un profondo senso di spiritualità fu una vera e fantastica sorpresa scoprire che in un piccolo comune del riminese esisteva uno stretto legame con il Tibet.

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    Il comune di Pennabilli conta poco più di 2700 anime e se ne sta placidamente adagiato suL crinale di una collina nella alta Val Marecchia un territorio composto da dolci colline che si snocciolano intorno al fiume Marecchia.

    Pennabilli è un grazioso borgo perfettamente conservato che si raggiunge in poco più di una mezz’oretta da Rimini, nota cittadina affacciata sul mare Adriatico di cui troppo spesso purtroppo se ne decantano solo i divertimenti diurni e notturni che offre ai numerosi vacanzieri che decidono qui di trascorrere le proprie vacanze.
    A 629 metri sul livello del mare,Pennabilli domina la vallata sottostante deliziando gli occhi sul paesaggio intorno e sul vicino stato di San Marino, il suo centro storico è perfettamente conservato e molte sono la persone che giungono qui per onorare lo scrittore e sceneggiatore Tonino Guerra grande amico di Fellini che nato a Santarcangelo di Romagna considerava Pennabilli un luogo del cuore nel quale si trasferisce in età molto adulta per gustare a pieno la vita del posto,ancora scandita dai ritmi lenti di una volta, quelli che accompagnavano la sua infanzia quando seguiva la sua famiglia che veniva a Pennabilli per vendere la frutta.
    Ma non è solo l’aspetto genuino di Pennabilli,ancora per fortuna molto distante dalla devastazione turistica della costa, a rendere questo piccolo borgo così straordinariamente mistico,qui si può trovare un angolo di Tibet in carne ed ossa: la famosa campana tibetana di Pennabilli.
    Per ricercare il fortissimo legame che lega Pennabilli al Tibet bisogna fare un salto indietro nel tempo quando padre Orazio Olivieri, per tutti Frà Orazio,decide di incamminarsi verso Oriente arrivando nel 1716 in Tibet dove crea una piccola missione cristiana ed entra in contatto con la cultura locale, compilando peraltro il il primo vocabolario tibetano in lingua italiana, il legame che si crea quindi tra queste due realtà solo apparentemente distanti,è fortissimo tanto che il frate diventa una personaggio assai amato dai tibetani e perfino dagli indiani che ritrovano alcuni dei suoi scritti, decidendo di far conoscere anche al Dalai Lama la storia di questo piccolo e tenace eroe. Il Dalai Lama s’innamora di questo personaggio tanto che è proprio lui in persona ad inaugurare a Pennabilli una campana di Lhasa.
    La campana di Pennabilli si raggiunge facilmente dal centro del borgo ed arrivati al suo cospetto altro non si può fare che lasciarsi andare in un profondo momento di raccoglimento.
    Un escursione o un viaggio in Val Marecchia ovviamente deve avere Pennabilli come tappa imprescindibile, se non si desidera arrivare in macchina lo si può fare utilizzando il servizio di bus della compagnia locale Start Romagna che collega la città di Rimini che l’entroterra. Il bus numero 160 parte dalla stazione dei treni di Rimini e termina la sua corsa a Nuovafeltria, altro grazioso borgo di provincia, dal quale bisogna poi proseguire cambiando bus e prendendo il numero 161.Il primo tragitto richiede un’ora di tempo ed il secondo una quarantina di minuti, il costo complessivo è di pochi euro a tratta ed anche se si può fare il biglietto a bordo consiglio di farlo a terra prima di partire acquistandolo direttamente in stazione presso il punto informazioni Start Romagna o una qualsiasi edicola. Durante la settimana le corse sono abbastanza frequenti mentre diminuiscono notevolmente durante il fine settimana.
    A Pennabilli non ci sono molti hotel o sistemazioni dove potersi fermare a dormire, a parte il centrale ed anche elegante hotel Duca di Montefeltro, molti agriturismi sono fuori dal centro abitato e difficili da raggiungere senza un mezzo proprio, però il piccolo Bed and Breakfast Fonte dei Billi a meno di un chilometro dal centro,fornisce camere doppie con colazione all’italiana a circa 60 euro a notte, un posto davvero grazioso dove sentirsi a casa lontano da casa. In alternativa si può alloggiare a Novafeltria che offre qualche soluzione d’alloggio in più, altrimenti si può sempre rimanere a Rimini spostandosi poi verso Pennabilli e i suoi dintorni con il sistema di trasporto locale abbastanza valido e che vi farà toccare con gli occhi la vera meraviglia che si cela dietro la città di Rimini.

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  • Viaggiare in bicicletta: da Polignano a Mare a Monopoli per ammirare il blu del mare pugliese

    Per anni la regione Puglia,come altre regioni d’Italia, proprio non ne voleva sentir parlare di mobilità sostenibile e andarsene a spasso per città e paesi in bicicletta era davvero impresa ardua. Oggi anche se la strada da fare è ancora lunghissima, sia per il sud d’Italia che per lo stivale stesso, qualcosa sembra cambiare e nascono molto velocemente sempre più tratti di territorio dedicati agli amatori della vita su due ruote, inclusa ovviamente la sottoscritta.
    Infanzia passata in Puglia e amore per la bici non sempre sono state un binomio compatibile, fin da piccola  io mia madre quasi tutte le domeniche ce ne andavamo in giro in bicicletta a fare lunghe passeggiate e se da un lato mi sentivo una privilegiata nello scoprire il mondo da una prospettiva diversa,dall’altro ho sempre avuto paura ad affrontare il traffico selvaggio in mezzo al quale sembravamo due aliene sbarcate da Marte. Ma tornando in Puglia per visitare la famiglia,anno dopo anno, mi sono resa conto che le cose stanno pian piano cambiando e molti soldi si stanno spendendo nella realizzazione di piste ciclabili, una tra queste ubicata in un tratto di litorale a me molto caro che va da Polignano a Mare a Monopoli,entrambi bellissimi paesi costieri della provincia di Bari.

    In realtà la tratta di ciclabile a cui mi riferisco va da Mola di Bari a Monopoli,la distanza complessiva tra i due paesi è di 25 chilometri che attualmente sono percorsi da pista ciclabile per soli 13 chilometri, io personalmente né ho pedalati solo una decina e più precisamente dal tratto di strada che collega Polignano a Mare con Monopoli.
    Entrambe le città sono bellissime e bagnate da un tratto di mare assolutamente spettacolare.

    In Puglia si è da diverso tempo siglato un accordo interno con l’agenzia della mobilità che consente il trasporto della bici gratuitamente su molti vettori del trasporto,come Trenitalia, Ferrovie del Sud Est, del Gargano e Lucane.Arrivando a Bari e scegliendo di alloggiare in città dove non mancano cose da fare,gli spostamenti possono quindi essere facilmente(o quasi facilmente) effettuati con bici al seguito, il costo della sola corsa in treno regionale da Bari a Polignano è di soli 2.50 euro,il tempo necessario 30 minuti e i treni sono abbastanza frequenti durante la fascia diurna.

    Giunti alla stazione di Polignano per raggiungere la ciclabile che conduce al Monopoli ci vogliono meno di dieci minuti ed il panorama che si apre davanti agli occhi assolutamente da fotografare perché, oltre alla visione del mare azzurro,permette di immortalare la sagoma del centro storico di Polignano a Mare, peraltro assolutamente da visitare. Per giungere a Monopoli in bici si possono impiegare,a seconda del vostro ritmo,dai 40 ai 60 minuti ma attenzione il tempo può aumentare ed anche di molto se decidete di fermarvi per guardare cielo e mare che s’incontrano come in un abbraccio infinito. Provare per credere!

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