Cosa fare a Castellammare del Golfo, uno dei borghi più belli della Sicilia

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Mi ci è voluta una sola occhiata a circa un chilometro dall’ingresso nel centro storico vero e proprio ed era già amore, Castellammare del Golfo mi ha conquistata subito. Raggiungibile da Trapani o Palermo o come nel mio caso da Mazara del Vallo in treno, il borgo di Castellammare del Golfo è perfetto per una vacanza in relax, tra mare bellissimo, storia antica e paesaggi da perdere il fiato.
Le cose da fare a Castellammare del Golfo sono diverse. Se si vogliono riempiere le giornate di tanto sole e mare senza spostarsi dal centro cittadino con la macchina o altri mezzi si può optare per la lunga e bellissima spiaggia la Playa, raggiungibile dal centro storico in una ventina di minuti, basta seguire il lungomare in direzione della stazione dei treni. Intorno a questa zona negli ultimi anni sono sorti diversi grandi hotel e qualche campeggio che rimangono generalmente in posizione sopraelevata rispetto all’arenile così da regalare ai villeggianti un panorama che spazia dalle dolci montagne del complesso montuoso Inici, ad un cielo azzurro che si confonde con i colori brillanti del mare, le cui acque sono chiare ed invitanti. Intorno alla spiaggia ci sono dei piccoli bar e ristoranti e la possibilità di noleggiare qualche ombrellone o sdraio. Agli inizi dell’autunno, periodo peraltro perfetto per visitare non solo Castellammare ma tutta la Sicilia, sono molti gli sportivi amanti della vela a popolare la spiaggia della Playa, in quelle giornate più ventose con ancora il sole caldo per buona parte del giorno è davvero gradevole fermarsi in qualche bar a guardare il mare mosso con le vele colorate a far da contorno.
Se al contrario non si ha la minima intenzione di fare strada a piedi allora la soluzione migliore è optare per la spiaggia cittadina di Cala Petròlo, un litorale dove si mischiano ciottoli e sabbia, una spiaggia storica che si raggiunge da una scalinata a ridosso del centro antico e dalla quale si rispira forte anche il profumo della storia visto che rimane a pochi passi anche dal bel Castello Normanno della cittadina. La spiaggia di Cala Petrolo è molto frequentata in estate vista la vicinanza al centro e non essendo molto estesa come la Playa si può correre il rischio di rimanere ammassati, cosa che invece non accade in autunno quando i principali frequentatori dell’arenile sono gli anziani pescatori del borgo che con canna ed amo aspettano i pesci che quasi sempre abboccano e garantiscono il pranzo giornaliero. Il fondale in questo tratto di mare è subito profondo quindi potrebbe non essere particolarmente adatto ai bambini. Una delle attività che si è sviluppata intorno a Cala Petròlo negli ultimi tempi è l’aperitivo al tramonto, sono non solo i bar a proporlo ma anche piccoli chioschi che preparano cocktail da sorseggiare davanti al sole che cala ogni giorno e che devo ammettere regala davvero emozioni. Anche nella zona della marina di Castellammare ci sono piccoli fazzoletti di spiaggia dove qualche turista decide di fermarsi per fare un bagno nonostante la zona non sia particolarmente invitante per il continuo movimento dei natanti che, in estate soprattutto, si spostano carichi di visitatori verso la Riserva naturale dello Zingaro, una delle attrazioni principali della zona, un’area marina protetta famosa non solo per le immersioni con bombola ma anche per lo snorkelling che con maschera e boccaglio permette di vedere pesci di mille forme e colori. Anche nella zona del porto non mancano i ristoranti, alcuni anche molto raffinati dove mangiare prevalentemente pesce, alcuni di essi sono quasi esclusivamente frequentati dai turisti e poco dai locali.
Il centro storico di Castellammare del Golfo è un susseguirsi di vicoli spesso con affaccio sul mare, meravigliose terrazze panoramiche dalle quali si gode di un panorama straordinario, non meno importante è la storia di Castellammare che può essere approfondita grazie ad una visita al polo museale della città allestito all’interno del castello Arabo Normanno il cui ingresso è gratuito. Non vi sono molti reperti da osservare ma le sale all’interno sono state restaurate ed è molto interessante guardare questo maniero al suo interno e capirne il ruolo che ha avuto nel corso della storia.
Uno forse degli angoli cittadini più distensivi ed anche scenografici di tutta Castellammare è la villa comunale Regina Margherita, qui oltre a sedersi su qualche panchina per riposarsi si potrà fare l’incontro con qualche anziano del paese che soprattutto dopo pranzo si appisola sotto qualche albero o fare amicizia con qualche gatto della zona che pascola in tutta tranquillità tra le aiole del giardino e che non disdegna qualche croccantino, da portare sempre dietro come buona norma per tutti gli irriducibili amanti degli animaletti.
Chiaramente siamo in Sicilia e il buon cibo è alla base di qualsiasi itinerario e devo dire che Castellammare non delude e se si lasciano i posti super coreografici e si gira tra le vie appena fuori dal centro storico si trovano delle chicche gastronomiche formidabili, come il ristorante la Buona Forchetta in via Guglielmo Marconi 121, una trattoria molto spartana trovata praticamente per caso, un locale molto piccolo e frequentato dai locali dove se non si ha una prenotazione non vi è possibilità di trovare posto neppure in settimana, il piatto forte del locale sono i secondi di carne anche se per mia fortuna non manca una scelta di pietanza vegetariane a base di melanzane, olive ed altri prodotti rigorosamente locali e cucinati in maniera casereccia e molto gustosa, i prezzi poi sono assolutamente irrisori e ci si alza da tavola davvero soddisfatti, unico consiglio è quello di non esagerare con il vino, anch’esso casereccio e che necessita a seguire di una bella dormita.
Una delle pizze migliori mangiate in Sicilia è quella consumata prezzo la Pizzeria Gusto situata nella bella piazza Europa in pieno centro, qui la tradizione napoletana si è fusa con quella siciliana facendone davvero scaturire una sinfonia perfetta, da provare assolutamente la pizza con melanzane e mozzarella di bufala un connubio perfetto. Ultimo suggerimento gastronomico è quello di fermarsi a mangiare alla gastronomia Sacraglino in via Segesta 177, un locale informale dove è possibile anche sedersi a consumare alcuni dei tanti piatti che vengono realizzati con sapienza ogni giorno, anche qui gusto e prezzo super convenienza camminano insieme, inoltre la gastronomia si trova in direzione della spiaggia la Playa e potrebbe rappresentare la fine perfetta di una mattinata sotto il bel sole siciliano, al cospetto di una città unica come Castellammare del Golfo.

SELINUNTE: il parco archeologico più grande d’Europa

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Soggiornando a Mazara del Vallo, durante il mio on the road siciliano dello scorso autunno, ho visto città meravigliose spiagge da sogno e siti di richiamo turistico internazionale a dir poco da togliere il fiato, come il Parco Archeologico di Selinunte.
Jean Paul Sartre recitò così: <interrogammo i templi di Selinunte, il loro silenzio aveva più peso di tante parole>. In effetti davanti alla bellezza di questo sito archeologico si rimane senza parola alcuna.
Da sempre pensavo che prima o poi visitando la bella Sicilia avrei fatto tappa ad Agrigento per vedere la famosa Valle dei Templi e devo ammettere che la scoperta di Selinunte è stata abbastanza recente quando appunto strutturavo un possibile itinerario nei pressi di Trapani e Mazara del Vallo(entrambe bellissime).
Il Parco Archeologico di Selinunte si estende su 270 ettari di terreno ed è in assoluto il più grande d’Europa del Sud ed appartiene al comune siciliano di Castelvetrano.
La mia paura prima di visitare Selinunte era quella di non riuscire ad arrivarci con i mezzi pubblici visto che i miei viaggi cercano sempre di svilupparsi intorno a località da raggiungere in treno o bus, salvo qualche eccezione. Dopo qualche studio e ricerca sono riuscita a trovare la quadra giusta non solo per visitare in tranquillità Selinunte ma anche per arrivarci con i mezzi.
La scelta di alloggiare a Mazara del Vallo è sicuramente ideale per assicurarsi non solo la permanenza in un posto fantastico ma anche perché di qui ci si può spostare in treno o anche bus. Con un biglietto di Trenitalia al 2.40 in circa 30 minuti si arriva alla stazione dei treni di Castelvetrano, le corse giornaliere che coprono questa tratta sono abbastanza da garantire un’escursione giornaliera senza fretta, partendo al mattino e ritornando per ora di cena carichi di emozioni.
Appena arrivati alla stazione di Castelvetrano e usciti fuori sul piazzale guardando a sinistra si trova la fermata del bus della compagnia Salemi che effettua i collegamenti sia con il Parco Archeologico di Selinunte che con Trascina di Selinunte, quest’ultima una località balneare che sta diventando molto frequentata negli ultimi periodi grazie alla bellezza delle spiagge attorno alle quali si sviluppa. Durante la stagione invernale i collegamenti sono garantiti solo durante i giorni feriali informazione non di poco conto soprattutto se si decide di visitare Selinunte in Ottobre, periodo peraltro pazzesco per un viaggio in Sicilia.


CASTELVETRANO ORARIO FERIALE PER SELINUNTE
06:55,07:55,13:20,14:35,16:15(andata dalla stazione dei treni di Castelvetrano)
07:20,08:30,14:00,15:30,16:50(ritorno da Selinunte)
Se invece si sceglie di arrivare a Trascina di Selinunte fermandosi per qualche giorno lì gli orari dei bus sono decisamente più limitati con solo due corse giornaliere per andare e tronare, una alle 06:50 e l’altra alle 14:20 per l’andata mentre alle 07:20 e 14.50 per ritornare a Castelvetrano.
Se si arriva a Castelvetrano in tarda mattinata si può decidere di fare un giro in centro che dista una una decina di minuti a piedi dalla stazione dei treni e magari fermarsi in qualche panificio per prendere qualche specialità locale sempre molto appetitosa in Sicilia. Devo ammettere che Castelvetrano è stata l’unica città visitata fin ora in Sicilia che non mi è piaciuta particolarmente, forse perché arrivando dalle meravigliose Mazara del Vallo e Marsala il centro di Castelvetrano ci è apparso un pochino trasandato, quindi dopo un giretto e un pit stop ristoratore abbiamo aspettato il bus nei pressi di un piccolo parchetto cittadino dove ogni tanto compariva qualche timido pensionato.


Il bus per Selinunte parte puntuale e dopo una ventina di minuti si ferma praticamente difronte all’ingresso del Parco Archeologico dove si trova un ristorante molto frequentato dai visitatori. Essendo bassa stagione non troviamo fila alle casse a parte un gruppetto di stranieri e questo è un bene perché in altre giornate la prenotazione é assolutamente consigliata, noi la facciamo lì sul posto con il telefonino come ci dice la ragazza alle casse, non ne capiamo bene il motivo visto il basso afflusso ma non ci tiriamo indietro. Il biglietto d’ingresso ha un costo di 6 euro con inclusa la visita al Museo Baglio Florio, davvero interessante. Purtroppo per noi scopriamo con rammarico che non è possibile visitare l’intera area archeologica a causa di un tremendo incendio che si è abbattuto in zona pochi giorni prima del nostro arrivo.
Il percorso per iniziare la visita di Selinunte è segnato ed anche molto intuitivo ci sono ancora scavi aperti a dimostrazione del fatto che ancora emergono reperti del passato e molti archeologi ci lavorano ancora oggi. La visita al museo è particolarmente esplicativa grazie anche ad un serie di filmati, che mi accorgo con rammarico disponibili solo in lingua italiana e non inglese per aiutare nella comprensione gli stranieri assidui visitatori del sito, i reperti ed il materiale video permettono d’ immaginarsi come dove essere e quante cerimonie si svolgevano in questa zona molte legate al sacrificio di numerosi animali per le divinità, di cui sono stati recuperati molti resti. Una delle cose che maggiormente colpisce di questa grande area archeologi è anche la vista intono che arriva fino al mare in un abbraccio d’infinito amore, uno spettacolo al quale di certo non si rimane indifferenti.
Per la visita completa museo incluso un paio d’ore sono sufficienti almeno quando è tutto fruibile, rientrati a Castelvetrano non ci resta altro che rifare un giretto nel centro storico e precisamente in piazza Cavour dove sorge la chiesa madre, aspettando il treno per rientrare a Mazara del Vallo con gli occhi pieni di bellezza per la fortuna immensa di aver visto una delle meraviglie tante meraviglie antiche che la Sicilia custodisce.

SICILIA ON THE ROAD: in treno da Mazara del Vallo a Castellammare del Golfo

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Castellammare del Golfo è uno di quei piccoli borghi con i quali l’amore è arrivato come un colpo di fulmine, si trova in provincia di Trapani e sorge alle pendici del complesso montuoso del Monte Inici.
Lasciata Mazara del Vallo, dopo un’abbondante colazione presso l’hotel Hoops sull’omonimo lungomare, prendiamo il treno per Castellammare del Golfo che in un’ora e 15 minuti ci conduce a Castellammare del Golfo al costo di 4.80 euro. L’idea di associare Mazara del Vallo a Castellammare del Golfo mi è venuta praticamente per caso, guardando attentamente la mappa della Sicilia e studiando eventuali collegamenti da fare in treno o bus che piano piano mi avvicinassero alla città di Palermo dove avrei concluso il mio on the road siciliano. Successivamente ho poi scoperto che Castellammare del Golfo è uno dei paesi più scenografici della costa ovest della Sicilia a due passi dalla famosa Riserva Naturale dello Zingaro. La stazione dei treni di Castellammare del Golfo dista a piedi dal centro circa una quarantina di minuti, ci sono anche dei bus locali della compagnia Salemi che effettuano la corsa tra la stazione ed il centro ma non sono molto frequenti e la voglia di arrivare in paese e sistemarci nel nostro piccolo bed and breakfast è tanta, così zaini in spalla e si cammina. La strada è leggermente in salita e non ci sono marciapiedi, almeno nel primo pezzo, quindi camminiamo sul ciglio della strada a ridosso con la sterpaglia tra la quale il mio compagno di viaggio scorge visibilmente una grossa biscia. Per fortuna la strada non è molto trafficata e finalmente arriviamo a mettere piede sul marciapiede dopo possiamo rilassare l’attenzione dalle macchine ed iniziare a goderci quello che ormai ci sembra evidente: stiamo arrivando in un piccolo paradiso, immerso tra montagna e scogliere a strapiombo sul mare.
I grandi hotel di Castellammare più vicini alla Playa, la bellissima spiaggia cittadina, si trovano fuori dal centro storico e a metà ottobre molti di loro sono giù chiusi, un vero peccato perché considerate le temperature gradevolissime di questo periodo potrebbero essere frequentati, come accade per i centri turistici più famosi della Sicilia. Decidiamo di fermarci a Castellammare per 3 giorni prendendo in affitto una camera molto graziosa presso il bed and breakfast Verdirooms 158, situato in via Giuseppe Verdi nel cuore della cittadina, una camera pulitissima e nuova all’interno di un palazzo storico ristrutturato che vede al piano terra lo studio di un avvocato e le camere sistemate tra il primo ed il secondo piano tutte provviste di balcone con affaccio sulla strada non molto trafficata,per fortuna. Il costo al giorno per questa camera è davvero irrisorio, circa 25 euro a notte per una doppia con bagno ed una colazione che viene recapitata ogni mattina. Unica accortezza prima di arrivare presso il bed abd breakfast è quella di contattare il gestore in anticipo così da ricevere il messaggio d’istruzioni per effettuare il check in, poiché non dispone di reception.
La scelta di alloggiare nel centro storico di Castellammare del Golfo è perfetta soprattutto se la priorità del viaggio non è principalmente la vita balneare. Il paese ha tutto il necessario per rendere una vacanza perfetta, supermercati, ristoranti, bar e negozi di ogni genere inoltre da Piazza della Repubblica partono i bus per diverse località inclusa Palermo, gestite dalla compagnia Russo, collegamenti che si ripetono più volte in una giornata e che in bassa stagione non richiedono l’acquisto anticipato del biglietto del bus come invece accade ad agosto, quando il flusso dei turisti si aggiunge a quello dei locali che ogni giorno si muovono verso la città per svariate ragioni.
Castellammare del Golfo è quindi una di quelle località imperdibili da inserire in un’ itinerario alla scoperta di questo angolo di Sicilia, un luogo che può essere perfetto come base per concedersi una bella vacanza balneare o come escursione da Palermo o Trapani, sicuramente consigliato è rimanere nel paese almeno qualche giorno per godere al meglio delle tante bellezze che può offrire. To be continued….

TRAVEL DIARY: what can happen when you arrive in India

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The pandemic has completely upset the balance of entire populations, changed the way of life of every single individual, at least of those who were used to travel, to discover the world, to be completely immersed day after day, in the journey both physical and mental. . The news, the newspapers, and the web had fun transforming this period of pandemic into a kind of labyrinth for the mind that began to struggle about what the future could be for those like me who live every moment of this earthly life with the I always vividly remember the beautiful and even ugly emotions, linked to places in the world that we have traveled even a few meters and this is how we learn to live with the spotlights on all those countries that after visiting inevitably become part of us and it is precisely when you hear them or read their name somewhere that the chills come. Intense chills also made of fear, as happened to me a few days ago, when I learned the news that in India, my INDIA, has once again fallen into the endless and devastating abyss of the corona virus, a news that leaves me even more speechless if only I think that just a couple of months I had rejoiced with them in learning that this terrible monster seemed defeated, now a new variant even more contagious and only those who have visited India without filters can understand what they want say this blow again, and that’s why out of every scheme, just like I am, I want to tell a travel page in which no place, no monument, no tour is told, but only the sensations of an arrival, an arrival that from that moment on, even if I didn’t know it yet, it would have changed all my mental patterns, all my emotional conditions, perhaps too fragile at that moment, an arrival from which emotionally I have not never returned, an arrival whose name is well engraved in the head and heart and which is called India.

A cold Italian February and a plane flight to New Delhi bought many months back and in my head the road trip I had it very clear, I wanted to see the famous Taj Mahal, I wanted to travel the streets of Jaipur and finally get in touch with it spirituality to which in an inexplicable way I felt so much attracted, to which I had approached perhaps in an even stronger way probably during my first trip to Asia, to Sri Lanka to be exact, considering the tear of India that had set fire again more deeply my strong attraction to Asia.

Unfortunately, however, things in life take a different turn and a little more than a month before my departure or rather from our departure, that of mine and my travel and life companion, the loss of our beloved and completely humanized crawling completely changes the our center of gravity and although for most people a feeling of such strong bond and deep love for an animal can be incomprehensible, for us it was such a hard blow that it did not give us the strength to think about any planning, so much so that we took the decision to leave equally without a precise destination other than that of having booked a week in a super super cheap hotel room in an equally super cheap neighborhood of New Delhi, Parangaji. The Lufthansa flight is punctual we arrive in India in the middle of the night, upset not so much by the route but by that whirlwind of emotions that now after the death of our Ale were floating in the heads of both and to which we could not give any answer.

I had read galore about things to do once we reached their destination and under a normal circumstance certainly neither I, even less my partner, would have been so terribly naive and unconscious as to entrust us to a taxi, which was not a taxi. in the hope that it would lead us to that address that I so shyly show him, written on a neat sheet of paper. Too bad that as soon as we get into the car we risk ending up in the opposite lane because together with the alleged taxi driver there was a driver who is taken by a sudden fall asleep from which he wakes up just in time to avoid the car that would have overwhelmed us in a few minutes . But when our hands reached the chest as a sign of deep gratitude to heaven for the narrow escape, we find ourselves in a place that was not at all the one indicated on the white sheet of paper but only the shabby office of a travel agent who he wanted to give us a much more expensive hotel than the one booked from Italy. The “alleged travel agent” type is very shrewd and with good interpretative skills, so much so that he staged a phone call directly with the reception of my hotel (which my hotel is not) and informs me that they were closed for the elections policies. In fact you find out

DIARIO DI VIAGGIO: cosa può succedere arrivando in India

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La pandemia ha completamente sconvolto gli equilibri di intere popolazioni, cambiato il modo di vivere di ogni singolo individuo, almeno di quelli che erano abituati a viaggiare, a scoprire il mondo, ad essere completamente immersi giorno dopo giorno, nel viaggio sia esso fisico che mentale. I tg, i giornali, e il web si sono divertiti a trasformare questo periodo di pandemia in una specie di labirinto per la mente che ha iniziato ad arrovellarsi su quale potesse essere il futuro di chi come me vive ogni istante di questa vita terrena con il ricordo sempre vivido delle emozioni belle ed anche brutte, legate a posti del mondo di cui si sono percorsi anche solo pochi metri ed è così che si impara a vivere con i riflettori accessi anche su tutti quei paesi che dopo aver visitato diventano inevitabilmente parte di noi ed è proprio quando li si sente nominare o si legge il loro nome da qualche parte che vengono i brividi. Brividi intensi fatti anche di timore, come è accaduto a me qualche giorno fa, quando ho appreso la notizia che in India, la mia INDIA, è ricaduta ancora una volta nel baratro interminabile ed devastante del corona virus, una notizia che mi lascia ancora più senza parole se solo penso che appena un paio di mesi avevo gioito insieme a loro nell’apprendere che questo terribile mostro sembrava ormai sconfitto, ora spunta fuori una nuova variante ancora più contagiosa e soltanto chi ha visitato l’India senza filtri può capire cosa voglia dire ancora questa mazzata, ed è per questo che fuori da ogni schema, proprio come sono io, voglio raccontare una pagina di viaggio nella quale non si racconta alcun posto, alcun monumento, alcun tour ma sole le sensazioni di un arrivo, un arrivo che da quel momento in avanti, pur non sapendolo ancora, avrebbe cambiato tutti i miei schemi mentali, tutte le mie condizioni emotive, forse troppo fragili in quel momento, un arrivo dal quale emotivamente non ho mai fatto rientro, un arrivo il cui nome è ben scalfito nella testa e nel cuore e che si chiama India.

Un freddo Febbraio italiano ed un volo aereo verso Nuova Delhi comprato molti mesi indietro e nella testa il viaggio on the road lo avevo ben chiaro, avrei voluto vedere il famoso Taj Mahal, avrei voluto percorrere le strade di Jaipur ed entrare finalmente a contatto con quella spiritualità alla quale in maniera inspiegabile mi sentivo così tanto attratta, alla quale mi ero avvicinata forse in maniera ancora più forte probabilmente durante il mio primo viaggio in Asia, in Sri Lanka per l’esattezza, considerata la lacrima dell’India che aveva incendiato ancora più profondamente la mia forte attrazione per l’Asia.

Purtroppo però le cose della vita prendono una piega differente e poco più di un mese prima dalla mia partenza anzi dalla nostra partenza, quella mia e del mio compagno di viaggio e di vita, la perdita della nostra amata e del tutto umanizzata gattona cambia completamente il nostro baricentro e seppur per la maggior parte della gente un sentimento di così forte legame e profondo amore per un animale può essere incomprensibile, per noi è stato un colpo così duro da non darci la forza di pensare ad alcuna pianificazione, tanto da farci prendere la decisione di partire ugualmente senza una meta precisa se non quella di aver prenotato una settimana in una super super economica camera di hotel in un altrettanto super economico quartiere di Nuova Delhi, Parangaji. Il volo della Lufthansa è puntuale arriviamo in India nel cuore della notte, scombussolati non tanto per la tratta ma da quel turbinio di emozioni che ormai dopo la morte della nostra Ale venivano a galla nella testa di entrambi ed alle quali non sapevamo dare alcuna risposta.

Di cose da fare una volta giunti a destinazione ne avevo lette a bizzeffe ed in una circostanza normale di certo nè io ancor meno il mio compagno saremmo stati così tremendamente ingenui e incoscienti da affidarci ad un taxi, che taxi non era. nella speranza che ci conducesse a quell’indirizzo che così tanto timidamente gli mostro, scritto su di un lindo foglio di carta. Peccato che appena entrati in macchina rischiamo di finire sulla corsia opposta perché insieme al presunto tassista c’era un autista che viene preso da un colpo di sonno improvviso dal quale si desta appena in tempo per evitare la macchina che ci avrebbe forse travolto in pochi minuti. Ma quando ormai le nostre mani giungevano al petto in segno di profonda riconoscenza al cielo per lo scampato pericolo, ecco che ci ritroviamo in un posto che non era affatto quello indicato sul bianco foglio di carta ma solo il malandato ufficio di un agente di viaggio che voleva rifilarci un hotel ben più costoso di quello prenotato dall’Italia. Il tipo “presunto agente di viaggio” è molto scaltro e con buone capacità interpretative, tanto da mettere in scena una telefonata direttamente con la reception del il mio hotel (che il mio hotel non è) e che mi comunica che erano chiusi per le elezioni politiche. In effetti scopriremo solo i giorni a seguire che l’intera area di Parangaji era davvero chiusa al traffico delle automobili ma nessun hotel o ristorante erano chiusi al contrario brulicavano di gente. Completamente esausta ed intontita non sapevamo più che pesci prendere, il mio compagno da sempre attento e per nulla sprovveduto, in quell’occasione era come impietrito e fu allora che, forse in preda al panico, decido di riversare tutto la mia rabbia sul finto agente di viaggio, così da intimargli di accompagnarmi all’indirizzo indicato per il prezzo concordato e quasi incredula il mio deciso urlo disperato ha i suoi effetti e non solo in pochi minuti siamo nuovamente nel taxi verso la direzione giusta, almeno speriamo, ma in poco tempo siamo davanti ad un magro, anzi magrissimo signore che con la sua bicicletta conduce a destinazione chiunque lo voglia per poche rupie, questo povero uomo non parla una parola d’inglese ed è proprio il tassista a fare da intermediario, stabilendo una cifra per entrare nel quartiere di Parangaji dove il nostro hotel si trovava ed al quale si poteva accedere solo senza automobile. Il nostro conduttore pedalava con tutta la forza che aveva nelle sue gambe e davvero non capivo dove potesse prenderla vista la sua corporatura esile, dopo qualche vano tentativo di trovare l’hotel e un paio di cani per nulla amichevoli che ci vengono dietro, arriviamo al cospetto del nostro piccolo hotel che erano ormai le 3 di notte. Un paio di ragazzi dormivano all’ interno della minuscola reception e ci accolgono assonnati, aiutandoci anche a divincolarci dal nostro bici driver che ovviamente pretendeva più soldi rispetto alla cifra pattuita.

Durante questa brutta disavventura non abbiamo mai avuto paura che ci avessero potuto far male fisicamente avevamo ben intuito che si trattava dell’ennesimo raggiro che può capitare in giro per il mondo a danno dei viaggiatori e che in un situazione normale avremmo evitato, quindi la prima lezione dell’India ed anzi del mondo è quella di tenere sempre gli occhi ben aperti.

Il giorno seguente il peggio sembra essere passato ed io mi sento desiderosa e felice in maniera inspiegabile ed anche con una fame da lupi ma non avevo fatto i conti con una reazione inaspettata del mio forte compagno di viaggio che quasi in preda al panico, mi dice che non avrebbe voluto mettere piede fuori dal quella camera di hotel che non era poi neppure così allettante, una reazione la sua, che non mi aspettavo, difronte alla quale non sapevo bene neppure come comportarmi. Dopo un altro paio di ore passate in pieno silenzio, paralizzata ancora una volta dal timore ecco che il mio compagno si decide a mettersi in piedi e mi chiede di uscire per cercare qualcosa da mangiare, io non dico troppe parole e sono pronta per vedere finalmente la luce del sole che era fortunatamente intensa da farmi vedere i colori della gente, percepire negli occhi e nel naso la polvere delle strade e sentire il rumore dei clacson che per le strade dell’India suonano in maniera ininterrotta. Mangiamo in un McDonald’s, appena fuori dal quartiere Parangaji al quale però si arriva attraversando una strada talmente trafficata che penso tra me di non uscirne viva ma è lì che inizio a riconoscere la forza e la capacità di adattamento di Leo(il mio compagno), nel giro di un secondo mi prende la mano e sguizza come un pesce nell’oceano tra le macchine, portandomi dall’altro lato della strada con estrema disinvoltura. Da quel momento in avanti le sue in India saranno solo vittorie perché si adatta talmente bene allo stile di vita, ai suoni, agli odori gradevoli e sgradevoli che al momento di lasciare l’India leggo oltre al dispiacere la voglia di ritornarci quanto prima anche perché di rimanerci per lunghi periodi, desiderio questo che speriamo di realizzare negli anni a seguire, quando mi auguro per me e per il mondo intero la pandemia sarà solo un brutto ricordo.

L’India la si può amare o odiare ma una volta messo piede in questa terra unica sarai cambiato inevitabilmente tu lo voglia o meno, tu lo percepisca o meno, perché l’india non è un paese ma uno stato d’animo!

Quali escursioni fare durante un viaggio a Lanzarote

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Sono molte le attività che si possono fare partendo da Puerto del Carmen, una delle località più famose dell’isola vulcanica di Lanzarote. Puerto del Carmen insieme a Costa Teguise sono i centri nevralgici del turismo di Lanzarote,il numero di turisti verso l’isola è sempre crescente tanto che negli ultimi anni quest’isola ha visto un considerevole aumento del traffico aereo preveniente da tutta Europa, Italia inclusa.

Fino a qualche anno fa infatti i turisti che visitavano l’arcipelago delle Canarie avevano sempre preferito Gran Canaria o Tenerife forse convinti del fatto che Lanzarote offrisse meno rispetto alle altre due. In realtà in termini naturalistici Lanzarote è davvero sensazionale ed anche le strutture turistiche sorgono come funghi soprattutto a Costa Tenguise, un piccolo paese che ha perso molto del suo aspetto originario, diventando una agglomerato molto sfruttato turisticamente dove trovare tutto il necessario per chi decide di trascorrere qui le proprie vacanze, incluse molte agenzie turistiche dove prenotare attività da fare a Lanzarote.
Ugualmente anche Puerto del Carmen offre tutto il necessario per trascorrere una vacanza senza rinunce e le agenzie turistiche sull’isola di Lanzarote non mancano.
La prima escursione venduta praticamente ovunque, hotel inclusi, è quella verso Parco Nazionale di Timanfaya. Si tratta di un’area protetta di natura geologica, il risultato di eruzioni avvenute tra il 1720 e il 1736 poi in seguito nel 1824. L’assenza di vegetazione l’aspetto brullo della terra polverosa a tratti di un rosso intenso rendono il paesaggio assolutamente unico tanto che i primi visitatori del Parco Nazionale di Timanfaya descrivevano quest’esperienza come simile alla visita di un altro mondo.

I prezzi per l’ escursioni al Parco Nazionale di Timanfaya partono dai 25 euro per gli adulti 15 per i piccoli, in questa versione il giro è più breve ed effettuabile in una mezza giornata, osservando le principali formazioni geotermiche nella parte sud del parco, quella raggiungibile più velocemente dalla costa. La quota per la versione più completa del Timanfaya sale ai 45/50 euro, mentre se si vuole unire alla visita del parco anche una sosta alla Geria, la zona più importante di Lanzarote per via dei suoi vigneti che producono un vino eccezionale, i prezzi salgono di altri 30 euro con la sola degustazione delle bollicine prodotte dalle vigne ai 45 euro se si preferisce la sosta a pranzo in un ristorante della zona, per un totale che va dai 75 fino un max di 100 euro. Qualsiasi sia la scelta, il parco nazionale di Timanfaya e la zona intorno ad essa è meravigliosa e l’ingresso a quest’area protetta non è consentito in autonomia come accade per il vulcano Teide della vicina isola di Tenerife ma solo avvalendosi dei bus, a bordo dei quali, si può ammirare il panorama. Generalmente anche i tour più brevi prevedono il classico e turistico giretto sulla groppa di un cammello, attività facoltativa e acquistabile al costo di 6 euro. Non troppo distante dal graziosissimo paese di Yaiza, raggiungibile con il bus numero 161, esiste un ranch dove vengono tenuti i cammelli per motivi turistici e molte famiglie si fermano per far fare ai bimbi un giro o ancora meglio solo per fargli vedere questo meraviglioso animale un pò più da vicino.
Oltre alla visita al Parco Nazionale di Timanfaya, la più classica e imperdibile escursione proposta dagli operatori turistici di Lanzarote esistono moltissime attività come la visita ai due mercati settimanali dell’isola come Teguise, il più turistico, allestito tutte le domeniche mattina, mentre quello di Playa Blanca, un pò meno famoso, si svolge il mercoledì mattina entrambi con la possibilità di organizzarsi in fai da te arrivandoci con i bus locali o con un transfer organizzato dalle agenzie turistiche ad un prezzo intorno ai 15/20 euro a persona.
Ovviamente anche il mare ha un’importanza predominante sull’isola di Lanzarote come quindi le escursioni ad esse legate che includono immersioni e crociere intorno alla costa con sosta alla spiaggia dorata di Papagayo. Il diving situato sulla spiaggia di Boca Chica a Puerto del Carmen, oltre ad essere composto da uno staff molto esperto, offre immersioni giornaliere partendo proprio dalla spiaggia di Boca Chica, uno spot molto frequentato da tutti i sub in viaggio sulla bella isola di Lanzarote.

Dove trovare angoli di Asia a Palermo

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In via dei Candelai numero 33 esiste un tempio di nome Mariammen Kovil dove tutta la comunità induista di Palermo s’incontra per vivere la fede e la tradizione di un popolo che ha saputo integrarsi con armonia all’interno di una delle città più multietniche d’Italia, una città dal sapore esotico dove bellezza architettonica, storia e cultura s’intrecciano in un abbraccio denso di straordinaria passione, facendo di Palermo una città unica nel suo genere.
Dopo la mia seconda visita alla città di Palermo spero ancora di poterci tornare altre mille altre per tantissimi motivi tra i quali il principale è quello di ritrovare in qualche maniera la cultura induista che qui è ben salda tra la nutrita comunità di induisti divisa tra mauriziani, tamil dello Sri Lanka, induisti del Bangladesh, dell’India e del Punjab.
La comunità induista che risiede a Palermo è ben integrata e a frequentare il tempio settimanalmente sono circa 150/200 persone, un luogo comunque aperto a chiunque voglia dedicare una preghiera indipendentemente dal credo religioso così come ho fatto io, arrivando nella città in un assolato sabato pomeriggio di metà ottobre. Incredibile non è solo vedere come questa comunità sia ben inserita ma come nel corso del tempo le loro abitudini e tradizioni si siano mantenute ben salde, come per la celebrazione della festa estiva dedicata al Dio Ganesh, figlio di Shiva e Parvati, che si festeggia generalmente tra agosto e settembre, ricorrenza alla quale un giorno spero di poter partecipare anche io. La festa di Ganesh è un’occasione di festa per gli Induisti di Palermo e quelli di altre comunità che fanno anche un lungo viaggio per non perdersi i rituali presenziati da Goburdhun Dayanand, il presidente Ganesh Mandir Palermo, inoltre spesso vi presenziano anche autorità locali come il sindaco di Palermo stesso. Il cerimoniale in onore della divinità con la testa di elefante prevede una processione della statua di Ganesh che, per l’occasione, viene abbellita di fiori rigorosamente veri e altri abbellimenti ecologici che poi, una volta arrivati in spiaggia, si disperdono tra le acque del mare dove la statua viene immersa come simbolo di purificazione per tutti. Ganesh è una delle divinità più venerata dell’Induismo si dice che sia la forza dell’elefante di cui ha il volto e la forza del topo, le preghiere a lui rivolte hanno il compito di conferire forza fisica e mentale eliminando i problemi.
Ma a Palermo se ci si vuole immergere in questo suo aspetto multiculturale e trovare qualche scorcio d’India lo si può fare entrando in qualche negozio di abbigliamento o oggetti quasi tutti made in India di via Maqueta oltrepassata la bella piazza Massimo in direzione stazione, qui piccole botteghe di bigiotteria o abiti indiani si mescolano con altrettanti oggetti provenienti dal nord Africa. Oltre alla buonissima gastronomia siciliana a Palermo ci si può sempre concedere un buon piatto di curry indiano e molti altri piatti della tradizione, cucinati abbastanza bene, da provare assolutamente il Bombay Grill e Curry in via Maqueda 183 dove trovare i classici samosas oppure il biryani, un piatto di riso disponibile sia nella versione vegetariana che con carne.
Insomma mi rendo conto di essere in costante crisi di astinenza da Asia e durante il nefasto 2020, anno di pandemia in cui tutti i miei spostamenti verso l’Asia e non solo sono saltati, il mio viaggio in Sicilia ed in particolare a Palermo è stato un pò il mio rimedio contro il mal d’Asia, oltre al fatto che Palermo è una città della quale ci si innamora al primo colpo d’occhio.

COSA FARE A SINGAPORE: traghetto per l’isola di Batam in Indonesia e bus per la città di Johor Bahru in Malesia

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Singapore è una città stato davvero incredibile, pulizia, scelte ecosostenibili ed un grande rispetto per le culture diverse la rendono un luogo dove dolce è la permanenza, sia essa breve o un pochino più lunga.


Sono passati ormai dieci anni da quando ho visitato per la prima volta Singapore che mi è da subito sembrata molto diversa dal resto dell’Asia che tanto amo, pulizia in ogni luogo, ordine e disciplina anche negli incroci più ingarbugliati, insomma un territorio oltreoceano che merita l’appellativo di “Svizzera d’oriente”. Sono molte le cose che si possono fare a Singapore e alcune di esse prevedono di varcare i confini e di recarsi in Malesia o In Indonesia. Una delle escursioni sicuramente non molto gettonate tra gli occidentali è quella di prendere un traghetto per raggiungere l’isola indonesiana di Palau Batam, che insieme a Palau Bintan compone l’arcipelago delle Riau. L’isola di Palau Batam è raggiungibile dal porto di Singapore con una corsa in traghetto per la durata di circa cinquanta di minuti, il costo del traghetto è di 23 euro ed il tempo per il disbrigo delle formalità frontaliere è abbastanza rapido. Una volta giunti a Palau Batam si può scegliere di partecipare ad un tour dell’isola, un giro del territorio molto gettonato dai turisti asiatici al quale per curiosità decidiamo di aggregarci al costo di 25 euro a persona. La prima tappa di questo tour è una passeggiata in uno dei più grandi centri commerciali dell’isola famosi per avere la possibilità di acquistare merce griffata che solo in pochi casi è originale e che nella maggior parte è un falso davvero fatto bene che per l’occhio meno esperto come il mio è difficile da distinguere, pare infatti che Palau Batam sia uno dei luoghi al mondo dove si confeziona il miglior fake tra magliette, borse, occhiali da sole tutti acquistabili senza tasse aggiuntive. Attività che non mi interessa particolarmente se non per il fatto che in questi enormi casermoni dello shopping generalmente si trova qualche interessante snack locale, oltre ad essere particolarmente curioso vedere come ormai il mondo si sia globalizzato ed il desiderio di possedere oggetti materiali griffati sia ormai fuori controllo.

Seconda tappa del giro turistico è una tappa al tempio di Maha Vitara Maitreya un luogo dove si respira silenzio e ci si distacca dal trambusto dello shopping. A seguire si raggiunge un piccolo parco dove ci sono diversi modelli di costruzioni indonesiane, dalle classiche abitazioni dell’isola di Bali a quelle inconfondibili del Sulawesi con il tetto a forma di corno di bufalo, interessante come luogo anche se non particolarmente esteso. La tappa per il pranzo è sicuramente il secondo motivo, dopo lo shopping, che spinge, gli asiatici soprattutto, a fare un tour sull’isola di Batam, ovvero i ristoranti di pesce molto caratteristici, spesso allestiti su palafitte a ridosso della terra ferma dove si può mangiare pesce in tutti i modi, particolarmente gettonati i crostacei che si possono ordinare direttamente dalle loro vasche di allevamento e cucinati all’istante. Devo dire di non aver mai visto una tale varietà di pesce in un solo ristorante e nonostante dieci anni fa non fosse ancora del tutto vegetariana, non sono riuscita ad assaggiare nemmeno un quarto di quello che in brevissimo tempo è arrivato al tavolo, pesce in tutte le salse, cotto e crudo, sul quale i miei simpatici compagni si sono fiondati in un batter d’occhio. Probabilmente non tornerei mai più a Palau Batam ma è stata di certo un’escursione divertente che mi ha permesso in qualche modo di entrare ancor meglio in contatto con il popolo asiatico e di capire come a pochi chilometri possano esserci così tante disparità sociali come quelle tra Singapore e l’Indonesia.
Altra interessante escursione, sempre effettuabile da Singapore in una sola mezza giornata, è quella verso la città malese di Johor Bahor, a soli 40/50 minuti di bus dalla città con incluso tempo necessario per attraversare la frontiera, almeno nei momenti di minor affluenza. I tour verso Johor costano sui 30 euro ed includono la tappa alla moschea di Sultan Abu Bakar una bella struttura color bianco con enormi minareti affacciata sulla in posizione sopraelevata rispetto alla città, dalla quale si gode di un discreto panorama. Questa moschea è molto ampia, può accogliere fino a 2000 fedeli e spesso viene utilizzata per incontri istituzionali. Lasciata la moschea si fa visita a qualche fabbrica di batik della zona, la Malesia detiene il primato per le stoffe dipinte a mano con le quali si realizzano abiti, borse e fantastici teli da appendere per decorare le pareti di casa con raffinatezza. Si potrebbe stare ore e ore ad osservare la grande maestria delle donne che dipingono le stoffe come pittrici davanti alla loro tela, un’abilità antica ancora diffusa in Malesia ed anche in molte zone dell’Indonesia. L’ultima tappa generalmente è la sosta in un qualche villaggio locale, il cosiddetto kampung, dove ci si immerge nella vita più rurale della Malesia tra bellissimi alberi di frutta esotica e piante officinali raccontate da guide del luogo. Per concludere si assiste a qualche danza tipica che intrattiene i turisti, il tutto finalizzato alla vendita di prodotti locali come saponette, tisane e via di seguito, un’esperienza turistica sicuramente ma al contempo molto interessante e soprattutto distensiva.

Come viaggiare in tempi di pandemia

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Una delle regole fondamentali dello yoga ed in generale di tutta la filosofia orientale è quella di vivere nel presente, il famoso qui ed ora, un concetto con il quale solo negli ultimi anni ho iniziato a prendere confidenza abituata com’ero ed anzi come sono a vivere solo pensando al mio prossimo viaggio. La pandemia però ha scombussolato il mio ordine mentale, probabilmente l’ha sconvolto a chiunque sia abituato a viaggiare e a scoprire il mondo. Oltre all’impossibilità di muoversi dove, come e quando, si fanno i conti con chi proprio non ti comprende, con quelli che dall’alto del loro inutile sapere ti tacciano di ingratitudine, perché magari non hai vissuto sulla tua pelle il virus, ai quali vorresti rispondere con rabbia e dire:- ehi non esiste solo il virus e di guai con la salute ne ho già avuti abbastanza, ma lasci fluire così come lo fai anche davanti ad un’altra delle frasi più banali: “non sarà mica un grosso problema non viaggiare per un pò” senza pensare che oltre ad essere per te ossigeno come per loro gli abiti costosi, gli aperitivi, le macchine ecc ecc il non viaggiare, la completa staticità del settore turistico sta mandando sull’orlo del fallimento moltissime persone e se proprio non dobbiamo dimenticare quelli che stanno peggio di noi allora guardiamo oltre e pensiamo a quei paesi in cui il turismo rappresenta l’unica fonte di reddito.
Ma nonostante tutto questo stop alla mobilità ed ai viaggi sia profondamente dilaniante la lezione più grande che ricevo è quella di vivere nel qui ed ora e mentre sono seduta a godermi i miei momenti di stasi approfitto del qui e ora per studiare e arricchire il mio sapere di tutto quel bagaglio che potrà aiutarmi non solo nei viaggi ma in ogni istante della mia vita e così che ancora una volta lo yoga mi aiuta e nel momento di chiudere gli occhi e visualizzare una sensazione o un luogo dove fermare la mente non mancano le immagini, gli ashram dell’Asia ed anche dell’Italia, il profumo dei fiori di Bali, la quiete di Koh Chang in Thailandia, il misticismo di Fushimi Inara in Giappone ed anche la polvere del Rajasthan, nella quale mi sentivo avvolta come in una carezza.
Qualcuno dice di non riuscire a vedere neppure una foto di viaggio, qualcun’ altro di non riuscire a pianificare nulla nell’incertezza, io invece non ho mai smesso di farlo, ora forse senza prenotare con un anno d’anticipo tutti i miei voli, bus, o treni perché troppe cancellazioni ho subito ma con lo stesso ardore, pianificando i giorni e il percorso e se poi saranno da cambiare, pazienza, avrò confezionato almeno sulla carta un nuovo itinerario che andrà poi ad aggiungersi a tutti quelli che forse in tutta questa vita terrena non sarò in grado di fare ma che posso sempre sognare di realizzare nella prossima, nella prossima ancora e nell’altra ancora…..

Visitare Marsala la città del vino più famoso di Sicilia

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Il nome Marsala riporta ad uno dei vini più famosi dell’Italia, il suo gusto liquoroso è forse distinguibile anche dai non esperti come me soprattutto all’interno di qualche dolce. Però Marsala non è solo un vino ed anzi questo nome è senza dubbio da associare alla bella città sicula nella provincia di Trapani che deve assolutamente essere inserita in un itinerario alla scoperta delle bellezze siciliane.
Marsala è una città affascinante che può essere raggiunta anche in treno partendo da Trapani oppure da Mazara del Vallo altra meraviglia siciliana. Il turismo in questa città è ormai arrivato con impeto e tra le strade del centro s’incontrano numerosi gruppi guidati con lo sguardo rivolto al cielo a contemplare i bellissimi edifici barocchi che popolano i vicoli del centro storico.
Arrivando in treno in città ci vorranno circa una quindicina di minuti per giungere in Piazza del Popolo, la porta d’ingresso per la zona più antica della città, dove si trova anche la stazione dei bus dalla quale partono i mezzi per raggiungere l’imperdibile Laguna dello Stagnone.
Piazza della Repubblica rappresenta il cuore della città di Marsala su di essa si affacciano il bellissimo Duomo e la chiesa parrocchiale di San Tommaso di Canterbury. Il Duomo è stato ristrutturato nel 1956 grazie alla donazione di un cittadino di Marsala rientrato in città dopo anni di esilio. Spostandosi di poco da Piazza della Repubblica è assolutamente da visitare la chiesa di San Pietro Rosone in via XI Maggio numero 80 dove è possibile anche usufruire di una guida per una visita all’interno che illustra alcuni elementi interessanti dell’edificio in cambio(qualora lo si voglia) di un’offerta libera da destinare alla chiesa. Questo edificio al suo interno custodisce molte chicche, fa parte di un complesso monumentale dedicato alla nobildonna Adeodata che nel 595 convertì la sua abitazione in monastero. La facciata esterna è sormontata da un rosone a raggiera molto ampio mentre il portale ha un frontone di chiaro gusto rinascimentale. Sempre all’esterno è ancora visibile sul lato sinistro della chiesa ciò che resta di una porta che sicuramente era il collegamento con il convento del Carmine. Internamente la navata è unica sull’altare centrale si trova un bellissimo dipinto del XVII secolo raffigurante i santi Pietro e Paolo.
Molti visitatori giungono a Marsala per visitare il Museo Archeologico Baglio Anselmi allestito all’interno di uno stabilimento utilizzato per la preparazione del vino, il costo del biglietto è di 4 euro e si trova sul lungomare Boeo al numero 30 raggiungibile con una gradevole passeggiata lungo la costa meravigliosa di Marsala. Il pezzo forte del Museo Anselmi è sicuramente la nave punica affondata nelle acque dell’arcipelago delle Egadi più di 3000 anni fa, inoltre ci sono anche altri antichi reperti archeologici che testimoniano come in passato questa zona fosse crocevia per arabi e fenici.
Chiaramente essendo il vino il simbolo della città non possono mancare le visite guidate all’interno di qualche cantina come le Florio una vera istituzione per la città attive nella produzione dal 1833, entrare in questo stabilimento è come fare un tuffo nel passato e rivivere la visita di personaggi storici del passato come Mussolini e Vittorio Emanuele. Le cantine si trovano sul Lungomare Florio e distano circa 2 chilometri dalla centrale Piazza della Repubblica, passando per Lungomare Mediterraneo. La visita guidata alla cantine Florio è un viaggio all’interno dell’800, i tini che si possono osservare sono proprio risalenti a quel periodo e vengono utilizzati ancora oggi. Il tour alle cantine dura 30 minuti ed al termine è possibile degustare qualche vino, la prenotazione per la visita è sempre obbligatoria è può essere effettuata anche tramite mail contattando la struttura al seguente indirizzo: villa florio@duca.it. Il costo è di 20 euro a persona e la degustazione prevede l’abbinamento con piccoli assaggi di cucina locale, inoltre sono disponibili anche tour più complessi di 2 ore al massimo da associare eventualmente anche alla spillatura di un marsala riserva, in questo caso il costo sale ai 50 euro a persona.
Marsala è una cittadina molto estesa e per visitarla al meglio è bene soggiornare almeno una notte alloggiando in qualche bed and breakfast all’interno del centro storico, strutture ricettive talvolta anche molto raffinate e attente al particolare, assolutamente in linea con l’eleganza di questo centro a sud della Sicilia.