ESCURSIONI A LANZAROTE: cosa e come scegliere cosa fare

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Sono molte le attività che si possono fare partendo da Puerto del Carmen, una delle località più famose dell’isola vulcanica di Lanzarote. Puerto del Carmen insieme a Costa Teguise sono i centri nevralgici del turismo di Lanzarote, il numero di turisti verso l’isola è sempre crescente tanto che negli ultimi anni quest’isola ha visto un considerevole aumento del traffico aereo preveniente da tutta Europa, Italia inclusa. Fino a qualche anno fa infatti i turisti che visitavano l’arcipelago delle Canarie avevano sempre preferito Gran Canaria o Tenerife forse convinti del fatto che Lanzarote offrisse meno rispetto alle altre due. In realtà in termini naturalistici Lanzarote è davvero sensazionale ed anche le strutture turistiche sorgono come funghi soprattutto a Costa Tenguise, un piccolo paese che ha perso molto del suo aspetto originario diventando una agglomerato molto sfruttato turisticamente dove trovare tutto il necessario per chi decide di trascorrere qui le proprie vacanze, incluse molte agenzie turistiche dove prenotare attività da fare a Lanzarote.
Ugualmente anche Puerto del Carmen offre tutto il necessario per trascorrere una vacanza senza rinunce e le agenzie dove prenotare escursioni sull’isola di Lanzarote non mancano.
La prima escursione venduta praticamente ovunque, hotel inclusi è la visita al Parco Nazionale di Timanfaya. Si tratta di un area protetta protetta di natura geologica il risultato di eruzioni avvenute tra il 1720 e il 1736 poi in seguito nel 1824. L’assenza di vegetazione, l’aspetto brullo della terra polverosa a tratti di un rosso intenso, rendono il paesaggio assolutamente unico tanto che i primi visitatori del Parco Nazionale di Timanfaya descrivevano quest’esperienza come simile alla visita di un altro mondo. I prezzi per l’escursioni al Parco Nazionale di Timanfaya partono dai 25 euro per gli adulti 15 per i piccoli, in questa versione il giro è più breve ed effettuabile in una mezza giornata osservando le principali formazioni geotermiche nella parte sud del parco quella raggiungibile più velocemente dalla costa. La quota per la versione più completa del Timanfaya sale ai 45/50 euro, mentre se si vuole unire alla visita del parco anche una sosta alla Geria, la zona più importante di Lanzarote per via dei suoi vigneti che producono un vino eccezionale, i prezzi si aggirano intorno ai 30 euro con la sola degustazione delle bollicine prodotte dalle vigne ai 45 euro se si preferisce la sosta a pranzo in un ristorante della zona. Qualsiasi sia la scelta Timanfaya e la zona intorno ad essa è meravigliosa e l’ingresso al parco non è consentito in autonomia come accade per il vulcano Teide della vicina isola di Tenerife ma solo avvalendosi dei bus, a bordo dei quali, si può ammirare il panorama. Generalmente anche i tour più brevi prevedono il classico e turistico giretto sulla groppa di un cammello, attività facoltativa e acquistabile al costo di 6 euro. Non troppo distante dal graziosissimo paese di Yaiza, raggiungibile con il bus numero 161 esiste un ranch, dove vengono tenuti i cammelli per motivi turistici e molte famiglie si fermano per far fare ai bimbi un giro o ancora meglio solo per fargli vedere questo meraviglioso animale un pò più da vicino.
Oltre alla visita al Parco Nazionale di Timanfaya, la più classica e imperdibile escursione proposta dagli operatori turistici di Lanzarote esistono moltissime attività proposte come la visita ai due mercati settimanali dell’isola come Teguise, il più turistico, allestito tutte le domeniche mattina e quello di Playa Blanca un pò meno famoso che si svolge il mercoledì mattina, entrambi con la possibilità di organizzare in fai da te arrivandoci con i bus locali o con un transfer organizzato dalle agenzie turistiche ad un prezzo intorno ai 15/20 euro a persona.
Ovviamente anche il mare ha un’importanza predominante sull’isola di Lanzarote come quindi le escursioni ad esse legate che includono immersioni e crociere intorno alla costa con sosta alla spiaggia dorata di Papagayo. Il diving situato sulla spiaggia di Boca Chica a Puerto del Carmen oltre ad essere composto da uno staff molto esperto offre immersioni giornaliere partendo proprio dalla spiaggia di Boca Chica, uno spot molto frequentato da tutti i diver in viaggio sulla bella isola di Lanzarote.

 

In bus verso San Bartolome’ de Tirajana

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Andare per bus o in treno mi piace ma tanto mi piace, certo fare delle foto con il mezzo in movimento non è di certo facile ma piuttosto una sfida. L’emozione si sa è diversa per ognuno di noi ma vuoi mettere la mobilità sostenibile e anche l’improbabile capacità di fare foto decenti?Bhe certo ognuno ha le sue fisse la mia è quella di vedere il mondo a piedi,in bici,in bus,in treno e perché no anche in carrozza ammesso che il cavallo o il mulo non si stanchi troppo.Comunque tutto questo giro di parole per descrivere con le foto,sempre ammesso che ci riesca, quello che ho provato e che ho visto a bordo del bus 18 che parte dal Faro di Maspalomas,uno dei posti più famosi di Gran Canaria, fino a San Bartolomeo de Tirajana un paese fotonico, per via dei panorami mozzafiato che la circondano,canyon e rocce a strapiombo sulla valle.

Il conducente del bus è matto e per qualche istante temiamo per la nostra salute,una ragazza in preda al panico decide di scendere alla prima fermata utile e non proseguire oltre,noi sfidiamo la sorte ed arriviamo. Le foto non sono facili da fare a bordo del bus ma consiglio a tutti di andarci poi di lì oltre all’aria buona c’è anche la possibilità di fare scatti senza effetto mosso😂

In bus verso Bobbio, uno dei borghi più belli d’Italia

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Mi ronzava nella testa già da qualche anno e più precisamente da quando avevo seguito una trasmissione televisiva che parlava di lui, un lui dalla sagoma antica, un lui meravigliosamente affascinante composto da circa 3500 anime, un lui il cui appellativo è il borgo dei borghi, il bellissimo borgo medioevale di Bobbio.
Per anni e anni ho percorso il percorso ferroviario che conduce a Milano chiedendomi quando avrei potuto finalmente fermarmi qualche giorno nella città di Piacenza e quale occasione più appropriata delle limitazioni da Covid che, se ti va bene, rendono possibile solo viaggi all’interno della regione quindi,da incallita viaggiatrice,decido di intraprendere una serie di viaggi proprio all’interno della mia bella Emilia Romagna alla scoperta di città probabilmente ed erroneamente non tanto considerate dal turismo di massa ma che si rivelano davvero una bella scoperta come nel caso appunto di Piacenza.
Ancora più esaltante è poi scoprire che il borgo di Bobbio dista da Piacenza 45 chilometri e che lo si può raggiungere rimanendo fedele al mio mood ovvero quello di scegliere mete da visitare raggiungibili con le gambe, la bici, i bus e i treni.
Dall’autostazione Lupa di Piacenza, situata in via Cristoforo colombo poco distante dalla stazione dei treni, ogni giorno inclusa la domenica partono i bus della linea Seta con destinazione Bobbio. L’ autostazione è aperta tutti i giorni ad esclusione della domenica ed il sabato solo mezza giornata, qui si possono acquistare i titoli di viaggio per il bus che sono comunque disponibili anche in edicola e che non si possono mai fare a bordo e che è meglio quindi procurarsi prima di intraprendere il viaggio.
Il bus E17 che da Piacenza autostazione fino a Bobbio precisamente in Piazza San Francesco, situata alle porte del centro storico e dove al sabato mattina si tiene anche il piccolo mercato settimanale del borgo con in vendita, oltre a frutta e verdura formaggi e salumi d’eccellenza della zona e miele di mille varietà, altro fiore all’occhiello della zona.
La linea E17 non ha orari così frequenti durante il giorno ma corse necessarie sia per organizzare un paio di giorni lì o anche per effettuare un’escursione giornaliera, se come me si è appassionati di camminate all’aria aperta consiglio vivamente di fermarsi almeno una notte perche’ di percorsi escursionistici, oltre la via Francigena,che passa anche di qua, se ne trovano diversi e tutti che si snodano nella Val Trebbia una delle valli più belle d’ Italia che si trova alla convergenza di quattro province italiane, quella piacentina, quella genovese, alessandrina e pavese.
Gli hotel a Bobbio non sono molti e se si arriva al borgo in bus si può decidere di rimanere nei pressi del centro storico alloggiando ad esempio all’Albergo ristorante Piacentino proprio in Piazza San Francesco che però non è aperto tutto l’anno e che è meglio prenotare per via telefonica. In alternativa si può optare per Il Relais Sant’Ambrogio Agriturismo, situato in località Sant’Ambrogio, a circa 25 minuti a piedi in salita partendo da Piazza San Francesco una vera oasi di pace con una vista mozzafiato sulla Val Trebbia, i prezzi per una camera doppia partono dai 110 euro a notte, non proprio economici ma il posto vale tutti i soldi chiesti,non solo per il contesto naturale ma anche per l’accoglienza della proprietà e il suo ristorante che prepara ottimi piatti da accompagnare ad un vino che loro stessi producono, magari quindi questo posto può essere l’ideale per festeggiare qualcosa di speciale, speciale proprio come è il meraviglioso borgo di Bobbio.

Castel San Pietro Terme tra natura, terme e buona cucina

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Se c’è una cosa che la pandemia mi ha insegnato è che appena si ha la possibilità si deve andare e poco importa se la meta è vicina o lontana l’importante è andare senza rimandare. Così intrappolati in rosso, arancio da settimane anzi mesi appena si vede il giallo, seppur limitato alla sola regione in cui si risiede non resta altro che fare lo zaino, metterci lo stretto necessario e iniziare a salire sul treno, salire sul bus, inforcare un sentiero e fare qualsiasi altra cosa si voglia e che possa assomigliare vagamente a un viaggio nella maniera in cui siamo abituati e devo dire che gli ingredienti ci sono sempre tutti anche se la meta è praticamente sotto casa.


All’età di vent’anni senza un soldo in tasca e il sogno fisso di poter viaggiare io ed il mio compagno con pochi soldi e idee chiare anche lui approfittavamo del fine settimana, per girovagare attorno alla città di Bologna in cerca di qualche luogo dove poterci sentire come villeggianti in cerca di quel brio unico che solo quando si è lontano dalla dimora si può sentire sulla pelle ed erano queste le sensazioni che provavamo quando ce ne andavamo a spasso intorno ai sentieri che circondano il centro storico di Castel San Pietro terme, una cittadina di circa 20000 anime a soli venti chilometri da Bologna la nostra residenza fissa per più di 10 anni.,
Castel San Pietro Terme è una famosa località termale dell’Emilia Romagna, il suo complesso termale è frequentatissimo da primavera ad autunno e molta gente sceglie di effettuare le cure presso questa struttura non solo per l’affidabilità del posto in essere dal 1870 ma anche perché questo è il luogo perfetto dove rigenerarsi e trovare la pace.
Gli hotel intorno al centro termale sono tutti immersi nel verde ed in modo particolare l’hotel delle terme che è l’unico con accesso diretto allo stabilimento termale qui da primavera a autunno c’è bisogno di prenotare con largo anticipo per trovare posto ci sono diverse tipologie di camere e sicuramente quella più rilassante è quella con balcone affacciata direttamente sul verde parco termale, i prezzi al giorno partono dai 50 euro con inclusa colazione e sono anche disponibili pacchetti con inclusi pranzo e cena o posti convenzionati con il ristorante la Torretta, raggiungibile a piedi passando per il parco. Durante la bassa stagione l’hotel rimane sempre aperto e frequentato prevalentemente da lavoratori che scelgono Castel San Pietro Terme per la posizione comoda all’autostrada che permette di raggiungere Bologna o Imola in poco tempo, avendo però la certezza alla sera di tornare in un posto decisamente rilassante, dove al mattino l’unico rumore che si inizia a percepire è il cinguettio degli uccelli. Nei periodi di bassa stagione o in piena pandemia come nel nostro caso l’hotel effettua promozioni interessanti come quella di far pagare una camera di livello superiore come una standard.
L’hotel delle Terme di Castel San Pietro si trova a circa venti minuti a piedi dal centro storico e sempre in questa zona sono collocati quasi tutti gli hotel della zona tutti finalizzati a rendere comodo ai vacanzieri la permanenza termale, cure peraltro effettuabili come accade in tutti i centri termali importanti grazie al servizio sanitario.
Una delle caratteristiche principali di Castel San Pietro Terme è senza dubbio la possibilità di camminare nella natura, infatti nella zona intorno alle terme sono nati con il tempo diversi sentieri che si snocciolano intorno al fiume Sillaro come il percorso ciclo pedonale “Brigata Maiella” questo sentiero ha un importanza valenza storica perché il 17 Aprile del 1945 il secondo corpo dell’armata polacca, il gruppo combattimento Friuli, e la Brigata Partigiana Maiella, tutti aggregati all’ottava britannica si mossero verso Castel San Pietro Terme per liberarla dall’occupazione nazifascista. Tutto il sentiero è lungo 5.3 chilometri e percorre appunto i passi di quei liberatori del passato e immergersi nel silenzio e nella gratitudine.
Ma Castel San Pietro Terme non è solo un posto da visitare esclusivamente per le sue terme il suo piccolo e raccolto centro storico è ideale per una passeggiata al sabato pomeriggio quando i bar di via Cavour praticamente la strada principale del paese dove sotto i portici che sovrastano il marciapiede si può sempre prendere un caffè seduti fuori, peccato solo che il passaggio alle macchine non sia mai vietato ma per fortuna non sono tante. La piazza più grande di Castel San Pietro è Piazza XX Settembre dove si erge anche il palazzo comunale e il Santuario del Crocifisso, una bella chiesa risalente al 1741, una costruzione che custodisce nel suo oratorio un crocifisso molto importante per i fedeli donato dal sacerdote battista Antonio Comelli nel 1543. Dal 1629 ogni quinta domenica di quaresima al santuario si tiene una festa proprio dedicata al crocifisso, purtroppo però attualmente la chiesa è temporaneamente chiusa.
Al paese di Castel San Pietro Terme non manca proprio nulla, dai bar ai negozi, alle botteghe dove acquistare il famoso miele di Castel San Pietro, un prodotto d’eccellenza della zona. Non mancano poi le locande dove mangiare le crescentine, classiche e famose in tutto il bolognese, piccoli pezzi di pasta lievitata alle quali vengono date svariate forme, generalmente come un piccolo panino, che poi fritto in abbondante olio o strutto, si accompagna a formaggi e salumi che si possono definire senza troppa modestia i migliori d’Italia. Se poi si è alla ricerca di un posto dove mangiare oltre a qualche piatto della tradizione anche pesce ed una buona pizza nel forno a legna disponibile anche a mezzogiorno il posto giusto è il ristorante Maraz in Piazza Vittorio Veneto 1, appena fuori dal centro storico a pochi metri dalla strada che conduce alle terme, un buon posto i cui prezzi sono assolutamente ragionevoli.
La cosa comoda inoltre di Castel san Pietro Terme è la sua posizione strategica, si può decidere di arrivare in paese in treno o bus partendo sia da Imola che da Bologna, la stazione dei treni dista una ventina di minuti a piedi dal centro storico mentre il bus numero 101 della linea Atc ferma alla stazione dei bus praticamente in pieno centro. Quindi Castel San Pietro Terme è la località perfetta sia per un fine settimana di relax, sia per una vacanza termale con i fiocchi che una gita fuori porta in qualsiasi momento dell’anno.

PORRETTA TERME UN GIOIELLO DA RECUPERARE

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Se mi imbatto in una sensazione che non mi piace allora ecco che ho imparato a difendermi cercando non tanto di combattere la sensazione ma lasciando che essa fluisca fuori da me. In viaggio ci possono essere sensazioni bellissime e anche un pò meno, riflessioni che fanno sorridere altre un pò meno.

Mi sento turbata difronte al vecchio e anche bellissimo stabilimento termale di Porretta Terme, un piccolo e stupendo paese a un’ora di treno da Bologna, vicinissimo al confine con la regione Toscana. Porretta Terme un tempo fu una località termale di fama nazionale che adesso, non si capisce bene perché, è morta dietro al decadimento delle sue terme, eppure cavoli è bellissima e certamente una vacanza termale sarebbe davvero perfetta non fosse altro per il territorio naturale che ha tutto intorno e che la renderebbe una meta pazzesca sia per il recupero fisico che mentale.

La mia prima visita a Porretta Terme risale ai miei vent’anni quando avevo iniziato la mia nuova vita a Bologna dopo aver lasciato l’ingeneroso sud Italia(ingeneroso almeno sotto il profilo professionale) i soldi erano pochi, anzi pochissimi, tra me e il mio compagno le lotte per arrivare alla fine del mese erano disumane e di certo la domenica il mare, a un’ora di distanza. era impensabile e così dovevamo accontentarci del solito giro in centro o la classica salita a San Luca(per chi non lo conosce è una chiesa che domina Bologna dall’alto dei suoi colli) ma io sono sempre stata uno spirito libero, piena di voglia di scoprire, così se qualche volta riuscivamo anche a farci stare nelle spese anche qualche biglietto di treno o qualche grammo di benzina in più non si perdeva di certo tempo e scappava fuori, l’escursione che per me era come il viaggio dell’anno. Porretta Terme quindi si colloca di diritto tra i posti che per me hanno rappresentato ossigeno e poterci tornare a distanza di anni con il solo scopo di vivere un fine settimana di relax, mi sembrò quasi un sogno.

L’hotel Roma praticamente sul corso principale di Porretta terme è lì da sempre, un tempo quando le terme erano agibili era il punto di riferimento per tutti i vacanzieri, oggi le cose sono un pochino cambiate ma la proprietà è rimasta la stessa, affezionata a quei vecchi clienti che ancora tornano a Porretta terme per prendere un pò di aria buona e fresca almeno in estate. Le tariffe per una camera doppia con una scarna colazione si aggirano intorno ai 100 euro, sicuramente non proprio il giusto rapporto qualità prezzo, ma i gestori sono gentili e amichevoli e la posizione è fantastica.

Non ci sono molte cose da fare a Porretta Terme, i giovani si radunano nei bar della via principale e i bimbi corrono tre le vie del centro storico dove davvero non manca nulla e dove si respira pace e serenità.

Siamo al primo fine settimana di Novembre, l’autunno è già ben radicato, la nebbia ricopre le cime dei monti intorno a Porretta e l’atmosfera è davvero magica, quasi natalizia mi verrebbe da dire. Dal centro cittadino si possono fare un sacco di cammini a piedi infatti se le terme purtroppo sono cadute in disuso il turismo naturalistico è in crescita e per fortuna, perché i panorami che si possono vedere distanziandosi di poco dal centro storico sono mozzafiato. Per un momento mi sembra quasi di essere in Trentino, una piccola baita in lontananza ed il fragore dell’acqua che scorre da un piccolo ruscello mi sento davvero rifiorire insieme a quell’autunno che incombe su tutta la vallata e chiaramente ormai mi conoscete ogni scusa e buona per fare qualche asana di yoga quindi mani giunte sul capo per ringraziare la terra per questo dono.

Insomma Porretta Terme non avrà più le sue terme, che mi auguro come dicono torneranno a risplendere ma è un gioiello come tanti sparsi in Italia, perché come sostengo da sempre io, la ricchezza dello stivale sta nei piccoli gioielli dimenticati e che custodiscono un’anima autentica

Mondaino: delizioso borgo in provincia di Rimini

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Cosa fai un pomeriggio di fine estate, quando il sole scalda ancora la pelle senza scottare e sei nei pressi della città di Rimini?

Verrebbe da pensare che l’idea giusta sia quella di correre in spiaggia e aspettare il tramonto magari sorseggiando un drink in uno dei tanti bar disseminati lungo la costa! Si ok sarebbe l’idea geniale per tutti ma non per noi che ormai sempre più spesso fuggiamo dalla costa romagnola, almeno quella troppo urbanizzata, per andare alla scoperta di quello che è diventano per noi il nostro vero grande tesoro e che è proprio lì a due passi dalla baldoria estiva, dalle spiagge affollate e che si chiama entroterra riminese, uno scrigno di bellezza architettonica immerso in colline sinuose dai verdi crinali.

Ed è a bordo del nostro scooter che ormai, da qualche hanno con l’arrivo della stagione più primaverile fino ad autunno inoltrato, partiamo alla scoperta degli angoli più remoti della Romagna scoprendo ogni volta qualcosa di nuovo ed inaspettato come il piccolo borgo di Mondaino.

Mondaino è un comune situato a 420 metri sul livello del mare arrivarci soprattutto in motore, è di per sé uno spettacolo appagante la vista è meravigliosa e si scorge anche il mare, proprio come accade in molti dei comuni della provincia riminese appena si sale un pochino di quota. Poco più di 1300 anime compongono questo splendido paese ed è davvero un piacere incontrare i loro sguardi in un caloroso saluto, perché come accade nei paesi così piccoli tutti ci si conosce ed il bene più prezioso di questi posti sono proprio gli anziani che rimangono ancorati alle tradizioni,come quella di sedersi fuori dalle abitazioni a chiacchierare o a osservare incuriositi quei pochi “forestieri” come noi che lasciano il mare per immergersi nella pace.

Il simbolo di Mondaino così come di tanti paesi dominati dalla signoria dei Malatesta è sicuramente la sua Rocca, tassello fondamentale della linea difensiva sul territorio circostante soprattutto nei confronti delle truppe di Montefeltro. La struttura esterna della Rocca è ben leggibile con una merlatura ghibellina ad ingentilire le possenti mura. Porta Marina rappresenta il maestoso ingresso al paese e dopo pochi passi ci si ritrova sulla bellissima Piazza Maggiore, che mi riconduce alla mia amata Bologna(mia città d’adozione) ma solo per il nome perché quella di Mondaino è molto diversa, oltre che più piccola ma assolutamente interessante e insolita. La sua forma semicircolare è sottolineata da porticato neoclassico ad opera dell’architetto Francesco Cosci ed è proprio questa piazza il palcoscenico principale di uno degli eventi se non il più importante della cittadina di Mondaino: il Palio del Daino, una rappresentazione medioevale che si svolge ormai da anni e che richiama turisti da ogni parte d’Italia generalmente svolta la seconda metà di Agosto. Quattro imperdibili giorni di festa e allegria in cui le vie di Mondaino cambiano veste in un tuffo nel passato preparato con novizia di particolare per non lasciare nulla al caso.

Il campanile della chiesa di San Michele Arcangelo si fa notare appena lasciata alle spalle Piazza Maggiore ci si addentra nel paesello. Si dice che qui prima di questa chiesa sorgesse un tempio dedicato a Diana. All’interno della chiesa si possono ammirare opere di notevole pregio risalenti al XV e XVI secolo.

Ma il Borgo di Mondaino non è famoso solo per il Palio del Daino ma anche per il formaggio di Fossa. In Via Roma 134, proseguendo oltre la Chiesa di San Michele Arcangelo si trova un posto assolutamente caratteristico chiamato Il Formaggio delle Fosse della Porta di Sotto, questo non può essere catalogato solo come negozio specializzato nella vendita di formaggio, nonostante qui potrete degustare e comprare una delle eccellenze gastronomiche del territorio. Il Mulino della Porta di Sotto veniva utilizzato già dal cinquecento ospitava le forme di formaggio ed oggi rimane uno dei luoghi più belli dove fare tappa se si giunge a Mondaino. I proprietari oltre alla degustazione forniscono informazioni importanti sulla produzione non solo del formaggio di fossa ma anche prodotti altrettanto di qualità come olio extravergine e miele le cui preparazioni fondano le radici in antiche ricette.

Prima però di lasciare il paese di Mondaino non dimenticate di fare qualche amorevole coccola ai gatti del paese che sono tanti e quasi tutti concentrati all’interno delle mura nutriti amorevolmente dagli anziani soprattutto, con i quali condividono la stessa rilassatezza che solo un sonnellino pomeridiano sotto il caldo sole di fine estate può dare.

ESCURSIONI IN TRENO:da Spoleto a Trevi

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I viaggi in treno rappresentano un tipo di viaggio che in molti sottovalutano ma che invece sono essenziali per vivere un viaggio nel viaggio, osservando il lento scorrere del tempo mentre fuori dal finestrino il paesaggio si proietta davanti ai nostri occhi come al cinema.
L’Italia è una nazione piccola e a volte non proprio ben collegata neppure da regione a regione tanto da portare molti a desistere dal pensiero di affrontare un viaggio in treno che a volte può essere motivo di ansia.La puntualità,diciamolo,a volte è un optional quando si prende il treno. Però una volta che si intraprende un percorso di vita che mette al centro la mobilità sostenibile diventa irrinunciabile viaggiare spostandosi con i mezzi ed il treno può rivelarsi un mezzo eccezionale per scoprire luoghi di cui neppure si sospetta l’esistenza che spuntano fuori dal finestrino regalando stupore.

Partendo dalla stazione di Falconara Marittima, una piccola e poco affascinante città portuale, alle porte della meravigliosa Ancona, capoluogo della regione Marche, si inizia a percorrere un territorio fatto di colline e borghi fino ad entrare nel cuore dell’Italia, l’Umbria, per poi proseguire fino a Roma.
La stazione dei treni di Falconara Marittima si trova difronte alla spiaggia e dai binari, nelle giornate più ventose si può respirare tutto l’inebriante profumo del mare. Appena il treno in direzione Roma viene annunciato si vede generalmente un nutrito gruppo di gente accalcarsi ai binari, poiché la linea che dalle Marche raggiunge il Lazio, è particolarmente frequentata. Se non ci sono ritardi, il treno da Falconara arriverà a Spoleto, bellissima città d’arte italiana, situata in Umbria, nostra destinazione finale,ci impiegherà due ore. Pochi chilometri da Falconara e gli occhi incontrano il verde degli alberi e l’ocra della terra, una terra carsica dove fermarsi per ammirare uno degli spettacoli sotterranei più belli dello stivale, le Grotte di Frasassi, un luogo molto turistico visitato ogni anno da molti turisti,la stazione di Genga- San Vittore Terme dista pochi metri dall’ingresso alle grotte di Frasassi.

Ripreso il viaggio,di borghi deliziosi, che da soli meriterebbero un fine settimana ne passiamo diversi, come Fabriano, una cittadina divenuta famosa per la sua Cartiera, o Gualdo Tadino, piccolo comune umbro denominato anche città della ceramica per via per via della produzione di essa da circa il Trecento.
Ma è proprio prima di giungere a Spoleto  che si apre davanti agli occhi lo stupore, quello di vedere un borgo arroccato di cui neppure ne conoscevo l’esistenza, il suo nome è Trevi e deve essere assolutamente visitato. Dal treno lo spettacolo di Trevi è bellissimo.
Trevi è considerato uno dei borghi più belli d’Italia poco meno di 9000 abitanti che vivono in questo gioiello medioevale chiuso tra vicoli e mura. Trevi oltre ad essere uno spettacolo per gli occhi è la città dell’olio e del sagrantino molti i ristoranti che propongono piatti della tradizione.
la distanza in treno tra Trevi e Spoleto è di 13 minuti e le corse frequenti, il costo del biglietto è di soli 2.35 a tratta mentre quella da Falconara Marittima a Spoleto di 10 euro circa a seconda del treno scelto poco più di due ore di viaggio nelle quali si concentrano bellezza artistica e naturale che va scoperta in uno o più viaggi assolutamente da gustare angolo dopo angolo.

IL MANGO DI SICILIA: un concentrato di salute

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Penso alla prima volta in cui ho assaggiato il mango, ero in Sri Lanka insieme ad una preparata e bravissima guida con la quale avevo pianificato un giro in quella terrà straordinaria.

Era la mia prima volta in Asia ormai credo 14 anni fa ed è stato proprio durante quel viaggio che è iniziato il cambiamento, quel radicale cambio di rotta che oggi più che ma mi porta a sognare, desiderare e pianificare di vivere un giorno proprio in Asia. Chissà perché tutte le volte sento sempre la necessità di scrivere quanto amo l’Asia, chi mi legge e chi mi conosce bene ormai lo sa bene ma cavoli è più forte di me devo ripeterlo forse perché scrivendolo e ripetendolo sento ancora più vicina la realizzazione del sogno. Ma torniamo al mango e a come io lo abbia conosciuto. Mentre il caro Sam, la guida di Colombo piena di sapere e bontà, guida tra le scalcinate strade dello Sri Lanka in direzione Candy, una delle città più sacre dell’isola, ferma, accosta la macchina al ciglio della strada ed esce dell’abitacolo senza proferire parola, io e il mio compagno abbiamo pensato si trattasse di un bisogno fisiologico impellente ma così non sarà e dopo una manciata di minuti torna in macchina sorridente e con due grosse buste cariche di non so bene che cosa porgendomene una. Mi guarda e mi dice: “for you, this is the gold of Asia” ricordo ancora quelle parole: per te questo è l’oro dell’Asia il mango un dolce e meraviglioso frutto che quando lo compri in Italia oltre a farti sentire tremendamente in colpa per aver scelto un frutto che per arrivare a destinazione ha prodotto inquinamento, non è affatto buono, il più delle volte acerbo, troppo maturo o completamente senza gusto.

La sera di rientro al mio hotel nel cuore dello Sri lanka il mio unico pensiero era quello di assaggiare quell’oro d’Asia e con una specie di coltellino in plastica mi avvicino ad esso come in procinto di fare un’operazione chirurgica. Fin da subito mi accorgo che aprirlo per finalmente mangiarlo non richiederà molto tempo e alla prima incisione con il coltello la pelle viene via con naturalezza, pelle peraltro che viene ripulita con cura da un simpatico macaco mio amico durante la mia permanenza in zona.

Quando arriva finalmente il momento di assaggiarlo non sapevo bene cosa aspettarmi perchè non avevo mai mangiato un mango fino a quel momento ma ecco che si compie quasi una specie di miracolo, mi sento invasa da un sapere talmente intenso e appagante che mai avevo provato prima con un cibo neppure con le fragole che fino ad allora erano in assoluto il mio frutto preferito. La bontà del mango mi ha stupito, lasciato senza parole tanto da diventare in un sacco di giornate trascorse in Asia fin ora non solo la mia merenda ma anche il pranzo stesso, io che ho sempre avuto un certo senso della misura con il cibo mi sono accorta che davanti ad un mango divento matta.

Ma poi arriva il disastro chiamato CO…. e tutto si complica niente viaggi in Asia ormai da 18 mesi e oltre al dolore immenso per la mancanza di quella che ormai considero la mia casa anche la mancanza del mango. Ma la vita sa essere imprevedibile e la città di Palermo con la sua comunità di induisti più grande d’Italia, gli odori speziati negli angoli di Ballarò diventano quasi un rimedio alla nostalgia dell’Asia ancora di più ora che ho scoperto il mango di Sicilia.

La Sicilia climaticamente è la regione d’Italia più fortunata, le temperature favorevoli consentono la produzione di frutti esotici anche biologici come il mango ed è così che molte aziende agricole si sono specializzate nella coltivazione del mango e di altra frutta esotica con un risultato eccellente che nulla ha da invidiare a quelli asiatici, chiaramente i prezzi sono quelli italiani e quindi se in Asia li compri davvero con pochi spiccioli devi considerare tra i 4/5 euro per un chilo di manghi siciliani, questo almeno al mercato di Ballarò, uno dei simboli di Palermo, dove andavo praticamente ogni giorno durante la mia permanenza. Devo anche dire di aver trovato dei manghi siciliani all’interno del supermercato Lidl al costo di 1.49 euro al pezzo non buoni come quelli di Ballarò che peraltro acquistavo da una cara signora di origini indiane, ma assolutamente “mangiabili”.

La coltivazione di frutta esotica in Sicilia è un’esperimento al quale diverse aziende agricole si stanno indirizzando fin ora con ottimi risultati una fra queste è la Papamango che ha le sue coltivazioni direttamente affacciate sulla costa tirrenica ai piedi dei Monti Nebrodi difronte a quell’incanto di nome Eolie. L’azienda agricola vanta diversi tipi di coltivazione di mango che si estendono su ben 4 ettari di filari mangheti bellissimi, uno spettacolo per gli occhi.La produzione di mango è abbastanza estesa da garantire la vendita al dettaglio da luglio fino a Novembre. Il mango ha tante qualità nutrizionali eccellenti ed un vero e proprio elisir di salute ed anche bellezza perchè la sua polpa diventa un’ottima maschera di bellezza. Insomma il mango siciliano riscuote successo e conferme, tante conferme da parte dai consumatori e da parte mia, una conferma non solo che il mango di Sicilia è buonissimo ma che in quest’isola di sole e mare si può trovare un angolo della mia amata Asia

Terni la città umbra cuore verde dell’Italia

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Sicuramente se c’è una cosa che contraddistingue l’Umbria è il verde, la natura incontaminata e quegli angoli di pace e quiete che rendono unica questa regione. Di città bellissime anche patrimonio Unesco l’Umbria ne conta molte a partire dalla meravigliosa Assisi, l’affascinante Spoleto, la dinamica Perugia e potrei andare avanti così a lungo. La città di Terni devo ammetterlo non può reggere il paragone con le altre sopra citate ma ha il vantaggio di essere inserita in un contesto naturale pazzesco dove a fare da capofila ci sono le rinomate Cascate delle Marmore, belle da togliere il fiato, distanti da Terni pochi chilometri.

Terni quindi è la base ideale per trascorrere una fine settimana o una vacanza più lunga alla scoperta di questo verde territorio che gli ha conferito proprio l’appellativo di città verde. Terni è ben collegata sia con i treni che con il servizio bus di diverse compagnie tra le queste la nuova nata in ambito di trasporto ITABUS con la quale ho viaggiato per la prima volta proprio per raggiungere Terni.

Sia la stazione dei treni che quella dei bus distano circa una decina di minuti o forse anche meno da Corso Cornelio Tacito la passeggiata più famosa di Terni dove la sera il passeggio diventa più animato soprattutto durante il fine settimana, questa strada è un susseguirsi di negozi di grandi brand commerciali e piccoli bar.

La Cattedrale di Santa Maria Assunta è il duomo di Terni oltre che la struttura religiosa della città così come la si vede oggi è il risultato di diversi interventi nel corso del tempo, si racconta che la prima cattedrale fu fatta edificare dove un tempo sorgeva un tempio pagano romano. Purtroppo durante la nostra visita la struttura è chiusa e dobbiamo accontentarci di guardarla solo dall’esterno. Dalla Cattedrale ci spostiamo a piedi senza seguire uno schema preciso ma seguendo le indicazioni indicanti qualche punto d’interesse scoprendo così qualcosa di interessante come Palazzo Bianchini Riccardi, una costruzione risalente al cinquecento la cui paternità non è ancora stata chiarita con certezza e qualcuno pensa possa essere stata realizzata dal Bramante. Questo palazzo è appartenuto alla famiglia Rosci ora a quella Bianchini Riccardi e la fascia che segna il piano nobile è demarcata da una serie di gigli angioini con lo stemma della famiglia Rosci. Il Palazzo è molto elegante e al suo interno custodisce diversi affreschi, al lato del palazzo un piccolo giardino e in un’edicola è conservata l’immagine della Madonna del Cassero unica testimone della presenza di una chiesa che oggi non c’è più. Tra gli altri palazzi storici che s’incontrano nel centro storico di Terni vi è Palazzo Gazzoli appartenuto ad una famiglia borghese che gestiva diverse attività imprenditoriali in città. Fu Luigi Gazzoli ha decidere di costruire il Palazzo su un disegno dell’architetto Andrea Vici affianco venne edificata sia la cappella che la scuderia di famiglia. Nel corso del tempo il palazzo è stato dismesso e negli ultimi anni si è provveduto al restauro destinando l’edificio a uffici pubblici mentre nei sotterranei sono nate due moderne sale auditorium.

Probabilmente in termini monumentali ciò che maggiormente mi ha colpito di Terni è stata Torre Barbarasa questa costa torre era una delle trecento costruite in città intorno al 1600, oggi ne restano ben poche e questa è ancora oggi abitata. Questa torre è stata edificata dalla famiglia Barbarasa a scopo difensivo pricipalmente per difendere i possedimenti della famiglia stessa. L’episodio più importante legato alla torre risale al finire del XVII secolo quando Terni fu investita da un’epidemia di colera e il vescovo Sebastiano Gentili salì sulla torre portando con se la reliquia del preziosissimo sangue conservato in cattedrale per chiedere così protezione per la città di Terni, Una lapide è posta a metà altezza della torre per ricordare l’accaduto.

Terni si gira in poche ore e se si vuole riservare un pò di tempo anche alla visita di qualche museo consigliato è quello Diocesano ospitato nel Palazzo del Seminario adiacente alla cattedrale, all’interno si possono ammirare opere pittoriche e plastiche provenienti da diocesi della zona il museo si può visitare anche con visita guidata prendendo accordi telefonicamente al numero 3405663725..

Passare uno a due notti a Terni per visitare la città e i suoi dintorni è un’idea perfetta anche per chi arriva in treno e bus e alloggia in un hotel poco distante come il Michelangelo Palace che offre camere matrimoniali con colazione inclusa al costo di 100 euro a notte. Per mangiare in città abbiamo trovato qualche difficoltà perché non siamo riusciti a trovare qualche trattoria locale che proponesse piatti della tradizione a prezzi onesti, così ci siamo affidati ai consigli di un signore del posto che ci ha consigliato di mangiare la pizza nella migliore pizzeria della città almeno secondo lui, ovvero Pizzeria Camelot in via Curio Dentato 26 a poca distanza proprio dalla stazione dei treni e di conseguenza del nostro hotel. Il posto non è molto grande e sono allestiti dei tavoli esterni anche se sono posizionati su una strada di forte passaggio, la caratteristica di questo posto è quella di proporre le sue pizze con un’impasto altamente digeribile e delle farciture molto consigliate per i vegetariani, inoltre si possono mangiare primi piatti e antipasti molto leggeri poiché anche la classiche patatine fritte sono preparate con una cottura alternativa, insomma una cena perfetta ad un costo normale come degna conclusione di un fine settimana a Terni, città verde d’Italia.

In treno alle grotte di Frasassi

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Saranno passati circa una trentina di anni o forse più dal momento in cui i miei adorati nonni paterni, quelli che mi hanno fatto nascere la passione per i viaggi, al ritorno da un viaggio nelle Marche mi parlarono delle Grotte di frasassi e mi mostrarono con entusiasmo tutte le guide fotografiche ed i cimali acquistati proprio lì, foto bellissime da far scattare in me la voglia di andarci un giorno e se anche sono passati molti giorni finalmente non solo ho visitato le Grotte di Frasassi di Genga ma mi sono fermata una notte a poca distanza da loro per concedermi un fine settimana davvero meraviglioso perché se le Grotte di Frasassi sono davvero strepitose il territorio intorno ad esso lo è altrettanto.
Per raggiungere le Grotte di Frasassi in treno basta raggiungere Falconara Marittima o Fabriano il tratto di ferrovia al quale fare riferimento è quello che dalle Marche conduce nel Lazio fino alla capitale Roma. I treni che fermano nella stazione di Genga San Vittore Terme sono sia regionali che intercity ed questo tratto di ferrovia che conosco abbastanza bene peraltro regala panorami stupendi. Da Falconara Marittima, importante snodo ferroviario delle Marche nel quale siamo arrivati noi dall’Emilia Romagna ci vogliono trenta minuti per arrivare alla stazione di genga San Vittore, una piccolissima stazione circondata da montagne e sparuti paesini.Se può anche scegliere di visitare le Grotte di frasassi in giornata ma il mio consiglio è quello di pernottare almeno una notte qui per andare alla scoperta dei percorsi naturali vicini e concedersi una seduta termale assolutamente gratuita nelle acque sulfuree del torrente Sentino che scorre proprio da queste parti.
Una volta giunti alla stazione di Genga Terme di San Vittore uscire dalla stazione dove si trova l’hotel il Parco e girare a sinistra verso il passaggio a livello di qui a destra si trova una farmacia, un bar tabacchi e un piccolo minimarket che vende lo stretto necessario tra cui frutta verdura e pane(prepara anche panini imbottiti) mentre per dirigersi direttamente verso le Grotte di Frasassi o meglio la biglietteria bisogna oltrepassare il passaggio a livello andando verso sinistra qui si trovano le insegne che indicano la biglietteria ma consiglio di non seguirle e di risparmiarsi un bel tratto di strada a piedi in salita imboccando un piccolo sentiero non asfaltato che non è segnalato ma che conduce in un minuto direttamente al grande parcheggio della biglietteria di lì in un altro minuto si arriva alla biglietteria. Intorno alla biglietteria ci sono i classici negozi di souvenir, i servizi igienici e diversi punti ristori che preparano carne alla brace e la crescia, una versione un pò di robusta e massicci della piadina romagnola che si accompagna a salumi e formaggi. Se non s i vuole perdere tempo a fare la fila alla biglietteria consiglio l’acquisto on line tramite il sito ticket one, potete scegliere l’orario a voi comodo e poi attendere la navetta gratuita che conduce proprio davanti all’ingresso delle grotte. In alternativa si può fare il biglietto direttamente alle casse ed anche in questo caso viene dato un orario di accesso. Il costo del biglietto è di 18 euro ed include una visita guidata di 75 minuti oltre che la visita al museo Speleologico situato nel cuore del borgo di San Vittore,purtroppo per me chiuso per motivi pandemici.
Volendo fare tutto a piedi bisogna calcolare una decina di minuti per arrivare al centro di san Vittore e un altra ventina di minuti al massimo per arrivare all’ingresso delle grotte.
Il sistema di gestione delle navette è molto preciso e puntuale così come la visita interna alle grotte con annesso scatto fotografico all’interno, foto che può essere acquistata o anche no. Il consiglio più importante da seguire prima di iniziare la visita delle Grotte è quello di portarsi dietro una felpa o qualcosa che tenga caldo poiché se si sceglie di visitare le Grotte di frasassi in piena estate quando la colonnina di mercurio supera i trenta gradi come niente, l’escursione termica è elevatissima poichè internamente la temperatura è sempre costantemente a 14 gradi.