DIARIO DI VIAGGIO: DA SANTIAGO DI COMPOSTELA A PONTEVEDRA I PERCORSI NASCOSTI DEL CAMMINO DI SANTIAGO

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Faccio una delle mie solite premesse: di racconti sul cammino di Santiago, esperienze mistiche, consigli illuminazione e tanto altro il web, la carta è piena, ad un cero punto della mia vita mi sembrava che se non si faceva questo cammino eri finito e così mi sono detta, ok devo farne un piccolo tratto, devo poter vedere le frecce gialle su fondo blu che indicano la strada verso San Giacomo. Si ma non voglio dire di averlo fatto tutto come ad esibire un trofeo che poi comunque non sarebbe vero visto che ne ho fatto solo 60 chilometri, non voglio mettermi parole in bocca che di vero hanno ben poco, voglio provare a sentire e poi magari decidere se ritornare per farlo tutto oppure mi basta solo un pezzetto. Vorrei aggiungere un sacco di altre cose ma ho come la sensazione che chi mi leggerà capirà al volo cosa provo, ho come la sensazione che il mio “non è stato abbastanza” verrà forse compreso da chi ha capito che ormai la mia è una spiritualità che verte prepotentemente verso l’Oriente e non perché in Asia ci sia una religione migliore della mia cattolica, qui la religione non conta proprio nulla, semplicemente il mio vivere la spiritualità è un mezzo non per chiedere qualcosa ma per entrare in contatto con me stessa, una me stessa che per troppo tempo mi è stata sconosciuta e in questo l’Asia è stata fondamentale perché mi ha fornito gli strumenti migliori che potessi chiedere, ma poi si sa tutto è relativo e soggettivo e se qualcuno ha trovato questa chiave di lettura percorrendo il sentiero che conduce a Santiago de Compostela, allora che ben venga.

Arriviamo all’aeroporto di Santiago di Compostela nella regione della Galizia a nord della Spagna, in un freddo pomeriggio di Gennaio inoltrato abbiamo lasciato il sole di Gran Canaria per provare a camminare le strade della tanto decantata spiritualità in un mese che non è di certo il massimo ma che è quello che gli incastri della vita permettono. Raggiungiamo con uno dei bus del trasporto locale la stazione dei treni di Santiago per prendere subito uno dei frequenti treni della Renfe per Pontevedra una città della Spagna a circa 60 chilometri da Santiago de Compostela che non è neppure segnata sulle mappe dei percorsi classici del cammino di Santiago ma che è una sorta di appendice, un raccordo verso Santiago di circa 60 chilometri quello è stato per noi il tragitto percorso per arrivare al cospetto di San Giacomo. Forse non ci saremo aggiudicati il trofeo di tanti viaggiatori ma è stata comunque un’esperienza forte che mi ha fatto capire delle cose e se qualcuno mi chiedesse se ho sentito l’illuminazione gli risponderei no…. non mi sono sentita come in altri luoghi del mondo ma sicuramente ho aggiunto un altro tassello alla mia conoscenza di me…..to be continued

Il treno da Santiago de Compostela a Pontevedra impiega meno di un’ora da stazione a stazione la compagnia Renfe è l’equivalente di Trenitalia anche se devo ammettere che dalle mie esperienze in Spagna mi è sembrata più puntuale ma treno e puntualità a parte il viaggio fila liscio. Durante una giornata ci sono diverse corse da Santiago a Pontevedra, il costo del biglietto è sui 5 euro e non c’è bisogno di acquisto anticipato. Alloggiamo all’hotel Virgen del Camino con 80 euro abbiamo una camera doppia con inclusa colazione la posizione è molto centrale e per il resto la struttura non è niente di che, una cena veloce ed il giorno dopo ci si mette in cammino. Non è semplice trovare l’imbocco giusto ma dopo qualche tentativo eccoci in direzione Santiago. A Gennaio inoltrato non ci sono molti camminatori anzi diciamo pure che siamo i soli, l’umidità è elevata e il freddo sostenuto anche se non se camminando ci si riscalda in fretta, ovviamente la mia cervicale non è contenta di questo sbalzo climatico dalle Canarie a qui ma sono abituata a non lamentarmi anche perché ero assolutamente consapevole di cosa avrei trovato. Una distanza di 60 chilometri si fa in fretta noi abbiamo fatto 20 chilometri al giorno senza correre e ci è andata bene considerato il fatto che il tempo, umidità a parte, ci ha graziato e abbiamo anche visto il sole. Il primo giorno di cammino ho passato tutto il tempo a fotografare i segnali blu e gialli che indicavano il cammino poi per fortuna ho smesso e ho realizzato di essere lì su quella via. I sentieri sono tenuti bene a parte l’incuria dei camminatori stessi che per lasciare un segno del loro passaggio e io aggiungo, sciocco passaggio, hanno appeso sui rami di molti alberi centinaia di mascherine un gesto davvero deprecabile.

Arrivati verso Santiago fa sicuramente un cero effetto vedere il campanile in lontananza, a distanza di quasi un anno sto ancora cercando di comprendere se l’emozione era dettata dal fatto di essere giunti alla fine e quindi raggiunto l’obbiettivo o perché era proprio il cammino di Santiago, a questo forse non voglio neppure dare una risposta, in definitiva l’ho fatto e non ho mai smesso di tenere il mio mala al collo o di pregare il mio mantra ma questo infondo lo faccio anche sulla strada da casa al supermercato perché fa parte di me ed ora raccontandolo a voi mi sento così appagata che forse l’obbiettivo, semmai io ne abbia avuto realmente uno, è raggiunto e spero davvero che questa consapevolezza possa arrivare a tutti qualsiasi sia la strada che si scelga di percorrere.

La spiaggia di Maspalomas di Gran Canaria uno degli angoli più yogici dell’isola

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Se mi chiedete cosa ho amato di Gran Canaria vi dico tutto, se poi mi dite come si fa a innamorarsi così tanto di tutte le isole Canarie la risposta che voglio darvi è lo yoga. Viene da dire ma in che senso? Lo yoga si vive ovunque se è radicato come lo è in me già da qualche anno, lo si può vivere in una città intasata e puzzolente, nella solitudine di una triste camera di ospedale o addirittura difronte alle tragedie più gravi, però se uniamo i 5 elementi come terra, acqua, fuoco aria e etere, allora diciamo che alle Canarie siamo a cavallo e non solo perché qui questi elementi sono i protagonisti ma perché con sole 4 ore di volo dall’Italia ci si arriva.

Gran Canaria è l’isola principale di tutto l’arcipelago, un vero e proprio continente in miniatura, considerata forse l’isola più hippie fra tutte proprio per la presenza di una bellissima spiaggia che si estende meravigliosa e maestosa oltre l’omonimo faro, sto parlando appunto della spiaggia di Maspalomas. Ora qualche sciocco la prima cosa alla quale penserà sarà il fatto che questa è una delle spiagge per nudisti più famosa probabilmente di tutta Europa e allora ecco che scapperà fuori la risatina e il solito barboso commento: “ecco Ada è per quello che ti piace così tanto questa spiaggia” come se la perversione, la volgarità avessero qualcosa a che vedere con il concetto del naturismo. Premetto che non pratico naturismo anche se non avrei problemi a farlo, da anni ormai ho deciso di vivere il mio modo di essere senza preoccuparmi del giudizio alcuno quindi se al mare sentissi la necessità di girare nuda o completamente vestita lo farei senza troppi problemi peccato però che in Italia o almeno nei posti che frequento io questo non sia possibile senza scadere nella perversione sessuale se parliamo di naturismo oppure ai consueti risolini, ai quali peraltro sono abituata, soprattutto quando mi aggiro in spiaggia coperta dai mie lunghi abiti “indian style” e mala al collo.

Come sempre mi sono dilungata in discorsi accessori ma solo per dirvi che la spiaggia di Maspalomas è imperdibile siate voi amanti della spiaggia nudisti o semplicemente appassionati di kite surf visto che qui le onde sono ideali per chi vuole imparare a praticare sport di vela ma soprattutto se amate lo yoga e la meditazione, infatti spesso vengono organizzate classi di yoga oppure è assolutamente normale trovare persone che lo praticano, insomma anche se ancora non ci sono stata, mi è sembrata una sorta di Goa dell’India infine ma non di poco conto, il tramonto da qui è magnifico. Io personalmente sulla spiaggia di Maspalomas non ho mai visto nulla di particolarmente scabroso magari c’è qualcosa di sconcio al riparo dalle dune che si trovano dietro la spiaggia ma i controlli ci sono e spesso la polizia si fa largo tra le dune a bordo di fuoristrada. Una delle cose che maggiormente ho apprezzato è stato proprio vedere famiglie anche con bimbi piccoli praticare naturismo come fosse la cosa più normale al mondo ed in fondo se ci pensate è la cosa più normale al mondo, siamo nati nudi e non con ciò che la società ha voluto ci mettessimo addosso.

Idee per il fine settimana: da Faenza a Brisighella in treno alla scoperta di storia e natura

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Nella mia vita di viaggiatrice ci sono dei luoghi che più di altri ho il desiderio di visitare ma capita spesso che le circostanze, gli incastri o le offerte mi facciano cambiare destinazione e finisce che alcuni posti rimangano confinati nel cassetto dei desideri. Qualcuno potrà pensare a posti esotici o lontani chilometri e chilometri ma non è sempre così a volte si tratta di qualcosa che è proprio dietro l’angolo. Devo ammetterlo tra le mie tante fissazioni ci sono i patrimoni dell’Unesco e i borghi, l’Italia in fatto di piccoli paesi, borghi incantati, è eccezionale davvero e non dirò la migliore al mondo perché questo eccessivo amor di patria mi nausea ed io amo ogni luogo che mi fa sentire in pace con me stessa fosse anche un sobborgo di chissà quale nazione sconosciuta.

PREAMBOLO a parte: finalmente decidiamo di prendere un treno regionale da Riccione per Faenza, città dalla quale sono passata non so neppure quante volte durante la mia spola Bologna Riccione e viceversa, ma mai e dico mai ho avuto l’occasione, il tempo o forse anche la voglia, di fermarmi per gironzolare nel centro storico, davvero carino devo dire e che sicuramente merita un ritorno più approfondito. La destinazione finale del mio viaggio è il piccolo borgo di Brisighella uno annoverato come i più belli d’Italia probabilmente ma sicuramente di tutta l’Emilia Romagna. Brisighella è un pacifico paese in provincia di Ravenna che vale la pena raggiungere in treno e non solo perché la stazione è a pochi passi dal centro cittadino ma perché il tratto ferroviario è meraviglioso e collega Faenza con la città di Firenze e si attraversano foreste, montagne rivoli d’acqua un territorio silente e lasciato alla natura che unisce Toscana e Emilia Romagna.

Brisighella non ha bisogno di presentazioni la sua rocca parla da sola, bellissima e maestosa con tutto un seducente sentiero per arrivare all’apice, così come l’antica Via degli Asini un tempo percorsa da asinelli carichi di merce che andavano su e giù per i monti portando a spalla qualsiasi cosa, un tuffo nella storia di sicuro ma anche un luogo di pace nonostante i numerosi turisti che la visitano soprattutto nel fine settimana. Ristoranti prettamente turistici ne abbiamo anche se devo ammettere che nei ristoranti del centro la tradizione culinaria si è persa per far posto ad una forse esagerata offerta gastronomica, dal risotto alla polenta passando per tagliatelle e tortellini, però si sa in questi posti non si viene forse per mangiare la vera cucina locale ma per respirare l’aria vissuta delle sue antiche case di mattoni o per lasciarsi trasportare dal rumore fragoroso delle campane della torre campanaria che scandiscono il tempo che forse in posti del genere si è quasi fermato.

La spiaggia di Golem, un piccolo paradiso a due passi da Durazzo

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Il primo anno è stata Tirana e Durazzo, il secondo anno si torna, perché di cose di vedere in Albania ce ne sono davvero tante. Siamo delle persone che si affezionano ai posti e alcuni di essi diventano come una specie di tradizione ricorrente e dopo la seconda volta in Albania posso solo dire “ci vediamo il prossimo anno se il buon Dio vorrà”.

E’ la prima decina di ottobre le temperature in Italia sono ancora gradevolissime anzi con un caldo inaspettato, nonostante la prima nebbia in Romagna si fa sentire e così mi viene una gran voglia di reimmergermi nell’atmosfera vacanziera tipica dell’estate quindi si parte con destinazione aeroporto di Tirana. Compro il biglietto praticamente due giorni prima sul sito della compagnia Wizz Air lo pago un pochino salato considerato il così breve tempo d’anticipo sull’acquisto. Poco più di un’ora ed eccoci in Albania, l’aeroporto è pieno di gente, in aereo però gli unici Italiani diretti in Albania per vacanza eravamo noi, gli altri erano tutti albanesi che tornavano a casa a trovare i propri cari. Purtroppo o forse non è proprio in male, l’Albania per molti italiani non gode di una buona reputazione al contrario è una terra fantastica con gente forse un pò troppo timida e riservata ma non di certo scontrosa o ancor peggio delinquente come molti stolti pensano.

Dall’aeroporto di Tirana ci sono delle navette che lo collegano, non solo con la capitale ma anche con altre località dell’Albania. Noi ci dirigiamo a Durazzo, il viaggio dura 35 minuti ed il costo del biglietto 5 euro a persona. La navetta termina la sua corsa alla stazione dei bus dove è possibile raggiungere molte altre località, tra cui Golem una frazione del comune di Kavaje, a meno di una ventina di chilometri da Durazzo. Per non perdere troppo tempo prendiamo un taxi al costo di 15 euro e ci vogliono circa una quindicina di minuti per arrivare a destinazione, se non si trova molto traffico. Soggiorniamo presso il confortevole hotel Adriatik 2, praticamente affacciato sul lungomare di Golem, molti hotel sono chiusi così come molte attività tipicamente turistiche, qui a differenza della Grecia che anche in ottobre pullula di gente, soprattutto del nord Europa, la stagione finisce a settembre ma nei fine settimana la gente del posto e devo dire anche qualche turista dell’est Europa si gode il tepore del sole si concede qualche bagno al mare ancora caldo. L’acqua del mare non è invitante, devo ammetterlo, sarà la vicinanza con il porto di Durazzo. L’atmosfera è meravigliosa, la passeggiata a sud di Golem quella per intenderci nella direzione opposta a Durazzo è incantevole, tramonti mozzafiato brandine e ombrelloni degli hotel a disposizione e poi una meravigliosa pineta a fare da cornice, peccato solo qualche mostro di cemento che hanno costruito. Locali caratteristici ed anche qualche buddha bar, altro che terrà arretrata. Molta gente viene a Golem da Durazzo per mangiare pesce spendendo poco, si mangia a tutte le ore del giorno. Io sono vegetariana il mio compagno di viaggio non mangia pesce ma posso assicurare che in Albania sanno cucinare molto bene e la materia prima è fantastica, inoltre tutte le mattine i contadini aprono il loro tavolino proprio sul lungomare per vendere frutta e verdura, noi abbiamo fatto incetta di uva, una delizia. Insomma per farla breve a Golem ci sono tutti gli ingredienti per una vacanza relax con la luna piena che tutte le sera ci regalava emozioni. PS: le mie pratiche di yoga non potevano essere più rilassantI ne avevo bisogno.

Puerto de Mogan o Puerto Rico? Due piccoli borghi di Gran Canaria da visitare assolutamente

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In genere fare classifiche non mi piace ma è inevitabile che alcuni posti lascino il segno più di altri e quel giorno in cui visitati sia Puerto de Mogan che Puerto Rico fu assolutamente memorabile….

La giornata non era delle migliori e fare una bella escursione fuori da Playa de Ingles era l’ideale, peccato solo che non eravamo gli unici ad aver avuto quest’idea e così prendere il bus con destinazione Puerto de Mogan non fu semplicissimo e lo dico già Puerto de Mogan mi fece battere il cuore da subito, case basse dai colori tenui, fiori rampicanti dai colori sgargianti e dolci montagne a fare da cornice insomma diciamocela, uno di quei luoghi in cui desideri fare mille foto anche agli angoli più anonimi e poi lo shala yoga per me ma quella è un’altra faccenda.

Un paio d’ore sono sufficienti per visitarlo a meno che non si vuole percorrere uno dei sentieri che porta nella parte più alta del paese per godere della vista dall’alto ma noi preferiamo lasciare la terra e prendere il traghetto che ogni giorno fa la spola con un altro paese, super turistico, dell’isola di Gran Canaria Puerto Rico. Il tragitto in barca è incantevole ed a un cero punto l’imbarcazione si ferma in un punto preciso dove tutti iniziano a gridare :DOLPHIN, DOLPHIN….

mi catapulto alla balaustra per vedere ma niente, nessun avvistamento e pensare che la barca si ferma li sempre e butta un pò di pesce perché, a quanto pare, ogni giorno vengono lì a salutare e a prendersi il gradito pesciolino in omaggio ma non quel giorno purtroppo.

Forse la delusione dei delfini o più probabilmente la bellezza di Puerto de Mogan non mi fanno apprezzare Puerto Rico che mi appare un pò finta, un piccolo paese con albergoni a ridosso della roccia alte palme, negozi e tutto il necessario per il vacanziere che alloggia lì, quindi la visita non dura molto il tempo di capire che Puerto Rico perde la gara, si fa per dire e riprendiamo il bus per tornare alla base. Però nonostante la giornata non abbia regalato un sole splendente, non cambierei una virgola e ripeterei tutto uguale magari la prossima volta spero di avvistare uno pinna……

Come arrivare a Nara da Osaka, per visitare uno dei luoghi più belli del Giappone

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La visita alla città di Nara è stata la nostra prima escursione fuori città partendo da Osaka e per farlo abbiamo utilizzato il treno partendo dalla stazione di Namba uno dei cuori nevralgici di Osaka dove arrivano anche i treni dall’aeroporto internazionale, un luogo che sembra più una piccola città che una stazione dei treni. La linea ferroviaria che da Osaka conduce direttamente alla città di Nara è la Kintetsu ed il biglietto costa 570 Yen l’equivalente di circa 5 euro a tratta, il viaggio dura 40 minuti ed ancora una volta come sempre ci è accaduto in Giappone il paesaggio fuori dal finestrino è davvero suggestivo. Se si decide di rientrare nella città di Osaka in giornata consiglio di prendere il treno in mattinata e scegliere un giorno in settimana per evitare la calca di gente che generalmente viene qui durante il fine settimana anche solo per dar da mangiare ai cervi.
Uscendo fuori dalla stazione si trovano le prime indicazioni che segnalano la via per il Kohufukuji Temple un complesso buddista fondato dalla famiglia Fujiwara, gli aristocratici più potenti di tutto il periodo Nara. Il complesso era composto da oltre 150 edifici che oggi non ci sono più ma dei quali ancora oggi ne restano molti dal grande valore storico , come la pagoda che si sviluppa su cinque piani e che resta la seconda realizzata in legno più alta di tutto il Giappone. La pagoda, oltre ai cervi, è sicuramente un simbolo della città oltre che un punto di riferimento non può essere visitata all’interno ma accedendo al parco adiacente a questo complesso buddista si ha la possibilità di ammirare l’architettura che la caratterizza. L’ingresso al parco di Kohufukji è gratuito mentre con un biglietto di 300 Yen si può accedere alla Sala D’oro centrale. Il museo di Kohufukji invece necessità di un ulteriore biglietto pari a 700 yen.
Ma se il complesso di Kohufukuji ci lascia percepire ben distintamente la bellezza monumentale della città di Nara e l’indiscusso potere della città è al Tempio di Todaiji che bisogna giungere per rimanere senza molto da dire e non solo perché questo è il tempio realizzato in legno più grande del Giappone ed ospita una delle statue in bronzo del Buddha presenti in Giappone ma anche perché il giardino che lo circonda è un dedalo di piccoli sentieri nei quali si nascondono ancora piccoli angoli di misticismo del tutto o quasi ignorati dai turisti ma che per me hanno rappresentato l’aspetto più intimo e bello del Giappone.
Oggi il tempio di Kohufukuji nonostante le sue notevoli dimensioni è stato negli anni ridimensionato rispetto al suo aspetto originale ed oltre alla grande statua di Buddha rappresentato seduto con un’altezza di 15 metri, si possono osservare altre statue legate alla spiritualità buddista e non meno importante visibile già sulla strada che conduce all’ingresso principale la Porta di Nandaimon, un grande cancello in legno con la rappresentazione di due animali feroci a far da custodi. L’aerea in cui si sviluppa il tempio è molto estesa e il biglietto si paga solo per accedere alla sala dove si trova il Buddha, il costo del biglietto è di 1000 yen per adulti e 600 per i piccoli. Senza necessità di biglietto ma in assoluto il mio posto preferito di Nara è il Tamukeyama Shrine inserito proprio lungo il percorso canonico che i turisti ed i cervi fanno per arrivare al Todaij praticamente a sinistra dell’ingresso, molto appartato questo tempio shintoista è quasi sempre snobbato dai visitatori e di conseguenza si possono trovare momenti di assoluta quiete dove ci si può immergere nella calma. Questo piccolo angolo di pace non è molto pubblicizzato a Nara e mi viene da dire per fortuna perché si possono vedere uccelli e scoiattoli che volteggiano fra le gli alberi o giapponesi immersi nella preghiera a simbolo di un Giappone autentico che ancora sopravvive nonostante la folle corsa del mondo verso il potere incondizionato, quindi assolutamente da visitare insieme a quei birbanti e irriverenti abitanti a quattro zampe di NARA.

Passeggiando per Bressanone la città più antica del Tirolo

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Se in un luogo posso trovare storia, passeggiate tra antiche viuzze e una natura da perdere il fiato allora questo è il posto che fa per me come proprio lo è la città di Bressanone la più antica del Tirolo, un gioiello incastrato in una valle maestosa con il fiume Isarco ad attraversarla e la cima della Plose a far da guardiana.
Bressanone fu fondata nel 901 il vescovo qui ebbe la sua sede per diversi anni e furono tanti gli imperatori che durante i loro viaggi verso Roma si fermarono qui. Arte antica e contemporanea si fondono e se camminando lungo il fiume per intraprendere i vari sentieri che si dipanano intorno alla città si ha la sensazione di quanto la natura sia prorompente è nel centro storico che si respira un’aria assolutamente vacanziera, con tutti i localini caratteristici dove fare aperitivo a base di buon vino locale oppure i negozietti dove fare incetta di speck o altri prodotti d’eccellenza.
Bressanone è frequentata dai turisti praticamente tutto l’anno molti di essi provengono da Austria e Germania che qui praticamente si sentono a casa visto che, a Bressanone come nel resto dell’Alto Adige, si parla tedesco praticamente ovunque ed ogni insegna ha il suo corrispettivo in lingua, questo a causa dell’occupazione austriaca del territorio fino alla prima guerra mondiale.
Architettonicamente il simbolo di Bressanone è il Duomo e si raggiunge con facilità da ogni angolo del centro storico che è di dimensioni ridotte ma nel quale è meraviglioso intrattenersi in qualsiasi momento del giorno e anche della sera. Di arte ecclesiastica il Duomo di Bressanone possiede due torri anteriori che risalgono al 980, maestose e particolarmente scenografiche la cui sagoma è ben riconoscibile anche quando si intraprendono dei sentieri a piedi salendo lungo la valle che circonda la città. Internamente il Duomo ha una decorazione a soffitto che ricopre ben 250 mq tutte ad opera di Paul Troger mentre l’altare maggiore è stato realizzato da Theodor Benedetti, altrettanto di pregio i marmi con i quali sono decorati gli interni che rendono straordinariamente bella questa chiesa. Se si è appassionati di pittura sicuramente una sosta la merita il Chiostro un edificio di età romanica annesso alla cattedrale all’interno del quale si possono ammirare affreschi di età tardogotica nel periodo che va dal 1390 al 1500.
Bressanone è una località molto apprezzata durante il periodo natalizio durante il quale tutto il centro si abbellisce a festa con l’allestimento dei mercatini e per rimanere in tema natalizio anche fuori stagione consigliata è la visita al Museo Diocesano all’interno del Palazzo Vescovile, un prezioso edificio vescovile all’interno del quale è custodita una collezione di presepi. Il cortile interno con le facciate barocche ed il vecchio arco d’accesso ne fanno uno dei luogi più suggestivi dell’Alto Adige.Originale anche il Museo della Farmacia la Wnderkammer che espone oggetti che anno contribuito alla realizzazione farmaceutica in un lasso di tempo pari a 400 anni.
Tutte le passeggiate nei centri cittadini interessanti dovrebbero almeno includere una tappa culinaria che non sia necessariamente la sosta al ristorante per pranzo e cena ma anche solamente l’acquisto del pane tipico se esiste o di qualsiasi altra cosa possa diventare un cibo da passeggio o ancora meglio il cibo da prendere portare via e consumare in uno di quei posti alchemici(come li chiamo io) che vado sempre a cercare in qualsiasi luogo io visiti e che quasi sempre, cercando bene, mi riesce di trovare. A Bressanone di questo tipo di luoghi ce ne sono una miriade basta anche solo spostarsi lungo le sponde del fiume Isarco per trovare un angolo di pace o tranquillità e se poi piove pazienza almeno si potrà dire di averci provato. Ovviamente a Bressanone come nel resto dell’Alto Adige una delle eccellenze culinarie della zona è lo strudel di mele che ho scoperto proprio qui essere realizzato non solo con la canonica pasta sfoglia come prevede la ricetta originale ma anche con la frolla, entrambe le versioni sono appetitose che mi riprometto di rielaborare in versione vegana per alleggerire il carico di burro, buonissimo chiaramente ma che non si sposa perfettamente con il regime alimentare che ho negli ultimi anni per ragioni salutari. Il posto migliore dove trovare ottimo strudel nelle due versioni disponibile anche in una bella confezione take away da regalare a parenti è amici è la Casa dello Strudel in via Ponte Aquila 14, il negozietto è molto piccolo in realtà è un forno dove si possono comprare anche altri dolci e pane locale non è aperto la domenica e ogni giorno chiude alle 18 ma resta una tappa obbligata quando si visita Bressanone, indipendentemente che sia sfoglia o frolla la pasta dello strudel all’interno si i pezzetti di mela si mescolano alle noci e si distingue il profumo della cannella regalando al palato una vera esplosione di gusto che mi fa venire una voglia di tornare lì proprio adesso mentre scrivo e rivivo tutte le magiche sensazioni che ha saputo regalarmi Bressanone.

I CERBIATTI DI NARA

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Vuoi essere ad Osaka e non andare a visitare Nara ed i suoi cerbiatti? Assolutamente impensabile! La città di Nara un tempo era la capitale del Giappone ed infatti qui si trovano alcuni dei templi più significativi di tutto il paese, ma diciamoci la verità i cerbiatti sono diventati la vera attrazione cittadina e non è un caso che appena giunti alla stazione ferroviaria di Nara una bella gigantografia dei suoi abitanti a 4 zampe appare difronte ai nostri occhi con accanto piccolo angolo fotografico, generalmente dedicato forse ai bambini, dove immortalarsi con cerbiatto finto al seguito. Ma non si dovrà fare molta strada a piedi per incontrare il primo di una lunga serie di cervi che se ne va a spasso libero per la città a caccia ormai di biscotti, quelli che venditori ambulanti e negozi vendono abitualmente ai turisti per sfamare, si fa per dire. Queste simpatiche creature, che nel frattempo, sono diventate sempre più ingorde di biscotti, tanto da essere ben predisposte all’inseguimento appena sentono il rumore di qualche sacchetto che si apre. Intendiamoci non sono belve feroci fare la loro conoscenza e spupazzarseli un pochino è davvero una gioia ma vi consiglio di evitare tali avvicinamenti proprio nei pressi dei siti turistici più frequentati dove sono ormai troppo abituati alla presenza umana e possono diventare molesti. Noi il nostro “momento cerbiatto” l’abbiamo trovato all’interno di un sottopassaggio dove abbiamo trovato riparo, mentre una pioggia intermittente si abbatteva sulle nostre teste.


GROTTAMMARE IL BORGO INCASATO

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A solo un’ora di treno dalla città di Ancona si trova un piccolo borgo, praticamente incastrato su una montagna, il cui nome è Grottammare e dal quale sono sempre stata attratta da quando percorrevo in macchina l’autostrada A14 da Bologna in direzione Puglia, mia terra d’origine. Poi con il tempo la mia profonda avversione per le automobili mi ha sempre fatto preferire i viaggi in treno e tutte le volte che il treno sfrecciava lungo i binari, all’altezza proprio di Grottammare, mi veniva in mente che ancora non avevo avuto la possibilità di visitare quel piccolo borgo in altura che nel frattempo era anche stato inserito nella lista di quelli più belli d’Italia. Premetto che con gli anni la mia passione per i borghi, di cui l’Italia insieme alla Francia detiene il primato in Europa e forse nel mondo, è diventata sempre più forte tanto da farmi destinare interi fine settimana o anche più giorni alla loro scoperta. Così anche a causa della pandemia ho ripreso in mano vecchi progetti incompiuti tra i quali anche quello di andare alla scoperta di Grottammare.
Grottammare si divide in due zone ben distinte, la prima quella alla quale si arriva velocemente dalla stazione dei treni, la cosiddetta Grottammare bassa, affacciata sul Mar Adriatico che mostra tutti i connotati di una perfetta località di villeggiatura. Lunga spiaggia di sabbia, un mare pulito che degrada dolcemente, una piccola zona pedonale e un bel lungo mare con hotel e ristoranti, insomma un posto perfetto per le famiglie che cercano una spiaggia ideale per la balneazione dei piccini e qualche locale per mangiare e rilassarsi. La seconda zona di Grottammare ed anche il motivo che mi ha spinto qui, è Grottammare alta meglio conosciuto come il Vecchio Incasato, ovvero la parte storica di Grottammare, quella grazie alla quale si è aggiudicato l’inserimento nella lista dei borghi più belli d’Italia.
Seguendo le indicazioni per il borgo storico si arriva agli inizi di via Sant’Agostino attraverso la quale si va in cima. Il primo edificio lungo la via che richiama la nostra attenzione è Villa Azzolino questa struttura fu costruita come luogo di riposo e di ozi letterari risalente al XVII secolo è uno degli edifici piceni ad aver conservato il suo aspetto originario. La villa era circondata da un grande giardino e da due depandances, una delle quali veniva spesso utilizzata per ospitare lo scultore della zona Pericle Fazzini. La villa è stata la sede delle riunioni dell’Accademia degli Arcadi del Tesino fondata dallo stesso cardinale Decio Azzolino che aveva edificato la villa, secondo la cronaca furono molti i personaggi illustri che avevano alloggiato nella villa come Cristina di Svezia e Girolamo Bonaparte, fratello di Napoleone.
Altro punto meritevole di sosta prima di arrivare alla sommità del colle dove si trova il cuore storico di Grottammare, è consigliabile fare una sosta nella piccola chiesa di Sant’ Agostino risalente al XVI secolo. La chiesa fu fatta costruire dai padri agostiniani e conclusa nel 1517. La facciata della chiesa ha il tetto a spioventi e l’abside si trova all’esterno, accanto ad esso si trova il campanile mozzato. Il suo interno è composto da una navata unica e sull’altare maggiore si trovano due dipinti interessanti uno raffigurante una Pietà, l’altro le Anime Purganti.
Quando si raggiunge la cima di Grottammare ci si ritrova sulla bella Piazza Peretti circondata da case e palazzi interamente costruiti in sasso, tra i quali spicca la chiesa di San Giovanni e il Teatro dell’Arancio, quest’ultimo fa parte dei 73 teatri storici delle Marche di cui 16 solo nella provincia di Ascoli Piceno, in questa zona i teatri venivano costruiti da famiglie illustri con la partecipazione di enti istituzionali. Il Teatro dell’arancio fu costruito sulla base di un edificio più antico e del quale furono conservate le sei arcate su bassi rilievi dalle quale oggi si può ammirare il bellissimo panorama sottostante su tutto il litorale adriatico, uno degli scorci di Grottammare antica più famosi ed anche più fotografati dai visitatori che arrivano prevalentemente durante il periodo storico e durante il fine settimana quando in molti approfittano per fare un pranzo o un semplice aperitivo presso i piccoli locali che animano il centro e che allestiscono i tavolini all’esterno. Non sono tanti i locali a Grottammare alta ma per fortuna ben inseriti nel contesto storico talvolta più suggestivi che allettanti dal punto di vista culinario, in Piazza Peretti ad esempio ci sono un paio di piccole osterie che propongono un bicchiere di vino o bevanda con un tagliere di formaggi e salumi al costo di 15 euro, quei posti forse un pò troppo legati all’atmosfera e alla richiesta turistica dai quali quasi sempre decidiamo di fuggire. Per concludere il giro di Grottammare Alta ci si può inoltrare tra i piccoli vicoli della zona dove ancora vivono diversi anziani che spesso si siedono fuori dalle loro abitazione e che sono sempre ben disposti a sorridere e scambiare qualche parola con i forestieri. La parte più alta di questo borgo è quella dove un tempo sorgeva il Castello e di cui ancora oggi si possono vedere i resti ed è proprio scarpinando fino alla cima che mi affaccio proprio sul punto preciso sotto al quale passa l’autostrada, quello che per tante volte mi aveva fatto desiderare di visitare questo grazioso paesino.
Alloggiare a Grottammare in primavera o nel periodo estivo è ideale anche solo per qualche giorno soprattutto per chi vuole godersi la tranquillità e fare lunghe passeggiate sulla spiaggia che è affiancata ad una bellissima pista ciclabile che la collega sia con Cupra Marittima che con la famosa San Benedetto del Tronto. Gli hotel di Grottammare sono distribuiti prevalentemente lungo la costa anche se si possono trovare graziose sistemazioni anche nella parte antica, scelta che però sconsiglio visto l’esiguo numero di ristoranti presenti e per evitare tutte le volte di fare su e giù per la salita che permette l’accesso alla parte alta. La zona mare è ben fornita di supermercati e negozi indispensabili durante una vacanza, si possono eventualmente scegliere hotel che offrono un servizio di pasti inclusi come l’hotel Perla Preziosa in via Mediterraneo dove abbiamo alloggiato per 50 euro in un’ampia camera doppia con balcone vista mare con inclusa colazione, in alternativa si può anche optare per la mezza pensione o addirittura per il tutto incluso.
La gastronomia marchigiana si vanta anch’essa come il resto d’Italia di piatti molto famosi a base di fritti, tra cui le celebri olive ascolane e molto altro ancora, il nostro posto del cuore durante la permanenza a Grottammare è stato il ristorante Focolare in via Bernini 29, distante meno di dieci minuti dalla zona di mare, quella più turistica, frequentato prevalentemente da gente del posto o lavoratori che a mezzogiorno si fermano per mangiare i piatti più classici della tradizione, particolarmente indicato anche per chi è vegetariano come me, ottimo l’antipasto a base di verdure a base di verdure cotte e fritte accompagnate con pane casereccio, di buona qualità anche la pizza e i prezzi davvero convenienti per gustare una cucina che forse non ha una cornice affascinante come quella che si trova in Grottammare Alta ma che ha tanto della genuinità della tradizione locale.

IN VIAGGIO CON LA BICICLETTA: DA GROTTAMMARE A SAN BENEDETTO DEL TRONTO

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Camminare, camminare, camminare! Sicuramente è stata la svolta netta che ho dato alla mia vita da quando ormai lo yoga si è radicato dentro di me ma è da qualche tempo che ovunque io vada in giro, ovunque sia il tipo di viaggio scelto, sia io in un’affollata di città avveniristica o tra le antiche mura di un borgo sento sempre la necessità di staccarmi dall’uomo immergendomi nella natura ed è quindi così che sempre più spesso cerco di percorrere piste ciclabili o percorsi pedonali che diventino esse stesse il viaggio. Così che spinta dal desiderio di coniugare camminate e scoperta ho deciso di spostarmi nella provincia di Ascoli Piceno per percorrere la pista ciclabile della Riviera delle Palme, un percorso che va da strade più grandi e trafficate a tratti dove si è quasi a pelo d’acqua.Questa pista ciclo pedonale percorre circa 16 chilometri,partendo dalla piccola cittadina di Cupra Marittima fino alla famosa San Benedetto del Tronto, famosa appunto, per le palme, comune denominatore di tutto questo tratto di costa che nel corso del tempo si abbellito sempre di più di questo bellissimo albero.

Partendo un sabato mattina direttamente da Ancona, capoluogo marchigiano, in meno di un’ora di treno sono arrivata alla prima tappa della nostra 3 giorni di camminata itinerante ovvero la piccola Cupra Marittima, una località costiera di poco più di 5000 abitanti che ha alle sue spalle un piccolo e grazioso borgo con la sua rocca antica. La spiaggia sabbiosa è ideale per i bambini così come lo è tutto l’intero tratto ciclabile pedonale poiché del tutto pianeggiante da percorrere anche solo per una breve passeggiata serale. L’offerta turistica non è eccessiva ma si può trovare tutto il necessario per trascorrere una vacanza all’insegna della tranquillità, carina anche la zona della pineta dove le spiagge sono ancora selvagge e un misto di sabbia e ghiaia.

Dalla stazione dei treni di Cupra Marittima, dopo aver fatto un giro veloce nel piccolo paesino, imbocchiamo il lungomare in direzione sud e più precisamente Grottammare, un piccolo borgo che da diverso tempo ero desiderosa di vedere considerato uno dei più belli d’Italia. Il percorso a piedi tra i due paesi è di circa 6 chilometri che facciamo in poco più di un’ora, tra una sosta e l’altra, per godere delle vista del mare, una bellissima costante per tutto il percorso fino a San Benedetto del Tronto. Arrivati a Grottammare nel pomeriggio andiamo subito alla ricerca del nostro hotel base per una notte in questa piccola cittadina. Non dobbiamo allontanarci di molto dalla zona costiera, la Perla Preziosa Hotel, rimane praticamente a pochi passi dal mare e dal balcone della nostra camera si gode di una bella vista su di essa e per 50 euro a notte inclusa la colazione, non possiamo chiedere nulla di meglio, ancor più se penso già alla pratica di yoga dell’alba successiva con la pungente brezza marina di inizio primavera ad accarezzarmi la pelle del viso.

Grottammare si divide in zona bassa, quella costiera dove alloggiamo e la parte alta dove risiede il cuore storico della città, il borgo italiano che ha meritato l’iscrizione fra quelli più belli d’Italia ed in effetti è molto carino anche se devo ammettere non il più bello che io abbia visto fin ora a spasso per l’Italia ma sicuramente da vedere assolutamente se si pianifica una vacanza in zona.

Il giorno dopo, rifatta ancora una bella passeggiata per Grottammare riprendiamo la strada costiera ancora in direzione sud per l’ultima tappa del nostro viaggio on the road, la tanto nominata San benedetto del Tronto, una cittadina che rispetto alle altre due viste fino a quel momento è molto più estesa e non basata solo sul turismo come le altre due ma che ha il deciso di mantenere molti spazi verdi per tutti i suoi abitanti e per i visitatori che ogni anno sono sempre tantissimi. Il suo lungomare è molto famoso proprio per le sue palme e per i parchi verdi che lo caratterizzano, un posto bellissimo insomma se si vuole rilassarsi nella natura senza rinunciare a nessun servizio e divertimento, qui infatti ci sono locali d’intrattenimento, ristoranti per ogni gusto e negozi di ogni genere. La distanza da percorrere a piedi da Grottammare a San Benedetto del Tronto è sempre di poco più di un’ora ed il tratto è particolarmente suggestivo. Gli hotel a San Benedetto del Tronto di certo non mancano anche se i prezzi per le sistemazioni più vicine al lungomare sono leggermente più cari rispetto a quelli di Grottammare ma ugualmente accessibili, noi per comodità abbiamo scelto l’hotel Centrale a 5 minuti dalla stazione dei treni e dall’area pedonale, una camera doppia con colazione in una struttura molto semplice al costo di 70 euro a notte, una posizione congeniale praticamente per tutto e ideale per chi come noi il giorno dopo ritorna a casa in treno. San benedetto del Tronto è una città grande e quindi qui si fermano non solo treni regionali ma anche intercity e altri treni veloci in direzione sud o nord Italia, quindi assolutamente comodo per chiunque decida di trascorrere qualche giorno nella riviera delle Palme.