Cosa fare a Bobbio il borgo più bello d’Italia

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Bobbio è un borgo medioevale situato nella provincia di Piacenza dalla quale dista circa 45 chilometri e poco distante dal confine con la Liguria. Bobbio è una piccola perla incastrata nella bellissima Val di Trebbia, un borgo nel quale andare in qualsiasi stagione dell’anno e che lascia senza fiato non solo per la bellezza dei suoi monumenti ma anche per le innumerevoli possibilità di vivere la natura, partendo proprio dal centro, con lunghe passeggiate sulla Via Francigena che passa per il paese, oppure passeggiate in bici o a cavallo lungo le sponde del fiume Trebbia, un fiume dalle acque limpide che in estate diventa una spiaggia per chi sfugge dalla calure delle città vicine o per gli abitanti stessi che si godono le sponde del fiume come se fossero al mare.


Ho visitato il borgo di Bobbio in un freddo fine settimana di Febbraio quando con le temperature assai rigide, ho avuto il privilegio di vedere finalmente la neve lungo tutta la valle circostante.
Il simbolo storico di Bobbio è sicuramente il Ponte Gobbo la storia di questa antica struttura si perde nella notte dei tempi quando Bobbio diventa un centro di primissima importanza per il monachesimo occidentale infatti qui un monaco irlandese di nome San Colombano fonda un monastero che in breve tempo si trasforma in una prestigiosa biblioteca in cui ancora oggi sono conservati antichi testi latini sulla cristianità.
Arrivando a Bobbio è proprio il Ponte Gobbo detto anche Ponte del Diavolo a colpire, la struttura fu edificata sul fiume Trebbia e passeggiandoci sopra per entrare nel paese di Bobbio l’effetto scenico è davvero notevole, una panoramica sul piccolo borgo e sulla vallata. Bobbio è la destinazione perfetta per un fine settimana italiano, il borgo è abitato da 3500 abitanti, numero di persone che aumenta notevolmente soprattutto con l’arrivo della bella stagione soprattutto da quando è stato eletto da una trasmissione televisiva borgo dei borghi d’Italia, un ritorno d’immagine che ha giovato molto all’economia del paese ed al territorio circostante che ha cominciato a proporre attività d’intrattenimento per turisti proposti da agenzie locali,come trekking, rafting nel fiume ed anche degustazione di prodotti locali che qui vedono l’incrocio di tradizione emiliana unita a quella ligure.
Per iniziare la visita del centro storico di Bobbio si può partire dal Duomo di Bobbio un meraviglioso esempio di arte emiliana del quattrocento, al suo interno interessanti affreschi riscoperti solo qualche secolo più tardi rispetto alla sua edificazione poiché nascosti sotto un fitto strato di calce.
Altro simbolo da non perdere di Bobbio è il Castello Malaspina, costruito durante il Trecento, una roccaforte per i Guelfi mentre combattevano con i Ghibellini di Piacenza. Al suo interno si trova anche una terrazza panoramica dalla quale si può ammirare l’aerea circostante. Ma la bellezza indiscussa di Bobbio la si trova perdendosi tra i suoi vicoli ed ammirando i bellissimi palazzi finemente decorati appartenuti alle famiglie più prestigiose della zona, i Castelli e i Calvi che avevano l’abitudine di decorare le facciate delle loro abitazioni con motivi incisivi proprio per sottolineare la loro potenza.
Il borgo di Bobbio essendo diventato sempre più turistico negli ultimi anni ha visto l’apertura di nuovi bar e ristoranti che propongono la cucina locale come i famosi maccheroni alla bobbiese, pasta fatta in casa grazie all’utilizzo di un ferro da calza poi conditi con ragù di carne. Sarà l’influenza con la cucina ligure ma chi passa per Bobbio non può fare una sosta golosa presso Pizza del Monastero, una piccola panetteria situata in Piazza San Francesco, una bella piazza dove peraltro arrivano e partono i bus da Piacenza a soli due passi dal centro storico, qui il sabato mattino si tiene anche il mercato settimanale dove trovare eccellenti prodotti locali come formaggio di fossa e miele delle vicine aziende agricole. Pizza del Monastero è davvero diventata un’istituzione per chiunque arrivi a Bobbio, pizza al taglio con diverse farciture o classica pizza ligure si può scegliere e mangiare calda seduti all’esterno visto che il locale è molto piccolo e non ci sono tavoli o sedie al suo interno a parte il bancone davanti al quale sarà davvero difficile scegliere, da appassionata quale sono di grani alternativi consiglio l’impasto integrale, i prezzi non sono proprio a buon mercato ma in linea con quelli di altre città intorno ai 16/17 euro al chilo, una bontà che non ha prezzo come la possibilità di visitare Bobbio,una delle tante meraviglie italiane nascoste tra la Val di Trebbia.

Castel D’aiano: antico borgo medioevale dell’Appennino bolognese

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Probabilmente sono di parte nel definire Bologna una delle città più belle d’Europa, fascino dell’antico, tendenza e accoglienza per il diverso la rendono unica in Italia e non solo e seppur io sono diventata bolognese solo d’adozione, il mio legame con questa città resta unico per tanti motivi, uno fra questi il bellissimo Appennino che la circonda, con le sue montagne, i sentieri, i fiumi e i piccoli borghi che spuntano all’improvviso e che sono diventati negli ultimi anni un richiamo irresistibile anche per tanti turisti.


A circa 800 metri sul livello del mare sorge il piccolo borgo di Castel d’Aiano equidistante sia da Bologna che da Modena, da sempre una località di villeggiatura per molti bolognesi che trascorrono la stagione estiva qui, lontani dall’afa e dall’inquinamento. 1800 sono gli abitanti fissi di Castel d’Aiano, molte le persone anziane che passano il loro tempo seduti nel piccolo bar della piazza principale oppure al fresco su una delle tante panchine immerse nel verde che qui è in assoluto il protagonista indiscusso. Castel d’Aiano è un luogo incantevole ideale se si vuole staccare la spina e immergersi nella natura, il centro storico si compone di qualche piccola strada intorno a piazza Nord Leverta dove si affaccia il Municipio e la chiesa di Santa Maria Assunta sempre affacciata sulla stessa piazza si trovano i servizi essenziali, come la posta e la farmacia mentre, scendendo verso via Bologna, la strada dalla quale si accede al paese arrivando da Bologna, si trova l’unico supermercato del paese e l’albergo ristorante pizzeria Merlino che altre ad essere l’unica struttura ricettiva del paese è anche ristorante, specializzato non solo nella preparazione dei piatti della tradizione emiliana ma anche calabrese poiché il gestore proviene da quelle parti, ottima ad esempio la burrata preparata da loro, perfetta da accompagnare con la polenta i funghi porcini. Le camere della struttura sono dotate di bagno privato e i prezzi per il solo pernottamento sono di 50 euro a notte. Per trovare più scelta di hotel bisogna spostarsi nella vicina Vergato, distante circa 15 chilometri oppure in uno dei tanti agriturismi o case vacanze situati intorno a Castel d’Aiano.
Se si arriva a Castel d’Aiano in bus direttamente da Bologna bisogna mettere in conto che prima è necessario arrivare a Vergato autostazione e di li prendere il bus 726 ci sono un paio di corse ogni giorno eccetto la domenica. Se si sceglie di alloggiare nell’unico hotel di Castel d’Aiano arrivando in bus, di certo non mancheranno le occasioni per scoprire angoli suggestivi grazie ai tantissimi sentieri che partono proprio dal centro cittadino e che si snocciolano per tra la bellissima valle del Reno dove si adagia Castel d’Aiano. Molti camminatori o appassionati di bicicletta fanno tappa fissa a Castel d’Aiano proprio per la possibilità di trovare una miriade di percorsi da fare, alcuni anche molto adatti alle famiglie, come quello che si dipana nel bosco a ridosso del cimitero a due passi dalla piazza principale. Un pochino più impegnativo ma molto appagante per il panorama che si conquista è quello che conduce fino alla frazione di Sassomolare a circa 5 chilometri da Castel d’Aiano, giunti a destinazione, nei pressi della piccola chiesa, la vista spazia dalla valle alla catena montuosa del Cimone una vera meraviglia che continuo a sognare ogni volta rientro dalla mia visita alla bellissima Castel d’Aiano.
Per chi poi dopo tanto camminare desidera refrigerarsi con un bel bagno in piscina(ovviamente se si va in estate) il posto giusto è la piscina comunale in Via dei Piani a poca distanza dal centro, raggiungibile dall’Albergo Merlino con una passeggiata di 16 minuti. La piscina è immersa nel verde ed è uno dei luoghi più distensivi dove riuscire a rilassarsi, il costo per accedervi durante i giorni feriali è di 6 euro che diventano 8 nei giorni festivi, i bambini fino ad un metro di altezza non pagano e sono possibili ingressi multipli o in abbonamento se si decide di trascorrere lunghi periodi in zona. Insomma una vacanza a Castel d’Aiano è assolutamente perfetta per chi desidera staccare e ricaricare le pile senza bisogno di tanti fronzoli solo natura, cibo buono e tanto tanto yoga e meditazione.

Il borgo di San Vittore Terme: l’incanto della natura a due passi dalle Grotte di Frasassi

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La stazione dei treni è piccola, piccolissima ed immersa nel verde così come lo è il piccolo borgo di San Vittore Terme a due passi da Genga una delle località più famose delle Marche, dove sorgono forse le grotte più fotografate d’ Italia, le famose Grotte di Frasassi.

Dire che le Grotte di Frasassi sono stupende è abbastanza scontato nel mio caso poi non mi hanno meravigliato più di tanto poiché le mie origini sono pugliesi e più precisamente putignanesi, un paese che vede anch’esso la presenza di grotte, di dimensioni ridotte rispetto a quelle di Frasassi ma distanti solo 5 chilometri da altre imperdibili grotte italiane famose situate nel paese di Castellana, quindi bellissime entrambe e da vedere entrambe.

La cosa che invece mi ha letteralmente fatto innamorare di questo posto è stato proprio il piccolo borgo di San Vittore Terme dove abbiamo trascorso un fine settimana rilassante ed inaspettatamente pieno di cose da fare.

L’hotel terme di San Vittore si trova proprio nel cuore del piccolo borgo distante dalla stazione dei treni meno di una decina di minuti a piedi quindi è particolarmente adatto anche a chi vuole arrivare qui usando i mezzi pubblici visto che ci sono i treni locali che si fermano proprio qui e che collegano Roma Termini con Falconara Marittima cittadina costiera poco distante da Ancona. L’hotel offre camere confortevoli a partire dagli 80 euro a notte con inclusa colazione e uso della piscina, la struttura inoltre è convenzionata con lo stabilimento termale e si possono fare cure o massaggi.

La presenza delle grotte e quindi di un sottosuolo ricco di minerali rende le acque del fiume Sentino molto salutari non a caso sorgono delle terme e la cosa che più mi ha sorpreso è la possibilità di usufruire di questo bene naturale assolutamente a costo zero.

Partendo proprio dal centro di San Vittore Terme partono una serie di sentieri adatti al trekking tra i quali di sicuro quello più gettonato è quello che conduce alla sulfurea, una parte del fiume che è diventata quasi una spiaggia dove si viene per stendersi al sole e per immergersi nelle acque benefiche di questo fiume. In un lato di questo piccolo e meraviglioso fazzoletto di terra e acqua si trova un punto in cui l’acqua è freddissima e dal lato di una cavità viene fuori un getto d’aria particolarmente freddo simile a quello che si prova stando vicino ai bocchettoni dell’aria condizionata con la differenza che qui non c’è spreco di energia e inquinamento, questo angolo è particolarmente frequentato tanto da non essere sempre possibile trovare posto per poter immergere i piedi in questa sorta di bacinella congelante che però regala un sollievo pazzesco ai piedi ed alle gambe difficile da spiegare. Per chi invece non ama l’acqua particolarmente fredda può decidere ugualmente di immergersi per una nuotata scegliendo però la zona più centrale dove la temperatura dell’acqua è più accettabile.

Se si trascorrono un paio o più giorni a San Vittore Terme proprio per approfittare del potere benefico di queste acque che qualcuno beve anche, è bene arrivare la mattina presto per trovare posto libero soprattutto se si capita il fine settimana mentre,se si sceglie di aspettare il tramonto quando l’odore del fiume è particolarmente buono e intenso,meglio portarsi dietro del repellente per le zanzare.

Calette nascoste all’ombra di belle e conosciute città della Puglia

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Diciamo che le foto parlano chiaro e non è un caso che ho scelto di metterle in primo piano, a preceder qualsiasi commento si possa fare. Stiamo parlando della Puglia una regione italiana che negli ultimi anni ha riscosso sempre più successo tanto da riempirsi di turisti non solo nei mesi di rito ma anche a settembre, il mese forse più adatto per visitare questa terra. Settembre regala al sud Italia ed alla Puglia stessa giornate assolate e durante le ore centrali della giornata non solo si è al riparo dal sol leone ma si può godere di piccole calette di sabbia e mare cristallino quasi in maniera esclusiva soprattutto se queste rimangono poco conosciute ai turisti e molto gettonate dai locali.

La piccola spiaggia di Cala Susca si trova a ridosso del centro abitato di Monopoli una città costiera nella provincia di Bari molto animata e con diverse opportunità di svago. Arrivare a Monopoli è facile anche se ci si utilizza il treno o il bus, poiché sia i treni intercity provenienti dal nord Italia, che i bus di lunga percorrenza, fermano qui, quindi se si sceglie di arrivare senza automobile non ci sono grossi problemi. Cala Susca poi è perfetta da raggiungere anche dalla stazione dei treni o dal centro storico, basta percorrere la strada che costeggia il litorale in direzione Polignano a Mare, altra perla pugliese, passando per via Marina del Mondo, il tempo di percorrenza sarà di circa una ventina di minuti. Nel caso si voglia raggiungere Cala Susca in macchina, almeno in bassa stagione, non c’è il problema del parcheggio poiché adiacente alla spiaggia vi è un largo sterrato con qualche albero dove poter parcheggiare gratuitamente. Unico inconveniente in alta stagione potrebbe essere il sovraffollamento della spiaggia visto che è molto piccola e stretta da due bei costoni di roccia da dove ci si può addirittura tuffare sfruttando una scaletta che è stata messa lì a posta. Alla spiaggia di Cala Susca si accede tramite qualche gradino e sulla sinistra si trova anche un piccolo e delizioso altare votivo unico neo purtroppo è la tanta spazzatura gettata ai margini una piaga dolorosissima per tutta l’umanità perché sono fermamente convinta che i rifiuti una volta rilasciati nell’ambiente diventino un problema di tutti al quale non si può rimanere indifferenti.

Come visitare Isola delle Femmine, una delle aree marine protette più belle del Mar Tirreno

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Farò ancora una piccola sintesi sul perchè io mi sia fatta stregare dalla città di Palermo che è diventata come una specie di caldo rifugio da quando, per la pandemia, mi è stato interdetto il ritorno in Asia. Molti si chiederanno cosa centri l’Asia con la Sicilia ed io rispondo che proprio su quest’isola dai mille colori esiste una relazione molto profonda con il continente asiatico poiché vi abita una nutrita comunità di induisti che hanno creato a Palermo una comunità che è diventata la più grande d’Italia. Detto ciò o meglio ridetto ciò torniamo a Palermo ed a tutti quei meravigliosi luoghi che si possono raggiungere da questa bella città. Dopo aver soggiornato, amato e gustato, si fa per dire, il mare paradisiaco di Mondello, comodamente raggiunto in bus dal centro città, è la volta di un altro angolo di meraviglia questa volta direttamente raggiunto in treno dopo il mio volo diretto Ryanair Rimini- Palermo. Sto parlando di Isola delle Femmine un’amena cittadina in provincia di Palermo di cui ci si può letteralmente innamorare. I treni che partono direttamente dallo scalo palermitano di Punta Raisi impiegano 21 minuti per arrivare nel comune di Isola delle Femmine, il costo a persona è di 5.90. Il piccolo centro storico è praticamente a ridosso della stazione ma di hotel qui non ce ne sono ed io per una volta cercavo qualcosa dalla quale poter godere di una vista speciale e così, usciti dalla stazione dei treni abbiamo girato a sinistra percorrendo per circa una ventina di minuti via Libertà sulla quale abbiamo trovato il Saracen Sands Hotel una struttura che appartiene ad una catena alberghiera che, nonostante animazione piscinona e servizi ha grande hotel, soddisfa in pieno la mia necessità, avere una vista da sballo per un paio di giorni. Le tariffe per questa struttura sono un pochino altine per i miei canoni ma essendo fine settembre riesco ad approfittare di una discreta offerta pari a 100 euro a notte per camera e colazione. Non amo generalmente le grandi e fredde strutture anche se non giudico a priori e soprattutto non condanno se danno da lavorare a un sacco di persone, in alcuni casi molto prodighi in altri molto meno ma a parte ciò devo dire che davvero il suo punto di forza è la vista che mi ha nutrito più della colazione stessa fatta su una bella terrazza con affaccio sul mare. Il mare, quello vero come dico io, è pieno di pesci e la maschera ed il boccaglio sono utili soprattutto se si va sul lato scoglioso della costa, qui la vita marina è brulicante non per altro questa zona costiera è un area marina protetta qui non solo pesci di molte specie nuotano ma non è raro avvistare stenelle, un tipo di delfino molto facile da incontrare nel Mar Tirreno dove si affaccia il comune di Isola delle Femmine. Ma la caratteristica che rende straordinario il piccolo comune di circa 7000 anime di Isola delle Femmine è proprio la piccola isoletta che si adagia placidamente difronte al paese, inserita nel mezzo di questa riserva marina. Il perché si chiami proprio Isola delle Femmine è ancora un mistero, molte leggende girano intorno a questo luogo ma con ogni probabilità a detta di alcuni anziani del luogo la versione più accreditata vuole che l’isola in passato fosse servito come carcere penitenziario femminile.

Anche il piccolo paese di Isola delle Femmine è grazioso,una piccola piazzetta con un paio di piccoli ristorantini devo dire non proprio eccezionali e una chiesetta deliziosa a far da cornice. Se si alloggia sul lungomare dove si affaccia non solo il Saracen Sands Hotel ma anche altre strutture ricettive, si deve mettere in conto una quindicina di minuti a piedi per il centro storico e di certo non ci si deve aspettare un brulicante lungomare in stile riviera romagnola ma solo un marciapiede, talvolta non in buonissime condizioni e una natura selvaggia e dirompente dalla quale sarà difficile staccarsi ve lo assicuro. Unico neo di questo posto così meraviglioso è il gran numero di rifiuti abbandonati qua e là, uno scempio per gli occhi e per il cuore, purtroppo comune a moltissimi altri luoghi della stessa Italia e del mondo intero.

Se poi proprio non ci si vuole staccare dalle folle palermitane consiglio ugualmente di non perdere una bella gita giornaliera per Isola delle Femmine partendo direttamente dalla stazione centrale, 43 minuti di treno, un biglietto di 2.80 a tratta e sarete in paradiso…..

BAGHERIA: la città delle ville siciliane

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A soli dieci minuti di treno dalla città di Palermo esiste una città di nome Bagheria che in pochi prendono in considerazione di visitare ma che ha un valore storico altissimo. Bagheria in passato era considerato il luogo per eccellenza per i palermitani benestanti che passavano qui lunghi periodi di villeggiatura, alloggiando in ville bellissime che sono diventate l’emblema della città.

Arrivando in treno da Palermo la stazione dei treni si trova proprio difronte ad una delle tante ville della città, Villa Aragona Cutò risalente alla prima metà del settecento e costruita per volontà di Baldassarre Naselli principe di Aragona. Questa villa è anche conosciuta come Palazzo Cutò e ospita la biblioteca, la sua forma è massiccia e quadrata ed è caratterizzata da un’altana dalla quale si godeva di un bellissimo panorama. I decori al suo interno sono di ottima fattura ed oggi al suo interno è allestita la biblioteca comunale e il Museo del giocattolo Pietro Piraino.


Dalla stazione prendendo una delle qualsiasi vie che vanno verso su si arriva in quello che è il centro di questa città che piccola non è di certo, popolata da circa 56000 abitanti, quindi non manca proprio nulla in città e può essere anche una base eccellente se si vuole sostare in zona qualche giorno per spostarsi verso altre città vicine come Termini Imerese o il piccolo borgo di mare di Aspra sulla costa, distante dalla città pochi chilometri e raggiungibile anche con il servizio pubblico di bus.


Dopo meno di dieci minuti a piedi dalla stazione si arriva in Corso Umberto I, il cuore pulsante della città, molto animato e pieno di negozi e bar dove si concentra buona parte della popolazione a spasso. Fortunatamente è una zona a traffico limitato e quindi ci si può godere una bella camminata senza il caos intenso di alcune ore del giorno.
Purtroppo molte delle ville di Bagheria sono andate distrutte ma a testimonianza della loro grandiosa presenza sparse per il centro si trovano diversi piloni come quello di Villa Mortillaro, questo alto pilone sopravvissuto, segnava l’ingresso nella monumentale tenuta del Marchese Mortillaro, una residenza talmente estesa che arrivava fino alla città di Palermo. Altra residenza assolutamente interessante è Villa Palagonia la cui caratteristica principale è la presenza di sculture grottesche ed è per questo che viene anche denominata villa dei mostri, infatti il viale d’ingresso è sormontato da strane ed inquietanti statue tanto che Goethe, quando visitò la villa, coniò il termine pallagonico, ovvero opera deforme e folle. Il costo del biglietto per accedere a Villa Palagonia è di 6 euro e vale davvero la pena soffermarsi non solo sulla villa ma anche sul giardino che la circonda che ha esso stesso ispirato tante leggende.
Tra un giro tra una villa e l’altra vale la pena anche fermarsi a visitare qualche chiesa cittadina, come quella della Natività di Maria risalente al 1771,il suo prospetto è imponente realizzato in stile neoclassico in pietra di Aspra.


Mi raccomando però di non lasciare Bagheria senza aver assaggiato il famoso Sfincione Bagherese una sorta di focaccia alta e morbida ricoperta di tuma, un formaggio siciliano, acciughe, ricotta, cipolle bianche appassite in padella e mollica di pane tostato, a detta del mio compagno di viaggio onnivoro, una vera bontà, che si compra presso tutti i panifici di Bagheria al meno di 2 euro. Io invece che sono vegetariana sono stata attratta da un cartello esposto fuori da un negozietto di frutta e verdura sul quale c’era scritto pesche di Bivona 3 euro al chilo, ovviamente non potevo esimermi dal comprarle e sono diventate la mia droga nei due giorni di permanenza a Bagheria. Bivona non è proprio vicino a Bagheria, in linea d’aria ci saranno una cinquantina di chilometri e risiede nella provincia di Agrigento, ma è stata l’occasione per scoprire l’ennesima meraviglia della Sicilia, una terra ricca non solo di bellezze architettoniche ma anche di tante, tantissime prelibatezze che madre natura regala.

CUCINA DAL MONDO: il Kitchari il piatto detox della cucina ayurvedica

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L’Asia, lo yoga e l’ayurveda così come le ho scritte corrispondono anche alla progressione cronologica con la quale sono entrate piano piano nella mia vita e senza aver intenzione alcuna di farle uscire, ho deciso pian piano di unire i miei viaggi con la filosofia yogica. L’avrò forse scritto mille volte ma la conoscenza di un posto passa anche attraverso la conoscenza della cucina locale e ci sono dei piatti che oltre ad essere buoni hanno anche il potere di essere particolarmente benefici per l’organismo che, mai come in questo periodo storico, ha bisogno di essere sostenuto dalla migliore delle medicine, ovvero il cibo.

Ho conosciuto il Kitchari grazie ad una bravissima insegnante di cucina ayurvedica indiana ma che vive in Italia da diversi anni, ayurveda significa letteralmente conoscenza della vita al contrario di ciò che molti pensano non è affatto una medicina alternativa ma una medicina riconosciuta dal sistema nazionale indiano che in parole brevi, ma molto brevi, si basa sul vivere in perfetta armonia con gli elementi naturali.

Il Kitchari è un piatto con un potere assai depurativo che in India viene dato già in età infantile quando si ha la febbre addirittura e soprattutto quando si ha bisogno di regolarizzare l’intestino dopo l’abuso di cibi insalubri o comunque tutte le volte in cui si ha la necessità di fare una depurazione dall’interno, il famoso detox, così come va di moda dire oggi. Gli ingredienti principali di questo piatto sono il riso basmati e i fagioli mung spezzati tutti prodotti assolutamente reperibili in qualsiasi supermercato. Visto il suo potere depurativo e benefico è bene consumarlo almeno tre volte in una settimana quindi una soluzione utile è senza dubbio quella di prepararlo in maggiore quantità in modo da dividerlo per più pasti, non è assolutamente calorico quindi è ideale anche per i pasti serali e fantastico da portarsi dietro per la pausa pranzo.

INGREDIENTI

100 grammi di riso basmati

100 grammi di fagioli mung spezzati(in alternativa vanno benissimo le lenticchie rosse decorticate)

1 cucchiaio di ghee (burro chiarificato reperibile ovunque o da fare in casa)

mezzo cucchiaino di semi di cumino

mezzo cucchiaino di curcuma

mezzo cucchiaino di semi di coriandolo

mezzo cucchiaino di semi di senape

un cucchiaio di zenzero fresco grattugiato

un cucchiaio di curcuma in polvere

sale qb

PROCEDIMENTO

La prima cosa da fare è mettere a bagno il riso con i fagioli per circa 30 minuti poi sciacquare bene finché l’acqua non appare perfettamente pulita, qualcuno dice che bisognerebbe farlo per sole 3 volte ma non ho ancora capito il motivo forse questa diceria viene fuori da qualche tradizione locale tramandata da una nonna indiana.

In una wok o comunque in una padella capiente far sciogliere il ghee e versare il coriandolo, i semi di cumino e quelli di senape queste spezie possono essere anche sostituite da altre come i semi di finocchio o il fieno greco l’importante è che non ci siano spezie piccanti come curry o altri condimenti simili che invece andrebbero a irritare il tratto intestinale, io l’ho sempre fatto con queste ed il risultato è stato sempre ottimo. Quello che invece non deve mancare in questo leggerissimo soffritto è lo zenzero, bisogna però stare attentissimi a non bruciare le spezie che vanno solo amalgamate al ghee che da solo ha un forte potere curativo in modo da far sprigionare alle spezie tutto il loro potere benefico. A questo punto aggiungere il riso con i fagioli e far insaporire unendo la curcuma e il sale, coprire con acqua calda o brodo vegetale e lasciar cuocere a fiamma bassa per circa 30 minuti, lo si può lasciare più brodoso oppure più liquido in entrambi i casi è buonissimo.

Questa è la ricetta base del Kitchari ma possono essere unite al ghee anche verdure di stagione che ben si amalgameranno con il riso, io consiglio carote, sedano e prezzemolo soprattutto in estate per dare al piatto anche i bellissimi colori della natura.

Come arrivare alle Cascate delle Marmore con i mezzi pubblici

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La prima volta che ho visitato le Cascate delle Marmore avrò avuto si e no 10 anni, quindi più di 30 anni fa, un ricordo che ancora oggi mi fa tremendamente emozionare e non tanto per il posto che ancora ricordo da mozzare il fiato ma perchè fu uno dei tanti viaggi in giro per l’ Italia che ho fatto con mio nonno, l’unico padre che io abbia mai conosciuto e amato durante questa mia vita terrena.

Era ormai da un anno che desideravo ritornarci, lo scorso anno ho dirottato su Spoleto per questioni logistiche legate ai treni da utilizzare per arrivarci, poichè chi mi conosce da un pò lo sa, i miei anzi i nostri cercano sempre di essere viaggi con i mezzi che per qualcuno sono la scomodità in persona per me l’essenza del viaggio, oltre al fatto che la scelta ambientale ha un forte impatto sulla mia vita di tutti i giorni. Quest’anno però la voce Marmore si è fatta sempre più insistente nelle orecchie, sostenuta anche dal fatto che il mio compagno non ci era ancora mai stato e che in questo momento difficile, in cui la pandemia mi ha privato di tanti dei miei viaggi, ho sentito di rifugiarmi in un ricordo famigliare a me caro, insieme a chi è sempre al mio fianco facendomi anche un pò da padre, come il mio compagno di vita.


Il treno freccia argento parte da Riccione(paese nel quale risiedo soprattutto in estate) alle 06:59 diretto a Roma e che dopo 3 ore di viaggio ferma proprio alla stazione di Terni, una città nel cuore dell’Italia, nella bella regione dell’Umbria. Puntuali alle 10.06 come previsto siamo fuori dal treno in cerca del Marmore Link, un collegamento diretto con le cascate effettuato da busitalia. Il bus non parte direttamente dalla stazione ma dall’autostazione a pochi metri da essa e per fortuna un gentile signore ce lo segnala, altrimenti avremmo aspettato in vano direttamente alle pensiline dei bus sul piazzale della stazione da dove in effetti partiva il bus fino a poco tempo fa. L’autostazione si trova a sinistra dell’uscita dalla stazione dei treni di Terni e ci vogliono pochi minuti per arrivare, entrati lì a destra si trova il cartello che indica la fermata per le cascate. I bus da prendere per arrivare proprio davanti alla biglietteria delle cascate è il numero 7 e il numero E 621, il biglietto lo si può acquistare al bar della stazione dei treni o direttamente all’autostazione, il costo è di 1.30 e la validità del biglietto è di 100 minuti, il tragitto dura circa 15/20 minuti visto che le cascate si trovano a pochi chilometri dal centro di Terni, le corse si ripetono spesso durante la giornata. In alternativa tutti i treni che da Terni sono diretti verso la città dell’Aquila effettuano una fermata a Marmore distante dall’ingresso circa 600 metri, una soluzione probabilmente più scomoda ma sicuramente un’alternativa per chi preferisce il treno o è comodo ai suoi orari, anche in questo caso così come per il Marmore Link è possibile visionare gli orari sul sito di Trenitalia.
Il bus ferma quasi davanti alle biglietterie il costo per accedere alle cascate è di 10 euro a persona e sono disponibili visite guidate con un sovraprezzo, inoltre per accedere al balcone degli innamorati, un angolo molto famoso delle Cascate delle Marmore, è obbligatoria la guida. I servizi di guida non possono essere acquistati on line ma direttamente alle biglietterie, nel nostro caso abbiamo optato per l’acquisto on line per evitare di trovare fila alle casse ed accedere direttamente al sito scelta azzeccata considerata la gente che era presente il giorno in cui abbiamo visitato le cascate. La prevendita dei biglietti è disponibile direttamente sul sito:www.cascatedellemarmore.info
Il tempo che si può impiegare per vedere le Cascate delle Marmore è assolutamente soggettivo il biglietto è valido tutto il giorno è durante il periodo estivo, nei fine settimana, il rilascio dell’acqua essendo una cascata a flusso controllato, va dalle 10 alle 19 e dalle 21 alle 22, ad ogni modo è bene controllare sul sito soprattutto se si sceglie di visitare le cascate in settimana o durante i giorni feriali. Di una cosa potete star certi una volta giunti lì non avrete tanta voglia di andar via e se il tempo non è dei migliori è meglio portarsi dietro un kway perchè in alcuni punti e soprattutto se c’è vento una doccina è assicurata e molti svaligiano lo shop per acquistare i teli di plastica al costo di 2 euro, noi abbiamo sfidato l’acqua essendo una giornata calda e bellissima e ci siamo portati dietro tutto il necessario per un pic nic al cospetto dell’acqua, la natura e l’aria buona.

La Grotta di Labante- una cavità carsica di importanza primaria a pochi chilometri da Bologna

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A pochi chilometri di distanza da Bologna, nel cuore dell’Appennino bolognese, e precisamente nel comune di Castel d’Aiano esiste una cavità carsica non ancora conosciuta al turismo, di certo non famosa come i Gessi Messiniani, ormai documentati e studiati, situati nella prima parte della fascia collinare di Bologna, ma che dal punto di vista strettamente scientifico, ricopre un ruolo fondamentale non fosse altro per la sua rarità, si tratta infatti di una grotta primaria nei travertini d’Italia, questo tipo di cavità sono molto rare e difficilmente superano i 4-5 metri di lunghezza.

Ho sempre amato l’Appennino bolognese, appena arrivata a Bologna era la mia prima valvola di sfogo per staccare la spina e ossigenare il cervello, poi ho iniziato a non essere serena neppure lì e a desiderare il rumore delle feste, le caciare in spiaggia e tante altre cose effimere che a pensarci oggi mi fanno venire i brividi. Poi però arrivano i disastri della mia vita, le perdite e infine i viaggi, l’Asia e lo yoga e così si inizia a pianificare una vita in giro per il mondo ed un piccolo ed umile rifugio nostro dove potersi fermare tra un peregrinare e l’altro, una casa immersa nella natura poco distante dall’unica città in cui sento affondare le mie radici nonostante io non sia nata lì: BOLOGNA la dotta, la grassa, la rossa.

Così in una lenta, molto lenta ricerca di una casina che faccia al caso mio e del mio compagno di vita, scelgo di andare a vederne ben 4 in una mattinata serena e calda di inizio giugno. Tra tutte le case viste una è sicuramente quella che potrei considerare al caso nostro ma purtroppo alcuni particolari di non poco conto fanno in modo che io afflitta e sconsolata non abbia più voglia di visitare quella che è forse una delle attrazioni maggiormente frequentate nei dintorni del centro di Castel d’Aiano, appunto la Grotta di Labante ma che incontro quasi inaspettatamente sulla via del ritorno.

Per arrivare alla grotta servono pochi minuti di macchina poiché il sito è distante al massimo 6 chilometri, il parcheggio è abbastanza ampio da accogliere i visitatori della domenica, quelli che arrivano qui ben equipaggiati per trascorrere una domenica in completo relax nella natura. L’ingresso alla grotta è gratuito e una bella cascatella sovrasta l’ingresso, il flusso dell’acqua non è forte o scenografico ma entrando in grotta qualche schizzo di acqua addosso è garantito.

Intorno alla grotta il paradiso, come lo chiamo io, silenzio, cielo e tanto bel verde dove potersi distendere a riposare, unico neo per me che sono vegetariana, l’odore per non dire la pizza della carne alla brace che qui ci si può cucinare in autonomia utilizzando le postazioni barbecue, un piccolo bar prepara dei panini o le tipiche tigelle, un piccolo pane dalla forma circolare, da farcire a piacimento.

Il tempo in cui ci siamo fermati in questo luogo di assoluta bellezza ancora non troppo preso di mira dai turisti non è stato molto ma abbastanza per trovare pace e come ormai consuetudine per me, praticare qualche postura di yoga a sigillo di una giornata che dalla delusione per la casa non trovata si è rivelata di grande, grandissima gratitudine verso la natura.

Il luogo più alchemico della città di Montova

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Che sia stata fin dall’infanzia una persona particolare(diciamo così ah ah ah ah) è sempre stato fuori di dubbio, famiglia e vicissitudini personali mia hanno contribuito a mettermi fuori dagli schemi che la società imponeva e forse ancora oggi impone. Da bambina soffrivo per questa mia diversità, avrei dato qualsiasi cosa per vivere una famiglia classica che faceva le classiche cose che fanno tutti, però a pensarci bene forse se non fosse stato per quella mia strampalata famiglia di ferrovieri io oggi non sarei quella che sono e forse non avrei mai potuto amare i viaggi così come li amo ora e come mi aveva insegnato ad amarli mio nonno. Ad ogni modo crescendo ho aggiunto e tolto altre cose alla mia vita fino a quando non è arrivato il mio amore per i viaggi in oriente e gli studi per tutta la filosofia yogica.


Durante la pandemia la mia vita è di colpo cambiata ho sofferto e soffro continuamente per la mancanza dei miei viaggi verso terre lontane ed anche se fortunatamente tra un blocco e l’altro sono riuscita a scoprire anche quei luoghi più vicini a me ma altrettanto belli, mi sono resa conto che quello che voglio adesso non è solo raccontare un’esperienza di viaggio, dare consigli su quale bus, treno, aereo o via da prendere ma voglio provare a far amare anche lo yoga e non solo come pratica delle posizioni, come ormai buona parte degli occidentali sono abituati a pensare riferendosi allo yoga, ma come esperienza di pura connessione con se stessi. Ci sarebbero molte cose da dire a riguardo e ho deciso che d’ora in avanti probabilmente inizierò a raccontare sempre un pezzettino di yoga in viaggio così che magari qualcuno possa iniziare a vivere il viaggio sotto un aspetto diverso.
Iniziando così a raccontare questo infinito viaggio yogico, la mia mente corre ad un posto assolutamente insospettabile che è la città di Mantova, patrimonio Unesco, capolavoro d’arte in ogni suo angolo, uno dei tanti fiori all’occhiello della regione Lombardia.


Mantova offre l’opportunità di trascorrere un paio di giorni immersi nell’arte, ogni angolo nasconde una bellezza architettonica, ma a parte i tanti monumenti ed i musei, la cui visita è assolutamente imperdibile e di cui ogni guida racconta, l’angolo più suggestivo della città di Mantova rimane lungo il fiume Mincio che costeggia la città. Il Fiume Mincio è navigabile grazie alle due compagnie fluviali che propongono giri in questo parco naturale, un’attività assolutamente da non perdere. Ma è proprio dirigendosi sul lungo fiume di Mantova che si possono vivere immensi momenti yogici. Il fiume è costeggiato da una bella pista ciclabile che conduce addirittura a Peschiera del Garda in 45 chilometri. La mattina molto presto, quando ancora la pista non si è riempita di giovani in cerca di ombra e chiacchiere tra amici, le biciclette e i pedoni non sono ancora tanti e gli unici assidui frequentatori sono solo i pochi pescatori immobili e silenziosi desiderosi che un bel luccio abbocchi al loro amo per poi rimetterlo in acqua dopo averlo pesato e ammirato per bene, ecco che il momento yogico è perfetto. Gli alberi intorno alla pista affondano le loro radici a pelo d’acqua e non c’è nulla di più appagante che stringere al petto un pezzettino del loro grande tronco ed abbandonarsi in un caloroso momento di meditazione in cui tutti gli elementi della natura sono al completo in un perfetto equilibrio naturale.