SICILIA ON THE ROAD: le Saline della Laguna dello Stagnone, uno degli ambienti naturali più spettacolari d’Italia

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Le Saline della Laguna dello Stagnone sono uno degli ambienti naturali più incredibili, non solo della Sicilia ma di tutta la penisola italiana, un patrimonio di biodiversità che si è creato intorno a una zona impegnata nell’estrazione del sale e la sua lavorazione, un luogo assolutamente imperdibile da raggiungere anche con i mezzi pubblici.
Il parco naturale che si è formato intorno alle saline si trova nel territorio che va da Trapani a Marsala e dove sorge anche l’isola di Mozia, creando così un percorso storico naturale che viene identificato come la ‘via del sale’ che offre al visitatore diverse possibilità per conoscere questo patrimonio unico.
Quasi tutti gli hotel del trapanese propongono escursioni alle saline da effettuare in bus ad un costo medio generalmente intorno ai 50 euro ma in alternativa ci si può organizzare in autonomia senza troppe complicazioni.
Arrivare alle saline in treno scendendo alla fermata di Mothia-Birgi richiede un percorso da fare a piedi di circa 4 chilometri, il treno da Trapani impiega 20 minuti e costa 2 euro a testa. La soluzione migliore, se si sceglie il fai da te con i mezzi pubblici,è quella di partire dalla bella città di Marsala, nella quale ci si deve assolutamente fermare un paio di giorni. A Marsala, più precisamente in Piazza del Popolo si trova una piccola stazione dei bus, dalla quale partono i bus verso l’imbarcadero della laguna, il numero da prendere è il 4 e gli autisti sono sempre super gentili ed in grado di darvi ogni spiegazione sul tragitto, la fermata finale è proprio adiacente all’imbarcadero delle saline e durante il percorso non è raro vedere i fenicotteri rosa che ormai vivono in maniera stanziale in quest’area. Non ci sono molte corse in una giornata e quindi bisogna far attenzione agli orari, noi siamo partiti da Marsala alle 13:10 e abbiamo ripreso il bus di ritorno intorno alle 15.Dall’imbarcadero si può prendere un traghetto di andata e ritorno per l’isola di Mozia al costo di 4 euro, la traversata dura pochi minuti e si ha la possibilità di vedere i colori di questa laguna, spettacolari soprattutto al tramonto e alzando gli occhi al cielo anche molti uccelli che qui sono stanziali.

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Mozia è l’isola principale dell’arcipelago dello Stagnone di Marsala la sua importanza è legata alla storia che ha visto l’insediamento dei fenici nel Mediterraneo costituendo uno dei più importanti insediamenti di questa civiltà. L’isola è circolare e si estende su quarantacinque ettari, qui si trova anche un piccolo museo che contiene reperti di epoca fenicia ritrovati in zona. Per arrivare a bisogna prendere appunto il traghetto, ne parte uno circa ogni mezz’ora, ma è bene fare i conti con il tempo a disposizione perché se, come nel nostro caso, partite alle ore 13 da Marsala l’ultimo bus per rientrare è intorno alle 15, un lasso troppo stretto che non permette anche di scendere a visitare sull’isola di Mozia, anche se consiglio ugualmente di fare la traversata di andata e ritorno per il gusto di navigare le acque della laguna e fare un mucchio di belle foto. Qualora si abbia il tempo di visitare anche Mozia è necessario un ulteriore biglietto di 6 euro da sommarsi ai 4 del traghetto. Attività assolutamente consigliata e compatibile con i tempi stretti del bus è la visita, sempre nei pressi dell’imbarcadero, al museo del sale adibito all’interno del mulino dove assistere ai processi di lavorazione del sale, il costo del biglietto del museo è di 8 euro.
Durante il periodo invernale ci sono meno corse in bus per arrivare alle Saline ma è comunque sempre garantita una di prima mattina, che consentirebbe la visita sia a Mozia che al museo del sale ed il ritorno nel pomeriggio, la compagnia di trasporti locali è Salemi ma molto utile alla consultazione degli orari è il sito comune.marsala.tp.it
La salinità delle acque della laguna la rende molto favorevole a qualche trattamento estetico, molte agenzie propongono bagni di bellezza con annessi trattamenti al sale, inoltre questa zona è particolarmente frequentata dagli appassionati degli sport a vela infatti poco distante dall’imbarcadero si trova un club dedicato al kite surf con scuole dedicate a questo sport molto famose in Italia.
Prima di concludere la giornata alle saline, in attesa di prendere il bus, immancabile è una sosta al bar ristorante Mamma Caura l’unico locale di ristorazione nei pressi dell’imbarcadero che ha differenza di quello che si possa pensare, vista la posizione in un punto super turistico, ha dei prezzi abbordabilissimi. Qui si può bere un caffè o mangiare qualcosa con davanti agli occhi uno degli scorci più belli della Sicilia.

A spasso per la Kasbah di Mazara del Vallo per respirare un pò di Nord Africa

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Siamo in Sicilia e l’aria di ottobre, ancora pregna dei caldi raggi del sole, fa affiorare alla mia mente un viaggio passato, un meraviglioso posto di nome Tunisia, distante dalla costa della Sicilia poco più di 500 chilometri. Dopo qualche giorno di permanenza nella città di Mazara del Vallo, capirò che qui è possibile davvero trovare il profumo dell’Africa settentrionale.


Mazara del Vallo è un comune della provincia di Trapani raggiungibile anche in treno in meno di un’ora dal capoluogo. La città è davvero uno scrigno prezioso ed è la base ideale anche per visitare numerosi siti d’interesse turistico come le saline di Trapani, la bella Marsala e la magia del parco archeologico di Selinunte.
L’offerta ricettiva a Mazara del Vallo è sufficiente per accogliere i molti turisti, soprattutto stranieri, che arrivano da ogni parte d’Europa per trascorrere le proprie vacanze, l’autunno in modo particolare è un periodo molto gettonato dalla clientela straniera che approfitta della temperatura super gradevole per riversarsi non tanto lungo le spiagge ma nelle piscine degli hotel, come quella super scenografica dell’Hotel Hoops dove alloggiamo anche noi per 75 euro al giorno in una camera doppia con colazione e cena, un hotel frequentato prevalentemente tra i turisti tedeschi e del nord Europa che optano per la soluzione all inclusive con pasti e bevande illimitate durante il soggiorno.

Mazara del Vallo ha un lungomare di nome Hoops, assolutamente delizioso per concedersi una bella passeggiata e nonostante non si tratti di una zona pedonale, dal marciapiede adiacente al mare si gode una bella vista sul mare. Purtroppo devo ammettere che il mare di Mazara non rispecchia gli standard che la Sicilia è abituata ad offrire in molti punti della regione, trapanese incluso. La spiaggia che corre parallela al lungomare Hoops è quasi inesistente e l’acqua non è particolarmente limpida, per trovare delle spiagge più ampie bisogna spostarsi dal centro di circa 5 chilometri verso la famosa spiaggia di Tonnarella.Decidiamo di arrivare a piedi a Tonnarella un’assolata domenica mattina di Ottobre, purtroppo la spiaggia ci delude un pochino non solo per il fatto che la zona è praticamente deserta,nonostante la bella giornata ma diversi cani randagi si aggirano sulla spiaggia e lungo le strade in cerca di cibo da recuperare tra i tanti sacchetti di spazzatura abbandonati qua e là in uno dei luoghi che potrebbe essere davvero uno spettacolo anche in autunno.
La spiaggia di Tonnarella nonostante la delusione ti permette di fare una bella passeggiata che praticamente attraversa in tutta la sua lunghezza Mazara del Vallo, passando oltre il piccolo porticciolo, dove i pescatori si radunano per vendere il loro bottino di pesca, uno spaccato di vita reale semplice ma al tempo stesso di una bellezza d’altri tempi.
Ma se la vita balneare di Mazara del Vallo ci delude è tra le vie del centro storico che troviamo una mistica gratificazione, folgorati da un’amore a prima vista per i vicoli della Kasbah di Mazara del Vallo.
La città di Mazara è uno degli esempi più ben riusciti di aggregazione tra culture che possiamo avere, non solo in Sicilia, una terra da sempre simbolo di accoglienza, ma in tutta l’Italia. Mazara del Vallo fu conquistata dagli arabi nel IX secolo e sotto il loro dominio vide un florido sviluppo della città il cui assetto urbanistico è visibile anche oggi passeggiando tra le antiche viuzze del centro storico. Il 15% della popolazione è di fede mussulmana e capita sovente, durante una giornata, che il rintocco delle campane della bella chiesa di San Francesco si accavalli al richiamo del Muezzin. Il fulcro storico della città di Mazara del Vallo, appunto la Kasbah è una galleria d’arte a cielo aperto, i vicoli stretti nascondono murales e vetrine adorne di disegni colorati molto spesso sede di qualche allegra bottega dove si vendono souvenir o dipinti realizzati a mano da artisti tunisini che come molti altri nord africani risiedono ormai da anni in città e ci tengono a conservare intatte anche le loro abitudini alimentari, qui infatti ci sono botteghe che vendono prodotti provenienti dal nord Africa, le donne preparano il cous cous secondo la tradizione e il profumo del pane appena sfornato inonda le strade.
Piazza della Repubblica è un altro emblema della città,un bellissimo piazzale rettangolare su cui si affacciano due palazzi dei pregio del settecento, il Seminario delle Chierici e il Palazzo Vescovile. Affacciata su un lato di questa piazza la Cattedrale di Mazara è una costruzione che ha conservato poco del suo aspetto originario ma che all’interno custodisce un’opera marmorea di sei statue chiamata Trasfigurazione e un museo dove vedere numerose opere d’arte sacra. La zona intorno a Mazara è ugualmente ricche di chiese non è un caso che venga definita la città delle mille chiese. Altro simbolo della città è la statua bronzea del Satiro Danzante risalente al IV e conservata all’interno del Museo del Satiro in Piazza Plebiscito, una statua recuperata da alcuni pescatori di Mazara che mostra un uomo intento a danzare con impeto, oltre a questo capolavoro non ci sono molte altre cose da vedere nel museo a parte qualche pregevole anfora antica recuperata in zona, il costo per vedere quest’esposizione museale è di 6 euro e anche se si visita in poco tempo vale assolutamente la pena fare una sosta.


Il centro di Mazara del Vallo è animato quasi in tutte le ore del giorno ma è con l’arrivo del crepuscolo che si riempie di vita, le caffetterie del centro e del lungomare si animano e in alcuni casi è anche possibile fare la fila per prendere un posto. Al Mucho Gusto, situato sul lungomare Hoops, un piccolo locale che prepara gelati, pasticceria e piccola gastronomia davvero di qualità si può mangiare forse il cannolo siciliano più buono della regione oltre che granite, gelati preparati con autentico pistacchio siciliano e arancine da perdere la testa il tutto spendendo davvero cifre ridicole ad esempio per una coppetta di gelato, con due generose palline di gelato di gusti differenti, si spende solo un euro.
Mazara del vallo quindi oltre ad essere la meta perfetta per scoprire un angolo di Sicilia, forse poco pubblicizzato ma assolutamente strepitoso, offre anche l’opportunità di mescolarsi con una cultura differente.

SICILIA ON THE ROAD: da Trapani a Mazara del Vallo in treno

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Solo un’ora e trenta minuti di volo da Bologna e finalmente si atterra all’aeroporto Birgi di Trapani, i voli verso la Sicilia sono sempre abbastanza pieni e le tariffe il fine settimana anche parecchio elevate se non si acquista il volo con discreto anticipo, però generalmente con una cinquantina di euro si può riuscire a trovare un posto con destinazione paradiso perché, devo ammetterlo, la Sicilia lo è in ogni suo angolo.


Ottobre è un periodo ideale per concedersi un bel tour in Sicilia, le temperature sono perfette sia per le escursioni che per i bagni in mare poiché a differenza del resto dello stivale, tranne poche eccezioni al Sud, si può ancora godere del sole e del caldo, ideali per una bella vacanza balneare o come ho fatto io, per un viaggio di due settimane on the road in Sicilia nella prima metà di ottobre.
L’aeroporto di Trapani Birgi è molto piccolo e appena fuori dall’area arrivi si può prendere il bus per il centro cittadino, il biglietto si fa a bordo al costo di 4.90 euro, in alternativa si può optare per un taxi in condivisione per 4 persone al costo di 7.50 a testa. Il bus ferma in Via Garibaldi a circa 100 metri dalla stazione dei treni, la fermata dove scendiamo per l’acquisto dei biglietti per la cittadina di Mazara del Vallo, prima tappa di questo nostro viaggio in Sicilia. I treni per Mazara del Vallo ci sono tutti i giorni quasi ogni ora il costo è di 4 euro ed il tempo di percorrenza è di 57 minuti. La stazione dei treni di Trapani sembra essere rimasta come in passato, giusto un paio di binari un baretto con qualche tavolino esterno. I treni poi sono quelli di una volta, quasi simili a piccole locomotive a vapore, un’Italia questa differente ma nella quale ci si perde in un amore profondo. Giusto il tempo di un caffè e qualche chiacchiera con la barista del bar della stazione e si parte per questa giornata a spasso per Trapani prima del treno per Mazara del Vallo in serata.
La prima volta che avevo visitato la città di Trapani risaliva a diversi anni fa, era stata la base per qualche giorno prima di prendere il traghetto verso la meravigliosa isola di Favignana, purtroppo in quell’occasione non avevo particolarmente apprezzato la città perché durante la mia settimana di permanenza in zona si era abbattuta sulla Sicilia una perturbazione metereologica devastante, con acqua torrenziale che aveva reso molto difficile la visita della città. Per fortuna la sosta di quasi una giornata a Trapani prima del treno serale per Mazara del Vallo ha riscattato quel ricordo nefasto e grazie ad un clima particolarmente felice ho scoperto ed apprezzato angoli nascosti di Tarpani, ricchi di storia e bellezza. Il porto di Trapani è abbastanza trafficato dai traghetti che vanno e vengono verso le isole Egadi meta sempre più apprezzata dei turisti internazionali per via delle sue acque particolarmente ricche di vita marina ideali per le immersioni. Spostandosi a destra del porto e rimanendo sul lungomare si apre ai nostri occhi la meraviglia di trovare piccole insenature di sabbia chiara che si fanno largo tra le rocce, i lidi attrezzati in questo periodo sono quasi tutti chiusi ed è difficile trovare un posto per sedersi a mangiare qualcosa ci sono solo poche persone sedute al sole e purtroppo anche un numero elevato di spazzatura varia che deturpa il paesaggio davvero incantevole.
Il centro storico di Trapani è un susseguirsi di chiese barocche, palazzi antichi e splendidi affacci sul Mar Mediterraneo che bagna la città. Il fulcro imperdibile di Trapani sono senza dubbio le Mura di Tramontana, una bellissima cinta muraria risalente al periodo spagnolo edificata per proteggere la città da eventuali attacchi esterni, alle Mura ci si arriva passando dalla piazza dell’ex Mercato del pesce fino al maestoso Bastione Conca, qui la vista sulla città antica è bellissima e non meno lo è la piccola spiaggia delle Mura Tramontana, che in estate è sempre super affollata dai turisti che si fermano in città e che invece ad ottobre è ideale per i locali che ci vengono soprattutto in pausa pranzo per concedersi una bella e rinfrescante camminata in acqua, ideale per riprendersi dalla calura quasi estiva. Altrettanto ideale per rinfrescarsi è acquistare per 4 euro una bella spremuta di melograno che in molti bar del centro preparano oltre alla classica e buonissima spremuta di arance che parlando di Sicilia di certo non ha bisogno di presentazioni.
Le chiese a Trapani sono diverse e tutte molto attraenti sia internamente che esternamente ma uno dei monumenti che più mi ha colpito è l’ Orologio Astronomico a pochi passi dal Palazzo Senatorio. La Torre dell’Orologio risale al XII secolo, l’orologio incastonato nella torre è il più antico d’Europa e non indica l’ora al contrario di quello che si potrebbe pensare ma le lancette segnano i segni zodiacali. Il quadrante si divide in una parte solare, nel quale sono indicati i solstizi e le stagioni e in una parte lunare che segna le fasi della luna, un un’oggetto artistico con tanta alchimia che non poteva non stregarmi in qualche modo. A Trapani ci sono anche dei musei interessanti da visitare come quello di arte contemporanea chiamato la Salerniana che oggi ospita anche un’associazione artistica no profit che si occupa di divulgare e preservare l’arte del territorio, in effetti sono molte le botteghe artigianali che espongono quadri o oggetti artistici a dimostrazione che l’arte in città è un valore concreto e molti giovani se ne occupano.
Ovviamente il cibo ed anche quello da strada in Sicila è una costante e Trapani non è da me, il piatto della zona è la busiata, un tipo di pasta che ricorda vagamente un lungo fusillo, una pasta che ha la capacità di attirare a se il condimento come poche sanno fare, a Trapani la busiata si mangia con il pesto alla trapanese, una salsa preparata con olio, basilico, pomodoro, mandorle pecorino e aglio. Se invece come me non siete appassionati di pasta e il riso è la vostra tentazione allora l’arancina non può mancare,una palla di riso fritta che ormai in giro per la Sicilia si trova anche nella versione vegetariana con solo formaggio, una bomba non di certo dietetica ma che ogni tanto ci si può concedere.
La giornata a Trapani giunge alla fine con l’avvicinarsi del treno per Mazara del Vallo, un viaggio lento che ma al tempo stesso molto suggestivo perché attraversa tutta quella zona delle Saline di Trapani che sono diventate famose in Italia e all’estero e che mi auguro presto si aggiudichino l’iscrizione nei beni Unesco come è stato annunciato tempo fa. Girare la Sicilia in treno ed all’occorrenza in bus è un modo perfetto non solo per vedere angoli nascosti di questa terra ma anche di entrare in contatto con i locali e con le loro abitudini.

5 cose da fare nella città di Seul

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Seul non è una di quelle megalopoli che può essere visitata in fretta,soffermandosi magari solo sul suo aspetto estetico,sempre più spesso associato ai suoi alti e specchiati grattacieli o ai quartieri interamente destinati allo shopping. Un paio di giorni saranno appena sufficienti per vedere solo una piccolissima parte di questa città estesa e profondamente devota alla tecnologia. Nel caso la visita di Seul sia limitata ad un paio o addirittura un solo giorno ecco allora 5 cose da fare assolutamente in città:

  1. Seul è una città molto grande e le cose essenziali da visitare non sono poi tanto vicine le une alle altre quindi,in caso di tempi super ristretti, per vedere la città è bene prendere come ostello o hotel qualcosa che sia posizionato nei pressi della Seul Station in modo da essere comodi agli spostamenti in metropolitana. Partendo proprio dalla Seul Station consiglio di dirigersi subito verso la Namsan Tower alla quale si può arrivare prendendo una cable car che sale sulla Nam Mountain, una montagna sulla quale sorge questa torre di comunicazione,diventata il simbolo della città e che di sera s’illumina di una luce scintillante. Il percorso per salire sulla torre si può fare anche a piedi ma richiede almeno un’ora buona dalla base, situata più o meno vicino all’Hotel Millenium Seul Hilton ad una decina di minuti a piedi dalla stazione di Seul. La vista dalla cima della torre offre una panoramica a 360 gradi della città di Seul.
  2. Il palazzo storico più importante di Seul e forse di tutta la Corea del Sud è senza dubbio il Gyeongbokgung Palace una residenza reale molto estesa con all’interno un bellissimo giardino segreto. Il Palazzo è stato costruito sotto la dinastia Joseon ed è anche chiamato Palazzo della dinastia splendente per via dello spirito idealistico di chi lo ha fondato. Questa struttura molto grande fu costruita su di uno stagno ed inizialmente veniva utilizzata per riunire autorità istituzionali, in seguito fu utilizzato anche per la celebrazione di rituali che fossero di buon auspicio anche per il popolo come cerimonie per la pioggia durante i periodi di siccità. Il Palazzo Reale è uno dei luoghi più visitati della città di Seul e non è affatto raro vedere turisti di ogni nazionalità in visita alla struttura vestiti con gli abiti tipici della Corea del Sud, noleggiabili in molti negozi dei dintorni, un abbigliamento questo che, oltre ad essere molto carino, è un’ottima idea per immergersi nella tradizione locale e che permette anche di entrare gratuitamente nel Gyeongbokgung.
  3. Molto meno celebre del Gyeongbokgung e molto spesso ignorato dai visitatori è il Jongmyo Shirne, un santuario tra i più antichi della Corea del Sud inserito tra i beni Unesco, una vera chicca con pochissima gente,generalmente ci si arriva dal Gyeongbokgung in una decina di minuti a piedi attraversando Bukchon, uno dei quartieri più caratteristici di Seul dove all’interno delle tipiche case coreane, perfettamente ristrutturate, sono stati allestiti ostelli, piccole botteghe e ristoranti tipici. Il Jongmyo Shrine si trova precisamente in via Jong- ro 157 e se ci si reca verso l’ora del tramonto si ha la possibilità, non solo di visitare il piccolo santuario illuminato di una luce intensamente mistica ma anche di vedere la Namsan Tower dal piccolo e curato giardino che circonda il tempio, un’angolazione forse tra le più belle della città che si può avere sulla famosa torre.
  4. Psy la cantava con il suo Gangnam style ed oggi il celebre quartiere Gangnam di Seul è diventato tra i più importanti della città e non solo per il ritmo spassoso della canzone che in qualche modo ha raccontato la trasformazione di un quartiere di degrado ad uno dei più lussuosi agglomerati della città. A Gangnam si viene per fare shopping di lusso, per bere caffè nei bar lussuosi dei centri commerciali, ma anche per regalarsi un ritocchino estetico. Molte le star internazionali che volano a Seul per un’operazione chirurgica visto che la Corea del Sud è il primo centro di chirurgia estetica al mondo, non è raro incontrare per strada donne e uomini, avvolti in qualche bendaggio facciale appena usciti da una delle tante cliniche che caratterizzano la zona. In Corea del sud non sono consentite imperfezioni e si insegue disperatamente un modello di perfezione estetica.
  5. Ma se le food Court, come ad esempio quella della Seul Station, sono un tripudio di odori e sapori dove ci si affolla in qualsiasi orario del giorno per mangiare la cucina tipica della Corea del Sud, è nei mercati di Seul che si respira il vero spirito della tradizione culinaria locale, dove gustare tra un baracchino e l’altro, in piedi e magari con poco spazio per muoversi, uno degli street food più apprezzati dell’Asia. Il Namdaemun Market si trova poco distante dalla stazione dei treni di Seul e lo si raggiunge in poco tempo passando sul cavalcavia sopraelevato chiamato Seullo, che è diventato un’attrazione stessa della città, perché qui si ha la possibilità di passeggiare tra qualche pianta e qualche piccolo stand che periodicamente espone merce locale o che semplicemente diventa una postazione interattiva per i più piccini, insomma una sorta di parco elevato dove fare foto ai palazzi di Seul senza l’incubo delle automobili. Superato il cavalcavia si segue l’indicazione per il Namdaemun Markat e si arriva in pochi minuti, vi è anche un punto info dove reperire la cartina della città e del mercato stesso che a farlo in ogni sua traversa e fermandosi a curiosare tra i tantissimi negozi può richiedere ore. Qui non ci sono attese per ottenere un tavolo al ristorante ma di sicuro bisogna mettersi in fila per mangiare i Teokbokki, gli gnocchi di riso immersi nel sugo di pesce oppure per gli Hoddeok i favolosi pancakes con cannella e nocciole, una bomba. La cucina Coreana vede come protagonisti il pesce di ogni forma e varietà(alcuni tipi di pesce delle quali a volte si ignora l’esistenza in natura) e la carne, quindi forse poco adatta a chi come me è vegetariana ma anche golosa di dolci e qui non mancano di certo le dolcezze. Da non perdere il Sikhye una bevanda molto diffusa in Corea del Sud consumata prevalentemente in estate per via del suo potere rinfrescante, un beverone che a vederlo girare vorticosamente nei grossi boccioni in cui è contenuto sembra poco invitante ma che invece si rivela essere davvero gustoso, un liquido di colore beige ottenuto dalla fermentazione del riso, assolutamente analcolico ma perfetto per concludere una giornata a spasso della frenetica città di Seul.

Temple Stay-un’esperienza unica da vivere durante un viaggio in Corea del Sud

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Come sempre quando mi reco in Asia il mio desiderio di vivere emozioni intime e spirituali è sempre il fulcro che mi spinge quasi tutti gli anni(covid a parte)a ritornare in questa parte di mondo che amo immensamente e che ormai,da qualche anno,ha cambiato in me la prospettiva, diventando protagonista del quotidiano,grazie alla pratica di discipline olistiche che fondono le loro radici millenarie proprio nel continente asiatico.
Dopo diverse esperienze in yoga retreat,in ashram e altri centri finalizzati all’elevazione spirituale,ho deciso che durante il mio viaggio in Corea del Sud avrei dovuto assolutamente provare l’esperienza Temple Stay, un’occasione unica di venire a contatto con ciò che resta del buddismo coreano e le sue radici antichissime.
Probabilmente se ci si reca in Corea del Sud per ritrovare se stessi lo si deve fare proprio attraverso questo tipo di esperienze che permettono il distacco dal modo moderno e sopratutto dalla tecnologia dei telefonini o tablet che difficilmente fanno sollevare il capo ai coreani sempre così ostinatamente curvi sui loro aggeggi elettronici.
Il programma di Temple stay è disponibilie sia in Corea del Sud che in Giappone anche se in quest’ultimo stato non ho avuto la possibilità di provare. Devo dire che Temple stay è un’esperienza fantastica accessibile a chiunque sia veramente motivato a vivere un giorno o più giorni di stretta connessione con se stesso.
Temple stay si svolge presso centri o santuari buddisti su tutto il territorio della Corea del Sud ai quali si accede previa prenotazione e talvolta pagamento on line in anticipo,se si tratta dei centri più grossi come quelli di Seul. Il costo può variare dai 50 euro a persona per il programma giornaliero, che include qualche sezione di meditazione,il tè e la spiegazione oltre che la pratica di alcuni rituali di preghiera buddista.I relatori di questi programmi sono monaci molto pazienti e che parlano un ottimo inglese. Se invece si vuole vivere a pieno l’esperienza mistica dei santuari allora si deve optare per i soggiorni di più giorni che includono la routine completa dei monaci con la sveglia all’alba, le 108 prostrazioni(108 è un numero sacro non solo per i buddisti ma anche per gli induisti non a caso i mala, paragonabili ai nostri rosari, sono composti da 108 perline)i pranzi, le cene(ovviamente vegetariani)le meditazioni e diverse attività legate all’arte che possono essere la colorazione di alcuni mandala, la fabbricazione di lanterne in carta di riso e molto altro ancora, l’arte come è noto induce un profondo stato di benessere e distacco dalla realtà perlomeno tecnologica. A tal proposito è bene tener presente che in nessun santuario o centro di meditazione buddista è consentito l’utilizzo di telefononi o altri dispositivi elettronici che vanno tenuti spenti per tutta la durata del programma. Anche il vestiario deve essere consono al luogo, bisogna indossare una particolare divisa composta da pantalone e casacca che viene consegnata all’inizio del programma perfettamente lavata e igenizzata per poi essere riconsegnata alla fine. Per dormire si possono trovare soluzioni in dormitorio oppure in camere doppie con servizi privati o condivisi questo dipende dalla grandezza della struttura e quello che riesce a fornire,i prezzi comunque si attestano a partire dai 100 euro a persona con una notte di pernottamento, ovviamente il silenzio deve essere rigoroso durante tutto il programma ed in modo particolare durante la notte, i monaci sono giustamente molto severi in tal senso. Io ho sempre pensato che chi si rechi o effettui progrrammi simili sia motivato dal giusto sentimento, un sentimento forte, profondo radicato e non dalla smania di provare, come purtroppo vedo fare, solo perchè magari spinti dall’amico o amica e senza farsi alcuna domanda a riguardo. Se c’è una cosa che ho capito dopo qualche anno di viaggi in Asia e la frequentazione di luoghi di spirito in Italia stessa è che esiste un mucchio di gente che si riempie la bocca di paroloni come spirito, divino e molto altro ancora senza poi davvero fare un percorso interiore intimo e profondo, vivendo in assoluta contraddizione tra quello che dice e quello che fa. Quindi se si vuole entrare nel vivo del programma Temple Stay è bene farlo con la consapevolezza di lasciare il mondo fuori per uno o più giorni.


Vien da pensare che i migliori santuari o centri buddisti in Corea del Sud che partecipino al programma di Temple Stay siano arroccati su chissà quale montagna isolata, magari irragiungibile con qualsiasi bus o mezzo pubblico ed in effetti ne esistono molti su questa linea, luoghi dove per arrivarci è necessario organizzarsi con un transfer privato, però per fortuna esistono realtà raggiungibili facilmente partendo dai centri più grandi, a Seul per esempio ce ne sono alcuni ed in ho scelto il Jogyesa Temple in Ujeongguk- Ro 55, Jongno-Gu, un tempio molto bello immerso in un bel giardino verde considerato il più antico dell’ordine Jogye, raggiungere questo tempio è molto semplice visto che si trova a pochi passi dal Palazzo Reale, il programma di questo tempio si chiama free style ed è disponibile per una o più notti, include sempre le attività di preghiera,i dialoghi con i monaci durante il tè, la fabbricazione di fiori di lotus in carta secondo la tradizione, i pasti vegetariani a base generalmente di riso e zuppa di verdure(buonissimi) e del tempo libero, ovviamente da trascorrere passegiando nel giardino e comunque rispettando la quiete. In questa struttura le camere possono essere condivise solo in caso di persone dello stesso nucleo famigliare e sono dotate di bagno privato, in caso contrario la zona notte è separata tra maschi e donne.
Oltre a questo Jogyesa Temple ho provato un programma simile in un altro tempio coreano ovvero il Yakchunsa Temple in 1165 Daepo-dong Seogwipo-si sull’isola coreana di Jeju, alla quale ci si arriva con poco più di un’ora di volo partendo dall’aeroporto Gimpo di Seul. In questo caso il tempio si trova immerso nella natura e per raggiungerlo ci siamo organizzati con un trasporto privato, però in questo posto la magia della natura circostante fa da pardrona e nonostante io ci sia stata in pieno inverno le passeggiate intorno ad esso sono meravigliose, come del resto è l’intera isola di Jeju.

Dal palazzo reale di Gyeongbokgung al tempio di Jongmyo, due luoghi imperdibili della città di Seul

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Seul ha fatto un passo avanti talmente grande da aver in qualche modo dimenticato le sue radici più profonde che rimandano alla storia antica del paese. Ma se la sagoma della città è ormai ben definita dagli alti grattacieli, che spuntano come fiori in ogni angolo, esistono ancora dei posti che richiamano al passato, come il palazzo reale di Gyeongbokgung, costruito e ricostruito più volte sotto la dinastia Joseon.
Gyeongbokgung è sicuramente il sito storico più visitato di tutta la città di Seul, si arriva comodamente in metro prendendo la linea 3. Si può scendere sia alla fermata Anguk, dalla quale il palazzo dista circa 5 minuti a piedi o a quella di Jongno distante una decina di minuti se si percorre Donhwamun Street sulla quale sorgono diversi negozi.


Il biglietto d’ingresso per il palazzo reale di Gyeongbokgung ha un costo di 3000 Won che diventano 8000 se si vuole visitare anche il giardino segreto. Se invece si arriva al palazzo reale vestiti con l’abito tipico, il cosiddetto hanbok, noleggiabile in molti negozi intorno alla zona, l’ingresso è gratuito, quest’agevolazione non vale durante le aperture serali nel periodo estivo o per eventi speciali. Ad ogni modo preparatevi a trovare parecchia folla in visita al palazzo perché, come succede in molti siti super turistici, arrivano continuamente gruppi in visita che a volte non consentono una visita in tranquillità come invece accade nel piccolo ma assolutamente delizioso ed imperdibile, Jongmyo Shirne, un santuario tra i più antichi e autentici di tutta la Corea del sud inserito tra i beni Unesco, una perla trovata praticamente per caso seguendo un simbolo sacro indicato sulla mia mappa cartacea della città di Seul.
Il Jongmyo Shirne si trova in Jong-ro 157 ed arrivarci direttamente a piedi dal palazzo reale richiederà al massimo una ventina di minuti, passando tra le caratteristiche viuzze che costituiscono il quartiere Bukchon dove si trovano le antiche case coreane nelle quali spesso sono allestite piccole botteghe di artigianato e ostelli.
Il biglietto d’ingresso per il santuario Jongmyo costa solo 1000 Won e non nascondo di averlo visitato più volte durante la mia permanenza nella città, consacrandolo il mio posto del cuore a Seul. Questo è un luogo sacro per il confucianesimo, il giardino che lo circonda è molto curato ospita un piccolo laghetto che in inverno è completamente ghiacciato e dal quale si gode una vista molto suggestiva sulla Seul Tower, il simbolo futuristico della città che piano piano sta rubando la scena a quella che è stata per anni una città legata alle tradizioni e che oggi sembra sempre più distante da esse, propensa più che mai ad affermarsi come potenza economica.

Namsan Tower il simbolo indiscusso della città di Seoul

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Il simbolo della città di Seoul è sicuramente la sua torre,la Seoul Tower o Namsan Tower. Alta 236 metri e posta a 245 metri sul livello del mare, in posizione privilegiata rispetto al resto della città, la Seoul Tower merita quindi una visita, non fosse altro per il meraviglioso ed immenso panorama che si gode una volta arrivati al cospetto della torre.


La mia visita alla Seoul Tower fu lasciata al mio ultimo giorno di pemanenza in città,in attesa del mio volo di rientro in Italia a notte inoltrata, una giornata memorabile che ha lasciato un bellissimo ricordo di Seoul, nonostante la città non occupi per me i primi posti tra quelle città asiatiche che più amo.
Il nostro hotel a Seoul era distante dalla Seoul Station circa una decina di minuti a piedi, quindi molto favorevole per gli spostamenti sia a piedi che in metro.Lasciati gli zaini in uno dei tanti armadietti custoditi che si trovano sul piano principale della stazione, il cui costo per una giornata varia dai 400 agli 800 Won, poco meno di un euro,bisogna decidere quale sia l’uscita giusta da prendere per intraprendere il percorso giusto verso la Seoul Tower.

La stazione dei Treni di Seoul è molto grande,più simile ad un grande centro commerciale,nel quale non è subito facile orientarsi qui si possono trovare negozi di ogni genere, ristoranti e tutte le linee ferroviarie utili per spostarsi sul territorio coreano.
Dall’uscita numero uno ci si ritrova al cospetto di grandi grattacieli e per incamminarsi verso la Seoul Tower bisogna prendere come riferimento il Millenium Seul Hilton che si trova in via Sowol -ro numero 50, distante una decina di minuti a piedi dalla stazione. Giunti davanti al grande hotel a 5 stelle basta attraversare la strada per trovare le indicazioni per la Nam Mountain un monte alto 260 metri sulla quale si erge la torre. Oltre alle indicazioni per la montagna si trova anche quella per l’ingresso alla cable car con la quale si raggiunge la meta in pochi minuti, il costo del biglietto di sola andata è di 7000 Won, circa 5 euro.
Noi abbiamo scelto di raggiungere la Seoul Tower a piedi seguendo il sentiero immerso nel verde che offre la possibilità di gustarsi il panorama un po’ alla volta grazie alla presenza di piccole terrazze panoramiche. Va specificato che la salita è un pochino faticosa se non siete abituati e richiede fino ad un’ora di tempo se si vogliono fare anche un sacco di foto bellissime, mentre con la funivia ci vogliono dieci minuti, si può comunque optare di fare solo il percorso di discesa a piedi o viceversa.
Poco prima di arrivare in cima si trova il Jamdubong Island Photo dove si può ammirare forse la visuale migliore su tutta la città di Seoul è tutta la sua pazzesca estensione della quale ci si rende ben conto solo una volta arrivati in cima. Per accedere alla Tower è necessario un biglietto d’ingresso che si aggira intorno agli 8 euro. La torre offre la possibilità di accedervi sia di giorno che di notte e di pranzare o cenare nei ristoranti incorporati alla struttura che sono diventati un must per molti visitatori che ogni giorno dell’anno affollano l’emblema più futuristico della città di Seoul.

Namdaemun Market- tappa imperdibile di Seul

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Che in Asia i mercati siano una parte integrante del viaggio è risaputo, che si finisce con l’ingrassare almeno qualche chilo è altrettanto scontato, almeno se siete appassionati di street food perché i colori e gli odori soprattutto, non potranno che farvi cadere nella trappola del:- “oh Santo Cielo, voglio assaggiare tutto


Nonostante io sia vegetariana, parecchio attenta a ciò che metto sotto i denti, quando mi ritrovo a spasso in uno di quei mercatini asiatici che tanto amo non sempre sono così brava a resistere.

Seul non fa differenza da molte altre megalopoli dell’Asia e qui tra una grattacielo e l’altro, tra un monumento da vedere e l’altro, si aprono vicoli e vicoli dedicati alla gente che compra, mangia e fa le file. Già proprio così, fa le file, perché se è vero che a Seul siano in molti i baracchini che preparano all’istante i Tteokbokki, gnocchi di riso spesso immersi in un sugo di pesce, gli Hoddeok, deliziosi pancakes con cannella e nocciole all’interno, e molto altro ancora, ci sono dei venditori ambulanti che hanno la fama di essere i migliori e qui ci si deve mettere in fila e attendere anche a lungo, prima di essere serviti ma il gusto è assicurato e ripaga di ogni fremente attesa.
I mercati di Seul sono davvero tanti, alcuni anche per nulla frequentati turisticamente ma altrettanto interessanti, però diciamo che se dovessimo fare una classifica anche in base alla comodità della posizione il Namdaemun Market sarebbe all’apice.
Il Namdaemun Market si raggiunge in assoluta comodità anche a piedi se ci si trova nei pressi della stazione centrale di Seul, quindi ideale da visitare anche se si ha poco tempo in città, uscendo dalla Exit numero uno basta seguire le indicazioni per Seoullo, un grande parco futuristico costruito sopra un cavalcavia poco distante dalla stazione.
A piedi per arrivare al Namdaemun Market ci vorranno meno di dieci minuti e utilizzando proprio la passeggiata attraverso il Seoullo si avrà la possibilità di evitare gli attraversamenti agli incroci che sono comunque molto grandi e congestionati, l’aria che si respira è sempre la stessa ma almeno si avrà la libertà di fermarsi a fare foto ai tanti grattacieli della zona.
La cosa più bella dei mercati è il poter osservare la vita normale degli abitanti che fanno la spesa, chiacchierano e soprattutto bevono e mangiano come se il tempo non fosse passato mai e il mondo moderno con i suoi enormi aggeggi tecnologici sia indietro anni luce, qui serve solo un piccolo banchetto, una bombola del gas, una bella piastra per cuocere o una enorme padella per friggere.
Elencare tutto quello che si può mangiare a Namdaemun Market è quasi impossibile e a volte incomprensibile, visto che in pochi parlano inglese eccetto gli ambulanti più famosi ed abituati ai turisti che comunque sono tanti, quindi non resta altro che farsi inspirare dall’aspetto e spendere un euro o poco più per mangiare qualcosa che ci stuzzica la vista.

Nel mio caso ho la fortuna di avere una cavia al mio fianco sempre pronta a testare prima di me, almeno in quei casi in cui ho il dubbio di trovare come intruso della pietanza carne o pesce, eventualità non del tutto remota in Corea del Sud, dove il gran numero dei piatti è a base di questi due elementi.
Per fortuna però la mia inesauribile voglia di scoperta mi porta a documentarmi molto tempo prima su cosa potrei mangiare in un paese e seppur non sempre io trovi le risposte ai mie interrogativi, questo studio mi spinge quantomeno ad andare dritta verso ciò che apparentemente mi piacerebbe bere o mangiare, come è accaduto per il Sikhye una bevanda nazionale molto diffusa in Corea del Sud che però faticato non poco a trovare, probabilmente perché non è molto consumata in inverno, periodo nel quale sono stata in Corea del Sud. Il Sikhye è una bevanda simile ad un punch preparata con malto d’orzo e riso cotto che vengono fatti cuocere insieme fino a quando non diventano dolci. La bevanda va bevuta fredda e soprattutto in estate ha un forte potere rinfrescante, inoltre ad essa vengono associate proprietà digestive.
Il Namdaemun Market come del resto tutti i mercati di Seul hanno bisogno di molto tempo per essere visti in ogni suo vicolo all’ingresso vi è anche un punto d’informazioni turistiche dove si possono reperire anche le mappe della città e del mercato stesso, un tempo di permanenza quindi che può diventare assai lungo se siete golosi e curiosi, dopo tutto non può dirsi conosciuto un paese o una città senza un salto al suo mercato.

https://studio.youtuhttps://studio.youtube.com/video/rHgDo2gLJpk/editbe.com/video/rHgDo2gLJpk/edit

Volare a Seul per ricorrere alla chirurgia estetica nelle migliori cliniche del mondo

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Seul è una di quelle mega città che tanto sono famigliari al Sud est asiatico, vere e proprie piccole forze economiche in espansione che sempre più spesso diventano l’hub di molti cittadini del mondo impegnati in imprese economiche. Seul nonostante sia una bella città ha perso quel fascino unico del passato e si presenta come un’immenso e labirinto carico zeppo di tecnologia, lussi e stravaganze di ogni genere. A Seul si può giungere con una faccia e trasformarsi in una pin-up dei tempi moderni, con nuova labbra, seno abbondante e sedere all’insù. La Corea del Sud ed in particolare Seul, è la patria indiscussa della bellezza, le ragazze sono bellissime, curate nel viso quasi da sembrare imperfette, nessuna ruga, nessuna imperfezione e soprattutto mai un capello fuori posto. Nella città di Seul ci sono piani e piani di centri commerciali dedicati alla bellezza dove trovare maschere viso e ogni altro tipo di cosmesi finalizzato a rendere,non solo le donne ma anche gli uomini, piacenti a tutti i costi.


La blefaroplastica, detta anche correzione delle palpebre, è un’operazione che serve a dare all’occhio asiatico un aspetto più occidentale facendo apparire più grande lo sguardo. Una pratica questa che ha sollevato parecchie polemiche e che ancora continua a far discutere, responsabile di far perdere le connotazioni principali della popolazione.

Il quartiere più “estetico” di Seul è sicuramente Gangnam un quartiere reso celebre grazie al cantante coreano Psy. Gangnam è diventato negli anni la zona più lussuosa di Seul e non solo per la presenza di grandi firme internazionali ma anche perché questo è il quartier generale dell’estetica, con ben 500 centri estetici che offrono restyling di ogni genere e pacchetti completi anche con servizio di pick up dall’aeroporto. Riuscita garantita, convalescenza in ambienti confortevoli e una super e rapida guarigione, hanno spinto molte star internazionali a volare a Seul con l’obbiettivo “ritocchino perfetto”. Non è strano per una città come Seul vedere donne o anche uomini che non si vergognano a sfoggiare bendaggi di ogni tipo a testimonianza dell’ avvenuta riparazione estetica, pare che proprio in Corea lavorino i migliori chirurghi estetici del mondo.


Seul quindi è sicuramente un luogo adatto per chi è appassionato di cura personale e soprattutto vuole fare incetta di maschere di bellezza da riportare a casa, si vendono ovunque in confezioni da dieci e multipli e non è un caso che siano proprio i turisti a fare enormi scorte di questi elisir di bellezza. Unica attenzione alla quale prestare attenzione è la composizione degli ingredienti e soprattutto se siete soggetti dalla pelle sensibile, meglio preferire le maschere completamente vegane come quella al tofu, una vera meraviglia levigante, con risultati già con una sola applicazione. Un problema potrebbe essere la lettura delle etichette completamente in coreano per alcuni prodotti, in questi casi è meglio affidarsi ai prodotti con istruzioni e dettagli anche in inglese o ai commessi dei centri commerciali più forniti che generalmente parlano inglese o utilizzano un traduttore elettronico per comunicare, dopotutto siamo in Corea e la tecnologia va al passa anche con l’estetica.

Il Castello di Osaka l’angolo più zen della città

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Ore intere passate su quella panchina al sole ad ammirare con un certo stupore l’angolo più storico e zen di tutta Osaka, il suo meraviglioso castello.
La maniera migliore per arrivare a Osaka Castle sono assolutamente i mezzi pubblici, la stazione più vicina della metro è Tanimachi Yonchome altrimenti se si usa la JR Loop line, una linea circolare che tocca buona parte delle attrazioni turistiche della città, si deve scendere a Osakakajokoen Station, dalla quale il castello dista una decina di minuti a piedi.
Il Castello di Osaka è circondato da un lago e da un giardino bellissimo quest’ultimo ad accesso gratuito dove ci si può sedere immersi nella quiete. Il laghetto che circonda la struttura è navigabile grazie al servizio offerto dalla Osaka-jo Gozabune boat una deliziosa imbarcazione con addobbi tipicamente giapponesi che effettua giri intorno al canale per circa 20 minuti, tutto l’anno tranne che per i mesi di gennaio, febbraio e marzo. Il costo del biglietto è di 1500 yen per adulti 750 per bambini l’equivalente di circa 13 euro.
Il castello di Osaka fu ricostruito a seguito di diversi incendi nel 1624 durante il periodo di Tokugawa e il suo aspetto attuale è ben diverso da quello di un tempo. Per visitare il castello occorre un biglietto d’ingresso pari a 600 yen che diventano 800 se ad esso si vuole aggiungere anche un pass giornaliero per la metro. La struttura si compone di 8 piani ed al suo interno è possibile visitare un museo che mostra reperti risalenti all’epoca della sua costruzione, non è un’esposizione eccezionale ma la vista dalla terrazza adiacente è carina nonostante non sia ad un’altezza così elevata.
La cosa che invece colpisce tanto di questo castello è il suo giardino un luogo imperdibile che diventa super frequentato in primavera durante la fioritura dei ciliegi, però devo dire che, nonostante io sedessi spesso sulle panchine del giardino, a gennaio inoltrato, la meraviglia di questo giardino mi ha letteralmente conquistato.