In bus verso Bobbio, uno dei borghi più belli d’Italia

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Mi ronzava nella testa già da qualche anno e più precisamente da quando avevo seguito una trasmissione televisiva che parlava di lui, un lui dalla sagoma antica, un lui meravigliosamente affascinante composto da circa 3500 anime, un lui il cui appellativo è il borgo dei borghi, il bellissimo borgo medioevale di Bobbio.
Per anni e anni ho percorso il percorso ferroviario che conduce a Milano chiedendomi quando avrei potuto finalmente fermarmi qualche giorno nella città di Piacenza e quale occasione più appropriata delle limitazioni da Covid che, se ti va bene, rendono possibile solo viaggi all’interno della regione quindi,da incallita viaggiatrice,decido di intraprendere una serie di viaggi proprio all’interno della mia bella Emilia Romagna alla scoperta di città probabilmente ed erroneamente non tanto considerate dal turismo di massa ma che si rivelano davvero una bella scoperta come nel caso appunto di Piacenza.
Ancora più esaltante è poi scoprire che il borgo di Bobbio dista da Piacenza 45 chilometri e che lo si può raggiungere rimanendo fedele al mio mood ovvero quello di scegliere mete da visitare raggiungibili con le gambe, la bici, i bus e i treni.
Dall’autostazione Lupa di Piacenza, situata in via Cristoforo colombo poco distante dalla stazione dei treni, ogni giorno inclusa la domenica partono i bus della linea Seta con destinazione Bobbio. L’ autostazione è aperta tutti i giorni ad esclusione della domenica ed il sabato solo mezza giornata, qui si possono acquistare i titoli di viaggio per il bus che sono comunque disponibili anche in edicola e che non si possono mai fare a bordo e che è meglio quindi procurarsi prima di intraprendere il viaggio.
Il bus E17 che da Piacenza autostazione fino a Bobbio precisamente in Piazza San Francesco, situata alle porte del centro storico e dove al sabato mattina si tiene anche il piccolo mercato settimanale del borgo con in vendita, oltre a frutta e verdura formaggi e salumi d’eccellenza della zona e miele di mille varietà, altro fiore all’occhiello della zona.
La linea E17 non ha orari così frequenti durante il giorno ma corse necessarie sia per organizzare un paio di giorni lì o anche per effettuare un’escursione giornaliera, se come me si è appassionati di camminate all’aria aperta consiglio vivamente di fermarsi almeno una notte perche’ di percorsi escursionistici, oltre la via Francigena,che passa anche di qua, se ne trovano diversi e tutti che si snodano nella Val Trebbia una delle valli più belle d’ Italia che si trova alla convergenza di quattro province italiane, quella piacentina, quella genovese, alessandrina e pavese.
Gli hotel a Bobbio non sono molti e se si arriva al borgo in bus si può decidere di rimanere nei pressi del centro storico alloggiando ad esempio all’Albergo ristorante Piacentino proprio in Piazza San Francesco che però non è aperto tutto l’anno e che è meglio prenotare per via telefonica. In alternativa si può optare per Il Relais Sant’Ambrogio Agriturismo, situato in località Sant’Ambrogio, a circa 25 minuti a piedi in salita partendo da Piazza San Francesco una vera oasi di pace con una vista mozzafiato sulla Val Trebbia, i prezzi per una camera doppia partono dai 110 euro a notte, non proprio economici ma il posto vale tutti i soldi chiesti,non solo per il contesto naturale ma anche per l’accoglienza della proprietà e il suo ristorante che prepara ottimi piatti da accompagnare ad un vino che loro stessi producono, magari quindi questo posto può essere l’ideale per festeggiare qualcosa di speciale, speciale proprio come è il meraviglioso borgo di Bobbio.

Castel San Pietro Terme tra natura, terme e buona cucina

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Se c’è una cosa che la pandemia mi ha insegnato è che appena si ha la possibilità si deve andare e poco importa se la meta è vicina o lontana l’importante è andare senza rimandare. Così intrappolati in rosso, arancio da settimane anzi mesi appena si vede il giallo, seppur limitato alla sola regione in cui si risiede non resta altro che fare lo zaino, metterci lo stretto necessario e iniziare a salire sul treno, salire sul bus, inforcare un sentiero e fare qualsiasi altra cosa si voglia e che possa assomigliare vagamente a un viaggio nella maniera in cui siamo abituati e devo dire che gli ingredienti ci sono sempre tutti anche se la meta è praticamente sotto casa.


All’età di vent’anni senza un soldo in tasca e il sogno fisso di poter viaggiare io ed il mio compagno con pochi soldi e idee chiare anche lui approfittavamo del fine settimana, per girovagare attorno alla città di Bologna in cerca di qualche luogo dove poterci sentire come villeggianti in cerca di quel brio unico che solo quando si è lontano dalla dimora si può sentire sulla pelle ed erano queste le sensazioni che provavamo quando ce ne andavamo a spasso intorno ai sentieri che circondano il centro storico di Castel San Pietro terme, una cittadina di circa 20000 anime a soli venti chilometri da Bologna la nostra residenza fissa per più di 10 anni.,
Castel San Pietro Terme è una famosa località termale dell’Emilia Romagna, il suo complesso termale è frequentatissimo da primavera ad autunno e molta gente sceglie di effettuare le cure presso questa struttura non solo per l’affidabilità del posto in essere dal 1870 ma anche perché questo è il luogo perfetto dove rigenerarsi e trovare la pace.
Gli hotel intorno al centro termale sono tutti immersi nel verde ed in modo particolare l’hotel delle terme che è l’unico con accesso diretto allo stabilimento termale qui da primavera a autunno c’è bisogno di prenotare con largo anticipo per trovare posto ci sono diverse tipologie di camere e sicuramente quella più rilassante è quella con balcone affacciata direttamente sul verde parco termale, i prezzi al giorno partono dai 50 euro con inclusa colazione e sono anche disponibili pacchetti con inclusi pranzo e cena o posti convenzionati con il ristorante la Torretta, raggiungibile a piedi passando per il parco. Durante la bassa stagione l’hotel rimane sempre aperto e frequentato prevalentemente da lavoratori che scelgono Castel San Pietro Terme per la posizione comoda all’autostrada che permette di raggiungere Bologna o Imola in poco tempo, avendo però la certezza alla sera di tornare in un posto decisamente rilassante, dove al mattino l’unico rumore che si inizia a percepire è il cinguettio degli uccelli. Nei periodi di bassa stagione o in piena pandemia come nel nostro caso l’hotel effettua promozioni interessanti come quella di far pagare una camera di livello superiore come una standard.
L’hotel delle Terme di Castel San Pietro si trova a circa venti minuti a piedi dal centro storico e sempre in questa zona sono collocati quasi tutti gli hotel della zona tutti finalizzati a rendere comodo ai vacanzieri la permanenza termale, cure peraltro effettuabili come accade in tutti i centri termali importanti grazie al servizio sanitario.
Una delle caratteristiche principali di Castel San Pietro Terme è senza dubbio la possibilità di camminare nella natura, infatti nella zona intorno alle terme sono nati con il tempo diversi sentieri che si snocciolano intorno al fiume Sillaro come il percorso ciclo pedonale “Brigata Maiella” questo sentiero ha un importanza valenza storica perché il 17 Aprile del 1945 il secondo corpo dell’armata polacca, il gruppo combattimento Friuli, e la Brigata Partigiana Maiella, tutti aggregati all’ottava britannica si mossero verso Castel San Pietro Terme per liberarla dall’occupazione nazifascista. Tutto il sentiero è lungo 5.3 chilometri e percorre appunto i passi di quei liberatori del passato e immergersi nel silenzio e nella gratitudine.
Ma Castel San Pietro Terme non è solo un posto da visitare esclusivamente per le sue terme il suo piccolo e raccolto centro storico è ideale per una passeggiata al sabato pomeriggio quando i bar di via Cavour praticamente la strada principale del paese dove sotto i portici che sovrastano il marciapiede si può sempre prendere un caffè seduti fuori, peccato solo che il passaggio alle macchine non sia mai vietato ma per fortuna non sono tante. La piazza più grande di Castel San Pietro è Piazza XX Settembre dove si erge anche il palazzo comunale e il Santuario del Crocifisso, una bella chiesa risalente al 1741, una costruzione che custodisce nel suo oratorio un crocifisso molto importante per i fedeli donato dal sacerdote battista Antonio Comelli nel 1543. Dal 1629 ogni quinta domenica di quaresima al santuario si tiene una festa proprio dedicata al crocifisso, purtroppo però attualmente la chiesa è temporaneamente chiusa.
Al paese di Castel San Pietro Terme non manca proprio nulla, dai bar ai negozi, alle botteghe dove acquistare il famoso miele di Castel San Pietro, un prodotto d’eccellenza della zona. Non mancano poi le locande dove mangiare le crescentine, classiche e famose in tutto il bolognese, piccoli pezzi di pasta lievitata alle quali vengono date svariate forme, generalmente come un piccolo panino, che poi fritto in abbondante olio o strutto, si accompagna a formaggi e salumi che si possono definire senza troppa modestia i migliori d’Italia. Se poi si è alla ricerca di un posto dove mangiare oltre a qualche piatto della tradizione anche pesce ed una buona pizza nel forno a legna disponibile anche a mezzogiorno il posto giusto è il ristorante Maraz in Piazza Vittorio Veneto 1, appena fuori dal centro storico a pochi metri dalla strada che conduce alle terme, un buon posto i cui prezzi sono assolutamente ragionevoli.
La cosa comoda inoltre di Castel san Pietro Terme è la sua posizione strategica, si può decidere di arrivare in paese in treno o bus partendo sia da Imola che da Bologna, la stazione dei treni dista una ventina di minuti a piedi dal centro storico mentre il bus numero 101 della linea Atc ferma alla stazione dei bus praticamente in pieno centro. Quindi Castel San Pietro Terme è la località perfetta sia per un fine settimana di relax, sia per una vacanza termale con i fiocchi che una gita fuori porta in qualsiasi momento dell’anno.

PORRETTA TERME UN GIOIELLO DA RECUPERARE

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Se mi imbatto in una sensazione che non mi piace allora ecco che ho imparato a difendermi cercando non tanto di combattere la sensazione ma lasciando che essa fluisca fuori da me. In viaggio ci possono essere sensazioni bellissime e anche un pò meno, riflessioni che fanno sorridere altre un pò meno.

Mi sento turbata difronte al vecchio e anche bellissimo stabilimento termale di Porretta Terme, un piccolo e stupendo paese a un’ora di treno da Bologna, vicinissimo al confine con la regione Toscana. Porretta Terme un tempo fu una località termale di fama nazionale che adesso, non si capisce bene perché, è morta dietro al decadimento delle sue terme, eppure cavoli è bellissima e certamente una vacanza termale sarebbe davvero perfetta non fosse altro per il territorio naturale che ha tutto intorno e che la renderebbe una meta pazzesca sia per il recupero fisico che mentale.

La mia prima visita a Porretta Terme risale ai miei vent’anni quando avevo iniziato la mia nuova vita a Bologna dopo aver lasciato l’ingeneroso sud Italia(ingeneroso almeno sotto il profilo professionale) i soldi erano pochi, anzi pochissimi, tra me e il mio compagno le lotte per arrivare alla fine del mese erano disumane e di certo la domenica il mare, a un’ora di distanza. era impensabile e così dovevamo accontentarci del solito giro in centro o la classica salita a San Luca(per chi non lo conosce è una chiesa che domina Bologna dall’alto dei suoi colli) ma io sono sempre stata uno spirito libero, piena di voglia di scoprire, così se qualche volta riuscivamo anche a farci stare nelle spese anche qualche biglietto di treno o qualche grammo di benzina in più non si perdeva di certo tempo e scappava fuori, l’escursione che per me era come il viaggio dell’anno. Porretta Terme quindi si colloca di diritto tra i posti che per me hanno rappresentato ossigeno e poterci tornare a distanza di anni con il solo scopo di vivere un fine settimana di relax, mi sembrò quasi un sogno.

L’hotel Roma praticamente sul corso principale di Porretta terme è lì da sempre, un tempo quando le terme erano agibili era il punto di riferimento per tutti i vacanzieri, oggi le cose sono un pochino cambiate ma la proprietà è rimasta la stessa, affezionata a quei vecchi clienti che ancora tornano a Porretta terme per prendere un pò di aria buona e fresca almeno in estate. Le tariffe per una camera doppia con una scarna colazione si aggirano intorno ai 100 euro, sicuramente non proprio il giusto rapporto qualità prezzo, ma i gestori sono gentili e amichevoli e la posizione è fantastica.

Non ci sono molte cose da fare a Porretta Terme, i giovani si radunano nei bar della via principale e i bimbi corrono tre le vie del centro storico dove davvero non manca nulla e dove si respira pace e serenità.

Siamo al primo fine settimana di Novembre, l’autunno è già ben radicato, la nebbia ricopre le cime dei monti intorno a Porretta e l’atmosfera è davvero magica, quasi natalizia mi verrebbe da dire. Dal centro cittadino si possono fare un sacco di cammini a piedi infatti se le terme purtroppo sono cadute in disuso il turismo naturalistico è in crescita e per fortuna, perché i panorami che si possono vedere distanziandosi di poco dal centro storico sono mozzafiato. Per un momento mi sembra quasi di essere in Trentino, una piccola baita in lontananza ed il fragore dell’acqua che scorre da un piccolo ruscello mi sento davvero rifiorire insieme a quell’autunno che incombe su tutta la vallata e chiaramente ormai mi conoscete ogni scusa e buona per fare qualche asana di yoga quindi mani giunte sul capo per ringraziare la terra per questo dono.

Insomma Porretta Terme non avrà più le sue terme, che mi auguro come dicono torneranno a risplendere ma è un gioiello come tanti sparsi in Italia, perché come sostengo da sempre io, la ricchezza dello stivale sta nei piccoli gioielli dimenticati e che custodiscono un’anima autentica

Mondaino: delizioso borgo in provincia di Rimini

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Cosa fai un pomeriggio di fine estate, quando il sole scalda ancora la pelle senza scottare e sei nei pressi della città di Rimini?

Verrebbe da pensare che l’idea giusta sia quella di correre in spiaggia e aspettare il tramonto magari sorseggiando un drink in uno dei tanti bar disseminati lungo la costa! Si ok sarebbe l’idea geniale per tutti ma non per noi che ormai sempre più spesso fuggiamo dalla costa romagnola, almeno quella troppo urbanizzata, per andare alla scoperta di quello che è diventano per noi il nostro vero grande tesoro e che è proprio lì a due passi dalla baldoria estiva, dalle spiagge affollate e che si chiama entroterra riminese, uno scrigno di bellezza architettonica immerso in colline sinuose dai verdi crinali.

Ed è a bordo del nostro scooter che ormai, da qualche hanno con l’arrivo della stagione più primaverile fino ad autunno inoltrato, partiamo alla scoperta degli angoli più remoti della Romagna scoprendo ogni volta qualcosa di nuovo ed inaspettato come il piccolo borgo di Mondaino.

Mondaino è un comune situato a 420 metri sul livello del mare arrivarci soprattutto in motore, è di per sé uno spettacolo appagante la vista è meravigliosa e si scorge anche il mare, proprio come accade in molti dei comuni della provincia riminese appena si sale un pochino di quota. Poco più di 1300 anime compongono questo splendido paese ed è davvero un piacere incontrare i loro sguardi in un caloroso saluto, perché come accade nei paesi così piccoli tutti ci si conosce ed il bene più prezioso di questi posti sono proprio gli anziani che rimangono ancorati alle tradizioni,come quella di sedersi fuori dalle abitazioni a chiacchierare o a osservare incuriositi quei pochi “forestieri” come noi che lasciano il mare per immergersi nella pace.

Il simbolo di Mondaino così come di tanti paesi dominati dalla signoria dei Malatesta è sicuramente la sua Rocca, tassello fondamentale della linea difensiva sul territorio circostante soprattutto nei confronti delle truppe di Montefeltro. La struttura esterna della Rocca è ben leggibile con una merlatura ghibellina ad ingentilire le possenti mura. Porta Marina rappresenta il maestoso ingresso al paese e dopo pochi passi ci si ritrova sulla bellissima Piazza Maggiore, che mi riconduce alla mia amata Bologna(mia città d’adozione) ma solo per il nome perché quella di Mondaino è molto diversa, oltre che più piccola ma assolutamente interessante e insolita. La sua forma semicircolare è sottolineata da porticato neoclassico ad opera dell’architetto Francesco Cosci ed è proprio questa piazza il palcoscenico principale di uno degli eventi se non il più importante della cittadina di Mondaino: il Palio del Daino, una rappresentazione medioevale che si svolge ormai da anni e che richiama turisti da ogni parte d’Italia generalmente svolta la seconda metà di Agosto. Quattro imperdibili giorni di festa e allegria in cui le vie di Mondaino cambiano veste in un tuffo nel passato preparato con novizia di particolare per non lasciare nulla al caso.

Il campanile della chiesa di San Michele Arcangelo si fa notare appena lasciata alle spalle Piazza Maggiore ci si addentra nel paesello. Si dice che qui prima di questa chiesa sorgesse un tempio dedicato a Diana. All’interno della chiesa si possono ammirare opere di notevole pregio risalenti al XV e XVI secolo.

Ma il Borgo di Mondaino non è famoso solo per il Palio del Daino ma anche per il formaggio di Fossa. In Via Roma 134, proseguendo oltre la Chiesa di San Michele Arcangelo si trova un posto assolutamente caratteristico chiamato Il Formaggio delle Fosse della Porta di Sotto, questo non può essere catalogato solo come negozio specializzato nella vendita di formaggio, nonostante qui potrete degustare e comprare una delle eccellenze gastronomiche del territorio. Il Mulino della Porta di Sotto veniva utilizzato già dal cinquecento ospitava le forme di formaggio ed oggi rimane uno dei luoghi più belli dove fare tappa se si giunge a Mondaino. I proprietari oltre alla degustazione forniscono informazioni importanti sulla produzione non solo del formaggio di fossa ma anche prodotti altrettanto di qualità come olio extravergine e miele le cui preparazioni fondano le radici in antiche ricette.

Prima però di lasciare il paese di Mondaino non dimenticate di fare qualche amorevole coccola ai gatti del paese che sono tanti e quasi tutti concentrati all’interno delle mura nutriti amorevolmente dagli anziani soprattutto, con i quali condividono la stessa rilassatezza che solo un sonnellino pomeridiano sotto il caldo sole di fine estate può dare.

Terni la città umbra cuore verde dell’Italia

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Sicuramente se c’è una cosa che contraddistingue l’Umbria è il verde, la natura incontaminata e quegli angoli di pace e quiete che rendono unica questa regione. Di città bellissime anche patrimonio Unesco l’Umbria ne conta molte a partire dalla meravigliosa Assisi, l’affascinante Spoleto, la dinamica Perugia e potrei andare avanti così a lungo. La città di Terni devo ammetterlo non può reggere il paragone con le altre sopra citate ma ha il vantaggio di essere inserita in un contesto naturale pazzesco dove a fare da capofila ci sono le rinomate Cascate delle Marmore, belle da togliere il fiato, distanti da Terni pochi chilometri.

Terni quindi è la base ideale per trascorrere una fine settimana o una vacanza più lunga alla scoperta di questo verde territorio che gli ha conferito proprio l’appellativo di città verde. Terni è ben collegata sia con i treni che con il servizio bus di diverse compagnie tra le queste la nuova nata in ambito di trasporto ITABUS con la quale ho viaggiato per la prima volta proprio per raggiungere Terni.

Sia la stazione dei treni che quella dei bus distano circa una decina di minuti o forse anche meno da Corso Cornelio Tacito la passeggiata più famosa di Terni dove la sera il passeggio diventa più animato soprattutto durante il fine settimana, questa strada è un susseguirsi di negozi di grandi brand commerciali e piccoli bar.

La Cattedrale di Santa Maria Assunta è il duomo di Terni oltre che la struttura religiosa della città così come la si vede oggi è il risultato di diversi interventi nel corso del tempo, si racconta che la prima cattedrale fu fatta edificare dove un tempo sorgeva un tempio pagano romano. Purtroppo durante la nostra visita la struttura è chiusa e dobbiamo accontentarci di guardarla solo dall’esterno. Dalla Cattedrale ci spostiamo a piedi senza seguire uno schema preciso ma seguendo le indicazioni indicanti qualche punto d’interesse scoprendo così qualcosa di interessante come Palazzo Bianchini Riccardi, una costruzione risalente al cinquecento la cui paternità non è ancora stata chiarita con certezza e qualcuno pensa possa essere stata realizzata dal Bramante. Questo palazzo è appartenuto alla famiglia Rosci ora a quella Bianchini Riccardi e la fascia che segna il piano nobile è demarcata da una serie di gigli angioini con lo stemma della famiglia Rosci. Il Palazzo è molto elegante e al suo interno custodisce diversi affreschi, al lato del palazzo un piccolo giardino e in un’edicola è conservata l’immagine della Madonna del Cassero unica testimone della presenza di una chiesa che oggi non c’è più. Tra gli altri palazzi storici che s’incontrano nel centro storico di Terni vi è Palazzo Gazzoli appartenuto ad una famiglia borghese che gestiva diverse attività imprenditoriali in città. Fu Luigi Gazzoli ha decidere di costruire il Palazzo su un disegno dell’architetto Andrea Vici affianco venne edificata sia la cappella che la scuderia di famiglia. Nel corso del tempo il palazzo è stato dismesso e negli ultimi anni si è provveduto al restauro destinando l’edificio a uffici pubblici mentre nei sotterranei sono nate due moderne sale auditorium.

Probabilmente in termini monumentali ciò che maggiormente mi ha colpito di Terni è stata Torre Barbarasa questa costa torre era una delle trecento costruite in città intorno al 1600, oggi ne restano ben poche e questa è ancora oggi abitata. Questa torre è stata edificata dalla famiglia Barbarasa a scopo difensivo pricipalmente per difendere i possedimenti della famiglia stessa. L’episodio più importante legato alla torre risale al finire del XVII secolo quando Terni fu investita da un’epidemia di colera e il vescovo Sebastiano Gentili salì sulla torre portando con se la reliquia del preziosissimo sangue conservato in cattedrale per chiedere così protezione per la città di Terni, Una lapide è posta a metà altezza della torre per ricordare l’accaduto.

Terni si gira in poche ore e se si vuole riservare un pò di tempo anche alla visita di qualche museo consigliato è quello Diocesano ospitato nel Palazzo del Seminario adiacente alla cattedrale, all’interno si possono ammirare opere pittoriche e plastiche provenienti da diocesi della zona il museo si può visitare anche con visita guidata prendendo accordi telefonicamente al numero 3405663725..

Passare uno a due notti a Terni per visitare la città e i suoi dintorni è un’idea perfetta anche per chi arriva in treno e bus e alloggia in un hotel poco distante come il Michelangelo Palace che offre camere matrimoniali con colazione inclusa al costo di 100 euro a notte. Per mangiare in città abbiamo trovato qualche difficoltà perché non siamo riusciti a trovare qualche trattoria locale che proponesse piatti della tradizione a prezzi onesti, così ci siamo affidati ai consigli di un signore del posto che ci ha consigliato di mangiare la pizza nella migliore pizzeria della città almeno secondo lui, ovvero Pizzeria Camelot in via Curio Dentato 26 a poca distanza proprio dalla stazione dei treni e di conseguenza del nostro hotel. Il posto non è molto grande e sono allestiti dei tavoli esterni anche se sono posizionati su una strada di forte passaggio, la caratteristica di questo posto è quella di proporre le sue pizze con un’impasto altamente digeribile e delle farciture molto consigliate per i vegetariani, inoltre si possono mangiare primi piatti e antipasti molto leggeri poiché anche la classiche patatine fritte sono preparate con una cottura alternativa, insomma una cena perfetta ad un costo normale come degna conclusione di un fine settimana a Terni, città verde d’Italia.

Cosa fare a Bobbio il borgo più bello d’Italia

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Bobbio è un borgo medioevale situato nella provincia di Piacenza dalla quale dista circa 45 chilometri e poco distante dal confine con la Liguria. Bobbio è una piccola perla incastrata nella bellissima Val di Trebbia, un borgo nel quale andare in qualsiasi stagione dell’anno e che lascia senza fiato non solo per la bellezza dei suoi monumenti ma anche per le innumerevoli possibilità di vivere la natura, partendo proprio dal centro, con lunghe passeggiate sulla Via Francigena che passa per il paese, oppure passeggiate in bici o a cavallo lungo le sponde del fiume Trebbia, un fiume dalle acque limpide che in estate diventa una spiaggia per chi sfugge dalla calure delle città vicine o per gli abitanti stessi che si godono le sponde del fiume come se fossero al mare.


Ho visitato il borgo di Bobbio in un freddo fine settimana di Febbraio quando con le temperature assai rigide, ho avuto il privilegio di vedere finalmente la neve lungo tutta la valle circostante.
Il simbolo storico di Bobbio è sicuramente il Ponte Gobbo la storia di questa antica struttura si perde nella notte dei tempi quando Bobbio diventa un centro di primissima importanza per il monachesimo occidentale infatti qui un monaco irlandese di nome San Colombano fonda un monastero che in breve tempo si trasforma in una prestigiosa biblioteca in cui ancora oggi sono conservati antichi testi latini sulla cristianità.
Arrivando a Bobbio è proprio il Ponte Gobbo detto anche Ponte del Diavolo a colpire, la struttura fu edificata sul fiume Trebbia e passeggiandoci sopra per entrare nel paese di Bobbio l’effetto scenico è davvero notevole, una panoramica sul piccolo borgo e sulla vallata. Bobbio è la destinazione perfetta per un fine settimana italiano, il borgo è abitato da 3500 abitanti, numero di persone che aumenta notevolmente soprattutto con l’arrivo della bella stagione soprattutto da quando è stato eletto da una trasmissione televisiva borgo dei borghi d’Italia, un ritorno d’immagine che ha giovato molto all’economia del paese ed al territorio circostante che ha cominciato a proporre attività d’intrattenimento per turisti proposti da agenzie locali,come trekking, rafting nel fiume ed anche degustazione di prodotti locali che qui vedono l’incrocio di tradizione emiliana unita a quella ligure.
Per iniziare la visita del centro storico di Bobbio si può partire dal Duomo di Bobbio un meraviglioso esempio di arte emiliana del quattrocento, al suo interno interessanti affreschi riscoperti solo qualche secolo più tardi rispetto alla sua edificazione poiché nascosti sotto un fitto strato di calce.
Altro simbolo da non perdere di Bobbio è il Castello Malaspina, costruito durante il Trecento, una roccaforte per i Guelfi mentre combattevano con i Ghibellini di Piacenza. Al suo interno si trova anche una terrazza panoramica dalla quale si può ammirare l’aerea circostante. Ma la bellezza indiscussa di Bobbio la si trova perdendosi tra i suoi vicoli ed ammirando i bellissimi palazzi finemente decorati appartenuti alle famiglie più prestigiose della zona, i Castelli e i Calvi che avevano l’abitudine di decorare le facciate delle loro abitazioni con motivi incisivi proprio per sottolineare la loro potenza.
Il borgo di Bobbio essendo diventato sempre più turistico negli ultimi anni ha visto l’apertura di nuovi bar e ristoranti che propongono la cucina locale come i famosi maccheroni alla bobbiese, pasta fatta in casa grazie all’utilizzo di un ferro da calza poi conditi con ragù di carne. Sarà l’influenza con la cucina ligure ma chi passa per Bobbio non può fare una sosta golosa presso Pizza del Monastero, una piccola panetteria situata in Piazza San Francesco, una bella piazza dove peraltro arrivano e partono i bus da Piacenza a soli due passi dal centro storico, qui il sabato mattino si tiene anche il mercato settimanale dove trovare eccellenti prodotti locali come formaggio di fossa e miele delle vicine aziende agricole. Pizza del Monastero è davvero diventata un’istituzione per chiunque arrivi a Bobbio, pizza al taglio con diverse farciture o classica pizza ligure si può scegliere e mangiare calda seduti all’esterno visto che il locale è molto piccolo e non ci sono tavoli o sedie al suo interno a parte il bancone davanti al quale sarà davvero difficile scegliere, da appassionata quale sono di grani alternativi consiglio l’impasto integrale, i prezzi non sono proprio a buon mercato ma in linea con quelli di altre città intorno ai 16/17 euro al chilo, una bontà che non ha prezzo come la possibilità di visitare Bobbio,una delle tante meraviglie italiane nascoste tra la Val di Trebbia.

Il borgo di San Vittore Terme: l’incanto della natura a due passi dalle Grotte di Frasassi

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La stazione dei treni è piccola, piccolissima ed immersa nel verde così come lo è il piccolo borgo di San Vittore Terme a due passi da Genga una delle località più famose delle Marche, dove sorgono forse le grotte più fotografate d’ Italia, le famose Grotte di Frasassi.

Dire che le Grotte di Frasassi sono stupende è abbastanza scontato nel mio caso poi non mi hanno meravigliato più di tanto poiché le mie origini sono pugliesi e più precisamente putignanesi, un paese che vede anch’esso la presenza di grotte, di dimensioni ridotte rispetto a quelle di Frasassi ma distanti solo 5 chilometri da altre imperdibili grotte italiane famose situate nel paese di Castellana, quindi bellissime entrambe e da vedere entrambe.

La cosa che invece mi ha letteralmente fatto innamorare di questo posto è stato proprio il piccolo borgo di San Vittore Terme dove abbiamo trascorso un fine settimana rilassante ed inaspettatamente pieno di cose da fare.

L’hotel terme di San Vittore si trova proprio nel cuore del piccolo borgo distante dalla stazione dei treni meno di una decina di minuti a piedi quindi è particolarmente adatto anche a chi vuole arrivare qui usando i mezzi pubblici visto che ci sono i treni locali che si fermano proprio qui e che collegano Roma Termini con Falconara Marittima cittadina costiera poco distante da Ancona. L’hotel offre camere confortevoli a partire dagli 80 euro a notte con inclusa colazione e uso della piscina, la struttura inoltre è convenzionata con lo stabilimento termale e si possono fare cure o massaggi.

La presenza delle grotte e quindi di un sottosuolo ricco di minerali rende le acque del fiume Sentino molto salutari non a caso sorgono delle terme e la cosa che più mi ha sorpreso è la possibilità di usufruire di questo bene naturale assolutamente a costo zero.

Partendo proprio dal centro di San Vittore Terme partono una serie di sentieri adatti al trekking tra i quali di sicuro quello più gettonato è quello che conduce alla sulfurea, una parte del fiume che è diventata quasi una spiaggia dove si viene per stendersi al sole e per immergersi nelle acque benefiche di questo fiume. In un lato di questo piccolo e meraviglioso fazzoletto di terra e acqua si trova un punto in cui l’acqua è freddissima e dal lato di una cavità viene fuori un getto d’aria particolarmente freddo simile a quello che si prova stando vicino ai bocchettoni dell’aria condizionata con la differenza che qui non c’è spreco di energia e inquinamento, questo angolo è particolarmente frequentato tanto da non essere sempre possibile trovare posto per poter immergere i piedi in questa sorta di bacinella congelante che però regala un sollievo pazzesco ai piedi ed alle gambe difficile da spiegare. Per chi invece non ama l’acqua particolarmente fredda può decidere ugualmente di immergersi per una nuotata scegliendo però la zona più centrale dove la temperatura dell’acqua è più accettabile.

Se si trascorrono un paio o più giorni a San Vittore Terme proprio per approfittare del potere benefico di queste acque che qualcuno beve anche, è bene arrivare la mattina presto per trovare posto libero soprattutto se si capita il fine settimana mentre,se si sceglie di aspettare il tramonto quando l’odore del fiume è particolarmente buono e intenso,meglio portarsi dietro del repellente per le zanzare.

Come visitare Isola delle Femmine, una delle aree marine protette più belle del Mar Tirreno

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Farò ancora una piccola sintesi sul perchè io mi sia fatta stregare dalla città di Palermo che è diventata come una specie di caldo rifugio da quando, per la pandemia, mi è stato interdetto il ritorno in Asia. Molti si chiederanno cosa centri l’Asia con la Sicilia ed io rispondo che proprio su quest’isola dai mille colori esiste una relazione molto profonda con il continente asiatico poiché vi abita una nutrita comunità di induisti che hanno creato a Palermo una comunità che è diventata la più grande d’Italia. Detto ciò o meglio ridetto ciò torniamo a Palermo ed a tutti quei meravigliosi luoghi che si possono raggiungere da questa bella città. Dopo aver soggiornato, amato e gustato, si fa per dire, il mare paradisiaco di Mondello, comodamente raggiunto in bus dal centro città, è la volta di un altro angolo di meraviglia questa volta direttamente raggiunto in treno dopo il mio volo diretto Ryanair Rimini- Palermo. Sto parlando di Isola delle Femmine un’amena cittadina in provincia di Palermo di cui ci si può letteralmente innamorare. I treni che partono direttamente dallo scalo palermitano di Punta Raisi impiegano 21 minuti per arrivare nel comune di Isola delle Femmine, il costo a persona è di 5.90. Il piccolo centro storico è praticamente a ridosso della stazione ma di hotel qui non ce ne sono ed io per una volta cercavo qualcosa dalla quale poter godere di una vista speciale e così, usciti dalla stazione dei treni abbiamo girato a sinistra percorrendo per circa una ventina di minuti via Libertà sulla quale abbiamo trovato il Saracen Sands Hotel una struttura che appartiene ad una catena alberghiera che, nonostante animazione piscinona e servizi ha grande hotel, soddisfa in pieno la mia necessità, avere una vista da sballo per un paio di giorni. Le tariffe per questa struttura sono un pochino altine per i miei canoni ma essendo fine settembre riesco ad approfittare di una discreta offerta pari a 100 euro a notte per camera e colazione. Non amo generalmente le grandi e fredde strutture anche se non giudico a priori e soprattutto non condanno se danno da lavorare a un sacco di persone, in alcuni casi molto prodighi in altri molto meno ma a parte ciò devo dire che davvero il suo punto di forza è la vista che mi ha nutrito più della colazione stessa fatta su una bella terrazza con affaccio sul mare. Il mare, quello vero come dico io, è pieno di pesci e la maschera ed il boccaglio sono utili soprattutto se si va sul lato scoglioso della costa, qui la vita marina è brulicante non per altro questa zona costiera è un area marina protetta qui non solo pesci di molte specie nuotano ma non è raro avvistare stenelle, un tipo di delfino molto facile da incontrare nel Mar Tirreno dove si affaccia il comune di Isola delle Femmine. Ma la caratteristica che rende straordinario il piccolo comune di circa 7000 anime di Isola delle Femmine è proprio la piccola isoletta che si adagia placidamente difronte al paese, inserita nel mezzo di questa riserva marina. Il perché si chiami proprio Isola delle Femmine è ancora un mistero, molte leggende girano intorno a questo luogo ma con ogni probabilità a detta di alcuni anziani del luogo la versione più accreditata vuole che l’isola in passato fosse servito come carcere penitenziario femminile.

Anche il piccolo paese di Isola delle Femmine è grazioso,una piccola piazzetta con un paio di piccoli ristorantini devo dire non proprio eccezionali e una chiesetta deliziosa a far da cornice. Se si alloggia sul lungomare dove si affaccia non solo il Saracen Sands Hotel ma anche altre strutture ricettive, si deve mettere in conto una quindicina di minuti a piedi per il centro storico e di certo non ci si deve aspettare un brulicante lungomare in stile riviera romagnola ma solo un marciapiede, talvolta non in buonissime condizioni e una natura selvaggia e dirompente dalla quale sarà difficile staccarsi ve lo assicuro. Unico neo di questo posto così meraviglioso è il gran numero di rifiuti abbandonati qua e là, uno scempio per gli occhi e per il cuore, purtroppo comune a moltissimi altri luoghi della stessa Italia e del mondo intero.

Se poi proprio non ci si vuole staccare dalle folle palermitane consiglio ugualmente di non perdere una bella gita giornaliera per Isola delle Femmine partendo direttamente dalla stazione centrale, 43 minuti di treno, un biglietto di 2.80 a tratta e sarete in paradiso…..

BAGHERIA: la città delle ville siciliane

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A soli dieci minuti di treno dalla città di Palermo esiste una città di nome Bagheria che in pochi prendono in considerazione di visitare ma che ha un valore storico altissimo. Bagheria in passato era considerato il luogo per eccellenza per i palermitani benestanti che passavano qui lunghi periodi di villeggiatura, alloggiando in ville bellissime che sono diventate l’emblema della città.

Arrivando in treno da Palermo la stazione dei treni si trova proprio difronte ad una delle tante ville della città, Villa Aragona Cutò risalente alla prima metà del settecento e costruita per volontà di Baldassarre Naselli principe di Aragona. Questa villa è anche conosciuta come Palazzo Cutò e ospita la biblioteca, la sua forma è massiccia e quadrata ed è caratterizzata da un’altana dalla quale si godeva di un bellissimo panorama. I decori al suo interno sono di ottima fattura ed oggi al suo interno è allestita la biblioteca comunale e il Museo del giocattolo Pietro Piraino.


Dalla stazione prendendo una delle qualsiasi vie che vanno verso su si arriva in quello che è il centro di questa città che piccola non è di certo, popolata da circa 56000 abitanti, quindi non manca proprio nulla in città e può essere anche una base eccellente se si vuole sostare in zona qualche giorno per spostarsi verso altre città vicine come Termini Imerese o il piccolo borgo di mare di Aspra sulla costa, distante dalla città pochi chilometri e raggiungibile anche con il servizio pubblico di bus.


Dopo meno di dieci minuti a piedi dalla stazione si arriva in Corso Umberto I, il cuore pulsante della città, molto animato e pieno di negozi e bar dove si concentra buona parte della popolazione a spasso. Fortunatamente è una zona a traffico limitato e quindi ci si può godere una bella camminata senza il caos intenso di alcune ore del giorno.
Purtroppo molte delle ville di Bagheria sono andate distrutte ma a testimonianza della loro grandiosa presenza sparse per il centro si trovano diversi piloni come quello di Villa Mortillaro, questo alto pilone sopravvissuto, segnava l’ingresso nella monumentale tenuta del Marchese Mortillaro, una residenza talmente estesa che arrivava fino alla città di Palermo. Altra residenza assolutamente interessante è Villa Palagonia la cui caratteristica principale è la presenza di sculture grottesche ed è per questo che viene anche denominata villa dei mostri, infatti il viale d’ingresso è sormontato da strane ed inquietanti statue tanto che Goethe, quando visitò la villa, coniò il termine pallagonico, ovvero opera deforme e folle. Il costo del biglietto per accedere a Villa Palagonia è di 6 euro e vale davvero la pena soffermarsi non solo sulla villa ma anche sul giardino che la circonda che ha esso stesso ispirato tante leggende.
Tra un giro tra una villa e l’altra vale la pena anche fermarsi a visitare qualche chiesa cittadina, come quella della Natività di Maria risalente al 1771,il suo prospetto è imponente realizzato in stile neoclassico in pietra di Aspra.


Mi raccomando però di non lasciare Bagheria senza aver assaggiato il famoso Sfincione Bagherese una sorta di focaccia alta e morbida ricoperta di tuma, un formaggio siciliano, acciughe, ricotta, cipolle bianche appassite in padella e mollica di pane tostato, a detta del mio compagno di viaggio onnivoro, una vera bontà, che si compra presso tutti i panifici di Bagheria al meno di 2 euro. Io invece che sono vegetariana sono stata attratta da un cartello esposto fuori da un negozietto di frutta e verdura sul quale c’era scritto pesche di Bivona 3 euro al chilo, ovviamente non potevo esimermi dal comprarle e sono diventate la mia droga nei due giorni di permanenza a Bagheria. Bivona non è proprio vicino a Bagheria, in linea d’aria ci saranno una cinquantina di chilometri e risiede nella provincia di Agrigento, ma è stata l’occasione per scoprire l’ennesima meraviglia della Sicilia, una terra ricca non solo di bellezze architettoniche ma anche di tante, tantissime prelibatezze che madre natura regala.

Cosa fare a Castellammare del Golfo, uno dei borghi più belli della Sicilia

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Mi ci è voluta una sola occhiata a circa un chilometro dall’ingresso nel centro storico vero e proprio ed era già amore, Castellammare del Golfo mi ha conquistata subito. Raggiungibile da Trapani o Palermo o come nel mio caso da Mazara del Vallo in treno, il borgo di Castellammare del Golfo è perfetto per una vacanza in relax, tra mare bellissimo, storia antica e paesaggi da perdere il fiato.
Le cose da fare a Castellammare del Golfo sono diverse. Se si vogliono riempiere le giornate di tanto sole e mare senza spostarsi dal centro cittadino con la macchina o altri mezzi si può optare per la lunga e bellissima spiaggia la Playa, raggiungibile dal centro storico in una ventina di minuti, basta seguire il lungomare in direzione della stazione dei treni. Intorno a questa zona negli ultimi anni sono sorti diversi grandi hotel e qualche campeggio che rimangono generalmente in posizione sopraelevata rispetto all’arenile così da regalare ai villeggianti un panorama che spazia dalle dolci montagne del complesso montuoso Inici, ad un cielo azzurro che si confonde con i colori brillanti del mare, le cui acque sono chiare ed invitanti. Intorno alla spiaggia ci sono dei piccoli bar e ristoranti e la possibilità di noleggiare qualche ombrellone o sdraio. Agli inizi dell’autunno, periodo peraltro perfetto per visitare non solo Castellammare ma tutta la Sicilia, sono molti gli sportivi amanti della vela a popolare la spiaggia della Playa, in quelle giornate più ventose con ancora il sole caldo per buona parte del giorno è davvero gradevole fermarsi in qualche bar a guardare il mare mosso con le vele colorate a far da contorno.
Se al contrario non si ha la minima intenzione di fare strada a piedi allora la soluzione migliore è optare per la spiaggia cittadina di Cala Petròlo, un litorale dove si mischiano ciottoli e sabbia, una spiaggia storica che si raggiunge da una scalinata a ridosso del centro antico e dalla quale si rispira forte anche il profumo della storia visto che rimane a pochi passi anche dal bel Castello Normanno della cittadina. La spiaggia di Cala Petrolo è molto frequentata in estate vista la vicinanza al centro e non essendo molto estesa come la Playa si può correre il rischio di rimanere ammassati, cosa che invece non accade in autunno quando i principali frequentatori dell’arenile sono gli anziani pescatori del borgo che con canna ed amo aspettano i pesci che quasi sempre abboccano e garantiscono il pranzo giornaliero. Il fondale in questo tratto di mare è subito profondo quindi potrebbe non essere particolarmente adatto ai bambini. Una delle attività che si è sviluppata intorno a Cala Petròlo negli ultimi tempi è l’aperitivo al tramonto, sono non solo i bar a proporlo ma anche piccoli chioschi che preparano cocktail da sorseggiare davanti al sole che cala ogni giorno e che devo ammettere regala davvero emozioni. Anche nella zona della marina di Castellammare ci sono piccoli fazzoletti di spiaggia dove qualche turista decide di fermarsi per fare un bagno nonostante la zona non sia particolarmente invitante per il continuo movimento dei natanti che, in estate soprattutto, si spostano carichi di visitatori verso la Riserva naturale dello Zingaro, una delle attrazioni principali della zona, un’area marina protetta famosa non solo per le immersioni con bombola ma anche per lo snorkelling che con maschera e boccaglio permette di vedere pesci di mille forme e colori. Anche nella zona del porto non mancano i ristoranti, alcuni anche molto raffinati dove mangiare prevalentemente pesce, alcuni di essi sono quasi esclusivamente frequentati dai turisti e poco dai locali.
Il centro storico di Castellammare del Golfo è un susseguirsi di vicoli spesso con affaccio sul mare, meravigliose terrazze panoramiche dalle quali si gode di un panorama straordinario, non meno importante è la storia di Castellammare che può essere approfondita grazie ad una visita al polo museale della città allestito all’interno del castello Arabo Normanno il cui ingresso è gratuito. Non vi sono molti reperti da osservare ma le sale all’interno sono state restaurate ed è molto interessante guardare questo maniero al suo interno e capirne il ruolo che ha avuto nel corso della storia.
Uno forse degli angoli cittadini più distensivi ed anche scenografici di tutta Castellammare è la villa comunale Regina Margherita, qui oltre a sedersi su qualche panchina per riposarsi si potrà fare l’incontro con qualche anziano del paese che soprattutto dopo pranzo si appisola sotto qualche albero o fare amicizia con qualche gatto della zona che pascola in tutta tranquillità tra le aiole del giardino e che non disdegna qualche croccantino, da portare sempre dietro come buona norma per tutti gli irriducibili amanti degli animaletti.
Chiaramente siamo in Sicilia e il buon cibo è alla base di qualsiasi itinerario e devo dire che Castellammare non delude e se si lasciano i posti super coreografici e si gira tra le vie appena fuori dal centro storico si trovano delle chicche gastronomiche formidabili, come il ristorante la Buona Forchetta in via Guglielmo Marconi 121, una trattoria molto spartana trovata praticamente per caso, un locale molto piccolo e frequentato dai locali dove se non si ha una prenotazione non vi è possibilità di trovare posto neppure in settimana, il piatto forte del locale sono i secondi di carne anche se per mia fortuna non manca una scelta di pietanza vegetariane a base di melanzane, olive ed altri prodotti rigorosamente locali e cucinati in maniera casereccia e molto gustosa, i prezzi poi sono assolutamente irrisori e ci si alza da tavola davvero soddisfatti, unico consiglio è quello di non esagerare con il vino, anch’esso casereccio e che necessita a seguire di una bella dormita.
Una delle pizze migliori mangiate in Sicilia è quella consumata prezzo la Pizzeria Gusto situata nella bella piazza Europa in pieno centro, qui la tradizione napoletana si è fusa con quella siciliana facendone davvero scaturire una sinfonia perfetta, da provare assolutamente la pizza con melanzane e mozzarella di bufala un connubio perfetto. Ultimo suggerimento gastronomico è quello di fermarsi a mangiare alla gastronomia Sacraglino in via Segesta 177, un locale informale dove è possibile anche sedersi a consumare alcuni dei tanti piatti che vengono realizzati con sapienza ogni giorno, anche qui gusto e prezzo super convenienza camminano insieme, inoltre la gastronomia si trova in direzione della spiaggia la Playa e potrebbe rappresentare la fine perfetta di una mattinata sotto il bel sole siciliano, al cospetto di una città unica come Castellammare del Golfo.