In bus verso Bobbio, uno dei borghi più belli d’Italia

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Mi ronzava nella testa già da qualche anno e più precisamente da quando avevo seguito una trasmissione televisiva che parlava di lui, un lui dalla sagoma antica, un lui meravigliosamente affascinante composto da circa 3500 anime, un lui il cui appellativo è il borgo dei borghi, il bellissimo borgo medioevale di Bobbio.
Per anni e anni ho percorso il percorso ferroviario che conduce a Milano chiedendomi quando avrei potuto finalmente fermarmi qualche giorno nella città di Piacenza e quale occasione più appropriata delle limitazioni da Covid che, se ti va bene, rendono possibile solo viaggi all’interno della regione quindi,da incallita viaggiatrice,decido di intraprendere una serie di viaggi proprio all’interno della mia bella Emilia Romagna alla scoperta di città probabilmente ed erroneamente non tanto considerate dal turismo di massa ma che si rivelano davvero una bella scoperta come nel caso appunto di Piacenza.
Ancora più esaltante è poi scoprire che il borgo di Bobbio dista da Piacenza 45 chilometri e che lo si può raggiungere rimanendo fedele al mio mood ovvero quello di scegliere mete da visitare raggiungibili con le gambe, la bici, i bus e i treni.
Dall’autostazione Lupa di Piacenza, situata in via Cristoforo colombo poco distante dalla stazione dei treni, ogni giorno inclusa la domenica partono i bus della linea Seta con destinazione Bobbio. L’ autostazione è aperta tutti i giorni ad esclusione della domenica ed il sabato solo mezza giornata, qui si possono acquistare i titoli di viaggio per il bus che sono comunque disponibili anche in edicola e che non si possono mai fare a bordo e che è meglio quindi procurarsi prima di intraprendere il viaggio.
Il bus E17 che da Piacenza autostazione fino a Bobbio precisamente in Piazza San Francesco, situata alle porte del centro storico e dove al sabato mattina si tiene anche il piccolo mercato settimanale del borgo con in vendita, oltre a frutta e verdura formaggi e salumi d’eccellenza della zona e miele di mille varietà, altro fiore all’occhiello della zona.
La linea E17 non ha orari così frequenti durante il giorno ma corse necessarie sia per organizzare un paio di giorni lì o anche per effettuare un’escursione giornaliera, se come me si è appassionati di camminate all’aria aperta consiglio vivamente di fermarsi almeno una notte perche’ di percorsi escursionistici, oltre la via Francigena,che passa anche di qua, se ne trovano diversi e tutti che si snodano nella Val Trebbia una delle valli più belle d’ Italia che si trova alla convergenza di quattro province italiane, quella piacentina, quella genovese, alessandrina e pavese.
Gli hotel a Bobbio non sono molti e se si arriva al borgo in bus si può decidere di rimanere nei pressi del centro storico alloggiando ad esempio all’Albergo ristorante Piacentino proprio in Piazza San Francesco che però non è aperto tutto l’anno e che è meglio prenotare per via telefonica. In alternativa si può optare per Il Relais Sant’Ambrogio Agriturismo, situato in località Sant’Ambrogio, a circa 25 minuti a piedi in salita partendo da Piazza San Francesco una vera oasi di pace con una vista mozzafiato sulla Val Trebbia, i prezzi per una camera doppia partono dai 110 euro a notte, non proprio economici ma il posto vale tutti i soldi chiesti,non solo per il contesto naturale ma anche per l’accoglienza della proprietà e il suo ristorante che prepara ottimi piatti da accompagnare ad un vino che loro stessi producono, magari quindi questo posto può essere l’ideale per festeggiare qualcosa di speciale, speciale proprio come è il meraviglioso borgo di Bobbio.

Castel San Pietro Terme tra natura, terme e buona cucina

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Se c’è una cosa che la pandemia mi ha insegnato è che appena si ha la possibilità si deve andare e poco importa se la meta è vicina o lontana l’importante è andare senza rimandare. Così intrappolati in rosso, arancio da settimane anzi mesi appena si vede il giallo, seppur limitato alla sola regione in cui si risiede non resta altro che fare lo zaino, metterci lo stretto necessario e iniziare a salire sul treno, salire sul bus, inforcare un sentiero e fare qualsiasi altra cosa si voglia e che possa assomigliare vagamente a un viaggio nella maniera in cui siamo abituati e devo dire che gli ingredienti ci sono sempre tutti anche se la meta è praticamente sotto casa.


All’età di vent’anni senza un soldo in tasca e il sogno fisso di poter viaggiare io ed il mio compagno con pochi soldi e idee chiare anche lui approfittavamo del fine settimana, per girovagare attorno alla città di Bologna in cerca di qualche luogo dove poterci sentire come villeggianti in cerca di quel brio unico che solo quando si è lontano dalla dimora si può sentire sulla pelle ed erano queste le sensazioni che provavamo quando ce ne andavamo a spasso intorno ai sentieri che circondano il centro storico di Castel San Pietro terme, una cittadina di circa 20000 anime a soli venti chilometri da Bologna la nostra residenza fissa per più di 10 anni.,
Castel San Pietro Terme è una famosa località termale dell’Emilia Romagna, il suo complesso termale è frequentatissimo da primavera ad autunno e molta gente sceglie di effettuare le cure presso questa struttura non solo per l’affidabilità del posto in essere dal 1870 ma anche perché questo è il luogo perfetto dove rigenerarsi e trovare la pace.
Gli hotel intorno al centro termale sono tutti immersi nel verde ed in modo particolare l’hotel delle terme che è l’unico con accesso diretto allo stabilimento termale qui da primavera a autunno c’è bisogno di prenotare con largo anticipo per trovare posto ci sono diverse tipologie di camere e sicuramente quella più rilassante è quella con balcone affacciata direttamente sul verde parco termale, i prezzi al giorno partono dai 50 euro con inclusa colazione e sono anche disponibili pacchetti con inclusi pranzo e cena o posti convenzionati con il ristorante la Torretta, raggiungibile a piedi passando per il parco. Durante la bassa stagione l’hotel rimane sempre aperto e frequentato prevalentemente da lavoratori che scelgono Castel San Pietro Terme per la posizione comoda all’autostrada che permette di raggiungere Bologna o Imola in poco tempo, avendo però la certezza alla sera di tornare in un posto decisamente rilassante, dove al mattino l’unico rumore che si inizia a percepire è il cinguettio degli uccelli. Nei periodi di bassa stagione o in piena pandemia come nel nostro caso l’hotel effettua promozioni interessanti come quella di far pagare una camera di livello superiore come una standard.
L’hotel delle Terme di Castel San Pietro si trova a circa venti minuti a piedi dal centro storico e sempre in questa zona sono collocati quasi tutti gli hotel della zona tutti finalizzati a rendere comodo ai vacanzieri la permanenza termale, cure peraltro effettuabili come accade in tutti i centri termali importanti grazie al servizio sanitario.
Una delle caratteristiche principali di Castel San Pietro Terme è senza dubbio la possibilità di camminare nella natura, infatti nella zona intorno alle terme sono nati con il tempo diversi sentieri che si snocciolano intorno al fiume Sillaro come il percorso ciclo pedonale “Brigata Maiella” questo sentiero ha un importanza valenza storica perché il 17 Aprile del 1945 il secondo corpo dell’armata polacca, il gruppo combattimento Friuli, e la Brigata Partigiana Maiella, tutti aggregati all’ottava britannica si mossero verso Castel San Pietro Terme per liberarla dall’occupazione nazifascista. Tutto il sentiero è lungo 5.3 chilometri e percorre appunto i passi di quei liberatori del passato e immergersi nel silenzio e nella gratitudine.
Ma Castel San Pietro Terme non è solo un posto da visitare esclusivamente per le sue terme il suo piccolo e raccolto centro storico è ideale per una passeggiata al sabato pomeriggio quando i bar di via Cavour praticamente la strada principale del paese dove sotto i portici che sovrastano il marciapiede si può sempre prendere un caffè seduti fuori, peccato solo che il passaggio alle macchine non sia mai vietato ma per fortuna non sono tante. La piazza più grande di Castel San Pietro è Piazza XX Settembre dove si erge anche il palazzo comunale e il Santuario del Crocifisso, una bella chiesa risalente al 1741, una costruzione che custodisce nel suo oratorio un crocifisso molto importante per i fedeli donato dal sacerdote battista Antonio Comelli nel 1543. Dal 1629 ogni quinta domenica di quaresima al santuario si tiene una festa proprio dedicata al crocifisso, purtroppo però attualmente la chiesa è temporaneamente chiusa.
Al paese di Castel San Pietro Terme non manca proprio nulla, dai bar ai negozi, alle botteghe dove acquistare il famoso miele di Castel San Pietro, un prodotto d’eccellenza della zona. Non mancano poi le locande dove mangiare le crescentine, classiche e famose in tutto il bolognese, piccoli pezzi di pasta lievitata alle quali vengono date svariate forme, generalmente come un piccolo panino, che poi fritto in abbondante olio o strutto, si accompagna a formaggi e salumi che si possono definire senza troppa modestia i migliori d’Italia. Se poi si è alla ricerca di un posto dove mangiare oltre a qualche piatto della tradizione anche pesce ed una buona pizza nel forno a legna disponibile anche a mezzogiorno il posto giusto è il ristorante Maraz in Piazza Vittorio Veneto 1, appena fuori dal centro storico a pochi metri dalla strada che conduce alle terme, un buon posto i cui prezzi sono assolutamente ragionevoli.
La cosa comoda inoltre di Castel san Pietro Terme è la sua posizione strategica, si può decidere di arrivare in paese in treno o bus partendo sia da Imola che da Bologna, la stazione dei treni dista una ventina di minuti a piedi dal centro storico mentre il bus numero 101 della linea Atc ferma alla stazione dei bus praticamente in pieno centro. Quindi Castel San Pietro Terme è la località perfetta sia per un fine settimana di relax, sia per una vacanza termale con i fiocchi che una gita fuori porta in qualsiasi momento dell’anno.

Mondaino: delizioso borgo in provincia di Rimini

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Cosa fai un pomeriggio di fine estate, quando il sole scalda ancora la pelle senza scottare e sei nei pressi della città di Rimini?

Verrebbe da pensare che l’idea giusta sia quella di correre in spiaggia e aspettare il tramonto magari sorseggiando un drink in uno dei tanti bar disseminati lungo la costa! Si ok sarebbe l’idea geniale per tutti ma non per noi che ormai sempre più spesso fuggiamo dalla costa romagnola, almeno quella troppo urbanizzata, per andare alla scoperta di quello che è diventano per noi il nostro vero grande tesoro e che è proprio lì a due passi dalla baldoria estiva, dalle spiagge affollate e che si chiama entroterra riminese, uno scrigno di bellezza architettonica immerso in colline sinuose dai verdi crinali.

Ed è a bordo del nostro scooter che ormai, da qualche hanno con l’arrivo della stagione più primaverile fino ad autunno inoltrato, partiamo alla scoperta degli angoli più remoti della Romagna scoprendo ogni volta qualcosa di nuovo ed inaspettato come il piccolo borgo di Mondaino.

Mondaino è un comune situato a 420 metri sul livello del mare arrivarci soprattutto in motore, è di per sé uno spettacolo appagante la vista è meravigliosa e si scorge anche il mare, proprio come accade in molti dei comuni della provincia riminese appena si sale un pochino di quota. Poco più di 1300 anime compongono questo splendido paese ed è davvero un piacere incontrare i loro sguardi in un caloroso saluto, perché come accade nei paesi così piccoli tutti ci si conosce ed il bene più prezioso di questi posti sono proprio gli anziani che rimangono ancorati alle tradizioni,come quella di sedersi fuori dalle abitazioni a chiacchierare o a osservare incuriositi quei pochi “forestieri” come noi che lasciano il mare per immergersi nella pace.

Il simbolo di Mondaino così come di tanti paesi dominati dalla signoria dei Malatesta è sicuramente la sua Rocca, tassello fondamentale della linea difensiva sul territorio circostante soprattutto nei confronti delle truppe di Montefeltro. La struttura esterna della Rocca è ben leggibile con una merlatura ghibellina ad ingentilire le possenti mura. Porta Marina rappresenta il maestoso ingresso al paese e dopo pochi passi ci si ritrova sulla bellissima Piazza Maggiore, che mi riconduce alla mia amata Bologna(mia città d’adozione) ma solo per il nome perché quella di Mondaino è molto diversa, oltre che più piccola ma assolutamente interessante e insolita. La sua forma semicircolare è sottolineata da porticato neoclassico ad opera dell’architetto Francesco Cosci ed è proprio questa piazza il palcoscenico principale di uno degli eventi se non il più importante della cittadina di Mondaino: il Palio del Daino, una rappresentazione medioevale che si svolge ormai da anni e che richiama turisti da ogni parte d’Italia generalmente svolta la seconda metà di Agosto. Quattro imperdibili giorni di festa e allegria in cui le vie di Mondaino cambiano veste in un tuffo nel passato preparato con novizia di particolare per non lasciare nulla al caso.

Il campanile della chiesa di San Michele Arcangelo si fa notare appena lasciata alle spalle Piazza Maggiore ci si addentra nel paesello. Si dice che qui prima di questa chiesa sorgesse un tempio dedicato a Diana. All’interno della chiesa si possono ammirare opere di notevole pregio risalenti al XV e XVI secolo.

Ma il Borgo di Mondaino non è famoso solo per il Palio del Daino ma anche per il formaggio di Fossa. In Via Roma 134, proseguendo oltre la Chiesa di San Michele Arcangelo si trova un posto assolutamente caratteristico chiamato Il Formaggio delle Fosse della Porta di Sotto, questo non può essere catalogato solo come negozio specializzato nella vendita di formaggio, nonostante qui potrete degustare e comprare una delle eccellenze gastronomiche del territorio. Il Mulino della Porta di Sotto veniva utilizzato già dal cinquecento ospitava le forme di formaggio ed oggi rimane uno dei luoghi più belli dove fare tappa se si giunge a Mondaino. I proprietari oltre alla degustazione forniscono informazioni importanti sulla produzione non solo del formaggio di fossa ma anche prodotti altrettanto di qualità come olio extravergine e miele le cui preparazioni fondano le radici in antiche ricette.

Prima però di lasciare il paese di Mondaino non dimenticate di fare qualche amorevole coccola ai gatti del paese che sono tanti e quasi tutti concentrati all’interno delle mura nutriti amorevolmente dagli anziani soprattutto, con i quali condividono la stessa rilassatezza che solo un sonnellino pomeridiano sotto il caldo sole di fine estate può dare.

Il borgo di San Vittore Terme: l’incanto della natura a due passi dalle Grotte di Frasassi

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La stazione dei treni è piccola, piccolissima ed immersa nel verde così come lo è il piccolo borgo di San Vittore Terme a due passi da Genga una delle località più famose delle Marche, dove sorgono forse le grotte più fotografate d’ Italia, le famose Grotte di Frasassi.

Dire che le Grotte di Frasassi sono stupende è abbastanza scontato nel mio caso poi non mi hanno meravigliato più di tanto poiché le mie origini sono pugliesi e più precisamente putignanesi, un paese che vede anch’esso la presenza di grotte, di dimensioni ridotte rispetto a quelle di Frasassi ma distanti solo 5 chilometri da altre imperdibili grotte italiane famose situate nel paese di Castellana, quindi bellissime entrambe e da vedere entrambe.

La cosa che invece mi ha letteralmente fatto innamorare di questo posto è stato proprio il piccolo borgo di San Vittore Terme dove abbiamo trascorso un fine settimana rilassante ed inaspettatamente pieno di cose da fare.

L’hotel terme di San Vittore si trova proprio nel cuore del piccolo borgo distante dalla stazione dei treni meno di una decina di minuti a piedi quindi è particolarmente adatto anche a chi vuole arrivare qui usando i mezzi pubblici visto che ci sono i treni locali che si fermano proprio qui e che collegano Roma Termini con Falconara Marittima cittadina costiera poco distante da Ancona. L’hotel offre camere confortevoli a partire dagli 80 euro a notte con inclusa colazione e uso della piscina, la struttura inoltre è convenzionata con lo stabilimento termale e si possono fare cure o massaggi.

La presenza delle grotte e quindi di un sottosuolo ricco di minerali rende le acque del fiume Sentino molto salutari non a caso sorgono delle terme e la cosa che più mi ha sorpreso è la possibilità di usufruire di questo bene naturale assolutamente a costo zero.

Partendo proprio dal centro di San Vittore Terme partono una serie di sentieri adatti al trekking tra i quali di sicuro quello più gettonato è quello che conduce alla sulfurea, una parte del fiume che è diventata quasi una spiaggia dove si viene per stendersi al sole e per immergersi nelle acque benefiche di questo fiume. In un lato di questo piccolo e meraviglioso fazzoletto di terra e acqua si trova un punto in cui l’acqua è freddissima e dal lato di una cavità viene fuori un getto d’aria particolarmente freddo simile a quello che si prova stando vicino ai bocchettoni dell’aria condizionata con la differenza che qui non c’è spreco di energia e inquinamento, questo angolo è particolarmente frequentato tanto da non essere sempre possibile trovare posto per poter immergere i piedi in questa sorta di bacinella congelante che però regala un sollievo pazzesco ai piedi ed alle gambe difficile da spiegare. Per chi invece non ama l’acqua particolarmente fredda può decidere ugualmente di immergersi per una nuotata scegliendo però la zona più centrale dove la temperatura dell’acqua è più accettabile.

Se si trascorrono un paio o più giorni a San Vittore Terme proprio per approfittare del potere benefico di queste acque che qualcuno beve anche, è bene arrivare la mattina presto per trovare posto libero soprattutto se si capita il fine settimana mentre,se si sceglie di aspettare il tramonto quando l’odore del fiume è particolarmente buono e intenso,meglio portarsi dietro del repellente per le zanzare.

Calette nascoste all’ombra di belle e conosciute città della Puglia

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Diciamo che le foto parlano chiaro e non è un caso che ho scelto di metterle in primo piano, a preceder qualsiasi commento si possa fare. Stiamo parlando della Puglia una regione italiana che negli ultimi anni ha riscosso sempre più successo tanto da riempirsi di turisti non solo nei mesi di rito ma anche a settembre, il mese forse più adatto per visitare questa terra. Settembre regala al sud Italia ed alla Puglia stessa giornate assolate e durante le ore centrali della giornata non solo si è al riparo dal sol leone ma si può godere di piccole calette di sabbia e mare cristallino quasi in maniera esclusiva soprattutto se queste rimangono poco conosciute ai turisti e molto gettonate dai locali.

La piccola spiaggia di Cala Susca si trova a ridosso del centro abitato di Monopoli una città costiera nella provincia di Bari molto animata e con diverse opportunità di svago. Arrivare a Monopoli è facile anche se ci si utilizza il treno o il bus, poiché sia i treni intercity provenienti dal nord Italia, che i bus di lunga percorrenza, fermano qui, quindi se si sceglie di arrivare senza automobile non ci sono grossi problemi. Cala Susca poi è perfetta da raggiungere anche dalla stazione dei treni o dal centro storico, basta percorrere la strada che costeggia il litorale in direzione Polignano a Mare, altra perla pugliese, passando per via Marina del Mondo, il tempo di percorrenza sarà di circa una ventina di minuti. Nel caso si voglia raggiungere Cala Susca in macchina, almeno in bassa stagione, non c’è il problema del parcheggio poiché adiacente alla spiaggia vi è un largo sterrato con qualche albero dove poter parcheggiare gratuitamente. Unico inconveniente in alta stagione potrebbe essere il sovraffollamento della spiaggia visto che è molto piccola e stretta da due bei costoni di roccia da dove ci si può addirittura tuffare sfruttando una scaletta che è stata messa lì a posta. Alla spiaggia di Cala Susca si accede tramite qualche gradino e sulla sinistra si trova anche un piccolo e delizioso altare votivo unico neo purtroppo è la tanta spazzatura gettata ai margini una piaga dolorosissima per tutta l’umanità perché sono fermamente convinta che i rifiuti una volta rilasciati nell’ambiente diventino un problema di tutti al quale non si può rimanere indifferenti.

Come visitare Isola delle Femmine, una delle aree marine protette più belle del Mar Tirreno

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Farò ancora una piccola sintesi sul perchè io mi sia fatta stregare dalla città di Palermo che è diventata come una specie di caldo rifugio da quando, per la pandemia, mi è stato interdetto il ritorno in Asia. Molti si chiederanno cosa centri l’Asia con la Sicilia ed io rispondo che proprio su quest’isola dai mille colori esiste una relazione molto profonda con il continente asiatico poiché vi abita una nutrita comunità di induisti che hanno creato a Palermo una comunità che è diventata la più grande d’Italia. Detto ciò o meglio ridetto ciò torniamo a Palermo ed a tutti quei meravigliosi luoghi che si possono raggiungere da questa bella città. Dopo aver soggiornato, amato e gustato, si fa per dire, il mare paradisiaco di Mondello, comodamente raggiunto in bus dal centro città, è la volta di un altro angolo di meraviglia questa volta direttamente raggiunto in treno dopo il mio volo diretto Ryanair Rimini- Palermo. Sto parlando di Isola delle Femmine un’amena cittadina in provincia di Palermo di cui ci si può letteralmente innamorare. I treni che partono direttamente dallo scalo palermitano di Punta Raisi impiegano 21 minuti per arrivare nel comune di Isola delle Femmine, il costo a persona è di 5.90. Il piccolo centro storico è praticamente a ridosso della stazione ma di hotel qui non ce ne sono ed io per una volta cercavo qualcosa dalla quale poter godere di una vista speciale e così, usciti dalla stazione dei treni abbiamo girato a sinistra percorrendo per circa una ventina di minuti via Libertà sulla quale abbiamo trovato il Saracen Sands Hotel una struttura che appartiene ad una catena alberghiera che, nonostante animazione piscinona e servizi ha grande hotel, soddisfa in pieno la mia necessità, avere una vista da sballo per un paio di giorni. Le tariffe per questa struttura sono un pochino altine per i miei canoni ma essendo fine settembre riesco ad approfittare di una discreta offerta pari a 100 euro a notte per camera e colazione. Non amo generalmente le grandi e fredde strutture anche se non giudico a priori e soprattutto non condanno se danno da lavorare a un sacco di persone, in alcuni casi molto prodighi in altri molto meno ma a parte ciò devo dire che davvero il suo punto di forza è la vista che mi ha nutrito più della colazione stessa fatta su una bella terrazza con affaccio sul mare. Il mare, quello vero come dico io, è pieno di pesci e la maschera ed il boccaglio sono utili soprattutto se si va sul lato scoglioso della costa, qui la vita marina è brulicante non per altro questa zona costiera è un area marina protetta qui non solo pesci di molte specie nuotano ma non è raro avvistare stenelle, un tipo di delfino molto facile da incontrare nel Mar Tirreno dove si affaccia il comune di Isola delle Femmine. Ma la caratteristica che rende straordinario il piccolo comune di circa 7000 anime di Isola delle Femmine è proprio la piccola isoletta che si adagia placidamente difronte al paese, inserita nel mezzo di questa riserva marina. Il perché si chiami proprio Isola delle Femmine è ancora un mistero, molte leggende girano intorno a questo luogo ma con ogni probabilità a detta di alcuni anziani del luogo la versione più accreditata vuole che l’isola in passato fosse servito come carcere penitenziario femminile.

Anche il piccolo paese di Isola delle Femmine è grazioso,una piccola piazzetta con un paio di piccoli ristorantini devo dire non proprio eccezionali e una chiesetta deliziosa a far da cornice. Se si alloggia sul lungomare dove si affaccia non solo il Saracen Sands Hotel ma anche altre strutture ricettive, si deve mettere in conto una quindicina di minuti a piedi per il centro storico e di certo non ci si deve aspettare un brulicante lungomare in stile riviera romagnola ma solo un marciapiede, talvolta non in buonissime condizioni e una natura selvaggia e dirompente dalla quale sarà difficile staccarsi ve lo assicuro. Unico neo di questo posto così meraviglioso è il gran numero di rifiuti abbandonati qua e là, uno scempio per gli occhi e per il cuore, purtroppo comune a moltissimi altri luoghi della stessa Italia e del mondo intero.

Se poi proprio non ci si vuole staccare dalle folle palermitane consiglio ugualmente di non perdere una bella gita giornaliera per Isola delle Femmine partendo direttamente dalla stazione centrale, 43 minuti di treno, un biglietto di 2.80 a tratta e sarete in paradiso…..

Palazzo Te una fra le tante meraviglie della città di Mantova

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Il suo centro storico è sicuramente uno dei meglio conservati e pregevoli di tutta Italia tanto da meritarsi l’iscrizione tra i patrimoni Unesco, sto parlando di Mantova, una delle città d’arte più importanti del nostro paese.

Probabilmente per vedere Mantova in ogni suo angolo, con tutte le visite guidate a chiese, musei e palazzi storici ci vogliono almeno 3 giorni pieni, soprattutto se si vuole unire anche la scoperta del parco naturale del Mincio una perla questa di una bellezza straordinaria.

Monumenti da visitare a Mantova ce ne sono moltissimi tra i più famosi la Camera Dipinta, detta degli Sposi, realizzata da Mantegna ma altrettanto interessante è Palazzo Te, il cui nome lascia pensare a qualcosa di esotico legato alla famosa bevanda le cui foglie per ricavarla vengono dall’Asia e sarà forse la mia assoluta fissazione per il territorio asiatico che mi porta al cospetto di Palazzo Te, nonostante questa costruzione non sia affatto legata al tè.

Palazzo Te si trova in viale Te non proprio nel centro abitato ma a circa una quindicina di minuti a piedi partendo dalla stazione ferroviaria. Anticamente era situato su un’isola del lago Paiolo ormai prosciugato. Palazzo Te fu realizzato da Giulio Romano concepito come luogo destinato al riposo e ai vizi del principe. Questo palazzo è uno splendido esempio di vita rinascimentale la costruzione e decorazione del complesso risale al periodo che va dal 1525 al 1535 molti ambienti interni sono finemente decorati come la sala dei Cavalli le camere di Amore e Psiche, degli Stucchi, dei Giganti e la loggia di Davide. Tra gli elementi particolarmente interessanti al suo interno c’è una testa maschile laureata che sporge in un angolo della vasca di una fontana, a seguito di precise analisi storiche è venuto che fosse la ispirata al volto di Virgilio da sempre considerato un genio creativo.

Il palazzo oggi è sede di un’importante esposizione di opere civiche d’arte e di archeologia sia la struttura che le esposizioni sono visitabili ogni giorno dal martedì alla domenica dalle 9 del mattino alle 18 mentre il lunedì solo dalle 13 alle 18, ogni sabato domenica e festivi(8 dicembre, 1 gennaio e 6 gennaio) è attivo un servizio di visite guidate al costo di 8 euro a persona. Una guida esperta conduce alla scoperta di Palazzo Te, Palazzo San Sebastiano e il Tempio, la prenotazione è fortemente consigliata perché per ogni visita è consentita a sole 12 persone per volta e la durata complessiva della visita si aggira sui 120 minuti.

Ma Palazzo Te non è solo molto interessante al suo interno ma anche esternamente, circondato da un ampio parco cittadino dove i mantovani passeggiano e fanno jogging. Non so bene perché, probabilmente proprio per il parco che lo circonda ma come spesso mi accade quando sono in un posto, mi capita di rivivere emozioni che ho vissuto in passato proprio come fosse una madeleine di Proust e in questo caso specifico ho ripensato a Parigi e più precisamente ai Giardini del Lussemburgo, eppure non c’era una grande fontana davanti come a Parigi ma seduta nei giardini all’ingresso del Palazzo del Te mi sono sentita come mi sentivo in uno dei miei pomeriggi a spasso per Parigi.

ANDARE PER MUSEI: la Galleria Nazionale dei Vigili del Fuoco di Mantova, una bellissima esposizione ad ingresso gratuito

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Non si può certo dire che Mantova non sia una città dedita alla cultura, mostre temporanee, musei d’arte, edifici storici ricchi di cose da raccontare, ce ne sono talmente tanti da essere necessari almeno 3 giorni per avere la piena visione della città, senza menzionare le bellezze pittoriche del Mantegna con la sua Camera degli Sposi. Però esiste un piccolo museo nel cuore di Mantova che ho scoperto praticamente per caso che merita assolutamente di essere visto per di più è ad ingresso libero. In Largo Vigili del Fuoco numero 1 si trova la Galleria Storica Nazionale dei vigili del Fuoco dove viene esposta una delle mostre di mezzi, elmetti,divise dei vigili del fuoco che, se non ricordo male, è la più importante e completa d’Italia. La mostra è situata in un’ala periferica del Palazzo Ducale di Mantova e l’esposizione parte dalle strumentazioni in possesso ai vigili del fuoco, dall’ottocento fino ai giorni nostri. La mostra è molto completa e si resta davvero sorpresi davanti alla cura di tutti i modelli esposti, partendo dai mezzi trainati dai cavalli del passato, fino a quelli più sofisticati dei tempi moderni, inoltre molte foto rendono ancora più completo il giro storico tra il corpo dei Vigili del Fuoco. Questo museo è davvero bellissimo e particolarmente adatto anche ai bambini che come ho potuto constatare con i miei occhi ne restano davvero entusiasti, la struttura è aperta solo durante i fine settimana, il sabato dalle 15 alle 18:30 mentre la domenica anche al mattino dalle 10 alle 12. Quando si arriva si può partecipare gratuitamente a piccole visite guidate tenute da vigili del fuoco in pensione che su base volontaria mettono il proprio sapere al servizio dei visitatori,gradita al termine della visita al museo una piccola offerta per la gestione dello stesso.

Cosa fare a Castellammare del Golfo, uno dei borghi più belli della Sicilia

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Mi ci è voluta una sola occhiata a circa un chilometro dall’ingresso nel centro storico vero e proprio ed era già amore, Castellammare del Golfo mi ha conquistata subito. Raggiungibile da Trapani o Palermo o come nel mio caso da Mazara del Vallo in treno, il borgo di Castellammare del Golfo è perfetto per una vacanza in relax, tra mare bellissimo, storia antica e paesaggi da perdere il fiato.
Le cose da fare a Castellammare del Golfo sono diverse. Se si vogliono riempiere le giornate di tanto sole e mare senza spostarsi dal centro cittadino con la macchina o altri mezzi si può optare per la lunga e bellissima spiaggia la Playa, raggiungibile dal centro storico in una ventina di minuti, basta seguire il lungomare in direzione della stazione dei treni. Intorno a questa zona negli ultimi anni sono sorti diversi grandi hotel e qualche campeggio che rimangono generalmente in posizione sopraelevata rispetto all’arenile così da regalare ai villeggianti un panorama che spazia dalle dolci montagne del complesso montuoso Inici, ad un cielo azzurro che si confonde con i colori brillanti del mare, le cui acque sono chiare ed invitanti. Intorno alla spiaggia ci sono dei piccoli bar e ristoranti e la possibilità di noleggiare qualche ombrellone o sdraio. Agli inizi dell’autunno, periodo peraltro perfetto per visitare non solo Castellammare ma tutta la Sicilia, sono molti gli sportivi amanti della vela a popolare la spiaggia della Playa, in quelle giornate più ventose con ancora il sole caldo per buona parte del giorno è davvero gradevole fermarsi in qualche bar a guardare il mare mosso con le vele colorate a far da contorno.
Se al contrario non si ha la minima intenzione di fare strada a piedi allora la soluzione migliore è optare per la spiaggia cittadina di Cala Petròlo, un litorale dove si mischiano ciottoli e sabbia, una spiaggia storica che si raggiunge da una scalinata a ridosso del centro antico e dalla quale si rispira forte anche il profumo della storia visto che rimane a pochi passi anche dal bel Castello Normanno della cittadina. La spiaggia di Cala Petrolo è molto frequentata in estate vista la vicinanza al centro e non essendo molto estesa come la Playa si può correre il rischio di rimanere ammassati, cosa che invece non accade in autunno quando i principali frequentatori dell’arenile sono gli anziani pescatori del borgo che con canna ed amo aspettano i pesci che quasi sempre abboccano e garantiscono il pranzo giornaliero. Il fondale in questo tratto di mare è subito profondo quindi potrebbe non essere particolarmente adatto ai bambini. Una delle attività che si è sviluppata intorno a Cala Petròlo negli ultimi tempi è l’aperitivo al tramonto, sono non solo i bar a proporlo ma anche piccoli chioschi che preparano cocktail da sorseggiare davanti al sole che cala ogni giorno e che devo ammettere regala davvero emozioni. Anche nella zona della marina di Castellammare ci sono piccoli fazzoletti di spiaggia dove qualche turista decide di fermarsi per fare un bagno nonostante la zona non sia particolarmente invitante per il continuo movimento dei natanti che, in estate soprattutto, si spostano carichi di visitatori verso la Riserva naturale dello Zingaro, una delle attrazioni principali della zona, un’area marina protetta famosa non solo per le immersioni con bombola ma anche per lo snorkelling che con maschera e boccaglio permette di vedere pesci di mille forme e colori. Anche nella zona del porto non mancano i ristoranti, alcuni anche molto raffinati dove mangiare prevalentemente pesce, alcuni di essi sono quasi esclusivamente frequentati dai turisti e poco dai locali.
Il centro storico di Castellammare del Golfo è un susseguirsi di vicoli spesso con affaccio sul mare, meravigliose terrazze panoramiche dalle quali si gode di un panorama straordinario, non meno importante è la storia di Castellammare che può essere approfondita grazie ad una visita al polo museale della città allestito all’interno del castello Arabo Normanno il cui ingresso è gratuito. Non vi sono molti reperti da osservare ma le sale all’interno sono state restaurate ed è molto interessante guardare questo maniero al suo interno e capirne il ruolo che ha avuto nel corso della storia.
Uno forse degli angoli cittadini più distensivi ed anche scenografici di tutta Castellammare è la villa comunale Regina Margherita, qui oltre a sedersi su qualche panchina per riposarsi si potrà fare l’incontro con qualche anziano del paese che soprattutto dopo pranzo si appisola sotto qualche albero o fare amicizia con qualche gatto della zona che pascola in tutta tranquillità tra le aiole del giardino e che non disdegna qualche croccantino, da portare sempre dietro come buona norma per tutti gli irriducibili amanti degli animaletti.
Chiaramente siamo in Sicilia e il buon cibo è alla base di qualsiasi itinerario e devo dire che Castellammare non delude e se si lasciano i posti super coreografici e si gira tra le vie appena fuori dal centro storico si trovano delle chicche gastronomiche formidabili, come il ristorante la Buona Forchetta in via Guglielmo Marconi 121, una trattoria molto spartana trovata praticamente per caso, un locale molto piccolo e frequentato dai locali dove se non si ha una prenotazione non vi è possibilità di trovare posto neppure in settimana, il piatto forte del locale sono i secondi di carne anche se per mia fortuna non manca una scelta di pietanza vegetariane a base di melanzane, olive ed altri prodotti rigorosamente locali e cucinati in maniera casereccia e molto gustosa, i prezzi poi sono assolutamente irrisori e ci si alza da tavola davvero soddisfatti, unico consiglio è quello di non esagerare con il vino, anch’esso casereccio e che necessita a seguire di una bella dormita.
Una delle pizze migliori mangiate in Sicilia è quella consumata prezzo la Pizzeria Gusto situata nella bella piazza Europa in pieno centro, qui la tradizione napoletana si è fusa con quella siciliana facendone davvero scaturire una sinfonia perfetta, da provare assolutamente la pizza con melanzane e mozzarella di bufala un connubio perfetto. Ultimo suggerimento gastronomico è quello di fermarsi a mangiare alla gastronomia Sacraglino in via Segesta 177, un locale informale dove è possibile anche sedersi a consumare alcuni dei tanti piatti che vengono realizzati con sapienza ogni giorno, anche qui gusto e prezzo super convenienza camminano insieme, inoltre la gastronomia si trova in direzione della spiaggia la Playa e potrebbe rappresentare la fine perfetta di una mattinata sotto il bel sole siciliano, al cospetto di una città unica come Castellammare del Golfo.

DIARIO DI VIAGGIO: cosa può succedere arrivando in India

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La pandemia ha completamente sconvolto gli equilibri di intere popolazioni, cambiato il modo di vivere di ogni singolo individuo, almeno di quelli che erano abituati a viaggiare, a scoprire il mondo, ad essere completamente immersi giorno dopo giorno, nel viaggio sia esso fisico che mentale. I tg, i giornali, e il web si sono divertiti a trasformare questo periodo di pandemia in una specie di labirinto per la mente che ha iniziato ad arrovellarsi su quale potesse essere il futuro di chi come me vive ogni istante di questa vita terrena con il ricordo sempre vivido delle emozioni belle ed anche brutte, legate a posti del mondo di cui si sono percorsi anche solo pochi metri ed è così che si impara a vivere con i riflettori accessi anche su tutti quei paesi che dopo aver visitato diventano inevitabilmente parte di noi ed è proprio quando li si sente nominare o si legge il loro nome da qualche parte che vengono i brividi. Brividi intensi fatti anche di timore, come è accaduto a me qualche giorno fa, quando ho appreso la notizia che in India, la mia INDIA, è ricaduta ancora una volta nel baratro interminabile ed devastante del corona virus, una notizia che mi lascia ancora più senza parole se solo penso che appena un paio di mesi avevo gioito insieme a loro nell’apprendere che questo terribile mostro sembrava ormai sconfitto, ora spunta fuori una nuova variante ancora più contagiosa e soltanto chi ha visitato l’India senza filtri può capire cosa voglia dire ancora questa mazzata, ed è per questo che fuori da ogni schema, proprio come sono io, voglio raccontare una pagina di viaggio nella quale non si racconta alcun posto, alcun monumento, alcun tour ma sole le sensazioni di un arrivo, un arrivo che da quel momento in avanti, pur non sapendolo ancora, avrebbe cambiato tutti i miei schemi mentali, tutte le mie condizioni emotive, forse troppo fragili in quel momento, un arrivo dal quale emotivamente non ho mai fatto rientro, un arrivo il cui nome è ben scalfito nella testa e nel cuore e che si chiama India.

Un freddo Febbraio italiano ed un volo aereo verso Nuova Delhi comprato molti mesi indietro e nella testa il viaggio on the road lo avevo ben chiaro, avrei voluto vedere il famoso Taj Mahal, avrei voluto percorrere le strade di Jaipur ed entrare finalmente a contatto con quella spiritualità alla quale in maniera inspiegabile mi sentivo così tanto attratta, alla quale mi ero avvicinata forse in maniera ancora più forte probabilmente durante il mio primo viaggio in Asia, in Sri Lanka per l’esattezza, considerata la lacrima dell’India che aveva incendiato ancora più profondamente la mia forte attrazione per l’Asia.

Purtroppo però le cose della vita prendono una piega differente e poco più di un mese prima dalla mia partenza anzi dalla nostra partenza, quella mia e del mio compagno di viaggio e di vita, la perdita della nostra amata e del tutto umanizzata gattona cambia completamente il nostro baricentro e seppur per la maggior parte della gente un sentimento di così forte legame e profondo amore per un animale può essere incomprensibile, per noi è stato un colpo così duro da non darci la forza di pensare ad alcuna pianificazione, tanto da farci prendere la decisione di partire ugualmente senza una meta precisa se non quella di aver prenotato una settimana in una super super economica camera di hotel in un altrettanto super economico quartiere di Nuova Delhi, Parangaji. Il volo della Lufthansa è puntuale arriviamo in India nel cuore della notte, scombussolati non tanto per la tratta ma da quel turbinio di emozioni che ormai dopo la morte della nostra Ale venivano a galla nella testa di entrambi ed alle quali non sapevamo dare alcuna risposta.

Di cose da fare una volta giunti a destinazione ne avevo lette a bizzeffe ed in una circostanza normale di certo nè io ancor meno il mio compagno saremmo stati così tremendamente ingenui e incoscienti da affidarci ad un taxi, che taxi non era. nella speranza che ci conducesse a quell’indirizzo che così tanto timidamente gli mostro, scritto su di un lindo foglio di carta. Peccato che appena entrati in macchina rischiamo di finire sulla corsia opposta perché insieme al presunto tassista c’era un autista che viene preso da un colpo di sonno improvviso dal quale si desta appena in tempo per evitare la macchina che ci avrebbe forse travolto in pochi minuti. Ma quando ormai le nostre mani giungevano al petto in segno di profonda riconoscenza al cielo per lo scampato pericolo, ecco che ci ritroviamo in un posto che non era affatto quello indicato sul bianco foglio di carta ma solo il malandato ufficio di un agente di viaggio che voleva rifilarci un hotel ben più costoso di quello prenotato dall’Italia. Il tipo “presunto agente di viaggio” è molto scaltro e con buone capacità interpretative, tanto da mettere in scena una telefonata direttamente con la reception del il mio hotel (che il mio hotel non è) e che mi comunica che erano chiusi per le elezioni politiche. In effetti scopriremo solo i giorni a seguire che l’intera area di Parangaji era davvero chiusa al traffico delle automobili ma nessun hotel o ristorante erano chiusi al contrario brulicavano di gente. Completamente esausta ed intontita non sapevamo più che pesci prendere, il mio compagno da sempre attento e per nulla sprovveduto, in quell’occasione era come impietrito e fu allora che, forse in preda al panico, decido di riversare tutto la mia rabbia sul finto agente di viaggio, così da intimargli di accompagnarmi all’indirizzo indicato per il prezzo concordato e quasi incredula il mio deciso urlo disperato ha i suoi effetti e non solo in pochi minuti siamo nuovamente nel taxi verso la direzione giusta, almeno speriamo, ma in poco tempo siamo davanti ad un magro, anzi magrissimo signore che con la sua bicicletta conduce a destinazione chiunque lo voglia per poche rupie, questo povero uomo non parla una parola d’inglese ed è proprio il tassista a fare da intermediario, stabilendo una cifra per entrare nel quartiere di Parangaji dove il nostro hotel si trovava ed al quale si poteva accedere solo senza automobile. Il nostro conduttore pedalava con tutta la forza che aveva nelle sue gambe e davvero non capivo dove potesse prenderla vista la sua corporatura esile, dopo qualche vano tentativo di trovare l’hotel e un paio di cani per nulla amichevoli che ci vengono dietro, arriviamo al cospetto del nostro piccolo hotel che erano ormai le 3 di notte. Un paio di ragazzi dormivano all’ interno della minuscola reception e ci accolgono assonnati, aiutandoci anche a divincolarci dal nostro bici driver che ovviamente pretendeva più soldi rispetto alla cifra pattuita.

Durante questa brutta disavventura non abbiamo mai avuto paura che ci avessero potuto far male fisicamente avevamo ben intuito che si trattava dell’ennesimo raggiro che può capitare in giro per il mondo a danno dei viaggiatori e che in un situazione normale avremmo evitato, quindi la prima lezione dell’India ed anzi del mondo è quella di tenere sempre gli occhi ben aperti.

Il giorno seguente il peggio sembra essere passato ed io mi sento desiderosa e felice in maniera inspiegabile ed anche con una fame da lupi ma non avevo fatto i conti con una reazione inaspettata del mio forte compagno di viaggio che quasi in preda al panico, mi dice che non avrebbe voluto mettere piede fuori dal quella camera di hotel che non era poi neppure così allettante, una reazione la sua, che non mi aspettavo, difronte alla quale non sapevo bene neppure come comportarmi. Dopo un altro paio di ore passate in pieno silenzio, paralizzata ancora una volta dal timore ecco che il mio compagno si decide a mettersi in piedi e mi chiede di uscire per cercare qualcosa da mangiare, io non dico troppe parole e sono pronta per vedere finalmente la luce del sole che era fortunatamente intensa da farmi vedere i colori della gente, percepire negli occhi e nel naso la polvere delle strade e sentire il rumore dei clacson che per le strade dell’India suonano in maniera ininterrotta. Mangiamo in un McDonald’s, appena fuori dal quartiere Parangaji al quale però si arriva attraversando una strada talmente trafficata che penso tra me di non uscirne viva ma è lì che inizio a riconoscere la forza e la capacità di adattamento di Leo(il mio compagno), nel giro di un secondo mi prende la mano e sguizza come un pesce nell’oceano tra le macchine, portandomi dall’altro lato della strada con estrema disinvoltura. Da quel momento in avanti le sue in India saranno solo vittorie perché si adatta talmente bene allo stile di vita, ai suoni, agli odori gradevoli e sgradevoli che al momento di lasciare l’India leggo oltre al dispiacere la voglia di ritornarci quanto prima anche perché di rimanerci per lunghi periodi, desiderio questo che speriamo di realizzare negli anni a seguire, quando mi auguro per me e per il mondo intero la pandemia sarà solo un brutto ricordo.

L’India la si può amare o odiare ma una volta messo piede in questa terra unica sarai cambiato inevitabilmente tu lo voglia o meno, tu lo percepisca o meno, perché l’india non è un paese ma uno stato d’animo!