Come viaggiare in tempi di pandemia

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Una delle regole fondamentali dello yoga ed in generale di tutta la filosofia orientale è quella di vivere nel presente, il famoso qui ed ora, un concetto con il quale solo negli ultimi anni ho iniziato a prendere confidenza abituata com’ero ed anzi come sono a vivere solo pensando al mio prossimo viaggio. La pandemia però ha scombussolato il mio ordine mentale, probabilmente l’ha sconvolto a chiunque sia abituato a viaggiare e a scoprire il mondo. Oltre all’impossibilità di muoversi dove, come e quando, si fanno i conti con chi proprio non ti comprende, con quelli che dall’alto del loro inutile sapere ti tacciano di ingratitudine, perché magari non hai vissuto sulla tua pelle il virus, ai quali vorresti rispondere con rabbia e dire:- ehi non esiste solo il virus e di guai con la salute ne ho già avuti abbastanza, ma lasci fluire così come lo fai anche davanti ad un’altra delle frasi più banali: “non sarà mica un grosso problema non viaggiare per un pò” senza pensare che oltre ad essere per te ossigeno come per loro gli abiti costosi, gli aperitivi, le macchine ecc ecc il non viaggiare, la completa staticità del settore turistico sta mandando sull’orlo del fallimento moltissime persone e se proprio non dobbiamo dimenticare quelli che stanno peggio di noi allora guardiamo oltre e pensiamo a quei paesi in cui il turismo rappresenta l’unica fonte di reddito.
Ma nonostante tutto questo stop alla mobilità ed ai viaggi sia profondamente dilaniante la lezione più grande che ricevo è quella di vivere nel qui ed ora e mentre sono seduta a godermi i miei momenti di stasi approfitto del qui e ora per studiare e arricchire il mio sapere di tutto quel bagaglio che potrà aiutarmi non solo nei viaggi ma in ogni istante della mia vita e così che ancora una volta lo yoga mi aiuta e nel momento di chiudere gli occhi e visualizzare una sensazione o un luogo dove fermare la mente non mancano le immagini, gli ashram dell’Asia ed anche dell’Italia, il profumo dei fiori di Bali, la quiete di Koh Chang in Thailandia, il misticismo di Fushimi Inara in Giappone ed anche la polvere del Rajasthan, nella quale mi sentivo avvolta come in una carezza.
Qualcuno dice di non riuscire a vedere neppure una foto di viaggio, qualcun’ altro di non riuscire a pianificare nulla nell’incertezza, io invece non ho mai smesso di farlo, ora forse senza prenotare con un anno d’anticipo tutti i miei voli, bus, o treni perché troppe cancellazioni ho subito ma con lo stesso ardore, pianificando i giorni e il percorso e se poi saranno da cambiare, pazienza, avrò confezionato almeno sulla carta un nuovo itinerario che andrà poi ad aggiungersi a tutti quelli che forse in tutta questa vita terrena non sarò in grado di fare ma che posso sempre sognare di realizzare nella prossima, nella prossima ancora e nell’altra ancora…..

SICILIA ON THE ROAD: le Saline della Laguna dello Stagnone, uno degli ambienti naturali più spettacolari d’Italia

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Le Saline della Laguna dello Stagnone sono uno degli ambienti naturali più incredibili, non solo della Sicilia ma di tutta la penisola italiana, un patrimonio di biodiversità che si è creato intorno a una zona impegnata nell’estrazione del sale e la sua lavorazione, un luogo assolutamente imperdibile da raggiungere anche con i mezzi pubblici.
Il parco naturale che si è formato intorno alle saline si trova nel territorio che va da Trapani a Marsala e dove sorge anche l’isola di Mozia, creando così un percorso storico naturale che viene identificato come la ‘via del sale’ che offre al visitatore diverse possibilità per conoscere questo patrimonio unico.
Quasi tutti gli hotel del trapanese propongono escursioni alle saline da effettuare in bus ad un costo medio generalmente intorno ai 50 euro ma in alternativa ci si può organizzare in autonomia senza troppe complicazioni.
Arrivare alle saline in treno scendendo alla fermata di Mothia-Birgi richiede un percorso da fare a piedi di circa 4 chilometri, il treno da Trapani impiega 20 minuti e costa 2 euro a testa. La soluzione migliore, se si sceglie il fai da te con i mezzi pubblici,è quella di partire dalla bella città di Marsala, nella quale ci si deve assolutamente fermare un paio di giorni. A Marsala, più precisamente in Piazza del Popolo si trova una piccola stazione dei bus, dalla quale partono i bus verso l’imbarcadero della laguna, il numero da prendere è il 4 e gli autisti sono sempre super gentili ed in grado di darvi ogni spiegazione sul tragitto, la fermata finale è proprio adiacente all’imbarcadero delle saline e durante il percorso non è raro vedere i fenicotteri rosa che ormai vivono in maniera stanziale in quest’area. Non ci sono molte corse in una giornata e quindi bisogna far attenzione agli orari, noi siamo partiti da Marsala alle 13:10 e abbiamo ripreso il bus di ritorno intorno alle 15.Dall’imbarcadero si può prendere un traghetto di andata e ritorno per l’isola di Mozia al costo di 4 euro, la traversata dura pochi minuti e si ha la possibilità di vedere i colori di questa laguna, spettacolari soprattutto al tramonto e alzando gli occhi al cielo anche molti uccelli che qui sono stanziali.

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Mozia è l’isola principale dell’arcipelago dello Stagnone di Marsala la sua importanza è legata alla storia che ha visto l’insediamento dei fenici nel Mediterraneo costituendo uno dei più importanti insediamenti di questa civiltà. L’isola è circolare e si estende su quarantacinque ettari, qui si trova anche un piccolo museo che contiene reperti di epoca fenicia ritrovati in zona. Per arrivare a bisogna prendere appunto il traghetto, ne parte uno circa ogni mezz’ora, ma è bene fare i conti con il tempo a disposizione perché se, come nel nostro caso, partite alle ore 13 da Marsala l’ultimo bus per rientrare è intorno alle 15, un lasso troppo stretto che non permette anche di scendere a visitare sull’isola di Mozia, anche se consiglio ugualmente di fare la traversata di andata e ritorno per il gusto di navigare le acque della laguna e fare un mucchio di belle foto. Qualora si abbia il tempo di visitare anche Mozia è necessario un ulteriore biglietto di 6 euro da sommarsi ai 4 del traghetto. Attività assolutamente consigliata e compatibile con i tempi stretti del bus è la visita, sempre nei pressi dell’imbarcadero, al museo del sale adibito all’interno del mulino dove assistere ai processi di lavorazione del sale, il costo del biglietto del museo è di 8 euro.
Durante il periodo invernale ci sono meno corse in bus per arrivare alle Saline ma è comunque sempre garantita una di prima mattina, che consentirebbe la visita sia a Mozia che al museo del sale ed il ritorno nel pomeriggio, la compagnia di trasporti locali è Salemi ma molto utile alla consultazione degli orari è il sito comune.marsala.tp.it
La salinità delle acque della laguna la rende molto favorevole a qualche trattamento estetico, molte agenzie propongono bagni di bellezza con annessi trattamenti al sale, inoltre questa zona è particolarmente frequentata dagli appassionati degli sport a vela infatti poco distante dall’imbarcadero si trova un club dedicato al kite surf con scuole dedicate a questo sport molto famose in Italia.
Prima di concludere la giornata alle saline, in attesa di prendere il bus, immancabile è una sosta al bar ristorante Mamma Caura l’unico locale di ristorazione nei pressi dell’imbarcadero che ha differenza di quello che si possa pensare, vista la posizione in un punto super turistico, ha dei prezzi abbordabilissimi. Qui si può bere un caffè o mangiare qualcosa con davanti agli occhi uno degli scorci più belli della Sicilia.

A spasso per la Kasbah di Mazara del Vallo per respirare un pò di Nord Africa

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Siamo in Sicilia e l’aria di ottobre, ancora pregna dei caldi raggi del sole, fa affiorare alla mia mente un viaggio passato, un meraviglioso posto di nome Tunisia, distante dalla costa della Sicilia poco più di 500 chilometri. Dopo qualche giorno di permanenza nella città di Mazara del Vallo, capirò che qui è possibile davvero trovare il profumo dell’Africa settentrionale.


Mazara del Vallo è un comune della provincia di Trapani raggiungibile anche in treno in meno di un’ora dal capoluogo. La città è davvero uno scrigno prezioso ed è la base ideale anche per visitare numerosi siti d’interesse turistico come le saline di Trapani, la bella Marsala e la magia del parco archeologico di Selinunte.
L’offerta ricettiva a Mazara del Vallo è sufficiente per accogliere i molti turisti, soprattutto stranieri, che arrivano da ogni parte d’Europa per trascorrere le proprie vacanze, l’autunno in modo particolare è un periodo molto gettonato dalla clientela straniera che approfitta della temperatura super gradevole per riversarsi non tanto lungo le spiagge ma nelle piscine degli hotel, come quella super scenografica dell’Hotel Hoops dove alloggiamo anche noi per 75 euro al giorno in una camera doppia con colazione e cena, un hotel frequentato prevalentemente tra i turisti tedeschi e del nord Europa che optano per la soluzione all inclusive con pasti e bevande illimitate durante il soggiorno.

Mazara del Vallo ha un lungomare di nome Hoops, assolutamente delizioso per concedersi una bella passeggiata e nonostante non si tratti di una zona pedonale, dal marciapiede adiacente al mare si gode una bella vista sul mare. Purtroppo devo ammettere che il mare di Mazara non rispecchia gli standard che la Sicilia è abituata ad offrire in molti punti della regione, trapanese incluso. La spiaggia che corre parallela al lungomare Hoops è quasi inesistente e l’acqua non è particolarmente limpida, per trovare delle spiagge più ampie bisogna spostarsi dal centro di circa 5 chilometri verso la famosa spiaggia di Tonnarella.Decidiamo di arrivare a piedi a Tonnarella un’assolata domenica mattina di Ottobre, purtroppo la spiaggia ci delude un pochino non solo per il fatto che la zona è praticamente deserta,nonostante la bella giornata ma diversi cani randagi si aggirano sulla spiaggia e lungo le strade in cerca di cibo da recuperare tra i tanti sacchetti di spazzatura abbandonati qua e là in uno dei luoghi che potrebbe essere davvero uno spettacolo anche in autunno.
La spiaggia di Tonnarella nonostante la delusione ti permette di fare una bella passeggiata che praticamente attraversa in tutta la sua lunghezza Mazara del Vallo, passando oltre il piccolo porticciolo, dove i pescatori si radunano per vendere il loro bottino di pesca, uno spaccato di vita reale semplice ma al tempo stesso di una bellezza d’altri tempi.
Ma se la vita balneare di Mazara del Vallo ci delude è tra le vie del centro storico che troviamo una mistica gratificazione, folgorati da un’amore a prima vista per i vicoli della Kasbah di Mazara del Vallo.
La città di Mazara è uno degli esempi più ben riusciti di aggregazione tra culture che possiamo avere, non solo in Sicilia, una terra da sempre simbolo di accoglienza, ma in tutta l’Italia. Mazara del Vallo fu conquistata dagli arabi nel IX secolo e sotto il loro dominio vide un florido sviluppo della città il cui assetto urbanistico è visibile anche oggi passeggiando tra le antiche viuzze del centro storico. Il 15% della popolazione è di fede mussulmana e capita sovente, durante una giornata, che il rintocco delle campane della bella chiesa di San Francesco si accavalli al richiamo del Muezzin. Il fulcro storico della città di Mazara del Vallo, appunto la Kasbah è una galleria d’arte a cielo aperto, i vicoli stretti nascondono murales e vetrine adorne di disegni colorati molto spesso sede di qualche allegra bottega dove si vendono souvenir o dipinti realizzati a mano da artisti tunisini che come molti altri nord africani risiedono ormai da anni in città e ci tengono a conservare intatte anche le loro abitudini alimentari, qui infatti ci sono botteghe che vendono prodotti provenienti dal nord Africa, le donne preparano il cous cous secondo la tradizione e il profumo del pane appena sfornato inonda le strade.
Piazza della Repubblica è un altro emblema della città,un bellissimo piazzale rettangolare su cui si affacciano due palazzi dei pregio del settecento, il Seminario delle Chierici e il Palazzo Vescovile. Affacciata su un lato di questa piazza la Cattedrale di Mazara è una costruzione che ha conservato poco del suo aspetto originario ma che all’interno custodisce un’opera marmorea di sei statue chiamata Trasfigurazione e un museo dove vedere numerose opere d’arte sacra. La zona intorno a Mazara è ugualmente ricche di chiese non è un caso che venga definita la città delle mille chiese. Altro simbolo della città è la statua bronzea del Satiro Danzante risalente al IV e conservata all’interno del Museo del Satiro in Piazza Plebiscito, una statua recuperata da alcuni pescatori di Mazara che mostra un uomo intento a danzare con impeto, oltre a questo capolavoro non ci sono molte altre cose da vedere nel museo a parte qualche pregevole anfora antica recuperata in zona, il costo per vedere quest’esposizione museale è di 6 euro e anche se si visita in poco tempo vale assolutamente la pena fare una sosta.


Il centro di Mazara del Vallo è animato quasi in tutte le ore del giorno ma è con l’arrivo del crepuscolo che si riempie di vita, le caffetterie del centro e del lungomare si animano e in alcuni casi è anche possibile fare la fila per prendere un posto. Al Mucho Gusto, situato sul lungomare Hoops, un piccolo locale che prepara gelati, pasticceria e piccola gastronomia davvero di qualità si può mangiare forse il cannolo siciliano più buono della regione oltre che granite, gelati preparati con autentico pistacchio siciliano e arancine da perdere la testa il tutto spendendo davvero cifre ridicole ad esempio per una coppetta di gelato, con due generose palline di gelato di gusti differenti, si spende solo un euro.
Mazara del vallo quindi oltre ad essere la meta perfetta per scoprire un angolo di Sicilia, forse poco pubblicizzato ma assolutamente strepitoso, offre anche l’opportunità di mescolarsi con una cultura differente.

SICILIA ON THE ROAD: da Trapani a Mazara del Vallo in treno

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Solo un’ora e trenta minuti di volo da Bologna e finalmente si atterra all’aeroporto Birgi di Trapani, i voli verso la Sicilia sono sempre abbastanza pieni e le tariffe il fine settimana anche parecchio elevate se non si acquista il volo con discreto anticipo, però generalmente con una cinquantina di euro si può riuscire a trovare un posto con destinazione paradiso perché, devo ammetterlo, la Sicilia lo è in ogni suo angolo.


Ottobre è un periodo ideale per concedersi un bel tour in Sicilia, le temperature sono perfette sia per le escursioni che per i bagni in mare poiché a differenza del resto dello stivale, tranne poche eccezioni al Sud, si può ancora godere del sole e del caldo, ideali per una bella vacanza balneare o come ho fatto io, per un viaggio di due settimane on the road in Sicilia nella prima metà di ottobre.
L’aeroporto di Trapani Birgi è molto piccolo e appena fuori dall’area arrivi si può prendere il bus per il centro cittadino, il biglietto si fa a bordo al costo di 4.90 euro, in alternativa si può optare per un taxi in condivisione per 4 persone al costo di 7.50 a testa. Il bus ferma in Via Garibaldi a circa 100 metri dalla stazione dei treni, la fermata dove scendiamo per l’acquisto dei biglietti per la cittadina di Mazara del Vallo, prima tappa di questo nostro viaggio in Sicilia. I treni per Mazara del Vallo ci sono tutti i giorni quasi ogni ora il costo è di 4 euro ed il tempo di percorrenza è di 57 minuti. La stazione dei treni di Trapani sembra essere rimasta come in passato, giusto un paio di binari un baretto con qualche tavolino esterno. I treni poi sono quelli di una volta, quasi simili a piccole locomotive a vapore, un’Italia questa differente ma nella quale ci si perde in un amore profondo. Giusto il tempo di un caffè e qualche chiacchiera con la barista del bar della stazione e si parte per questa giornata a spasso per Trapani prima del treno per Mazara del Vallo in serata.
La prima volta che avevo visitato la città di Trapani risaliva a diversi anni fa, era stata la base per qualche giorno prima di prendere il traghetto verso la meravigliosa isola di Favignana, purtroppo in quell’occasione non avevo particolarmente apprezzato la città perché durante la mia settimana di permanenza in zona si era abbattuta sulla Sicilia una perturbazione metereologica devastante, con acqua torrenziale che aveva reso molto difficile la visita della città. Per fortuna la sosta di quasi una giornata a Trapani prima del treno serale per Mazara del Vallo ha riscattato quel ricordo nefasto e grazie ad un clima particolarmente felice ho scoperto ed apprezzato angoli nascosti di Tarpani, ricchi di storia e bellezza. Il porto di Trapani è abbastanza trafficato dai traghetti che vanno e vengono verso le isole Egadi meta sempre più apprezzata dei turisti internazionali per via delle sue acque particolarmente ricche di vita marina ideali per le immersioni. Spostandosi a destra del porto e rimanendo sul lungomare si apre ai nostri occhi la meraviglia di trovare piccole insenature di sabbia chiara che si fanno largo tra le rocce, i lidi attrezzati in questo periodo sono quasi tutti chiusi ed è difficile trovare un posto per sedersi a mangiare qualcosa ci sono solo poche persone sedute al sole e purtroppo anche un numero elevato di spazzatura varia che deturpa il paesaggio davvero incantevole.
Il centro storico di Trapani è un susseguirsi di chiese barocche, palazzi antichi e splendidi affacci sul Mar Mediterraneo che bagna la città. Il fulcro imperdibile di Trapani sono senza dubbio le Mura di Tramontana, una bellissima cinta muraria risalente al periodo spagnolo edificata per proteggere la città da eventuali attacchi esterni, alle Mura ci si arriva passando dalla piazza dell’ex Mercato del pesce fino al maestoso Bastione Conca, qui la vista sulla città antica è bellissima e non meno lo è la piccola spiaggia delle Mura Tramontana, che in estate è sempre super affollata dai turisti che si fermano in città e che invece ad ottobre è ideale per i locali che ci vengono soprattutto in pausa pranzo per concedersi una bella e rinfrescante camminata in acqua, ideale per riprendersi dalla calura quasi estiva. Altrettanto ideale per rinfrescarsi è acquistare per 4 euro una bella spremuta di melograno che in molti bar del centro preparano oltre alla classica e buonissima spremuta di arance che parlando di Sicilia di certo non ha bisogno di presentazioni.
Le chiese a Trapani sono diverse e tutte molto attraenti sia internamente che esternamente ma uno dei monumenti che più mi ha colpito è l’ Orologio Astronomico a pochi passi dal Palazzo Senatorio. La Torre dell’Orologio risale al XII secolo, l’orologio incastonato nella torre è il più antico d’Europa e non indica l’ora al contrario di quello che si potrebbe pensare ma le lancette segnano i segni zodiacali. Il quadrante si divide in una parte solare, nel quale sono indicati i solstizi e le stagioni e in una parte lunare che segna le fasi della luna, un un’oggetto artistico con tanta alchimia che non poteva non stregarmi in qualche modo. A Trapani ci sono anche dei musei interessanti da visitare come quello di arte contemporanea chiamato la Salerniana che oggi ospita anche un’associazione artistica no profit che si occupa di divulgare e preservare l’arte del territorio, in effetti sono molte le botteghe artigianali che espongono quadri o oggetti artistici a dimostrazione che l’arte in città è un valore concreto e molti giovani se ne occupano.
Ovviamente il cibo ed anche quello da strada in Sicila è una costante e Trapani non è da me, il piatto della zona è la busiata, un tipo di pasta che ricorda vagamente un lungo fusillo, una pasta che ha la capacità di attirare a se il condimento come poche sanno fare, a Trapani la busiata si mangia con il pesto alla trapanese, una salsa preparata con olio, basilico, pomodoro, mandorle pecorino e aglio. Se invece come me non siete appassionati di pasta e il riso è la vostra tentazione allora l’arancina non può mancare,una palla di riso fritta che ormai in giro per la Sicilia si trova anche nella versione vegetariana con solo formaggio, una bomba non di certo dietetica ma che ogni tanto ci si può concedere.
La giornata a Trapani giunge alla fine con l’avvicinarsi del treno per Mazara del Vallo, un viaggio lento che ma al tempo stesso molto suggestivo perché attraversa tutta quella zona delle Saline di Trapani che sono diventate famose in Italia e all’estero e che mi auguro presto si aggiudichino l’iscrizione nei beni Unesco come è stato annunciato tempo fa. Girare la Sicilia in treno ed all’occorrenza in bus è un modo perfetto non solo per vedere angoli nascosti di questa terra ma anche di entrare in contatto con i locali e con le loro abitudini.

Dal palazzo reale di Gyeongbokgung al tempio di Jongmyo, due luoghi imperdibili della città di Seul

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Seul ha fatto un passo avanti talmente grande da aver in qualche modo dimenticato le sue radici più profonde che rimandano alla storia antica del paese. Ma se la sagoma della città è ormai ben definita dagli alti grattacieli, che spuntano come fiori in ogni angolo, esistono ancora dei posti che richiamano al passato, come il palazzo reale di Gyeongbokgung, costruito e ricostruito più volte sotto la dinastia Joseon.
Gyeongbokgung è sicuramente il sito storico più visitato di tutta la città di Seul, si arriva comodamente in metro prendendo la linea 3. Si può scendere sia alla fermata Anguk, dalla quale il palazzo dista circa 5 minuti a piedi o a quella di Jongno distante una decina di minuti se si percorre Donhwamun Street sulla quale sorgono diversi negozi.


Il biglietto d’ingresso per il palazzo reale di Gyeongbokgung ha un costo di 3000 Won che diventano 8000 se si vuole visitare anche il giardino segreto. Se invece si arriva al palazzo reale vestiti con l’abito tipico, il cosiddetto hanbok, noleggiabile in molti negozi intorno alla zona, l’ingresso è gratuito, quest’agevolazione non vale durante le aperture serali nel periodo estivo o per eventi speciali. Ad ogni modo preparatevi a trovare parecchia folla in visita al palazzo perché, come succede in molti siti super turistici, arrivano continuamente gruppi in visita che a volte non consentono una visita in tranquillità come invece accade nel piccolo ma assolutamente delizioso ed imperdibile, Jongmyo Shirne, un santuario tra i più antichi e autentici di tutta la Corea del sud inserito tra i beni Unesco, una perla trovata praticamente per caso seguendo un simbolo sacro indicato sulla mia mappa cartacea della città di Seul.
Il Jongmyo Shirne si trova in Jong-ro 157 ed arrivarci direttamente a piedi dal palazzo reale richiederà al massimo una ventina di minuti, passando tra le caratteristiche viuzze che costituiscono il quartiere Bukchon dove si trovano le antiche case coreane nelle quali spesso sono allestite piccole botteghe di artigianato e ostelli.
Il biglietto d’ingresso per il santuario Jongmyo costa solo 1000 Won e non nascondo di averlo visitato più volte durante la mia permanenza nella città, consacrandolo il mio posto del cuore a Seul. Questo è un luogo sacro per il confucianesimo, il giardino che lo circonda è molto curato ospita un piccolo laghetto che in inverno è completamente ghiacciato e dal quale si gode una vista molto suggestiva sulla Seul Tower, il simbolo futuristico della città che piano piano sta rubando la scena a quella che è stata per anni una città legata alle tradizioni e che oggi sembra sempre più distante da esse, propensa più che mai ad affermarsi come potenza economica.

Stazione di Kyoto: futuristica attrazione da visitare nella città delle Geisha

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Andiamo ma potremo passare giorni interi all’interno della stazione di Kyoto? Non pensarci nemmeno“…. Questa era la risposta che davo al mio compagno quando mi diceva che alla stazione dei treni di Kyoto avrebbe addirittura voluto passarci giornate intere.

In effetti la stazione dei treni di Kyoto è da inserire di diritto tra le attrazioni da non perdere assolutamente durante una vacanza in città. Molti pensano che sia impensabile starci giornate intere ma abbiamo conosciuto viaggiatori che davvero hanno dedicato alla visita della stazione di Kyoto giorni interi e devo dire che anche noi vi abbiamo trascorso molto tempo. Questo snodo ferroviario, oltre ad essere il secondo per ordine di importanza in Giappone è davvero una piccola e futuristica città che non ha neppure lontanamente le sembianze di una canonica stazione dei treni.


Decisamente in contrasto con l’anima antica di Kyoto la sua stazione, aperta al pubblico nel 1997,è il frutto di un grande lavoro di design avveniristico che ha sostituito la vecchia struttura del 1877 con un enorme tetto in vetro sorretto da travi in acciaio che simboleggiano la città e il suo reticolo stradale. Oltre ad essere l’hub principale di Kyoto, è un vero e proprio centro commerciale dove mangiare, bere, fare shopping o riposarsi in hotel, visto che dalla stessa si può accedere a strutture ricettive in grado di soddisfare tutti quei viaggiatore senza problemi di budget.


Partendo da Osaka e più precisamente dalla Yodobashi station, nel cuore della città, si arriva alla stazione centrale di Kyoto prendendo la Keihan Line, il viaggio dura una cinquantina di minuti ed il costo è di 410 Yen, l’equivalente di 4 euro città. La linea Keihan si divide in express e local con quest’ultima i tempi di percorrenza aumentano di tanto. Noi abbiamo optato per la linea locale rientrando ad Osaka e non ci aspettavamo di metterci così tanto tempo in più rispetto alla express ma devo dire che è stato piacevole perché il treno ferma anche in stazioni così piccole che sembrano farsi largo tra montagne e alti alberi.


La stazione di kyoto si divide idealmente in due parti,una a nord sul lato della Kyoto Tower, altro simbolo di modernità della città e l’altra a sud che si affaccia su di un lato della città più tranquillo. Davanti all’uscita nord, quella sul lato della Tower, si trova un grande piazzale dal quale partono i bus verso le principali attrazioni cittadine e la zona delle Geisha, noi abbiamo scelto di farcela a piedi fino al famoso Gion(quartiere Geisha) e devo dire che è davvero lunga, strade e strade interminabili dove si ha sempre la sensazione di non arrivare da nessuna parte.


Comunque dopo i giorni trascorsi a Kyoto devo dire di essere concorde con il mio compagno di viaggio: la stazione di Kyoto deve essere assolutamente vista e rivista anche più volte, perché il Giappone è anche questo, modernità e tradizione che viaggiano all’unisono in un unico battito di cuore.

la futuristica stazione di Kyoto

5 COSE INSOLITE DA FARE A RAVENNA

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Ravenna è una città dell’Emilia Romagna famosa,anzi famosissima,per i suoi mosaici tanto da essere inserita tra i patrimoni dell’ Unesco proprio per il valore artistico di tali creazioni. Il Mausoleo di Galla Placidia, il Duomo, Sant’Appolinnare Nuovo sono solo alcune delle cose da visitare assolutamente a Ravenna ma esistono anche monumenti o attività che esulano dal giro classico di Ravenna ma che meritano altrettanto attenzione:
1. A pochi metri dalla stazione dei treni di Ravenna si trova un piccolo gioiello architettonico(oltre che la mia chiesa preferita di Ravenna):la Basilica di San Giovanni Evangelista eretta nel V secolo dall’Imperatrice Galla Placidia. Questa bellissima chiesa è circondata da un bel giardino con aiole curate e piene di fiori.Al suo interno si compone di 3 navate realizzate in epoche differenti, molti dei mosaici che decorano la chiesa sono andati persi durante alcuni bombardamenti aerei del passato,mentre il campanile in stile gotico, datato X secolo,svetta imponente sul resto della costruzione. Ma la cosa che maggiormente colpisce di questo luogo di culto è senza dubbio l’esposizione ai lati della chiesa,di pezzi di pavimento che sono qui stati appesi dopo essere stati recuperati, i soggetti di queste vere e proprie opere d’arte sono prevalentemente personaggi fantastastici tratti da romanzi cortesi dell’epoca. L’ingresso è gratuito e se si arriva in macchina non sarà difficile trovare da parcheggiare nelle vicinanze.
2. Proseguendo dalla basilica di San Giovanni Evangelista si arriva in Piazza del Popolo,una delle piazze più belle di Ravenna dove sorge il Palazzo Comunale. Il Palazzo Comunale è costituito da due edifici contigui,Palazzo Veneziano e Palazzo Merlato, uniti da un voltone detto Cavalcavia che si apre su Via Cairoli, bellissima strada con piccoli negozi e qualche bar.Piazza del Popolo,su cui si affaccia il Palazzo Comunale,era il fulcro del potere cittadino e con la costruzione di Palazzo Veneziano avvenuta con l’insediamento dei veneziani in città,viene ampliata e selciata.Al Palazzo Comunale si accede attraverso uno scalone di pietra d’Istria al termine del quale si trova la Sala Preconsiliare, oggi utilizzata per la celebrazione dei monumenti e altri eventi istituzionali.
3. Un bel giretto al Mercato Coperto di Ravenna è obbligatorio in qualsiasi giorno dell’anno. Questo mercato si erge là dove nel V secolo c’era il fulcro delle attività commerciali della città. Il mercato Coperto di Ravenna così come appare attualmente è frutto di un lavoro architettonico certosino, un tempo c’era una pescheria che fu in seguito demolita e pian piano diede vita alla struttura esistente.Oggi oltre a contenere un supermercato coop ospita diversi ristoranti e negozi che propongono la vendita di prodotti locali.
4. Nel cuore di Ravenna, in via IV Novembre esiste una piccola pizzeria al taglio di nome Alice Pizza aperta sette giorni su sette che propone pizza farcita in mille gusti diversi. Oltre a preparare una pizza davvero fantastica nonostante sia cotta in forno elettrico, Alice pizza, utilizza nel suo impasto pochissimo lievito, peraltro madre, che diventa ideale anche per chi come me non digerisce facilmente l’impasto della pizza tradizionale, poichè questo resta molto leggero. Si può decidere di farsi preparare un vassoio con diversi gusti di farciture, quello solo con pomodoro fresco, olive nere e basilico è senza dubbio uno dei migliori se si è vegetariani,in alternativa si può anche optare per i gusti più classici. Il prezzo è nella norma e stabilito in base al peso della pizza scelta. All’esterno del piccolo locale ci sono a disposizione dei clienti un pò di tavolini dove sedersi a mangiare la pizza.
5. Ravenna però non è solo arte ed a pochi chilometri dalla città si può trovare un bel mare, o meglio un ambiente marino molto distensivo, perché nonostante i colori di questo tratto di mare Adriatico non siano di certo da cartolina a Marina di Ravenna si può vivere la vita all’aria aperta fermandosi nella lussureggiante pineta di Ravenna a pochi passi dal mare. In questa pineta ci sono percorsi ed aree attrezzate anche per fermarsi a fare una pausa pranzo o semplicemente a ritrovare il benessere fisico e mentale che solo la natura può offrire. La pineta è meravigliosa durante tutto l’anno per i suoi profumi, i suoi colori e con l’avvento della bella stagione diventa il luogo migliore dove fare sport.Non distante dalla stazione dei treni ferma il bus numero 70 della compagnia di trasporto locale che vi conduce a Marina di Ravenna in circa 15 minuti spendendo pochi euro.

Prima di concludere la vista di questa Ravenna insolita ci sta un piccolo giretto al giardino Rasponi, un orto botanico molto curato dove crescono anche erbe aromatiche, l’atmosfera di questo giardino che rimane all’incrocio tra via Rasponi e via Guerrini, un angolo di verde ad accesso gratuito dove sedersi anche a bere un aperitivo.

RICETTE DAL MONDO:la Cecina toscana

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Ho assaggiato la mia prima Cecina durante un viaggio a Pisa anche se solo dopo ho compreso di aver assaggiato una cecina in Liguria che portava il nome di Farinata ed una anche a Palermo che si chiamava Panella, devo dire tutte un pò diverse dalla Cecina pisana ma tutte con un comune denominatore:la farina di ceci.
La Cecina è una torta cotta al forno e realizzata con la farina di ceci ed è davvero impossibile non trovarla nelle pizzerie o nei panifici toscani, è un pò come la piadina romagnola si accompagna a tutto e va bene a qualsiasi orario.Io personalmente l’ho mangiata presso la pizzeria l’Arancio, in via Arancio 1, nel cuore della centro storico di Pisa, un locale semplice ma che prepara pizza e altri piatti con l’utilizzo di materia prima a chilometro zero.
La Cecina è un piatto davvero stuzzicante ideale da farcire con formaggi stagionati, salumi oppure semplice, servita calda e con tanto pepe in superficie.
Ovviamente al rientro dal mio viaggio a Pisa ho voluto provare a replicare la Cecina in casa e devo dire che il risultato non è stato niente male,provare per credere!


RICETTA CECINA PER UNA TEGLIA DA 39 CENTIMETRI
INGREDIENTI
⦁ 600 ml acqua a temperatura ambiente
⦁ 180 g di farina di ceci
⦁ 80 ml olio d’oliva
⦁ 8 g di sale fino
PREPARAZIONE
Mettere la farina di ceci in una ciotola capiente,unire e versare l’acqua poco alla volta in modo che non si formino grumi,mescolare con vigore a mano o con una frusta elettrica, l’impasto risulterà schiumoso e liquido è così che deve essere, lasciarlo riposare coperto per circa 3 ore in modo da assicurarsi una riuscita perfetta.

Foderare la teglia,meglio se in ghisa, o alluminio se non ne disponete una, di carta forno,versare l’olio e successivamente il composto di ceci. Preriscaldate il forno a 200 gradi e cuocete per una ventina di minuti, fino a quando non si forma una bella crosticina croccante in superficie, sfornate spolverate con pepe e servite caldissima.
Un suggerimento per la perfetta riuscita del piatto è quello di utilizzare ingredienti biologici o comunque di qualità per esaltare un piatto che vede la sua bontà proprio nella semplicità, la Toscana non delude mai, neppure a tavola.

Riflessioni di viaggio: Chetumal città latina al confine tra Messico e Belize

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Siamo ormai al 23 Agosto 2020 un anno che per tutti i viaggiatori ha rappresentato inevitabilmente uno stop a causa di un mostro invisibile:

COVID-19

tutti ti dicono ma viaggia in Italia e ok ci sta perché se il viaggio è la tua vita ami e apprezzi anche ciò che hai sotto casa e che fortunatamente ho imparato a non dare più per scontato. Ma svogliando l’album dei ricordi mi vengono in mente posti insospettabili dove sebbene io non abbia passato molto tempo hanno lasciato in me un ricordo molto intenso che neppure io so spiegarmi il motivo.

Partiti da Playa del Carmen in Messico alle 8 del mattino a bordo di un niente male bus della compagnia Ado abbiamo intrapreso un viaggio in direzione Chetumal, una piccola cittadina messicana al confine con il Belize nella quale sostiamo una sola notte prima di prendere un traghetto con destinazione Cayo Caulker in Belize.

Chetumal è la classica e sonnolente località che uno si aspetta di trovare in Messico, lontana dalle rotte turistiche, chi arriva fin qua giù lo fa per due ragione: la prima proseguire verso il Belize, nostra destinazione finale del viaggio e motivo per il quale arriviamo a Chetumal, o andare alla scoperta della laguna di Bacalar,un lago di acqua dolce lungo 42 chilometri per 2 di larghezza, un posto a detta di chi l’ha visitato incantevole con un’acqua limpida dalle mille sfumature e una natura generosa a far da contorno.

Avremmo probabilmente potuto prendere le barca per il Belize il giorno stesso al nostro arrivo considerato il fatto che il bus partendo al mattino tra le 7 e le 8 arriva alla stazione di Chetumal dopo 6 ore in tempo quindi per prendere un taxi verso il porto e raggiungere il giorno stesso la meta. Però la mia passione per quei posti che tutti definiscono poco interessanti o solo di passaggio ebbe la meglio e così la scelta di prendere per una notte una camera in uno dei pochi hotel del centro ad un costo neppure tanto economico rispetto alla media degli hotel in Messico, circa 100 euro per una camera doppia senza neppure la colazione ma al centro di quella, si fa per dire “movida” messicana.

Chetumal è la capitale dello stato Quintana Roo una città fondata dai marinai che lega la sua importanza all’acqua considerato che la baia adiacente alla città è percorribile in barca e permette incontri molto particolari come il nostro con una bella e grossa iguana rossa che,incurante della nostra presenza e quella di altre persone che passeggiano nella zona del porto ci ha superato a pochi centimetri di distanza per mettersi al fresco sotto un albero.

Le alternative per la cena a Chetumal sono abbastanza e assai interessanti considerato il fatto che proprio a Chetumal abbiamo consumato il pasto più buono di tutta la nostra permanenza in Messico. Una pietanza semplice fatta di riso, fagioli neri,stufato di Tapioca per me e pollo e purè di patate per il mio compagnoil tutto completato da un sorso di Tequila, liscia senza ghiaccio e fredda al punto giusto.

Non so neppure io che cosa suggerire di fare esattamente a Chetumal perchè la città a parte un paio di musei non ha molto da offrire sempre che per voi non sia già abbastanza incontrare la natura senza dovervi spostare dalla città o mangiare da nababbi spendendo davvero poco.

Il giorno dopo si riprende il viaggio direzione Cayo Caulker anche se i controlli prima di salire su quella tanto attesa barca per il Belize si riveleranno lunghi e noiosi senza parlare di quelli in ingresso verso il Belize, ma il viaggio è anche questo e forse se non fosse stato per il Covid-19 avrei perso l’occasione di parlare di un posto senza raccontarne praticamente niente.