Come raggiungere Cerro Ancòn, la collina più famosa di Panama city

Leave a comment Standard

Che tu sia appena uscito dalla stazione metro di Albrook o da quella di 5 de Mayo, la prima cosa che noti,guardandoti intorno,è una bella collina verde con una immensa impalcatura antenna per le telecomunicazioni a far da vedetta. Questa immensa e verdissima collina si chiama Cerro Ancòn ed è uno dei parchi più famosi di Panama city.
La città di Panamà di spunti interessanti per escursioni giornaliere ne offre diversi e la visita di Ancon Hill, ovvero la collina di Ancon è una di queste.
La collina è molto imponente e si può ammirare da diversi punti della città ed è per questo che appare anche tanto vicina,così tanto vicina da spingermi a raggiungerla a piedi impiegando più del doppio del tempo rispetto a quello indicato sull’autorevole Google maps.
Arrivando alla stazione 5 de Mayo,quella a cui fare riferimento per avventurarsi tra le bellissime strada della Panama city più antica, chiediamo ad un signore quale fosse la direzione per raggiungere la cima, ed esso dopo le averci mostrato la direzione con fare amichevole ci congeda con la più classica e amorevole delle frasi che un viandante vorrebbe sentire: WE ARE WELCOME!!!!
Il percorso inizia senza grassi problemi, la strada si fa dolcemente più ripida ma la passeggiata è gradevole, si passa sotto grandi e poderosi alberi sempre verdi e case da mozzare il fiato ben recitante, è evidente fin da subito che questa zona è abitata da gente molto facoltosa. Non è raro osservare qualche coloratissimo uccello tropicale e gli immancabili capibara che corrono da un lato all’altro delle abitazioni e della vegetazione con fare disinvolto. Può anche capitare di incontrare qualche cerbiatto che razzola libero e felice tra i cespugli, sempre una vera meraviglia osservare gli animali liberi nella natura.
Il percorso per arrivare a Cerro Ancon si fa via via più ripido e nonostante sembra sempre di essere arrivati ci vuole più di un ora per giungere al primo gate d’ingresso dal quale,a detta della signora di sorveglianza ci vogliono al massimo una trentina di minuti per essere in cima, da questo punto in avanti si iniziano a vedere i primi turisti che provvisti di acqua,a differenza nostra, si preparano alla vetta. L’informazione della signora al primo varco si rivela inesatta quando, ne chiediamo conferma al secondo vigilante posizionato al secondo cancello d’ingresso che rettifica la nostra informazione sul tempo,informandoci che da quel momento alla cima ci sarebbero voluti altri 30/ 40 minuti per calpestare il punto più alto di Ancon Hill. Finalmente dopo circa 2 ore e venti minuti di camminata in salita, con la gola arsa,il sudore che gronda sulla fronte e il sole del mezzogiorno che spacca le pietre siamo finalmente arrivati in cima alla collina di Ancon.
Nonostante tutta la fatica,il panorama dall’alto di Ancon è strabiliante, lo sky line di Panama city mostra tutto il suo splendore, la baia cittadina ed il Casco Viejo sembrano deserti da qui su e l’unico rumore predominante è quello della natura rigogliosa di Panamà.
Il ritorno è decisamente più rapido ci troviamo difronte ad un bivio dal quale però non ci viene in mente quale fosse stata il percorso scelto in andata così chiediamo consiglio ad una signora e nella metà del tempo ci ritroviamo su una lunga e trafficata strada dalla quale prendiamo un bus, al quale si accede solo se in possesso di carta di trasporto,da acquistare come una delle prime cose appena si arriva a Panama city, in una decina di minuti scendiamo difronte alle stazione metro di 5 De Mayo lì dove abbiamo iniziato il nostro percorso verso Cerro Ancòn.
La visita ad Ancòn resta comunque una delle attrazioni più belle di Panama city ed un momento imperdibile per entrare in contatto con la natura del posto, a conti fatti,in un orario che non sia proprio compreso tra le ore più calde del giorno, con un k-way d’emergenza in caso di pioggia che fortunatamente per noi non ci ha sorpreso nonostante fossimo a Panamà durante la stagione dei monsoni, provvisti di una bella bottiglia d’acqua è assolutamente da fare, inoltre il parco a differenza di altri nella zona non ha un biglietto d’ingresso. Ovviamente ci sono i taxi che vi portano in cima per meno di 10 euro oppure il bus Hop on hop off, presente in molte città e che permette di toccare le tappe di principale richiamo turistico. Nel caso di Panamà City questo bus ferma in Avenida de los Martires nei pressi di un sentiero che,tramite delle scale conduce al secondo ingresso di Ancon in molto meno tempo.

Come raggiungere il Parque Metropolitan di Panama city- a caccia di bradipi e radici mastodontiche

Leave a comment Standard

Panamà è uno stato davvero molto ricco di parchi e aeree protette e si presta benissimo ad un viaggio ecologico.
La cosa che mi ha sorpreso appena arrivata a Panamà è la sua natura poderosa,ho avuto la fortuna di vedere un fenicottero rosa in maniera del tutto casuale mentre il taxi dall’aeroporto mi conduceva in hotel, situato in pieno centro della città di Panamà. Questo meraviglioso avvistamento,nel corso della mia permanenza in città,non è stato un evento isolato, Panamà si affaccia sul mare che si mescola con ampie zone lacustri,che creano l’habitat ideale per piante o uccelli di ogni genere che nidificano all’ombra degli alti grattacieli che caratterizzano la città.
Molti dei visitatori che arrivano in città generalmente non sostano per molto tempo,ritenendo erroneamente che non ci sia nulla di particolarmente interessante per fermarsi oltre, cosa che non potrebbe essere più sbagliata,visto che Panama city ha molto da offrire sia dal punto di vista storico, pensiamo al bellissimo Casco Viejo, la zona antica, che naturale,con parchi poco distanti dal centro, uno fra questi il Metropolitan Natural Parque dove con un pò di fortuna si può anche fare un incontro con il bradipo.
Raggiungere il Metropolitan Park con il fai da te non è stato semplicissimo sopratutto perché nessuno dei locali sembrava darci le indicazioni corrette ma a conti fatti,arrivarci è abbastanza semplice e fattibile.
Come prima cosa bisogna arrivare alla stazione dei bus di Albrook,la principale della città di Panamà, collegata con il resto della città e del paese da buona parte dei bus e da una efficiente rete metropolitana. Da qui è probabile esista anche un bus che arrivi praticamente difronte all’ingresso del parco ma nonostante noi avessimo chiesto a un discreto numero di autisti e operatori della stazione,la soluzione migliore si è rivelata essere quella consigliata da un vispo signore di mezz’età che ci ha suggerito di arrivarci a piedi vista la relativa vicinanza dalla stazione di Albrook.
In effetti per arrivarci ci sono voluti una ventina di minuti a piedi:come prima cosa bisogna uscire dalla stazione dei bus dove si trova l’ingresso per il grande centro commerciale Albrook,qui girare a destra e poi subito a sinistra costeggiando praticamente il grande parcheggio della struttura. Oltre il parcheggio si intravede un semaforo e giunti ad esso bisogna girare nuovamente a destra continuando a camminare lungo il marciapiede,ai lati di una grande strada trafficata, dalla quale per un pezzettino non incontrerete nulla se non campi incolti e qualche cornacchia che sorvola le vostre teste. In breve vi ritroverete ad un bivio dal quale dovete girare a sinistra e questo sarà inevitabile perché a quel punto troverete anche il cartello che vi segnala l’ingresso al parco, dopo pochi metri troverete un benzinaio con annesso bar, dove vi consiglio di fermarvi per acquistare acqua o mangiare qualcosina. Praticamente difronte a questo benzinaio c’è la strada che conduce all’ingresso, a questo punto è bene prestare attenzione per attraversare poiché si tratta di una strada a scorrimento veloce e rimanere sul lato sinistro della strada per trovare subito l’ingresso.
Il biglietto per accedere al parco ha un costo di 4 dollari,il personale vi registrerà, mettendovi un braccialetto così come accade in molti parchi nazionali e vi spiegherà qualcosa sui percorsi ed alcune semplici regole di buon senso da rispettare,come quella di non lasciare il tracciato o toccare piante o animali.
Potrete scegliere tra diversi percorsi di breve o media durata sempre che non siano in manutenzione come è accaduto durante la mia visita, cosa assai probabile sopratutto durante la stagione delle piogge. Purtroppo nonostante io fossi desiderosa di avvistare qualche bradipo non sono riuscita a vederne nemmeno uno ma in molti mi hanno riferito di averne visiti diversi,in compenso il percorso tra la natura è molto bello, diversi uccelli e farfalle colorate allieteranno la vostra visita, gli alberi sono maestosi con radici imponenti. Forse la cosa che mi è piaciuta meno è stato il rumore delle automobili in lontananza che disturbava l’incessante e meraviglioso suono della natura che resta comunque il rumore più bello del mondo.

Come visitare città di Panamà con i mezzi pubblici

Leave a comment Standard

Utilizzare i mezzi pubblici appena atterrati in una qualunque città del mondo,è sicuramente la maniera migliore per risparmiare sul costo del taxi che a volte non è proprio a buon mercato,ma anche la soluzione più giusta per immergersi nello spirito di un paese da subito. Però non sempre optare per i trasporti locali giunti in aeroporto è semplice, in alcuni casi non vi è neppure un servizio di trasporto passeggeri gestito dall’impresa di trasporti locali.
La città di Panama al contrario ha un sistema di trasporto locale molto efficiente e vi è anche un bus che conduce in aeroporto dalla stazione di Albrook,la principale della città,dalla quale peraltro si possono raggiungere molte destinazioni. Ma ci sono alcune cose da sapere prima di imbattersi in un bus da e per l’aeroporto di Panamà.

Appena atterrati a Panamà io non consiglio affatto di utilizzare il bus per raggiungere l’hotel,perché la fermata del bus per la città è distante dall’area arrivi ed il percorso per arrivarci non è segnalato immediatamente, in ultimo per salire su di un qualsiasi bus per la città di Panama è necessaria una tessera sulla quale si deve caricare del denaro che viene di volta in volta scalato appena si sale a bordo. Una carta di viaggio semplice da acquistare e da ricaricare,ma non vendibile in aeroporto così come è indicato sul cartello che,dopo un pezzetto di strada lungo il sentiero che conduce al bus, troverete.
Buona parte degli hotel di Ciutad de Panamà offrono un servizio di transfer dall’aeroporto ad una tariffa diurna di 25 dollari americani, gli stessi taxi autorizzati scendono tranquillamente a questa cifra dopo essere pariti generalmente da 30, addirittura alcuni hotel hanno navette gratuite dall’aeroporto verso gli hotel.
Nel caso voi abbiate la fortuna di avere già la targhetta di viaggio o qualcuno si offre di condividere la sua con voi,ricordate che per arrivare alla fermata,una volta usciti dal terminal,bisogna girare a destra cercando un piccolo locale chiamato Chicken Port, che tra le altre cose propone piatti locali,incluse empanadas,molto gustose. A sinistra dell’ingresso di questo locale parte il sentiero pedonale e qui si trovano i primi cartelli da seguire per arrivare,dopo al massimo 6/7 minuti,alla fermata dei bus. La corsa verso la città di Panamà è di una trentina di minuti che possono molto aumentare quando c’è traffico , il capolinea è la stazione dei bus di Albrook anche se nel mezzo fa altre fermate nei pressi di Avenida del Sur dove sorgono buona parte dei grandi grattacieli panamensi, diciamo che la stazione dei bus è la soluzione migliore dove arrivare perché da questa si raggiunge la linea della metropolitana, facile da usare. Il bus dall’aeroporto arriva e parte dalla seconda piattaforma uscendo dalla stazione dei bus, il costo della targhetta dei trasporti ha un costo di 2 dollari e la corsa in bus costa sempre 0.35 centesimi. Una maniera utile e conveniente di muoversi per raggiungere non solo l’aeroporto,ma buona parte dei punti d’interesse della città.

YOGA IN VIAGGIO

Leave a comment Standard

Lo yoga è una tematica a me assai cara che con il tema dei viaggi, il motore propulsore di tutta la mia vita, va a stretto contatto diventato oramai un legame indissolubile. Lo yoga a differenza di ciò che molti pensano non è una ginnastica è uno stato mentale, una disciplina nata nella mia amata India nella notte dei tempi, l’unione di corpo e mente finalizzato al raggiungimento di una pace spirituale intensa.
Il mio primo incontro con la spiritualità è avvenuto quando ero una bambina, un sentimento che non saprei spiegare ma che mi spingeva a comunicare sempre più spesso con me stessa,alla ricerca di non so bene che cosa. Dopo almeno una ventina d’anni ho trovato qualche risposta o meglio la spinta a continuare la mia ricerca e durante il mio primo viaggio in Asia ed in particolare in Sri Lanka,ho sentito ancora più forte il richiamo verso lo spirito. Poi in seguito di diverse vicissitudini spiacevoli della mia vita arrivo finalmente allo yoga.
Spiegare cosa sia realmente lo yoga, cosa praticare o quanti stili di yoga esistono non solo sarebbe troppo lungo e non sarei la persona giusta o qualificata per farlo,posso però affermare che lo yoga fa parte della mia quotidianità anche in viaggio.
Molti mi chiedono come io faccia ad avere sempre voglia di fare yoga o meglio come riesco a farlo ogni giorno anche quando non sono a casa. Nella vita di tutti i giorni la mia pratica inizia alle 04:30 con la meditazione, un rito ayurvedico di pulizia del corpo, una pratica di posizioni yoga che variano di giorno in giorno anche alla mia energia che ovviamente non può essere sempre la stessa ogni giorno per poi finire con una doccia e la carica giusta per affrontare la giornata.
Ovviamente non mi sono sempre svegliata così presto,inizialmente provavo una gran fatica ma ho iniziato a puntare la sveglia sempre un pochino prima fino ad arrivare a questa che ora considero il mio orario ideale, quello con l’energia giusta per me. Ognuno però deve trovare il proprio livello di connessione e questo non te l’insegna nessuno,lo capisci e basta.
Riuscire a mantenere queste abitudini in viaggio,su di un’aereo o in qualche camera di ostello, hotel o altro,non è facile anche perché viaggiando spesso in budget,mi imbatto in camere talmente piccole che distendere il mio tappetino pieghevole, accessorio indispensabile in qualsiasi mio bagaglio, è complicato.Nei casi in cui non ho spazio sufficiente rimango sul letto dedicandomi prevalentemente ad esercizi di respirazione e tecniche di meditazione anche molto semplici, perché al contrario di quello che erroneamente si possa pensare lo yoga è composto sia di pratiche dinamiche,chiamate asana che di meditazione da effettuare in totale immobilità, quindi lo spazio ristretto di una camera, il sedile di un aereo o qualsiasi mezzo di trasporto è ideale per la pratica meditativa, anzi l’esercizio diventa ancora più un sfida se dobbiamo concentrarci su di noi nonostante il trambusto che ci circonda.Se invece si è in una stazione o in un aeroporto io non mi sono mai vergognata di fare qualche asana in pubblico anche quando sapevo di attrarre gli sguardi curiosi di gente che spesso mi ha chiesto informazioni a riguardo, questo ovviamente dipende dalla propria indole. Non tutti siamo uguali e per non tutti può andar bene ciò che va bene a noi ma di sicuro quello che posso consigliare è di non abbandonare lo yoga mai e di portarlo in giro con voi sempre,ovunque, non serve dedicarci un’ora intera al giorno possono bastare anche soli dieci minuti quando non si hanno altre possibilità. L’importante è provare, trovare la propria dimensione yogica anche in viaggio, perché quando si trova un prezioso compagno di viaggio come lo yoga non lo si può mai abbandonare.

3 posti da visitare nel mondo fuori dalle classiche rotte turistiche

Leave a comment Standard

Una delle affermazioni che non ho mai amato è quella che spesso esce dalla bocca di qualche turista è: quel posto mi ispira, quell’altro posto non mi ispira. All’inizio della mia “carriera” da viaggiatrice anche io ho spesso pronunciato queste parole,ma poi quasi sempre è capitato che,trovandomi un un posto facente parte di quelli della categoria”non mi ispira” questo luogo mi conquistasse molto di più di quanto io potessi solo immaginare. Altre volte la delusione o meglio la bassa aspettativa è rimasta bassa, a volte è stata superata, altre volte ancora sono rimasta indifferente(pochissime volte devo dire) ma ciò che ho imparato dai miei viaggi e che ogni luogo è diverso e bisognerebbe cercare di viverlo con la testa sgombra da qualsiasi idea pregressa, impresa assai difficile se pensiamo che la sola quotidianità è scandita da idee abituali e abitudini dure a morire, figuriamoci in viaggio quando dobbiamo dimenticare ciò che abbiamo letto o studiato e provare a utilizzare le conoscenze di un posto solo per entrare meglio a contatto con la realtà comune.
Se c’è uno strumento che io personalmente non ho mai usato per scegliere la località per un viaggio sono le classifiche, sul web ce ne sono a bizzeffe, quelle dei 10 posti da visitare prima o poi nella vita, dei 10 piatti da provare, dalle spiagge più belle ed anche delle città più brutte, insomma di tutto. Non mi piace classificare nulla nella vita figuriamoci fare la hit dei posti che ho visitato,ma leggere questo tipo di liste dei desideri, sopratutto quando si parte con la dicitura”secondo gli italiani” mi incuriosisce e mi fa sorridere. Quindi oggi non farò delle classifiche ma proverò a descrivere in breve non 10 ma appena 3 posti( solo perché il numero 3 è un mio numero scaramantico) che nel corso dei mie primi 42 anni mi hanno sorpreso piacevolmente superando ogni aspettativa:

1)Partiamo da Detroit una città targata USA che tutti mi avevano assolutamente sconsigliato di visitare non solo per la scarsità di cose da vedere, ma anche per la pericolosità dei sobborghi completamente lasciati al degrado dopo la profonda crisi che ha visto coinvolte le aziende automobilistiche forse più importati al mondo.Al contrario il centro cittadino è raccolto non particolarmente esteso come in altre città americane, i suoi alti grattacieli sono concentrati intorno al Reinassence Center, dove si trovano locali centri commerciali e caffetterie molto graziose. Infine ci sono musei interessanti come quello di Henry Ford,una bella full immersion nella cultura americana ed il mio preferito,il Detroit Institute of Art, a 3 chilometri dal centro uno dei musei più importanti di tutta l’America con opere permanenti e non che vanno dall’arte antica a quella moderna, insomma un posto dove perderci anche una giornata.Infine la cordalità della gente ormai poca abituata ai turisti, è proverbiale.
2)Sono in molti a considerare Bruxelles una città grigia e spenta mettendola tra i titoli di coda nella lista delle capitali europee da visitare, al contrario ho trovato grigia Bruxelles solo se in relazione con il clima che spesso è nuvoloso ma che non manca affatto di colore sopratutto se si si pensa sopratutto ai fumetti di cui è la patria indiscussa in Europa e che spesso sono raffigurate simpatiche scenette fumettistiche sui muri della città. La Grande Place che è di sicuro una tra le piazze più belle d’Europa, con i suoi palazzi in stile barocco e gli artisti di strada che dipingono le austere sagome degli edifici storici. Inoltre come si può dimenticare la cioccolata belga tra le migliori del mondo, nelle varie cioccolaterie si possono prenotare anche dei tour gastronomici alla scoperta di questa delizia unica, poi se la cioccolata in questione è fusa e distribuita su un waffel, una cialda croccante fuori e morbida dentro, allora le goduria è assicurata.
3)Sempre rimanendo sulla stessa tonalità cromatica del grigio menziono la capitale della Romania Bucarest, per la quale spesso vengono associati aggettivi poco edificanti, grigia come il colore dei suoi enormi casermoni di epoca sovienti che ci sono e sono pure molti distribuiti un pò ovunque ma che non rappresentano l’intera città che può vantare un bel centro storico con molta vita notturna. Bucarest ha un’ottima università e molti giovani arrivano in città per formarsi. La struttura megalitica del Palazzo del Parlamento è assolutamente da visitare la sua esplorazione in alcuni giorni è consentita anche al suo interno con visite guidate ad offerta libera. Qualcuno definisce Bucarest una Parigi dell’est per via di alcuni elementi architettonici che le accomunano, esempio tangibile è l’arco di trionfo, altri rabbrividiscono solo al pensiero di avvicinare la città di Parigi a Bucarest, la cosa migliore è sempre quella di vedere con i propri occhi e passarci qualche giorno approfittando delle tante ottime offerte di volo verso la città.

RICETTE DAL MONDO:IL PANZEROTTO PUGLIESE

Leave a comment Standard

L’Italia è un paese dalla mille risorse,la bellezza di città come Roma, Venezia Pisa e potrei andare avanti ancora per una lunga lista,è nota a tutto il mondo ma ad essere apprezzati a livello mondiale non ci sono solo monumenti imponenti e bellissimi come il Colosseo o il Ponte dei Sospiri ma anche la svariata molteplicità della gastronomia italiana.
La particolarità della cucina italiana sta proprio nell’abbondanza di piatti regionali, ogni regione dello stivale ha la sua storia gastronomica e i suoi piatti d’eccellenza ed io pugliese di nascita,emiliana d’adozione posso dire che la cucina in ogni regione sa essere profondamente diversa ma accomunata da un comune denominatore: il GUSTO.
Premetto che non rientro in quel nutrito numero di persone che sostiene l’Italia come unica detentrice del titolo migliore cucina al mondo,trovo che sul pianeta terra ci siano un sacco di cucine degne di considerazione e che il viaggio t’insegna proprio a rispettare ed apprezzare anche quello al quale non sei abituata nella tua quotidianità. Però che in Italia si mangi davvero bene è indubbio e da viaggiatrice incallita ho potuto constatare quanto il nostro spaghetti al ragù bolognese sia un piatto super copiato e gettonato.
Ma se la lasagna, o la pizza siano di sicuro i piatti che meglio rappresentano la cucina italiana nel mondo i panzerotti sono certamente l’emblema più significativo di un’altra regione d’Italia che si distingue per prodotti d’eccellenza,ovvero la Puglia.
Qualcuno definisce il panzerotto pugliese una sorta di pizza fritta con ripieno di mozzarella, pomodoro e per i più golosi anche prosciutto cotto ma in realtà i pugliesi si rifiutano di chiamarla pizza fritta,che comunque in Puglia viene chiamata frittella, ma lo definiscono solo”il panzerotto” quello che si mangia davanti al televisore durante il mondiale di calcio con protagonista l’Italia, quello che si compra durante la passeggiata della domenica sera sul corso della città(tanto per tenersi leggeri dopo il pranzo da 10 porzioni con caffè e ammazza caffè)insomma ogni famiglia pugliese ha il suo rito legato al panzerotto.
La versione originale del panzerotto è ed è sempre stata,fritta solo successivamente,forse per alleggerire il senso di colpa,dopo averne divorati almeno un paio in formato xl,è nata anche la tradizione di cuocere il panzerotto pugliese nel forno,meglio ancora se il forno in questione è a legna.
Di ricette per fare la” massa” così come si chiama l’impasto in gergo,ci sono diverse ricette,ogni casa ha la sua,io personalmente né ho provate diverse versione tutte molto buone anche fuori dalla Puglia,come a Milano presso lo storico panificio Luini, in via Santa Radegonda 16, in pieno centro. Però devo ammettere che la migliore resta sempre quella fatta dalle mani amorevoli della mamma,quindi ecco la mia ricetta per 4 persone o anche 2 se siete buone forchette…
INGREDIENTI
250 GRAMMI DI FARINA 00
250 GRAMMI DI SEMOLA RIMACINATA
UN CUCCHIAINO DI SALE
OLIO EXTRA VERGINE D’OLIVA
ACQUA TIEPIDA PER IMPASTARE
MEZZO CUBETTO DI LIEVITO DI BIRRA
OLIO D’OLIVA PER FRIGGERE
RIPIENO
PASSATA DI POMODORI O POMODORO FRESCO
MOZZARELLA A CUBETTI
ORIGANO
CAPPERI FACOLTATIVI
PROSCIUTTO COTTO A FETTE SOTTILI FACOLTATIVO
PROCEDIMENTO
In una ciotola mischiare i due tipi di farina e aggiungere il pizzico di sale,in un contenitore a parte far sciogliere il lievito in acqua tiepida che piano piano dovrà essere incorporato alla farina,insieme ad un giro d’olio. Lasciar riposare l’impasto in un luogo caldo avvolto in una coperta per almeno un paio di ore. Nel frattempo preparare il ripieno tagliando la mozzarella a cubetti e lasciare che perda un po’ della sua acqua in uno scolapasta, in seguito unire alla mozzarella la passata, l’origano un pizzico di sale ed eventualmente i capperi le gli straccetti di prosciutto cotto.
Con la pasta lievitata formare delle palline che vanno stese con il mattarello,al centro mettere il ripieno e chiudere a mezzaluna, assicurarsi che i bordi siano ben chiusi avvalendosi nel caso di un taglia pasta o dei lembi di una forchetta. Friggere in abbondante olio d’oliva e servire caldissimi.


Da Perugia a Foligno in treno: idee per un fine settimana tra le bellezze dell’Umbria

Leave a comment Standard

La regione Umbria ha probabilmente vissuto per molto tempo senza in realtà ben valorizzare se stessa, problema comune purtroppo a tanti territori italiani, bellissimi ma poco considerati. L’Umbria è una regione con nessuno sbocco sul mare ma che custodisce ancora intatte molte zone verdi e tanti,anzi tantissimi, tesori architettonici,come la bellissima città di Perugia. Il territorio umbro nulla ha da invidiare alla confinante Toscana ben più popolare turisticamente, vallate a perdita d’occhio, piccole alture sormontate da borghi incantevoli sono solo alcune delle cose che si possono incontrare in Umbria.
La maniera migliore per entrare proprio nel vivo del territorio umbro è quello di spostarsi da un paese all’altro in treno, un itinerario fattibile anche in un fine settimana è quello di partire alla scoperta del capoluogo Perugia per poi raggiungere la piccola Foligno con una corsa in treno di circa minuti. Il tratto Foligno Perugia in treno è un susseguirsi di scoperte,il paesaggio bucolico regala dolci panorami sulle campagne umbre e si intravedono le sagome di borghi bellissimi come Spello o Assisi.
Il costo del treno con Trenitalia per la tratta Perugia Foligno costa 3.80 euro, le partenze dalla stazione di Fontivegge, la principale di Perugia e da Ponte San Giovanni, quella secondaria,hanno una sequenza di quasi ogni ora. Per giungere alla stazione di Fontivegge dal centro storico di Perugia sarà necessario avvalersi della Minimetrò, un servizio rapido che collega la parte bassa della città con il centro storico di Perugia. La fermata per il trenino della Minimetrò si trova a sinistra dell’uscita della stazione di Fontivegge, il biglietto si fa alle macchinette automatiche ad un costo di 1.50 con una validità di 70 minuti. La distanza percorsa da questo simpatico mezzo di spostamento è di 4 chilometri ed è disponibile circa dalle 7 di mattina fino alle 20:30,in alternativa ci sono dei bus che arrivano nei pressi della zona antica o una ripida passeggiata a piedi circa mezz’ora. Pincetto è il capolinea del servizio di Minimetrò e una volta usciti fuori dalla stazione sarete avvolti dall’atmosfera magica di Perugia una città che ha moltissime cose da vedere e per la quale probabilmente sono necessarie più visite. Perugia lascia a bocca aperta il visitatore per la bellezza dei suoi vicoli, la ricchezza dei suoi musei o l’ architettura sofisticata della Fontana Maggiore,forse il simbolo principale della città stessa.Le sistemazioni alberghiere a Perugia sono caratterizzate sopratutto dalla presenza di piccoli bed and Breakfast a conduzione famigliare molti dei quali sono entro il perimetro del centro storico ed è qui che consiglio assolutamente di fermarsi e non solo perché la maggior parte dei monumenti di Perugia sono nel centro storico ma anche perché gli hotel sono adibiti in palazzi antichi che hanno conservato tutto il loro fascino.Il piccolo hotel Sant’ Ercolano è posizionata a circa 200 metri dalla stazione Pincetto in via del Bovaro 9, il palazzo risale al XVII secolo e le sue camere semplici hanno finestre o balconi proprio affacciati sul caratteristico vicolo. I prezzi per una camera doppia partono dai 50 euro e con 6 euro a persona è possibile fare la colazione in loco.
Il comune di Foligno è invece immerso in una dolce vallata e la sua visita richiede anche solo una metà giornata,la piazza principale è molto bella e si affaccia su di essa Palazzo Trinci sicuramente il motivo principale per cui ci si debba recare a Foligno. Questo palazzo e stata la residenza della famiglia che governò tra il 1305 al 1439 ed è sicuramente una delle dimore tardogotiche più interessanti dell’Italia centrale.Il biglietto per accedere a Palazzo Trinci è di 6 euro e comprende anche la visita al museo che conserva opere artistiche di gran valore. Infine Foligno ha un’atmosfera rilassata e prendere un caffè nel bar principale di Piazza della Repubblica vi regalerà un senso di pace assoluta necessario per ricaricare le batterie prima di riprendere la settimana lavorativa.