ALLA SCOPERTA DI PASHUPATINATH- LA VARANASI DEL NEPAL

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“Varanasi” del Nepal è così che viene considerata la città sacra di Pashupatinath situata nella parte orientale di Kathmandu a circa una ventina di minuti dalla cittadina di Boudhanat e più di un’ora dalla capitale Kathmandu. La scelta migliore per arrivare a Pashupatinath è quella di prendere un taxi direttamente da kathmandu ad un costo di circa una decina di euro ancora meno se si alloggia nella bellissima città di Boudhanath e si decide di visitare il sito in giornata, ovviamente in alternativa ci sono diverse escursioni guidate dirette a Pashupatinath proposte da quasi tutti gli hotel e le agenzie turistiche, che spesso uniscono proprio la visita alla città di Boudhanath con quella di Pashupatinath. Io non consiglio quest’ultima soluzione perché vista la particolare carica emotiva di questo posto ha bisogno di un serio momento di raccoglimento e riflessione.Pashupatinath oltre ad essere il complesso induista più importante di tutto il Nepal è un luogo sacro dove i fedeli che vi arrivano lo fanno prevalentemente per”morire” o meglio per lasciare che le ceneri del loro corpo fisico scorrano via lungo le acque del fiume Bagmati che dopo il suo incedere lento andrà ad unirsi con il sacro Gange.
Il tempio di Pashupatinath è dedicato al Dio Pashupati una manifestazione del Dio Shiva, fa parte dei sette bellissimi siti che hanno permesso alla valle di Kathmandu di essere inserita tra la lista dei patrimoni dell’umanità Unesco. Per accedere al complesso di Pashupatinath è necessario un biglietto d’ingresso di 1000 rupie l’equivalente circa 8 euro sul retro del biglietto che vi viene consegnato alla cassa ci sono scritte in lingua inglese una serie di norme da rispettare per non disturbare in alcuna maniera la sacralità di alcuni momenti legati all’ultimo viaggio che il corpo fisico fa, quel distacco,la morte,che ognuno di noi più o meno consciamente teme maggiormente.
Durante il mio viaggio in India non ero purtroppo riuscita a visitare la città di Varanasi così per me e per il mio compagno di viaggio era importante riuscire ad arrivare a Pashupatinath per capire con gli occhi e con il cuore cosa fosse esattamente un Ghat e cosa avrebbe potuto scatenare emotivamente in noi e devo dire che ne siamo rimasti turbati entrambi o perlomeno le riflessioni su vita e morte sono arrivate prepotenti in un turbine di emozioni che non saprei bene descrivere a parole ma che hanno cambiato o meglio rafforzata in noi l’idea che la nostra vita terrena è attaccata ad un filo fragile, sottile che può rompersi in qualsiasi momento senza alcun preavviso e che dovrebbe aiutarci a comprendere quanto importante sia viverre ogni istante del presente pervasi d’amore e  pieni di gratitudine verso il creato.
I templi che costituiscono Pashupatinath sono diversi, tutti riccamente decorati con guglie appuntite e statue devozionali ma l’accesso a quelli principali è interdetto ai turisti che possono rimanere lungo le rive del fiume o percorrere la strada in salita che si dipana poco distante dal ponte che sovrasta il fiume Bagmati per raggiungere una piccola altura che domina la città e dove si trova qualche banchetto nel quale comprare acqua o qualche bevanda.
Sinceramente arrivando a Pashupatinath mai avrei pensato che le cremazioni avvenissero così copiose e nel giro di poco tempo in un paio d’ore ho visto corpi avvolti in lenzuola candide,bagnati in ogni loro componente dall’acqua del fiume, cosparsi di fiori profumati e coperti da uno strato corposo di paglia che in poco tempo prende fuoco lasciando solo cenere e un sapore acre che pervade l’aria. Prima che il rito funerario si compia,i parenti ed i sacerdoti salutano il defunto con tutti i rituali richiesti affinché il corpo possa reincarnarsi secondo il miglior auspicio. Si dice che i corpi cremati a Pashupatinath rinasceranno tutti nuovamente uomini. Che si possa credere o meno a questo pensiero Pashupatinath è uno di quei luoghi che invoglia alla riflessione, ciò che è importante da parte del visitatore è rispettare il momento e non essere troppo invadente con foto e riprese.Ovviamente è impossibile non immortalare alcune scene dei cerimoniali ma è assolutamente doveroso farlo con discrezione.
Intorno al sito sono numerosi i sadhu gli asceti induisti considerarti “uomini santi” che decidono di dedicarsi ad una vita prettamente spirituale lasciando ogni bene terreno con i quali non sarà difficile(se vorrete) entrare in contatto recitando qualche mantra insieme, magari in onore del Dio Shiva protettore anche di tutti gli yogini del mondo.
OM NAMAH SHIVAYA

 

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