Castel D’aiano: antico borgo medioevale dell’Appennino bolognese

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Probabilmente sono di parte nel definire Bologna una delle città più belle d’Europa, fascino dell’antico, tendenza e accoglienza per il diverso la rendono unica in Italia e non solo e seppur io sono diventata bolognese solo d’adozione, il mio legame con questa città resta unico per tanti motivi, uno fra questi il bellissimo Appennino che la circonda, con le sue montagne, i sentieri, i fiumi e i piccoli borghi che spuntano all’improvviso e che sono diventati negli ultimi anni un richiamo irresistibile anche per tanti turisti.


A circa 800 metri sul livello del mare sorge il piccolo borgo di Castel d’Aiano equidistante sia da Bologna che da Modena, da sempre una località di villeggiatura per molti bolognesi che trascorrono la stagione estiva qui, lontani dall’afa e dall’inquinamento. 1800 sono gli abitanti fissi di Castel d’Aiano, molte le persone anziane che passano il loro tempo seduti nel piccolo bar della piazza principale oppure al fresco su una delle tante panchine immerse nel verde che qui è in assoluto il protagonista indiscusso. Castel d’Aiano è un luogo incantevole ideale se si vuole staccare la spina e immergersi nella natura, il centro storico si compone di qualche piccola strada intorno a piazza Nord Leverta dove si affaccia il Municipio e la chiesa di Santa Maria Assunta sempre affacciata sulla stessa piazza si trovano i servizi essenziali, come la posta e la farmacia mentre, scendendo verso via Bologna, la strada dalla quale si accede al paese arrivando da Bologna, si trova l’unico supermercato del paese e l’albergo ristorante pizzeria Merlino che altre ad essere l’unica struttura ricettiva del paese è anche ristorante, specializzato non solo nella preparazione dei piatti della tradizione emiliana ma anche calabrese poiché il gestore proviene da quelle parti, ottima ad esempio la burrata preparata da loro, perfetta da accompagnare con la polenta i funghi porcini. Le camere della struttura sono dotate di bagno privato e i prezzi per il solo pernottamento sono di 50 euro a notte. Per trovare più scelta di hotel bisogna spostarsi nella vicina Vergato, distante circa 15 chilometri oppure in uno dei tanti agriturismi o case vacanze situati intorno a Castel d’Aiano.
Se si arriva a Castel d’Aiano in bus direttamente da Bologna bisogna mettere in conto che prima è necessario arrivare a Vergato autostazione e di li prendere il bus 726 ci sono un paio di corse ogni giorno eccetto la domenica. Se si sceglie di alloggiare nell’unico hotel di Castel d’Aiano arrivando in bus, di certo non mancheranno le occasioni per scoprire angoli suggestivi grazie ai tantissimi sentieri che partono proprio dal centro cittadino e che si snocciolano per tra la bellissima valle del Reno dove si adagia Castel d’Aiano. Molti camminatori o appassionati di bicicletta fanno tappa fissa a Castel d’Aiano proprio per la possibilità di trovare una miriade di percorsi da fare, alcuni anche molto adatti alle famiglie, come quello che si dipana nel bosco a ridosso del cimitero a due passi dalla piazza principale. Un pochino più impegnativo ma molto appagante per il panorama che si conquista è quello che conduce fino alla frazione di Sassomolare a circa 5 chilometri da Castel d’Aiano, giunti a destinazione, nei pressi della piccola chiesa, la vista spazia dalla valle alla catena montuosa del Cimone una vera meraviglia che continuo a sognare ogni volta rientro dalla mia visita alla bellissima Castel d’Aiano.
Per chi poi dopo tanto camminare desidera refrigerarsi con un bel bagno in piscina(ovviamente se si va in estate) il posto giusto è la piscina comunale in Via dei Piani a poca distanza dal centro, raggiungibile dall’Albergo Merlino con una passeggiata di 16 minuti. La piscina è immersa nel verde ed è uno dei luoghi più distensivi dove riuscire a rilassarsi, il costo per accedervi durante i giorni feriali è di 6 euro che diventano 8 nei giorni festivi, i bambini fino ad un metro di altezza non pagano e sono possibili ingressi multipli o in abbonamento se si decide di trascorrere lunghi periodi in zona. Insomma una vacanza a Castel d’Aiano è assolutamente perfetta per chi desidera staccare e ricaricare le pile senza bisogno di tanti fronzoli solo natura, cibo buono e tanto tanto yoga e meditazione.

Il borgo di San Vittore Terme: l’incanto della natura a due passi dalle Grotte di Frasassi

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La stazione dei treni è piccola, piccolissima ed immersa nel verde così come lo è il piccolo borgo di San Vittore Terme a due passi da Genga una delle località più famose delle Marche, dove sorgono forse le grotte più fotografate d’ Italia, le famose Grotte di Frasassi.

Dire che le Grotte di Frasassi sono stupende è abbastanza scontato nel mio caso poi non mi hanno meravigliato più di tanto poiché le mie origini sono pugliesi e più precisamente putignanesi, un paese che vede anch’esso la presenza di grotte, di dimensioni ridotte rispetto a quelle di Frasassi ma distanti solo 5 chilometri da altre imperdibili grotte italiane famose situate nel paese di Castellana, quindi bellissime entrambe e da vedere entrambe.

La cosa che invece mi ha letteralmente fatto innamorare di questo posto è stato proprio il piccolo borgo di San Vittore Terme dove abbiamo trascorso un fine settimana rilassante ed inaspettatamente pieno di cose da fare.

L’hotel terme di San Vittore si trova proprio nel cuore del piccolo borgo distante dalla stazione dei treni meno di una decina di minuti a piedi quindi è particolarmente adatto anche a chi vuole arrivare qui usando i mezzi pubblici visto che ci sono i treni locali che si fermano proprio qui e che collegano Roma Termini con Falconara Marittima cittadina costiera poco distante da Ancona. L’hotel offre camere confortevoli a partire dagli 80 euro a notte con inclusa colazione e uso della piscina, la struttura inoltre è convenzionata con lo stabilimento termale e si possono fare cure o massaggi.

La presenza delle grotte e quindi di un sottosuolo ricco di minerali rende le acque del fiume Sentino molto salutari non a caso sorgono delle terme e la cosa che più mi ha sorpreso è la possibilità di usufruire di questo bene naturale assolutamente a costo zero.

Partendo proprio dal centro di San Vittore Terme partono una serie di sentieri adatti al trekking tra i quali di sicuro quello più gettonato è quello che conduce alla sulfurea, una parte del fiume che è diventata quasi una spiaggia dove si viene per stendersi al sole e per immergersi nelle acque benefiche di questo fiume. In un lato di questo piccolo e meraviglioso fazzoletto di terra e acqua si trova un punto in cui l’acqua è freddissima e dal lato di una cavità viene fuori un getto d’aria particolarmente freddo simile a quello che si prova stando vicino ai bocchettoni dell’aria condizionata con la differenza che qui non c’è spreco di energia e inquinamento, questo angolo è particolarmente frequentato tanto da non essere sempre possibile trovare posto per poter immergere i piedi in questa sorta di bacinella congelante che però regala un sollievo pazzesco ai piedi ed alle gambe difficile da spiegare. Per chi invece non ama l’acqua particolarmente fredda può decidere ugualmente di immergersi per una nuotata scegliendo però la zona più centrale dove la temperatura dell’acqua è più accettabile.

Se si trascorrono un paio o più giorni a San Vittore Terme proprio per approfittare del potere benefico di queste acque che qualcuno beve anche, è bene arrivare la mattina presto per trovare posto libero soprattutto se si capita il fine settimana mentre,se si sceglie di aspettare il tramonto quando l’odore del fiume è particolarmente buono e intenso,meglio portarsi dietro del repellente per le zanzare.

Calette nascoste all’ombra di belle e conosciute città della Puglia

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Diciamo che le foto parlano chiaro e non è un caso che ho scelto di metterle in primo piano, a preceder qualsiasi commento si possa fare. Stiamo parlando della Puglia una regione italiana che negli ultimi anni ha riscosso sempre più successo tanto da riempirsi di turisti non solo nei mesi di rito ma anche a settembre, il mese forse più adatto per visitare questa terra. Settembre regala al sud Italia ed alla Puglia stessa giornate assolate e durante le ore centrali della giornata non solo si è al riparo dal sol leone ma si può godere di piccole calette di sabbia e mare cristallino quasi in maniera esclusiva soprattutto se queste rimangono poco conosciute ai turisti e molto gettonate dai locali.

La piccola spiaggia di Cala Susca si trova a ridosso del centro abitato di Monopoli una città costiera nella provincia di Bari molto animata e con diverse opportunità di svago. Arrivare a Monopoli è facile anche se ci si utilizza il treno o il bus, poiché sia i treni intercity provenienti dal nord Italia, che i bus di lunga percorrenza, fermano qui, quindi se si sceglie di arrivare senza automobile non ci sono grossi problemi. Cala Susca poi è perfetta da raggiungere anche dalla stazione dei treni o dal centro storico, basta percorrere la strada che costeggia il litorale in direzione Polignano a Mare, altra perla pugliese, passando per via Marina del Mondo, il tempo di percorrenza sarà di circa una ventina di minuti. Nel caso si voglia raggiungere Cala Susca in macchina, almeno in bassa stagione, non c’è il problema del parcheggio poiché adiacente alla spiaggia vi è un largo sterrato con qualche albero dove poter parcheggiare gratuitamente. Unico inconveniente in alta stagione potrebbe essere il sovraffollamento della spiaggia visto che è molto piccola e stretta da due bei costoni di roccia da dove ci si può addirittura tuffare sfruttando una scaletta che è stata messa lì a posta. Alla spiaggia di Cala Susca si accede tramite qualche gradino e sulla sinistra si trova anche un piccolo e delizioso altare votivo unico neo purtroppo è la tanta spazzatura gettata ai margini una piaga dolorosissima per tutta l’umanità perché sono fermamente convinta che i rifiuti una volta rilasciati nell’ambiente diventino un problema di tutti al quale non si può rimanere indifferenti.

Come visitare Isola delle Femmine, una delle aree marine protette più belle del Mar Tirreno

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Farò ancora una piccola sintesi sul perchè io mi sia fatta stregare dalla città di Palermo che è diventata come una specie di caldo rifugio da quando, per la pandemia, mi è stato interdetto il ritorno in Asia. Molti si chiederanno cosa centri l’Asia con la Sicilia ed io rispondo che proprio su quest’isola dai mille colori esiste una relazione molto profonda con il continente asiatico poiché vi abita una nutrita comunità di induisti che hanno creato a Palermo una comunità che è diventata la più grande d’Italia. Detto ciò o meglio ridetto ciò torniamo a Palermo ed a tutti quei meravigliosi luoghi che si possono raggiungere da questa bella città. Dopo aver soggiornato, amato e gustato, si fa per dire, il mare paradisiaco di Mondello, comodamente raggiunto in bus dal centro città, è la volta di un altro angolo di meraviglia questa volta direttamente raggiunto in treno dopo il mio volo diretto Ryanair Rimini- Palermo. Sto parlando di Isola delle Femmine un’amena cittadina in provincia di Palermo di cui ci si può letteralmente innamorare. I treni che partono direttamente dallo scalo palermitano di Punta Raisi impiegano 21 minuti per arrivare nel comune di Isola delle Femmine, il costo a persona è di 5.90. Il piccolo centro storico è praticamente a ridosso della stazione ma di hotel qui non ce ne sono ed io per una volta cercavo qualcosa dalla quale poter godere di una vista speciale e così, usciti dalla stazione dei treni abbiamo girato a sinistra percorrendo per circa una ventina di minuti via Libertà sulla quale abbiamo trovato il Saracen Sands Hotel una struttura che appartiene ad una catena alberghiera che, nonostante animazione piscinona e servizi ha grande hotel, soddisfa in pieno la mia necessità, avere una vista da sballo per un paio di giorni. Le tariffe per questa struttura sono un pochino altine per i miei canoni ma essendo fine settembre riesco ad approfittare di una discreta offerta pari a 100 euro a notte per camera e colazione. Non amo generalmente le grandi e fredde strutture anche se non giudico a priori e soprattutto non condanno se danno da lavorare a un sacco di persone, in alcuni casi molto prodighi in altri molto meno ma a parte ciò devo dire che davvero il suo punto di forza è la vista che mi ha nutrito più della colazione stessa fatta su una bella terrazza con affaccio sul mare. Il mare, quello vero come dico io, è pieno di pesci e la maschera ed il boccaglio sono utili soprattutto se si va sul lato scoglioso della costa, qui la vita marina è brulicante non per altro questa zona costiera è un area marina protetta qui non solo pesci di molte specie nuotano ma non è raro avvistare stenelle, un tipo di delfino molto facile da incontrare nel Mar Tirreno dove si affaccia il comune di Isola delle Femmine. Ma la caratteristica che rende straordinario il piccolo comune di circa 7000 anime di Isola delle Femmine è proprio la piccola isoletta che si adagia placidamente difronte al paese, inserita nel mezzo di questa riserva marina. Il perché si chiami proprio Isola delle Femmine è ancora un mistero, molte leggende girano intorno a questo luogo ma con ogni probabilità a detta di alcuni anziani del luogo la versione più accreditata vuole che l’isola in passato fosse servito come carcere penitenziario femminile.

Anche il piccolo paese di Isola delle Femmine è grazioso,una piccola piazzetta con un paio di piccoli ristorantini devo dire non proprio eccezionali e una chiesetta deliziosa a far da cornice. Se si alloggia sul lungomare dove si affaccia non solo il Saracen Sands Hotel ma anche altre strutture ricettive, si deve mettere in conto una quindicina di minuti a piedi per il centro storico e di certo non ci si deve aspettare un brulicante lungomare in stile riviera romagnola ma solo un marciapiede, talvolta non in buonissime condizioni e una natura selvaggia e dirompente dalla quale sarà difficile staccarsi ve lo assicuro. Unico neo di questo posto così meraviglioso è il gran numero di rifiuti abbandonati qua e là, uno scempio per gli occhi e per il cuore, purtroppo comune a moltissimi altri luoghi della stessa Italia e del mondo intero.

Se poi proprio non ci si vuole staccare dalle folle palermitane consiglio ugualmente di non perdere una bella gita giornaliera per Isola delle Femmine partendo direttamente dalla stazione centrale, 43 minuti di treno, un biglietto di 2.80 a tratta e sarete in paradiso…..

BAGHERIA: la città delle ville siciliane

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A soli dieci minuti di treno dalla città di Palermo esiste una città di nome Bagheria che in pochi prendono in considerazione di visitare ma che ha un valore storico altissimo. Bagheria in passato era considerato il luogo per eccellenza per i palermitani benestanti che passavano qui lunghi periodi di villeggiatura, alloggiando in ville bellissime che sono diventate l’emblema della città.

Arrivando in treno da Palermo la stazione dei treni si trova proprio difronte ad una delle tante ville della città, Villa Aragona Cutò risalente alla prima metà del settecento e costruita per volontà di Baldassarre Naselli principe di Aragona. Questa villa è anche conosciuta come Palazzo Cutò e ospita la biblioteca, la sua forma è massiccia e quadrata ed è caratterizzata da un’altana dalla quale si godeva di un bellissimo panorama. I decori al suo interno sono di ottima fattura ed oggi al suo interno è allestita la biblioteca comunale e il Museo del giocattolo Pietro Piraino.


Dalla stazione prendendo una delle qualsiasi vie che vanno verso su si arriva in quello che è il centro di questa città che piccola non è di certo, popolata da circa 56000 abitanti, quindi non manca proprio nulla in città e può essere anche una base eccellente se si vuole sostare in zona qualche giorno per spostarsi verso altre città vicine come Termini Imerese o il piccolo borgo di mare di Aspra sulla costa, distante dalla città pochi chilometri e raggiungibile anche con il servizio pubblico di bus.


Dopo meno di dieci minuti a piedi dalla stazione si arriva in Corso Umberto I, il cuore pulsante della città, molto animato e pieno di negozi e bar dove si concentra buona parte della popolazione a spasso. Fortunatamente è una zona a traffico limitato e quindi ci si può godere una bella camminata senza il caos intenso di alcune ore del giorno.
Purtroppo molte delle ville di Bagheria sono andate distrutte ma a testimonianza della loro grandiosa presenza sparse per il centro si trovano diversi piloni come quello di Villa Mortillaro, questo alto pilone sopravvissuto, segnava l’ingresso nella monumentale tenuta del Marchese Mortillaro, una residenza talmente estesa che arrivava fino alla città di Palermo. Altra residenza assolutamente interessante è Villa Palagonia la cui caratteristica principale è la presenza di sculture grottesche ed è per questo che viene anche denominata villa dei mostri, infatti il viale d’ingresso è sormontato da strane ed inquietanti statue tanto che Goethe, quando visitò la villa, coniò il termine pallagonico, ovvero opera deforme e folle. Il costo del biglietto per accedere a Villa Palagonia è di 6 euro e vale davvero la pena soffermarsi non solo sulla villa ma anche sul giardino che la circonda che ha esso stesso ispirato tante leggende.
Tra un giro tra una villa e l’altra vale la pena anche fermarsi a visitare qualche chiesa cittadina, come quella della Natività di Maria risalente al 1771,il suo prospetto è imponente realizzato in stile neoclassico in pietra di Aspra.


Mi raccomando però di non lasciare Bagheria senza aver assaggiato il famoso Sfincione Bagherese una sorta di focaccia alta e morbida ricoperta di tuma, un formaggio siciliano, acciughe, ricotta, cipolle bianche appassite in padella e mollica di pane tostato, a detta del mio compagno di viaggio onnivoro, una vera bontà, che si compra presso tutti i panifici di Bagheria al meno di 2 euro. Io invece che sono vegetariana sono stata attratta da un cartello esposto fuori da un negozietto di frutta e verdura sul quale c’era scritto pesche di Bivona 3 euro al chilo, ovviamente non potevo esimermi dal comprarle e sono diventate la mia droga nei due giorni di permanenza a Bagheria. Bivona non è proprio vicino a Bagheria, in linea d’aria ci saranno una cinquantina di chilometri e risiede nella provincia di Agrigento, ma è stata l’occasione per scoprire l’ennesima meraviglia della Sicilia, una terra ricca non solo di bellezze architettoniche ma anche di tante, tantissime prelibatezze che madre natura regala.

Come arrivare alle Cascate delle Marmore con i mezzi pubblici

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La prima volta che ho visitato le Cascate delle Marmore avrò avuto si e no 10 anni, quindi più di 30 anni fa, un ricordo che ancora oggi mi fa tremendamente emozionare e non tanto per il posto che ancora ricordo da mozzare il fiato ma perchè fu uno dei tanti viaggi in giro per l’ Italia che ho fatto con mio nonno, l’unico padre che io abbia mai conosciuto e amato durante questa mia vita terrena.

Era ormai da un anno che desideravo ritornarci, lo scorso anno ho dirottato su Spoleto per questioni logistiche legate ai treni da utilizzare per arrivarci, poichè chi mi conosce da un pò lo sa, i miei anzi i nostri cercano sempre di essere viaggi con i mezzi che per qualcuno sono la scomodità in persona per me l’essenza del viaggio, oltre al fatto che la scelta ambientale ha un forte impatto sulla mia vita di tutti i giorni. Quest’anno però la voce Marmore si è fatta sempre più insistente nelle orecchie, sostenuta anche dal fatto che il mio compagno non ci era ancora mai stato e che in questo momento difficile, in cui la pandemia mi ha privato di tanti dei miei viaggi, ho sentito di rifugiarmi in un ricordo famigliare a me caro, insieme a chi è sempre al mio fianco facendomi anche un pò da padre, come il mio compagno di vita.


Il treno freccia argento parte da Riccione(paese nel quale risiedo soprattutto in estate) alle 06:59 diretto a Roma e che dopo 3 ore di viaggio ferma proprio alla stazione di Terni, una città nel cuore dell’Italia, nella bella regione dell’Umbria. Puntuali alle 10.06 come previsto siamo fuori dal treno in cerca del Marmore Link, un collegamento diretto con le cascate effettuato da busitalia. Il bus non parte direttamente dalla stazione ma dall’autostazione a pochi metri da essa e per fortuna un gentile signore ce lo segnala, altrimenti avremmo aspettato in vano direttamente alle pensiline dei bus sul piazzale della stazione da dove in effetti partiva il bus fino a poco tempo fa. L’autostazione si trova a sinistra dell’uscita dalla stazione dei treni di Terni e ci vogliono pochi minuti per arrivare, entrati lì a destra si trova il cartello che indica la fermata per le cascate. I bus da prendere per arrivare proprio davanti alla biglietteria delle cascate è il numero 7 e il numero E 621, il biglietto lo si può acquistare al bar della stazione dei treni o direttamente all’autostazione, il costo è di 1.30 e la validità del biglietto è di 100 minuti, il tragitto dura circa 15/20 minuti visto che le cascate si trovano a pochi chilometri dal centro di Terni, le corse si ripetono spesso durante la giornata. In alternativa tutti i treni che da Terni sono diretti verso la città dell’Aquila effettuano una fermata a Marmore distante dall’ingresso circa 600 metri, una soluzione probabilmente più scomoda ma sicuramente un’alternativa per chi preferisce il treno o è comodo ai suoi orari, anche in questo caso così come per il Marmore Link è possibile visionare gli orari sul sito di Trenitalia.
Il bus ferma quasi davanti alle biglietterie il costo per accedere alle cascate è di 10 euro a persona e sono disponibili visite guidate con un sovraprezzo, inoltre per accedere al balcone degli innamorati, un angolo molto famoso delle Cascate delle Marmore, è obbligatoria la guida. I servizi di guida non possono essere acquistati on line ma direttamente alle biglietterie, nel nostro caso abbiamo optato per l’acquisto on line per evitare di trovare fila alle casse ed accedere direttamente al sito scelta azzeccata considerata la gente che era presente il giorno in cui abbiamo visitato le cascate. La prevendita dei biglietti è disponibile direttamente sul sito:www.cascatedellemarmore.info
Il tempo che si può impiegare per vedere le Cascate delle Marmore è assolutamente soggettivo il biglietto è valido tutto il giorno è durante il periodo estivo, nei fine settimana, il rilascio dell’acqua essendo una cascata a flusso controllato, va dalle 10 alle 19 e dalle 21 alle 22, ad ogni modo è bene controllare sul sito soprattutto se si sceglie di visitare le cascate in settimana o durante i giorni feriali. Di una cosa potete star certi una volta giunti lì non avrete tanta voglia di andar via e se il tempo non è dei migliori è meglio portarsi dietro un kway perchè in alcuni punti e soprattutto se c’è vento una doccina è assicurata e molti svaligiano lo shop per acquistare i teli di plastica al costo di 2 euro, noi abbiamo sfidato l’acqua essendo una giornata calda e bellissima e ci siamo portati dietro tutto il necessario per un pic nic al cospetto dell’acqua, la natura e l’aria buona.

La Grotta di Labante- una cavità carsica di importanza primaria a pochi chilometri da Bologna

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A pochi chilometri di distanza da Bologna, nel cuore dell’Appennino bolognese, e precisamente nel comune di Castel d’Aiano esiste una cavità carsica non ancora conosciuta al turismo, di certo non famosa come i Gessi Messiniani, ormai documentati e studiati, situati nella prima parte della fascia collinare di Bologna, ma che dal punto di vista strettamente scientifico, ricopre un ruolo fondamentale non fosse altro per la sua rarità, si tratta infatti di una grotta primaria nei travertini d’Italia, questo tipo di cavità sono molto rare e difficilmente superano i 4-5 metri di lunghezza.

Ho sempre amato l’Appennino bolognese, appena arrivata a Bologna era la mia prima valvola di sfogo per staccare la spina e ossigenare il cervello, poi ho iniziato a non essere serena neppure lì e a desiderare il rumore delle feste, le caciare in spiaggia e tante altre cose effimere che a pensarci oggi mi fanno venire i brividi. Poi però arrivano i disastri della mia vita, le perdite e infine i viaggi, l’Asia e lo yoga e così si inizia a pianificare una vita in giro per il mondo ed un piccolo ed umile rifugio nostro dove potersi fermare tra un peregrinare e l’altro, una casa immersa nella natura poco distante dall’unica città in cui sento affondare le mie radici nonostante io non sia nata lì: BOLOGNA la dotta, la grassa, la rossa.

Così in una lenta, molto lenta ricerca di una casina che faccia al caso mio e del mio compagno di vita, scelgo di andare a vederne ben 4 in una mattinata serena e calda di inizio giugno. Tra tutte le case viste una è sicuramente quella che potrei considerare al caso nostro ma purtroppo alcuni particolari di non poco conto fanno in modo che io afflitta e sconsolata non abbia più voglia di visitare quella che è forse una delle attrazioni maggiormente frequentate nei dintorni del centro di Castel d’Aiano, appunto la Grotta di Labante ma che incontro quasi inaspettatamente sulla via del ritorno.

Per arrivare alla grotta servono pochi minuti di macchina poiché il sito è distante al massimo 6 chilometri, il parcheggio è abbastanza ampio da accogliere i visitatori della domenica, quelli che arrivano qui ben equipaggiati per trascorrere una domenica in completo relax nella natura. L’ingresso alla grotta è gratuito e una bella cascatella sovrasta l’ingresso, il flusso dell’acqua non è forte o scenografico ma entrando in grotta qualche schizzo di acqua addosso è garantito.

Intorno alla grotta il paradiso, come lo chiamo io, silenzio, cielo e tanto bel verde dove potersi distendere a riposare, unico neo per me che sono vegetariana, l’odore per non dire la pizza della carne alla brace che qui ci si può cucinare in autonomia utilizzando le postazioni barbecue, un piccolo bar prepara dei panini o le tipiche tigelle, un piccolo pane dalla forma circolare, da farcire a piacimento.

Il tempo in cui ci siamo fermati in questo luogo di assoluta bellezza ancora non troppo preso di mira dai turisti non è stato molto ma abbastanza per trovare pace e come ormai consuetudine per me, praticare qualche postura di yoga a sigillo di una giornata che dalla delusione per la casa non trovata si è rivelata di grande, grandissima gratitudine verso la natura.

Raggiungere Mondello la spiaggia caraibica di Palermo

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La chiamano la spiaggia caraibica di Palermo ed in effetti, a parte i paragoni più o meno appropriati, la spiaggia di Mondello è davvero splendida, i suoi colori sono incredibili e anche fuori stagione vale sempre la pena farci un salto se si è a Palermo.


La spiaggia di Mondello è praticamente il litorale più trendy della città di Palermo qui si viene per farsi un bagno anche fuori stagione, per mangiare in uno dei tanti ristoranti della zona o anche solo per concedersi una passeggiata distensiva. La cosa più bella di Mondello oltre alla bellezza del suo mare e della sua candida sabbia, è la possibilità di raggiungerla comodamente partendo dal centro di Palermo utilizzando i mezzi pubblici, in alternativa una buona idea, una volta giunti a destinazione, è quella di fermarsi qualche giorno soggiornando presso uno degli alberghi presenti in questo piccolo borgo se così si può chiamare.

Negli ultimi anni a Mondello sono sorte molte guest house, i prezzo partono dai 70 euro a notte per camera doppia con colazione, altrimenti si può optare per qualche hotel, ce ne sono diversi e molti di essi anche abbastanza lussuosi.Un buon compromesso tra prezzo, posizione e servizio è l’Hotel Conchiglia d’Oro in viale Cloe numero 9, distante dalla spiaggia circa dieci minuti a piedi, situato in una zona tranquilla e circondato da un bel giardino, ideale quindi per chi intende rimanere fuori dal caos cittadino dell’estate che porta Mondello ad essere una meta super affollata sia da locali che dai turisti che la scelgono proprio per il suo meraviglioso mare. La posizione geografica di Mondello e di tutta la Sicilia, la rende la destinazione perfetta per i viaggi fuori stagione, ottobre è un mese ottimo per godere ancora del sole caldo e dei bagni di mare ad una temperatura assolutamente confortevole, consigliata una maschera per chi desidera fare amicizia con i tanti pesci che nuotano tra le acque del litorale.

Mangiare a Mondello non è mai un problema ci sono ristoranti di pesce, pizzerie e gastronomie dove trovare di tutto e per tutti i gusti in termini di cucina locale, unico inconveniente se si viaggia da queste parti in autunno e che alcuni piccoli negozi di alimentari o supermercati potrebbero essere chiusi anche se sono sempre reperibili beni di prima necessità come pane, frutta fresca e bevande varie. Durante il fine settimana oltre ai turisti si aggiungono anche i residenti in zona e quindi la zona diventa abbastanza vivace piena anche di venditori ambulanti che fanno la spola tra la spiaggia e il lungomare, una confusione però che almeno fuori stagione non mette disagio ma solo allegria.


COME ARRIVARE A MONDELLO DA PALERMO
La maniera migliore per arrivare a Palermo è quella di prendere il bus numero 806 della compagnia locale Amat, il biglietto si può acquistare presso tutte le edicole e i tabacchi autorizzati alla vendita al costo di 1.40 per una validità di 90 minuti, in alternativa lo si può anche fare a bordo ad un costo maggiorato. Il bus parte da Piazza Crispi anche se su alcune guide si parla anche di una fermata a Piazza Sturzi,della quale però non ho certezza. Piazza Crispi si trova a circa una decina di minuti dal Teatro Politeama, le corse sono abbastanza frequenti durante tutto il giorno ed il tragitto è molto interessante perché lascia presagire la bellezza naturale della zona che non è fatta solo di spiagge e mare ma anche di sentieri ciclo pedonali da fare immersi nella natura.

Palazzo Te una fra le tante meraviglie della città di Mantova

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Il suo centro storico è sicuramente uno dei meglio conservati e pregevoli di tutta Italia tanto da meritarsi l’iscrizione tra i patrimoni Unesco, sto parlando di Mantova, una delle città d’arte più importanti del nostro paese.

Probabilmente per vedere Mantova in ogni suo angolo, con tutte le visite guidate a chiese, musei e palazzi storici ci vogliono almeno 3 giorni pieni, soprattutto se si vuole unire anche la scoperta del parco naturale del Mincio una perla questa di una bellezza straordinaria.

Monumenti da visitare a Mantova ce ne sono moltissimi tra i più famosi la Camera Dipinta, detta degli Sposi, realizzata da Mantegna ma altrettanto interessante è Palazzo Te, il cui nome lascia pensare a qualcosa di esotico legato alla famosa bevanda le cui foglie per ricavarla vengono dall’Asia e sarà forse la mia assoluta fissazione per il territorio asiatico che mi porta al cospetto di Palazzo Te, nonostante questa costruzione non sia affatto legata al tè.

Palazzo Te si trova in viale Te non proprio nel centro abitato ma a circa una quindicina di minuti a piedi partendo dalla stazione ferroviaria. Anticamente era situato su un’isola del lago Paiolo ormai prosciugato. Palazzo Te fu realizzato da Giulio Romano concepito come luogo destinato al riposo e ai vizi del principe. Questo palazzo è uno splendido esempio di vita rinascimentale la costruzione e decorazione del complesso risale al periodo che va dal 1525 al 1535 molti ambienti interni sono finemente decorati come la sala dei Cavalli le camere di Amore e Psiche, degli Stucchi, dei Giganti e la loggia di Davide. Tra gli elementi particolarmente interessanti al suo interno c’è una testa maschile laureata che sporge in un angolo della vasca di una fontana, a seguito di precise analisi storiche è venuto che fosse la ispirata al volto di Virgilio da sempre considerato un genio creativo.

Il palazzo oggi è sede di un’importante esposizione di opere civiche d’arte e di archeologia sia la struttura che le esposizioni sono visitabili ogni giorno dal martedì alla domenica dalle 9 del mattino alle 18 mentre il lunedì solo dalle 13 alle 18, ogni sabato domenica e festivi(8 dicembre, 1 gennaio e 6 gennaio) è attivo un servizio di visite guidate al costo di 8 euro a persona. Una guida esperta conduce alla scoperta di Palazzo Te, Palazzo San Sebastiano e il Tempio, la prenotazione è fortemente consigliata perché per ogni visita è consentita a sole 12 persone per volta e la durata complessiva della visita si aggira sui 120 minuti.

Ma Palazzo Te non è solo molto interessante al suo interno ma anche esternamente, circondato da un ampio parco cittadino dove i mantovani passeggiano e fanno jogging. Non so bene perché, probabilmente proprio per il parco che lo circonda ma come spesso mi accade quando sono in un posto, mi capita di rivivere emozioni che ho vissuto in passato proprio come fosse una madeleine di Proust e in questo caso specifico ho ripensato a Parigi e più precisamente ai Giardini del Lussemburgo, eppure non c’era una grande fontana davanti come a Parigi ma seduta nei giardini all’ingresso del Palazzo del Te mi sono sentita come mi sentivo in uno dei miei pomeriggi a spasso per Parigi.

Porto Istana uno dei tanti paradisi a due passi da Olbia

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La compagnia è sempre ASPO ed è a bordo dei sui bus che si possono percorrere le vie di Olbia e zone limitrofe arrivando nelle spiagge più belle del nord della Sardegna, quelle a ridosso della super famosa Costa Smeralda.
Se la spiaggia di Pittulongu è un paradiso, Porto Istana è un super paradiso inserita all’interno del Parco Marino Isola di Tavolara. Il tragitto per raggiungere Porto Istana partendo dal centro di Olbia è un pò più lungo rispetto a quello per Pittulongu di circa una decina di minuti in più.Il numero di bus da prendere per arrivare a Porto Istana è il numero 5, i biglietti al costo sempre di un euro per una validità di 90 minuti e possono essere acquistati in qualsiasi tabaccheria o a bordo con un sovraprezzo di 50 centesimi. Gli orari delle corse fino alla fine di settembre inizi di ottobre sono abbastanza frequenti, dopo diminuiscono, meglio verificare sul sito della compagnia per organizzarsi al meglio. Frequentare questa spiaggia all’inizio o alla fine dell’estate è davvero una scelta azzeccata, la gente diminuisce e si può godere a pieno di questa meraviglia della natura. Porto Istana è la fermata finale della corsa del bus. Prima di arrivare al capolinea effettua una fermata alla spiaggia delle Saline, anche questa bellissima e come quella di Pittulongu è spesso ventosa e scelta da molti appassionati di kitesurf, una particolarità delle Saline è l’ambiente naturale intorno con piccole aree lagunari che ospitano fauna locale come i molti uccelli che stazionano da queste parti.


La spiaggia di Porto Istana è abbastanza riparata dai venti e la sua caratteristica principale sono le formazioni rocciosa che hanno una colorazione pazzesca che va dal marrone al rosa, uno spettacolo naturale che conferisce al posto una nota di esotico. Sia per le Saline che per Porto Istana hanno dei piccoli lidi dove è possibile affittare lettini e ombrelloni, ma per chi preferisce stendersi con il proprio telo, piantare il proprio ombrellone o ripararsi all’ombra della macchia sarda è possibile senza problemi, la domenica si può trovare molta confusione quindi è preferibile arrivare abbastanza presto. Il piccolo sentiero che separa la spiaggia dalla fermata del bus e dal parcheggio delle auto è occupato da qualche bancarella di fortuna che vende generalmente vestiti da spiaggia, gioielli e costumi da bagno e devo dire che in alcuni casi si possono compare cose anche molto carine e per nulla banali, quindi interessante è sempre darci un’occhiata.
La visione dell’isola di Tavolara in lontananza, la sabbia chiara ma soprattutto le mille sfumature di azzurro del mare non hanno bisogno di molte parole, Porto Istana fa parte di uno dei tanti miracoli della natura che la Sardegna ha la fortuna di avere e la cosa sorprendente è proprio quella di raggiungerla comodamente in bus partendo dalla bella città di Olbia.