Poco più di un’ora e dalla bella isola di Jeju si atterra in Giappone e più precisamente a Osaka che avrò sognato non so quante volte, dai tempi in cui il treno con a bordo Licia e i suoi amici “Kiss me” frecciava rapidamente da Osaka a Kyoto, o forse da quella volta il cui “Holly e Benji”….. Insomma avete capito o almeno spero! I primi dieci, venti od anche trenta, quaranta anni sono stati segnati da questi intramontabili cartoni animati ambientati proprio nella terra del Sol Levante. E nonostante Tokyo sia sempre stata nella hit parade delle città da vedere prima o poi nella vita è a Osaka che avevo lasciato il mio cuore.
Quindi quale occasione migliore se non un viaggio in Corea del Sud per volare a Osaka in poco più di un’ora. Dall’aeroporto fino ad arrivare a Mamba Station, uno degli snodi ferroviari più importanti del Giappone, l’impresa non è stata così ardua, scelto il treno e fatto il biglietto alle macchinette ci si immerge piano piano in questa realtà fatta di alti palazzi, baie trafficate di grandi navi e insegne psichedeliche. Sono proprio le luci, i suoni e i colori a lasciarmi letteralmente senza parole ,soprattutto quelli del quartiere più famoso e divertente di Osaka: Dotonbori.
Dotonbori si trova a poca distanza dalla stazione di Namba ed appena si esce dalla metropolitana si capisce già che si è arrivati in un altro mondo, negozi, ristoranti, sale da tè e qualsiasi altra attività commerciale si avvicenda tra una galleria e l’altra fino a trovare il cartello che indica la strada per raggiungere Dotonbori, quartiere che dopo qualche giorno a Osaka diventerà per noi tappa fissa dopo ogni giro in città e fuori dalla città.
La prima cosa che cattura la mia attenzione è il grosso granchio luminoso che altro non è che l’insegna del ristorante Kani Doraku una vera istituzione per i locali ed anche i turisti che si fermano prevalentemente per fare un mucchio di foto. Lo street food in questo quartiere di Osaka è davvero il suo fiore all’occhiello soprattutto se siete amanti del pesce, servito in tutte le salse ed in tutti modi che al contrario di quello che noi occidentali possiamo pensare non si utilizza solo per preparare il sushi o il sashimi. Peccato che per chi come me è vegetariano trovare qualcosa di adatto da mangiare è veramente un’impresa non da poco considerato che anche molte zuppe vegetariane hanno come base brodo di pesce, per fortuna mia però esiste il miso, le alghe e il matcha, oltre alla possibilità di trovare anche qualche involtino di riso con solo ripieno di verdura.
Dotonbori si sviluppa intorno al fiume omonimo e nel corso del tempo questo quartiere si è esteso tanto da diventare il fulcro del divertimento di tutta Osaka. Non sò per quale strano motivo il primo colpo d’occhio su questo grande canalone in cui scorre il fiume, con ai lati ristoranti e alti palazzi ha richiamato alla mia mente i Navigli di Milano, non che ci siano delle vere somiglianze architettoniche, almeno nei palazzi che lo circondano ma per la presenza di gente che, soprattutto a fine giornata riempie questa zona di allegria. Per chi non vuol perdersi la visione di Osaka dall’alto consiglio di fare un giro sulla ruota panoramica a forma ellittica specie al tramonto per rendersi ben conto di quanto la città sia estesa, l’ingresso alla ruota panoramica costa circa 8 euro circa. Oppure si può scegliere un bel giro in battello per godersi la visuale, altrettanto affascinante dal basso, le imbarcazioni partono ogni trenta minuti ed il costo è pari a circa 10 euro a persona. Esiste inoltre anche la possibilità di fare biglietti cumulativi con altre attrazioni cittadine come ad esempio con il meraviglioso castello di Osaka, altra meta imperdibile della città di Osaka, soluzione però congeniale solo se si conosce il giorno preciso in cui si visiteranno le attrazioni e l’orario d’accesso.
Ultima cosa non meno importante da fare a Dotonbori è quella di andare a caccia di manga e personaggi dei cartoni animati. Ci sono interi centri commerciali dove perdersi per ore dedicati ai beniamini delle serie animate(io sono a dir poco impazzita per cercare di trovare la fascia di Naruto per mio fratello)ma la cosa più divertente è che potrete trovare manga viventi in giro per le strade di Dotonbori, ragazzi o ragazze talmente appassionati del genere animato da vestire e acconciarsi come uno di loro, una consuetudine molto frequente non solo a Osaka ma in tutto il Giappone che mi ha fatto ancora di più apprezzare questa terra che lascia liberi di esprimersi e di essere quel che si vuole, proiettati al futuro certamente ma anche con un occhio di assoluto rispetto verso le radici storiche.
-

-

Curiosare ed assaggiare le cucine locali è una condizione essenziale per conoscere un luogo ma devo ammettere che non sempre per chi è vegetariano come me è sempre semplice scoprire delle ricette gustose senza carne o pesce. La cucina sarda così come quella di altre regioni d’Italia si basa spesso sulla combinazione di ingredienti semplici e le ricette in alcuni casi possono essere semplici da riproporre a casa, come il Pane Frattau.
Il Pane Carasau in Sardegna è una vera istituzione, una sfoglia sottilissima di forma rotonda che si conserva anche per lunghi periodi, preparato anticamente dalle donne sarde per i mariti che ogni giorno si recavano al pascolo. Questo pane non è l’unico lievitato che si produce in Sardegna che anzi annovera una bella tradizione di pani realizzati secondo antiche ricette, per fortuna ancora salde nella cultura sarda.Per realizzare il famoso Pane Frattau, occorre procurasi il pane carasau che ormai si trova abbondantemente in tutti i supermercati.Ma cos’è il Pane Frattau? Se dovessimo paragonare la preparazione a qualcosa di più famigliare a tutta la cucina italiana potremmo pensare alla lasagna, il cui procedimento prevede l’alternanza di sfoglia e ragù ma con una differenza,il pane carasau è ugualmente gustoso ma si prepara con pochissimi ingredienti e con la metà del tempo rispetto ad una lasagna.Basta avere un bel sugo di pomodori e basilico,qualche uovo a seconda di quante persone avete per pranzo o cena,un buon formaggio pecorino da grattuggiare e ovviamente il pane carasau.
INGREDIENTI
⦁ pane carasau 4 sfoglie a testa
⦁ sugo di pomodoro e basilico preparato precedentemente
⦁ brodo di verdura(la ricetta originale prevede il brodo di pecora io l’ho assaggiato e rifatto nella versione vegetale ed è buonissimo)
⦁ uova
⦁ pecorino da grattugiare
PROCEDIMENTO
Se si prevede di rifare la ricetta del Pane Frattau per poche persone un’idea originale è quella di servirlo direttamente in terrine rotonde in terracotta o comunque rustiche per gratificare anche gli occhi difronte al piatto, alcuni ristoranti sardi lo servono addirittura in tegamini di rame che portati a tavola fanno davvero una bella figura.
Generalmente si utilizzano 4 fogli di pane carasau a persona ma questo dipende anche dalla dimensione della sfoglia che si acquista, io ne compro un tipo di una dimensione più o meno simile a quella delle terrine in cui lo servo.
La prima cosa da fare per iniziare la preparazione è bagnare il pane nel brodo caldo ma non troppo per evitare di romperlo anche il tempo d’immersione deve essere di pochi secondi, giusto il necessario per ammorbidire il pane. Sul fondo della terrina versate un mestolo di sugo sul quale si adagia la prima fetta di pane, nel caso in cui quelle che abbiamo trovato al supermercato siano molto grandi basterà spezzarle in pezzi più piccoli in maniera da ricoprire l’intero diametro della terrina, si procede con una generoso mestolo di sugo e del pecorino grattuggiato, quest’ultimo ingrediente può essere eliminato e sostituito con foglie di basilico fresco o con un qualsiasi altro tipo di formaggio da grattugia. Si prosegue in questa maniera fino all’esaurimento dei fogli di pane carasau.
A questo punto quando il piatto è composto preparare delle uova al tegamino o in camicia del numero pari a quello dei commensiali che avete per pranzo, disponete l’uovo sopra le sfoglie di pasta e se volete termite con una spolverata di formaggio o basilico. Io personalmente preferisco metterci l’uovo al tegamino perchè mi sembra di portare il sole in tavola, il sole caldo e avvolgente di una terra straordinariamente genuina come la Sardegna. -

Scoprire la Sardegna in inverno o comunque nei periodi dell’anno in cui le temperature non sono ideali per i bagni in mare può riservare sorprese interessanti e dare la possibilità di amare la Sardegna non solo per le spiagge mozzafiato ma anche per le sue città, come quella di Olbia, considerata spesso solo come la via d’accesso per la Costa Smeralda da cui dista pochi chilometri. In realtà Olbia è una città molto interessante che può diventare la meta ideale per un fine settimana fuori stagione, grazie alla possibilità di raggiungerla con un volo aereo di poco più di un’ora a dei costi molto accessibili.
- La prima cosa da fare quando si arriva ad Olbia è sicuramente una bella passeggiata nella zona portuale e più precisamente nel Porto Vecchio una zona molto curata dove sorge anche il Museo Archeologico, purtroppo chiuso durante la nostra permanenza in città per lavori di ristrutturazione. La collezione ospitata in questo museo mette in luce quanto nel passato di Olbia ci siano segni di civiltà greca, fenicia e ovviamente romana. Inoltre se si capita ad Olbia entro la metà di ottobre si può anche salire sulla ruota panoramica di Olbia, alta ben 36 metri dalla quale godere di una bella vista su tutto il golfo di Olbia, il costo del biglietto per adulto è di 8 euro mentre 5 per i bambini fino ai 12 anni.
- Attraversando la strada e lasciandosi alle spalle il porto in direzione centro cittadino si continua la passeggiata sul viale più famoso della città, Corso Umberto , la via dello shopping ed anche della vita turistica della città di Olbia. Questa strada tutta pedonale è un susseguirsi di negozi, alcuni anche molto prestigiosi, ristoranti e caffetterie dove, specialmente in estate, si concentrano i turisti.
- Uno degli aspetti più originali ed interessanti della città di Olbia sono senza dubbio i suoi murales, veri e proprie opere d’arte realizzate in diversi angoli del centro, uno fra questi è sicuramente Piazzale Bardanzellu qui vi è l’ingresso di un parcheggio per automobili ed è proprio ai lati delle pareti d’ingresso che si possono ammirare alcuni dei murales più belli della città i cui soggetti lanciano un messaggio sociale come quello della deforestazione a discapito del fragile sistema faunistico delle più importanti foreste pluviali del pianeta. Altrettanto interessanti i murales che si trovano in Piazza del Mercato, tra l’altro un bell’angolo di Olbia. Oltre ai murales interessanti sono anche le sculture sparse nel centro storico sempre con un intrinseco messaggio sociale, come quella in Corso Umberto che rappresenta il mare realizzato con bottiglie di plastica con al centro una piccola barca a vela.
- Uno degli edifici religiosi più importanti di Olbia e di tutta la zona è la Basilica di San Simplicio poco distante dal centro storico, la chiesa più visitata anche turisticamente il cui ingresso è consentito a fronte di un biglietto al costo di 4 euro. Ma se San Simplicio è un edificio maestoso che deve essere visitato, l’angolo più intimo e mistico di Olbia è la chiesa di San Paolo, una piccola chiesetta nel centro storico dove al mattino le donne recitano il rosario con il capo coperto da un copricapo come accadeva in passato nella tradizione cristiana, usanza che con il tempo è passata in disuso.
- Ultimo angolo assolutamente imperdibile quado si visita Olbia è il polmone verde di Olbia, il Parco Fausto Noce, in via Savona, non troppo distante da San Simplicio e da Viale Aldo Moro un arteria molto trafficata di Olbia dove trovare negozi di ogni genere e soprattutto ristoranti locali dove mangiare vera cucina sarda. Questo parco è davvero piacevole soprattutto al mattino presto quando si trovano solo appassionati di corsa e camminata. Poco distante, in via Luigi Galvani si trova un supermercato Conad dove potrete acquistare pane e formaggio di pecora realizzati in zona, i prodotti ideali per fare un bel pic nic all’ombra dei grandi alberi.
-

“Andiamo ma potremo passare giorni interi all’interno della stazione di Kyoto? Non pensarci nemmeno“…. Questa era la risposta che davo al mio compagno quando mi diceva che alla stazione dei treni di Kyoto avrebbe addirittura voluto passarci giornate intere.
In effetti la stazione dei treni di Kyoto è da inserire di diritto tra le attrazioni da non perdere assolutamente durante una vacanza in città. Molti pensano che sia impensabile starci giornate intere ma abbiamo conosciuto viaggiatori che davvero hanno dedicato alla visita della stazione di Kyoto giorni interi e devo dire che anche noi vi abbiamo trascorso molto tempo. Questo snodo ferroviario, oltre ad essere il secondo per ordine di importanza in Giappone è davvero una piccola e futuristica città che non ha neppure lontanamente le sembianze di una canonica stazione dei treni.
Decisamente in contrasto con l’anima antica di Kyoto la sua stazione, aperta al pubblico nel 1997,è il frutto di un grande lavoro di design avveniristico che ha sostituito la vecchia struttura del 1877 con un enorme tetto in vetro sorretto da travi in acciaio che simboleggiano la città e il suo reticolo stradale. Oltre ad essere l’hub principale di Kyoto, è un vero e proprio centro commerciale dove mangiare, bere, fare shopping o riposarsi in hotel, visto che dalla stessa si può accedere a strutture ricettive in grado di soddisfare tutti quei viaggiatore senza problemi di budget.
Partendo da Osaka e più precisamente dalla Yodobashi station, nel cuore della città, si arriva alla stazione centrale di Kyoto prendendo la Keihan Line, il viaggio dura una cinquantina di minuti ed il costo è di 410 Yen, l’equivalente di 4 euro città. La linea Keihan si divide in express e local con quest’ultima i tempi di percorrenza aumentano di tanto. Noi abbiamo optato per la linea locale rientrando ad Osaka e non ci aspettavamo di metterci così tanto tempo in più rispetto alla express ma devo dire che è stato piacevole perché il treno ferma anche in stazioni così piccole che sembrano farsi largo tra montagne e alti alberi.
La stazione di kyoto si divide idealmente in due parti,una a nord sul lato della Kyoto Tower, altro simbolo di modernità della città e l’altra a sud che si affaccia su di un lato della città più tranquillo. Davanti all’uscita nord, quella sul lato della Tower, si trova un grande piazzale dal quale partono i bus verso le principali attrazioni cittadine e la zona delle Geisha, noi abbiamo scelto di farcela a piedi fino al famoso Gion(quartiere Geisha) e devo dire che è davvero lunga, strade e strade interminabili dove si ha sempre la sensazione di non arrivare da nessuna parte.
Comunque dopo i giorni trascorsi a Kyoto devo dire di essere concorde con il mio compagno di viaggio: la stazione di Kyoto deve essere assolutamente vista e rivista anche più volte, perché il Giappone è anche questo, modernità e tradizione che viaggiano all’unisono in un unico battito di cuore.la futuristica stazione di Kyoto -

Quando pensavo al Giappone pensavo a due cose in particolare: la prima l’arcipelago di Okinawa e il secondo il sito di Fushimi Iniri, purtroppo nel mio primo e per ora unico viaggio nella terra del Sol levante, non sono riuscita e visitare entrambi i luoghi ed ho scelto di volare nella città di Osaka che, devo ammettere, avevo più desiderato di visitare della famosa Tokyo, per poi raggiungere in treno Fushimi Inari.
Il santuario di Fushimi Inari è dedicato al Kami Inari e si trova nella città di Kyoto, su di un’altura a circa 230 metri sul livello del mare. Fushimi Inari è uno dei templi più visitati del Giappone ed un pellegrinaggio da queste parti è considerato benevolo verso gli affari, quindi la tradizione vuole che molti commercianti o imprenditori arrivino qui per invocare benevolenza verso il lavoro, infatti ognuno dei tori che compongono il sito di Fushimi Inari sono stati donati da aziende giapponesi.
Il tempio di Fushimi Inari compare praticamente su tutte le guide locali e non ci sono tour del Giappone che non includano questo luogo immerso nella natura che lascia senza parole al primo sguardo.
Spostarsi con i mezzi pubblici in Giappone può a prima vista sembrare un azzeccagarbugli di treni e bus indistricabile ed invece capite alcune cose e fatte le giuste considerazioni, diventa abbastanza facile e non così costoso come si è sempre abituati a pensare riferendosi al Giappone.
In Giappone il sistema di trasporto è coperto da diverse compagnie private quindi può capitare che per raggiungere un posto predefinito ci si possa trovare difronte a più possibilità come accade anche per Fushimi Inari, la scelta di un percorso rispetto ad un altro può dipendere da diversi fattori: il tempo a disposizione, la soluzione più risparmiosa o anche la posizione da dove si parte da Osaka. La visita di Fushimi Inari è fattibile anche in giornata direttamente da Osaka oppure da Kyoto che merita assolutamente di essere visitata. Personalmente noi abbiamo preferito fare a base a Osaka, città che peraltro abbiamo amato moltissimo e poi ci siamo spostati in treno verso diversi siti limitrofi.
La fermate dei treni corrispondono ad un numero, quindi non ci si può sbagliare qualsiasi sia la compagnia di treno scelta. Per arrivare a Fushimi Inari bisogna prendere la Keihan Railways identificata con il colore verde e che porta fino a Kyoto,la direzione da scegliere è Sanjo e lungo questa linea si trova proprio la fermata di Fushimi Inari dalla quale il tempio dista poco ed è raggiungibile a piedi seguendo le indicazioni sui cartelli.
Il biglietto per la Keihan Railways fino a Fushimi è di 410 yen circa 3.50 euro e la durata del viaggio è di 50 minuti. I biglietti si fanno alle macchine automatiche e l’operazione è molto semplice perché basta guardare il numero della fermata dove scendere ed in base a quello si paga la tariffa corrispondente. La macchina self service è disponibile anche in lingua inglese e il personale è sempre disponibile ad aiutarvi e presente almeno nelle fermate principali.
Una volta arrivati a destinazione basta seguire la corrente, cominciare ad intraprendere la strada che passa sotto i tori e scattare un mucchio di foto, il percorso base che ovviamente si fa a piedi salendo di quota,dura una ventina di minuti ed include anche la sosta su di una piccola terrazza panoramica che permette di godere di un panorama sulla sottostante Kyoto che è davvero una città estesa.
Devo dire che nonostante non sia sempre facile percorrere un passo senza avere orde di turisti alle spalle,Fushimi Inari toglie il fiato, il misticismo del luogo si mescola con la natura che fortunatamente per il Giappone ed i giapponesi è ancora un bene da preservare e da rispettare. -
Quando si parla di Olbia la si associa immediatamente alla Costa Smeralda, si arriva in aeroporto o direttamente con la nave e il più delle volte neppure ci si ferma,si sale a bordo dei bus verso le più gettonate località turistiche o si guida verso nord in direzione delle spiagge più belle della Sardegna.
In effetti le spiagge e la natura intorno ad Olbia sono belle da togliere il fiato, natura allo stato puro, paesaggi da sogno che nulla hanno da invidiare alle località più esotiche del mondo.
Però il peccato vero è non fermarsi a Olbia che non è affatto una città banale, anzi una cittadina ricca di emozionanti scoperte ed una fra queste è la Chiesa di San Paolo.
La chiesa di San Paolo è stata eretta nel XVIII secolo è situata in pieno centro in Piazza Civitas,a ridosso delle principali vie dello shopping dove si fermano prevalentemente i turisti in arrivo o partenza. La caratteristica che salta maggiormente agli occhi arrivando nei pressi della chiesa di San Paolo è la sua cupola colorata, la sua struttura è rettangolare con tre cappelle che conferiscono alla struttura una forma a croce.La chiesa è stata costruita sulle rovine di un tempio romano dedicato ad Ercole. Il suo campanile è quadrato e realizzato interamente in granito mentre la sua cupola risale al 1939 e la sua colorazione è ottenuta grazie al rivestimento in maioliche policrome.
L’interno della chiesa è in stile barocco e grazie alla mano di Alberto Senna si può godere della visione di affreschi raffiguranti la Resurrezione ed altre scene di vita religiosa.Al mattino all’interno della chiesa di San Paolo si può assistere a delle funzioni religiose e la cosa che più mi ha sorpreso e che per un’attimo non mi sono sentita in Italia.Le donne con il capo coperto,intente a recitare il rosario in latino con una tale enfasi,mi hanno talmente emozionata da farmi sentire il desiderio di unirmi (almeno mentalmente) alla recitazione di quel mantra così carico di sentimento.
Altro simbolo religioso di Olbia è la Basilica di San Simplicio in via Fausto Noce, alla quale però si accede a fronte di un biglietto di 4 euro e nonostante la chiesa sia molto bella e carica di storia è anche il luogo,anzi forse l’unico,posto che i turisti un pò meno frettolosi si fermano a visitare per le classiche foto di rito ad una delle tante bellezze architettoniche d’Italia ma che forse perde un pò di quell’imperdibile misticismo che pervade la chiesa di San Paolo in assoluto il mio posto del cuore nella bella città di Olbia. -

Per molti è inaccettabile, altri non vogliono solo perdere tempo,per me invece non c’è viaggio senza spostarsi con treni, bus e talvolta gambe. Si perché quello che per altri è libertà per me è prigionia,quindi i mie viaggi sono sempre macchina free e se anche questo non mi consente di arrivare in tutti i posti che vorrei visitare o che gli altri suggeriscono di visitare, poco importa,perché probabilmente a bordo di un bus scalcinato,con il naso appiccicato al vetro polveroso,avrò visto qualcosa di interessante o poco interessante, che mi avrà costretto a vivere il qui ed ora.
Se si sceglie di utilizzare il bus tutti i giorni per raggiungere le spiagge vicino ad Olbia,consiglio di acquistare un’abbonamento impersonale settimanale, un biglietto giornaliero o un carnet di 12 corse della compagnia Aspo, l’azienda di trasporti locale.Il sistema è abbastanza organizzato e ad ogni fermata un video display mostra il numero della linea in arrivo ed in quanto tempo è previsto l’arrivo. Noi abbiamo optato per un biglietto giornaliero del costo di 2.80 euro solo quando sceglievamo in una giornata di andare in due spiagge differenti,sia al mattino che al pomeriggio rientrando in città per pranzo e piccola pennichella. Anche il carnet di 12 corse al prezzo di 10 euro è un prodotto abbastanza interessante dal profilo economico,a differenza del biglietto giornaliero che ha una validità di 24 ore dall’obliterazione,non ha vincoli di tempo ed è ideale se si decide di prendere il bus a giorni alterni. Qualsiasi sia la tipologia di titolo di viaggio che si desidera acquistare basta rivolgersi alle edicole che,oltre a venderli sono anche molto esperti di bus e sempre pronti a darvi informazioni,con la proverbiale gentilezza che caratterizza il popolo sardo.Ad ogni modo il singolo biglietto costa solo un euro ed ha una validità di novanta minuti,lo si può acquistare anche direttamente a bordo spendendo 50 centesimi in più.I prezzi non cambiano neppure se la destinazione di arrivo o partenza è l’aeroporto di Olbia la cui distanza dal centro è di 10 chilometri e le corse sono molto frequenti sopratutto durante il periodo estivo fino alla fine di settembre. Importante però ricordare che una volta scesi dall’aereo la macchinetta per fare i biglietti dei bus si trova nell’area arrivi vicino al punto informazioni dove si può anche prendere una mappa gratuita della città di Olbia.La fermata dei bus numero 2 e numero 10 per il centro di Olbia si trova,insieme a quella degli altri pullman che partono dallo scalo verso le località più gettonate della Sardegna.
E quindi a bordo di un bus che ogni giorno partendo dalla bella città di Olbia siamo andati alla scoperta di alcuni paradisi a pochi chilometri di distanza dal centro.Il primo obbiettivo era la spiaggia di Pittulongu nella parte nord occidentale della Sardegna incastonata tra l’area marina protetta della Tavolara e la famosa Costa Smeralda.Nota anche con il nome di Puntale Lungo o semplicemente la Playa è una degli arenili frequentati dagli olbiensi visto che non solo dista 8 chilometri dalla città,ma si raggiunge comodamente con la linea del bus numero 4.
Sul sito della compagnia Aspo sono disponibili gli orari dei bus da scaricare bisogna calcolare che passa una mezz’ora, un’ora o anche molto più tra una corsa e l’altra e si riesce ad avere tempo sufficiente per trattenersi il tempo necessario per godere di questo piccolo paradiso,l’ultima corsa è intorno alle 19 ed è spesso anche molto affollata,non solo di turisti,ma anche di ragazzi di colore che tutti i giorni fanno la spole città spiaggia per vendere la loro mercanzia,fatta di teli mare, costumi, vestiti, libri e molto altro ancora, uno spaccato di vita locale a portata di bus.
Il giorno in cui abbiamo visitato la spiaggia di Pittulongu il cielo era coperto da nuvoli ed in lontananza sull’isola di Tavolara si abbatteva un forte temporale, il vento era abbastanza forte,nonostante le temperature settembrine fossero ancora perfette per un bagno in mare quindi in quell’occasione ci siamo goduti lo spettacolo del cielo, del mare e dei surfer impegnati a cavalcare le onde, perché va detto che questa spiaggia essendo spesso ventilata e quindi ideale per gli sport a vela. Pittulongu è una spiaggia non troppo estesa ma sufficiente per ospitare qualche lido attrezzato e molto spazio per chi vuole starsene steso con il proprio asciugamano e magari approfittare del bar del bagno per un caffè o un gelato, ovviamente non essendoci concorrenza,i prezzi anche solo per un caffè sono lievitati ma poco importa perché l’atmosfera è davvero magica anche quando il sole è coperto dalle nuvole ed il vento ne fa da padrone. -

Ravenna è una città dell’Emilia Romagna famosa,anzi famosissima,per i suoi mosaici tanto da essere inserita tra i patrimoni dell’ Unesco proprio per il valore artistico di tali creazioni. Il Mausoleo di Galla Placidia, il Duomo, Sant’Appolinnare Nuovo sono solo alcune delle cose da visitare assolutamente a Ravenna ma esistono anche monumenti o attività che esulano dal giro classico di Ravenna ma che meritano altrettanto attenzione:
1. A pochi metri dalla stazione dei treni di Ravenna si trova un piccolo gioiello architettonico(oltre che la mia chiesa preferita di Ravenna):la Basilica di San Giovanni Evangelista eretta nel V secolo dall’Imperatrice Galla Placidia. Questa bellissima chiesa è circondata da un bel giardino con aiole curate e piene di fiori.Al suo interno si compone di 3 navate realizzate in epoche differenti, molti dei mosaici che decorano la chiesa sono andati persi durante alcuni bombardamenti aerei del passato,mentre il campanile in stile gotico, datato X secolo,svetta imponente sul resto della costruzione. Ma la cosa che maggiormente colpisce di questo luogo di culto è senza dubbio l’esposizione ai lati della chiesa,di pezzi di pavimento che sono qui stati appesi dopo essere stati recuperati, i soggetti di queste vere e proprie opere d’arte sono prevalentemente personaggi fantastastici tratti da romanzi cortesi dell’epoca. L’ingresso è gratuito e se si arriva in macchina non sarà difficile trovare da parcheggiare nelle vicinanze.
2. Proseguendo dalla basilica di San Giovanni Evangelista si arriva in Piazza del Popolo,una delle piazze più belle di Ravenna dove sorge il Palazzo Comunale. Il Palazzo Comunale è costituito da due edifici contigui,Palazzo Veneziano e Palazzo Merlato, uniti da un voltone detto Cavalcavia che si apre su Via Cairoli, bellissima strada con piccoli negozi e qualche bar.Piazza del Popolo,su cui si affaccia il Palazzo Comunale,era il fulcro del potere cittadino e con la costruzione di Palazzo Veneziano avvenuta con l’insediamento dei veneziani in città,viene ampliata e selciata.Al Palazzo Comunale si accede attraverso uno scalone di pietra d’Istria al termine del quale si trova la Sala Preconsiliare, oggi utilizzata per la celebrazione dei monumenti e altri eventi istituzionali.
3. Un bel giretto al Mercato Coperto di Ravenna è obbligatorio in qualsiasi giorno dell’anno. Questo mercato si erge là dove nel V secolo c’era il fulcro delle attività commerciali della città. Il mercato Coperto di Ravenna così come appare attualmente è frutto di un lavoro architettonico certosino, un tempo c’era una pescheria che fu in seguito demolita e pian piano diede vita alla struttura esistente.Oggi oltre a contenere un supermercato coop ospita diversi ristoranti e negozi che propongono la vendita di prodotti locali.
4. Nel cuore di Ravenna, in via IV Novembre esiste una piccola pizzeria al taglio di nome Alice Pizza aperta sette giorni su sette che propone pizza farcita in mille gusti diversi. Oltre a preparare una pizza davvero fantastica nonostante sia cotta in forno elettrico, Alice pizza, utilizza nel suo impasto pochissimo lievito, peraltro madre, che diventa ideale anche per chi come me non digerisce facilmente l’impasto della pizza tradizionale, poichè questo resta molto leggero. Si può decidere di farsi preparare un vassoio con diversi gusti di farciture, quello solo con pomodoro fresco, olive nere e basilico è senza dubbio uno dei migliori se si è vegetariani,in alternativa si può anche optare per i gusti più classici. Il prezzo è nella norma e stabilito in base al peso della pizza scelta. All’esterno del piccolo locale ci sono a disposizione dei clienti un pò di tavolini dove sedersi a mangiare la pizza.
5. Ravenna però non è solo arte ed a pochi chilometri dalla città si può trovare un bel mare, o meglio un ambiente marino molto distensivo, perché nonostante i colori di questo tratto di mare Adriatico non siano di certo da cartolina a Marina di Ravenna si può vivere la vita all’aria aperta fermandosi nella lussureggiante pineta di Ravenna a pochi passi dal mare. In questa pineta ci sono percorsi ed aree attrezzate anche per fermarsi a fare una pausa pranzo o semplicemente a ritrovare il benessere fisico e mentale che solo la natura può offrire. La pineta è meravigliosa durante tutto l’anno per i suoi profumi, i suoi colori e con l’avvento della bella stagione diventa il luogo migliore dove fare sport.Non distante dalla stazione dei treni ferma il bus numero 70 della compagnia di trasporto locale che vi conduce a Marina di Ravenna in circa 15 minuti spendendo pochi euro.Prima di concludere la vista di questa Ravenna insolita ci sta un piccolo giretto al giardino Rasponi, un orto botanico molto curato dove crescono anche erbe aromatiche, l’atmosfera di questo giardino che rimane all’incrocio tra via Rasponi e via Guerrini, un angolo di verde ad accesso gratuito dove sedersi anche a bere un aperitivo.
-

Ho assaggiato la mia prima Cecina durante un viaggio a Pisa anche se solo dopo ho compreso di aver assaggiato una cecina in Liguria che portava il nome di Farinata ed una anche a Palermo che si chiamava Panella, devo dire tutte un pò diverse dalla Cecina pisana ma tutte con un comune denominatore:la farina di ceci.
La Cecina è una torta cotta al forno e realizzata con la farina di ceci ed è davvero impossibile non trovarla nelle pizzerie o nei panifici toscani, è un pò come la piadina romagnola si accompagna a tutto e va bene a qualsiasi orario.Io personalmente l’ho mangiata presso la pizzeria l’Arancio, in via Arancio 1, nel cuore della centro storico di Pisa, un locale semplice ma che prepara pizza e altri piatti con l’utilizzo di materia prima a chilometro zero.
La Cecina è un piatto davvero stuzzicante ideale da farcire con formaggi stagionati, salumi oppure semplice, servita calda e con tanto pepe in superficie.
Ovviamente al rientro dal mio viaggio a Pisa ho voluto provare a replicare la Cecina in casa e devo dire che il risultato non è stato niente male,provare per credere!
RICETTA CECINA PER UNA TEGLIA DA 39 CENTIMETRI
INGREDIENTI
⦁ 600 ml acqua a temperatura ambiente
⦁ 180 g di farina di ceci
⦁ 80 ml olio d’oliva
⦁ 8 g di sale fino
PREPARAZIONE
Mettere la farina di ceci in una ciotola capiente,unire e versare l’acqua poco alla volta in modo che non si formino grumi,mescolare con vigore a mano o con una frusta elettrica, l’impasto risulterà schiumoso e liquido è così che deve essere, lasciarlo riposare coperto per circa 3 ore in modo da assicurarsi una riuscita perfetta.Foderare la teglia,meglio se in ghisa, o alluminio se non ne disponete una, di carta forno,versare l’olio e successivamente il composto di ceci. Preriscaldate il forno a 200 gradi e cuocete per una ventina di minuti, fino a quando non si forma una bella crosticina croccante in superficie, sfornate spolverate con pepe e servite caldissima.
Un suggerimento per la perfetta riuscita del piatto è quello di utilizzare ingredienti biologici o comunque di qualità per esaltare un piatto che vede la sua bontà proprio nella semplicità, la Toscana non delude mai, neppure a tavola. -

Siamo ormai al 23 Agosto 2020 un anno che per tutti i viaggiatori ha rappresentato inevitabilmente uno stop a causa di un mostro invisibile:
COVID-19
tutti ti dicono ma viaggia in Italia e ok ci sta perché se il viaggio è la tua vita ami e apprezzi anche ciò che hai sotto casa e che fortunatamente ho imparato a non dare più per scontato. Ma svogliando l’album dei ricordi mi vengono in mente posti insospettabili dove sebbene io non abbia passato molto tempo hanno lasciato in me un ricordo molto intenso che neppure io so spiegarmi il motivo.
Partiti da Playa del Carmen in Messico alle 8 del mattino a bordo di un niente male bus della compagnia Ado abbiamo intrapreso un viaggio in direzione Chetumal, una piccola cittadina messicana al confine con il Belize nella quale sostiamo una sola notte prima di prendere un traghetto con destinazione Cayo Caulker in Belize.
Chetumal è la classica e sonnolente località che uno si aspetta di trovare in Messico, lontana dalle rotte turistiche, chi arriva fin qua giù lo fa per due ragione: la prima proseguire verso il Belize, nostra destinazione finale del viaggio e motivo per il quale arriviamo a Chetumal, o andare alla scoperta della laguna di Bacalar,un lago di acqua dolce lungo 42 chilometri per 2 di larghezza, un posto a detta di chi l’ha visitato incantevole con un’acqua limpida dalle mille sfumature e una natura generosa a far da contorno.
Avremmo probabilmente potuto prendere le barca per il Belize il giorno stesso al nostro arrivo considerato il fatto che il bus partendo al mattino tra le 7 e le 8 arriva alla stazione di Chetumal dopo 6 ore in tempo quindi per prendere un taxi verso il porto e raggiungere il giorno stesso la meta. Però la mia passione per quei posti che tutti definiscono poco interessanti o solo di passaggio ebbe la meglio e così la scelta di prendere per una notte una camera in uno dei pochi hotel del centro ad un costo neppure tanto economico rispetto alla media degli hotel in Messico, circa 100 euro per una camera doppia senza neppure la colazione ma al centro di quella, si fa per dire “movida” messicana.
Chetumal è la capitale dello stato Quintana Roo una città fondata dai marinai che lega la sua importanza all’acqua considerato che la baia adiacente alla città è percorribile in barca e permette incontri molto particolari come il nostro con una bella e grossa iguana rossa che,incurante della nostra presenza e quella di altre persone che passeggiano nella zona del porto ci ha superato a pochi centimetri di distanza per mettersi al fresco sotto un albero.
Le alternative per la cena a Chetumal sono abbastanza e assai interessanti considerato il fatto che proprio a Chetumal abbiamo consumato il pasto più buono di tutta la nostra permanenza in Messico. Una pietanza semplice fatta di riso, fagioli neri,stufato di Tapioca per me e pollo e purè di patate per il mio compagnoil tutto completato da un sorso di Tequila, liscia senza ghiaccio e fredda al punto giusto.
Non so neppure io che cosa suggerire di fare esattamente a Chetumal perchè la città a parte un paio di musei non ha molto da offrire sempre che per voi non sia già abbastanza incontrare la natura senza dovervi spostare dalla città o mangiare da nababbi spendendo davvero poco.
Il giorno dopo si riprende il viaggio direzione Cayo Caulker anche se i controlli prima di salire su quella tanto attesa barca per il Belize si riveleranno lunghi e noiosi senza parlare di quelli in ingresso verso il Belize, ma il viaggio è anche questo e forse se non fosse stato per il Covid-19 avrei perso l’occasione di parlare di un posto senza raccontarne praticamente niente.












































