Fin dai tempi del liceo osservavo esterefatta le immagini del Partenone raffigurate su gran parte dei libri di storia dell’arte,ho sempre sperato in cuor mio, di poter vedere dal vivo questa imponente costruzione, simbolo di una gloriosa civiltà, per poter immaginare come si svolgeva un tempo la vita in cima dell’acropoli.
Mi si presenta l’occasione di acquistare un volo per Atene al costo veramente irrisorio di 30 euro per andare e tornare in giornata partendo da Roma Ciampino, così decido di passare 3 giorni nella capitale, nella quale è sempre piacevole tornare sopratutto con i primi raggi di sole primaverili.
La sveglia suona quando non sono ancora le 4 del mattino ed in batter d’occhio sono sulla prima navetta diretta all’aereoporto di Ciampino, la corsa di solito dura 50 minuti ma visto l’orario, le strade sono quasi deserte, così il bus ci mette solo una mezz’oretta.Il volo decolla puntuale e alle 10 dell’ora locale sono a destinazione,un forte vento soffia incessante appena scesa dall’aereo ma c’è un bel sole e questo mi fa ben sperare in una bella giornata.L’aereoporto è una struttura moderna e funzionale dove è possibile recuperare dall’ufficio turistico una mappa gratuita della città e della rete dei trasporti. Per raggiungere il centro città utilizzo il comodissimo treno della metropolitana, la linea blu è quella che collega l’aereoporto con la fermata Syntagma una delle principali piazze cittadine da dove è possibile partire per la visita della città. Il biglietto per questo tragitto non è economico, ha un costo di 8 euro a tratta se invece lo si fa di andata e ritorno si possono risparmiare 2 euro, la durata è di circa un’ora e fuori dal finestrino scorrono innumerevoli filari di alberi d’ulivo, alcuni hanno forme irregolari e bizzare da sembrare vere e proprie opere d’arte.Scendo in piazza Syntagma da dove è possibile osservare il palazzo del parlamento ellenico, qui alle ore 11 di ogni mattina è possibile assistere al cambio della guardia, un rituale assolutamente imperdibile se si capita da queste parti, una volta terminata questa cerimonia,sempre da questa grande piazza parte via Ermou, la via dello shopping e delle grandi firme comunia molte delle grandi città europee che ho fin ora visitato.

Trovare la strada che conduce all’acropoli è molto semplice, il sentiero che porta in cima parte dal quartiere Plaka, probabilmente uno dei posti più attraenti di tutta la città con le sue caratteristiche botteghe di souvenir e ristoranti tipici che fanno a gara per accapararsi i tanti turisti che frequentano la zona, con la loro variegata offerta gastronomica.
La scalinata per conquistare l’ Acropoli non è poi così faticosa come in molti sostengono e mi ci vogliono circa 20 minuti di tranquilla passeggiata, intervallata da qualche sosta dedicata alla fotografia. Numerosissime sono le scolaresche in visita ad Atene e inaspettatamente molte sono italiane, con le quali scambio anche qualche battuta in ricordo dei miei bei tempi scolastici ormai andati da un pò. Il costo d’ingresso per l’intero complesso è di 12 euro e per fortuna in cassa non c’è fila, ed in un batter d’occhio sono pronta per partire alla scoperta. La mia prima sosta è in un punto strategigo che mi permette di osservare il teatro di Dionisio che domina il pendio meridionale dell’Acropoli, originariamente il teatro era in legno e fu anche il luogo dove vennero messe in scena le prime commedie e tragedie greche. Sempre tenendo lo sguardo rivolto verso il basso si può ammirare ciò che resta dell’ Antica Agorà, fulcro della democrazia ateniese e dove comminarono Pericle e Socrate.Finalmente nella parte più sacra rocca svetta imponente il Partenone, che mi sembra ancora più maestoso di come l’avevo immaginato fin d’ora. Il Partenone è un tempio del periodo classico voluto da Pericle in onore di Athena Partenos, protettrice della città.Il Partenone è uno degli edifici più completi costruiti da una delle civiltà più importanti al mondo ed è questo uno dei motivi lo rende anche uno dei monumenti più studiati al mondo. Il mio grande dispiacere sta nella presenza di numerose impalcature che impediscono di godere a pieno della bellezza di questo posto, infatti dal 2012 il sito è sottoposto ad un complesso restauro volto a restituire ai marmi il loro antico splendore.

Ovviamente la vista da quassù è molto bella e spazia fino al Pireo, il grande porto della città, dove ogni giorno attraccano e salpano i numerosi traghetti diretti verso le isole e le grandi navi da crociera.
Per il pranzo non posso non concedermi la mia adorata insalata greca che però non regge il paragone con le insalate consumate sull’isola di Creta non molto tempo fa,sarà forse colpa delle olive che mi sembrano un pò rinsecchite.Avendo ancora diverse ore fino al mio volo di ritorno decido di spingermi fino alla zona portuale per dare un’occhiata ai colori del mare.Per raggiungere il Pireo è necessario utilizzare la metropolitana, poichè la zona portuale rimane abbastanza distante dal centro cittadino ma questa volta il biglietto della corsa è decisamente più economico spendo solo 1 euro e 20 centesimi per la singola corsa. Al mio arrivo purtroppo rimango piuttosto delusa scoprendo che la vista del mare è quasi del tutto nascosta dalle navi che sostano tra le banchine, mi devo accontentare di una panchina al sole dalla quale posso intravedere in lontanaza un pezzo di una delle tante isole che sono sparse nel mar Egeo.Non è ancora iniziata l’estate, quindi molte attività commerciali sono chiuse, ma la zona del Pireo merita ugualmente un passaggio ed, al contrario di ciò che si può pensare sulle aree portuali, non mi appare particolarmente degradata e tra le viuzze, a ridosso del lungomare, ci sono un paio di chiese ortodosse molto graziose

Il tempo purtroppo scorre velocemente ed ho giusto il tempo di fare una piccola scorta di dolcetti al cioccolato e grissini al sesamo, in un panificio della zona, prima di intraprendere il viaggio in metropolitana che mi riporterà in aereoporto per il mio volo di ritorno. Giornata fantastica, la città di Atene ha ampiamente superato le mie aspettative. GRAZIE GRECIA A PRESTO.
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Un bel raggio di sole illumina la mia camera al secondo piano del “Rafael hotel” di Riga, giù al piano terra fervono i preparativi per l’allestimento del buffet mattutino a base di pane, uova, formaggio e verdure miste, tra cui gli immancabili cetriolini sott’aceto, che sono diventati per me,in questi giorni, una vera e propria droga.La temperatura esterna non è poi così fredda come mi aspettavo, la colonnina di mercurio non scende mai sotto lo zero è oggi con questo pallido sole che fa capolino tra le nuvole, passeggiare per le strade di Riga è ancora più piacevole.La capitale baltica si affaccia sul mar Baltico ed il suo centro storico è iscritto tra i beni patrimonio dell’Unesco, viene chiamato dagli abitanti della città “Vegriga” ovvero città vecchia, è una vera e propria mescolanza di stili tra quello finlandese, svedese e sovietico, colori e forme inconsuete tutto ciò rende Riga una regina dello stile liberty che gli da un fascino originale e frizzante.

Carica di emozioni mi metto in cammino per raggiungere la cattedrale della natività del Cristo distante dalla mia sistemazione circa 20 minuti a piedi, durante il mio lento cammino mi fermo di tanto in tanto a sbirciare tra i cortili interni delle abitazioni e curioso tra le vetrine delle botteghe chiuse, rimango incuriosita da un piccolo negozio,pieno zeppo di gente che fruga tra montagne di panni usati e che vengono venduti a peso, una cosa veramente insolita e che non mi era mai capitata di vedere
Raggiungo la cattedrale appena in tempo per assistere alla funzione religiosa ortodossa,ovviamente è celebrata in lingua lettone e non ne comprendo una parola ma mi sento a mio agio, pervasa anche io da un grande desiderio di pregare. La cattedrale è stata costriuta nel periodo in cui il territorio lettone era controllato dal regime sovietico e la sua architettura ricorda appunto lo stile russo
Poco distante si trova il monumento alla libertà alto 42 metri e costruito nel 1935, sulla sommità è raffigurata una figura femminile che viene ancora oggi omaggiata da fiori in segno di riconoscenza per le guerre finite.
Mi trovo nel cuore pulsante della città che brulica di gente, molti negozi sono aperti anche di domenica così come il mercato coperto situato alle spalle della stazione dei treni,questo è considerato uno dei mercati più grandi d’Europa e non è difficile perdersi tra i vari padiglioni dove si può trovare di tutto,tra cibo e abbigliamento, qui è d’obbligo un piccolo spuntino a base di pica ovvero pizza.La città è molto animata e viva anche in quei posti considerati in Italia poco rassicuranti, come le stazioni di treni e autobus che al contrario sono dei veri e propri centri commerciali molto vigilati e dove non è possibile fare bivacco sul pavimento come spesso avviene nelle nostre città,qui si può fare shopping e mangiare in uno dei tanti ristoranti e self service come quello che scelgo e che serve solo zuppe appena fatte e insalate tra cui una squisita insalata russa

Sono da poco passate le 3 del pomeriggio e la mia passeggiata prosegue percorrendo la pista pedonale che costeggia le sponde del fiume Daugova che si sfocia nel freddo mar Baltico, il paesaggio è molto bello sul lato opposto noto la presenza di piccoli lidi, popolati da uccelli, che probabilmente in estate danno refrigerio ai lettoni durante le calde giornate estive
Riga è una città ricca non soltanto architettonicamente con la sua evoluzione stilistica, ma offre numerose occasioni di visitare musei come il museo d’arte, aperto solo nel 2011 e che espone opere molto prestigiose o il museo etnografico situato poco distante dalla città e che si estende su di una superficie di 90 ettari e che riproduce costruzioni rurali di tipiche case lettoni.
La chiesa di San Pietro è l’ultimo dei monumenti che decido di visitare prima di concedermi un pò di relax con una bella tazza di caffè in uno dei tanti locali del centro dove l’atmosfera è giovane e rilassata.

La mia domenica volge al termine con un pò di dispiacere all’idea di dover lasciare questa città meravigliosa che mi ha sorpreso per la originalità.L’ultima tappa del mio viaggio è Vilnius che al contrario delle sue sorelle Baltiche mi delude profondamente, il centro storico è carino ma non vi è alcuna cura e valorizzazione del territorio, la gente è più schiva e poco predisposta al dialogo con il turista, in compenso il tragitto in bus tra Lettonia e Lituania è sorprendentemente bello pieno di piccoli villaggi agresti, dove il tempo sembra essersi fermato.

Purtroppo questa intensa settimana tra le capitali del nord volge al termine, il mio volo da Vilnius a Milano decolla tra circa un’ ora ed ho giusto il tempo per riempire il mio zaino di qualche gustosa leccornia lituana, a presto nord Europa!
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La visita della città di Tallin inizia dalla collina di Toompea che racchiude il cuore storico di tutta la città consacrato come patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco.Questa collina calcarea occupa la parte centrale dellà città e la storia di questa collina è legata a quella del potere politico estone, all’interno del castello di Toompea ha sede il parlamento(Riigikogu), dove sulla sommità della torre sventola la bandiera nazionale.La vista dall’alto di questa collina è molto bella, peccato per la foschia che non mi fa scorgere il mar Baltico

Tra le vie acciottolate della città ci sono numerosi piccoli negozi di artigianato e caratteristici carretti di legno che probabilmente nelle giornate estive vendono prodotti tipici o souvenir
Proseguendo la mia passeggiata mattutina si trova la cattedrale di Alexander Nevsky, costruita tra la fine dell’800 in stile bizantino-russo questa troneggia su tutta la collina con le classiche cupole a cipolla di tradizione russa. La cattedrale fu costruita per sottolineare l’egemonia del potere russo che per lungo periodo ha assoggettato queste lontane terre baltiche.
Perdersi tra questi ciotoli antichi il mattino presto, prima che arrivino gruppi di turisti è veramente piacevole, ancor di più fare un pò di shopping tra le botteghe già aperte e che vendono oggetti di artigianato locale e prodotti alimentari di fabbricazione nazionale.
La città di Tallin è visitabile tranquillamente in una giornata tutto si snoda intorno allla piazza del municipio(Raekoja)collegata a Toompea da un breve percorso tra case colorate e piccole chiesette. Questa meravigliosa piazza è interamente pedonale, per Natale ospita caratteristici mercatini, mentre con l’arrivo della bella stagione, diventa il palcoscenico canoro di diversi gruppi musicali.Si puo’ decidere di pranzare o cenare in una delle tante enoteche della città dove ascoltare buona musica sorseggiando del buon vino. i Gli estoni,complice un incremento economico di questo piccolo stato, stanno cominciando ad apprezzare il buon vino e non è un caso che siano reperibili, in molti ristoranti, alcune delle migliori marche di vino Italiano che sta diventando sempre più apprezzato, così da aver fatto registrare alla nazione un incremento delle importazioni vinicole

Terminata la visita della città comincio a studiare la mappa per trovare la stazione centrale dei bus situata in via Lastekodu 46, la parte più nuova della città, distante dal centro storico poco più di 2 chilometri e mezzo, raggiungibile anche con i tram numero 2 o 4, io adoro camminare e quindi non faccio fatica ad arrivarci con molto anticipo sull’orario di partenza del mio bus Ecolines diretto a Riga. Il costo del biglietto per una corsa di sola andata è di 15 euro e il bus è molto confortevole e dotato di WI-FI gratuito, consiglio di acquistare con un pò di anticipo i biglietti, poichè i bus sono quasi sempre affollati. Prima di partire faccio un pò di scorte viveri nel supermercato poco distante e con una cifra di soli 5 euro compro frutta, carote già tagliate e pulite e qualche dolcetto di pasta sfoglia con crema pasticcera veramente delizioso.
La distanza tra le due città è di 300 chilometri e dura 5 ore che scorrono lente e piacevoli tra paesaggi bellissimi, il bus infatti va piano e percorre una piccola strada statale che costeggia immense distese di alberi innevati, ogni tanto costeggiamo il mare illuminato dal sole del tramonto, una goduria per gli occhi.Arrivo a destinazione puntualissima, prendo una mappa dall’ufficio turistico situato nella sala arrivi della stazione dei bus e mi avvio verso l’hotel,mi ci vogliono ben 45 minuti di cammino per trovare il Rafael hotel dove ho prenotato una deliziosa camera doppia al costo di 47 euro per due notti colazione inclusa.Ormai è sabato sera i negozi sono quasi tutti chiusi a parte un centro commerciale poco distante dalla mia sistemazione e nel quale decido di passare la serata e mangiare. Si è fatto tardi e vado a letto domani mi aspetta la visita di Riga. -
Gli zaini sono pronti al loro interno c’è tutto il necessario per provare a non sentire freddo durante questo ricco itinerario di una settimana tra le capitali baltiche che, solo da poco tempo si stanno facendo strada sul panorama internazionale: Tallin, Riga, Vilnius con incursione giornaliera su suolo finlandese.Febbraio è un mese insolito per decidere di visitare queste località per via della colonnina di mercurio che pare scendere con molta facilità ben oltre lo zero, la cosa non mi spaventa affatto anzi fa crescere in me ancora di più l’adrenalina da viaggio che sempre mi accompagna alla vigilia di ogni partenza.Arrivo con largo anticipo all’aereoporto di Orio al Serio dove alle 16 decolla il mio volo per Tallin, capitale estone, che mi accoglie con un cielo serale terso e pieno di stelle con una temperatura intorno ai 3 gradi, un freddo pungente ma assolutamente sopportabile.Con soli 3 euro e 20 centesimi acquisto direttamente a bordo due biglietti per il centro città con l’idea di scendere al capolinea nella zona del porto, da dove il mio hotel pareva distante non più di un chilometro, le mie speranze di trovarlo in breve tempo si vanificano quando mi rendo conto di essere dalla parte opposta, la gente è molto gentile e si ferma spontaneamente per darmi consigli e suggerimenti, così da decidere di seguire il consiglio di una gentile ragazza che mi indirizza verso il tram numero 2 che in meno di 10 minuti mi lascia quasi difronte il mio hotel.Ormai sono le 10 di sera e intorno al mio hotel non ci sono locali o ristoranti a parte un piccolo supermercato, ancora aperto, dove compro patate all’aglio e pane ai cereali da consumare in camera prima di un bel sonnellino ristoratore.La mattina seguente, dopo una ricca colazione salata che amo molto più della dolce e classica colazione italiana, parto a piedi in direzione porto verso il teminal A dove alle 10:30 salpa la mia nave per Helsinki capitale Finlandese visitabile giornalmente con sole 2 ore e mezza di navigazione, che scorrono piacevolmente in un ambiente confortevole.


Appena giunti a destinzione lo spettacolo che si palesa ai miei occhi è grandioso, sullo sfondo lo sky line di Helsinki intrappolato da un mare ghiacciato, immobile,il mar Baltico in questo modo non lo avevo mai visto ed è stato per me forse uno degli spettacoli naturali più belli che abbia mai visto
La città di Helsinki è austera raffinata senza un vero e proprio centro storico con lunghe strade dello shopping che di dipanano intorno alla stazione centrale dei treni. La cattedrale di Helsinki (Tuomiokirkko) è senza dubbio uno dei monumenti più fotografati dellà città, una chiesa luterana dove il colore bianco della sua struttura esterna gli conferisce maestosità, il suo stile neoclassico si ispira al Pantheon parigino, con la sua cupola , impostata su un alto tamburo,che domina il panorama dell’intera area cittadina.
A differenza di altre chiese luterane i suoi interni sono sobri quasi spogli il colore bianco domina e regna un grande silenzio. Si è fatta ora di pranzo e lo stomaco comincia a far sentire la fame così decido di raggiungere il grande mercato coperto, a ridosso del antico porto della città costellato da un numero imprecisato di piccole barche a vela e dove poco distante svetta la grande ruota panoramica che permette una visule a 360 gradi su tutta Helsinki.
Il mercato coperto di Kauppahalli è molto caratteristico si possono trovare pesce, carne e frutta, oltre a numerosi prodotti tipici non di certo a buon mercato , qui è possibile mangiare seduti in deliziosi e piccoli stand, il salmone è sicuramente uno dei piatti base della cucina finlandese, lo si trova freschissimo e lo si può gustare sia crudo che cotto e io non mi faccio scappare l’occasione di gustare degli involtini di pesce ripieni di salmone marinato insaporito con salsa di soia, piatto della cucina vietnamita che con il salmone finlandese ha un gusto fenomenale.
Infine una bella tortina salata con verdura e formaggio di capra deliziosa peccato fosse troppo fredda quasi appena tirata fuori dal frigorifero.
Nel pomeriggio proseguo il giro di questa bella città che, come la sua sorella scandinava Stoccolma, è piena di piste ciclabili e spazi verdi dove dedicarsi allo sport e alla vita all’aria aperta,il traffico è molto disciplinato e i conducenti di automobili frenano un bel pò in anticipo per dare ai pedoni la possibilità di attraversare, un bel vivere insomma, come in buona parte del nord Europa.Con mappa alla mano trovo la chiesa nella roccia (Temppeliaukio) anche questa una delle principali attrazioni della città. La chiesa, dedicata al culto luterano, è scavata nella roccia ma la luce riesce a penetrare grazie al grande soffitto vetrato che la sovrasta, qui pervade una bellissima sensazione di pace e serenità complice anche il sottofondo musicale molto rilassante. L’orario di ritorno del mio traghetto è per le 22:30 quindi ho ancora tutto il tempo per passaggiare tra le vie della città piene zeppe di magazzini e centri commerciali, la stessa stazione dei bus offre la possibilità di fare shopping e mangiare in un ambiente caldo e rassicurante dove neppure per un istante ho provato le sensazioni di insicurezza tanto comuni nelle stazioni italiane.

Rientrati a Tallin si va a letto dopo una bella birra consumata nel bar del hotel, domani ci aspetta la visita della città…….. -
New delhi è la popolosa capitale dello stato dell’India sede del governo dello stato e principale distretto economico del paese, qui hanno sede numerose aziende multinazionali che stanno spingendo questa grande città ad una crescita economica tra le più importanti del pianeta. Delhi non è considerata una meta turistica, frequentata prevalentemente da uomini d’affari che qui si recano e sostano prevalentemente per lavoro al contrario, i turisti restano al massimo una notte per poi partire alla scoperta dell’India del nord io invece decido di fermarmi a Delhi per 6 giorni per poi proseguire verso l’Uttar Pradesh e il Rajastan.
Chemsford road è la via che corre parallela alla stazione dei treni più grande della città quella dove è possibile accedere ai treni che viaggiano per il resto della regione, intorno il traffico è allucinante e assordante come in tutto il resto della città, la zona pullula di agenzie viaggio dove è possibile acquistare biglietti del treno o escursioni di ogni genere. La mia sistemazione si trova poco distante dalla stazione, nel quartiere di Parangaji, famoso ai viaggiatori zaino in spalla che scelgono questa zona per la posizione strategica ma sopratutto per i costi veramente abbordabili degli hotel, ho speso circa 15 euro a notte per una camera doppia con bagno privato, ovviamente si tratta di sistemazioni molto basiche, la mia struttura è pulita e gestita da persone fantastiche sempre disponibili e sorridenti.La zona circostante è un dedalo di viuzze strette e affollatissime dove intere famiglie vivono a porte aperte consumando i rituali giornalieri quasi tutti insieme, c’è la mamma che lava i panni sul pavimento di casa, i bimbi che fanno il bagnetto in una vecchia tinozza, gli anziani che giocano a carte intorno ad un piccolo fuoco di fortuna accesso per scaldarsi,o le vecchie signore della famiglia intente a preparare ghirlande di fiori per fare omaggio alla dea kali o a una delle tante divinità che fanno parte della religione indu’,la piu’ diffusa in India. Qui tutto sembra cosi’ distante dalla nuova Delhi di Connaught place,la parte più nuova della città,distante solo pochi isolati, dove è possibile trovare le grandi marche della moda internazionale, qui passeggiano giovani donne indiane vestite all’occidentale che si collegano ad internet in uno dei tanti caffè, fuori dai negozi ci sono tanti bambini mendicanti che ti inseguono numerosi per poterti pulire le scarpe in cambio di qualche rupia.Questa modernità mi sconvolge e preferisco tornare a quella piu’ vera, seppur puzzolente, India del Parangaji, gli acquisti si rivelano alquanto propizi poichè compro ben 8 paia di coloratissimi pantaloni sari al costo di 150 rupie ovvero poco piu’ di 2 euro, anche in italia è possibile trovarli nei negozi specializzati sull’etnico a prezzi decisamente più elevati, è inoltre possibile acquistare piccoli pezzi di artigianato locale come statuine in terracotta raffiguranti le divinità indù, in India la contrattazione è comunque alla base di ogni buon acquisto. Decido di visitare la parte antica di Delhi spostandomi con uno dei tanti tuc tuc, l’ape car tanto amato in oriente,pattuendo il prezzo dello spostamento prima di salire a bordo, purtroppo il costo aumenta una volta a destinazione e il simpatico conducente indiano mi prende ben 200 rupie dicendomi che non ci eravamao capiti, da quel momento in avanti, per evitare di essere fregata ancora ,utilizzo un sistema che si rivela vincente,un pezzo di carta sul quale scrivo, insieme al proprietario del tuc tuc ,il prezzo della corsa, da quel momento in avanti non ho più soprese e per il tragitto di ritorno spendo ben la metà del costo d’andata.Il forte rosso è uno dei monumenti principali della vecchia Delhi, costruito dall’inperatore moghul Shah Jahan il grande costruttore della dinastia,la fortezza si erge su di un grande fossato asciutto, il colore è quello del più famoso forte di Agra che per me resta più bello. Intorno a quest’area immensa è possibile trovare templi indù e mercati locali che vendono tablet pc e telefonini di tutte le marche. Sulla via del ritorno durante le tante soste dovute dal traffico convulso che mi costringono a stare stretta tra una miriade di automobili e motorini maleodoranti, il mio sguardo va su di una discarica a ridosso di un cavalcavia, in questo cumulo di rifiuti si aggirano cani e persone intente a riempire enormi sacchi con bottiglie di plastica che poi saranno portate in piccoli magazzini di raccolta dove vengono pagate poche rupie in base al peso, è probabile che quei soldi non siano sufficienti a mettere insieme la cena, scoprirò solo dopo qualche giorno che proprio fuori il mio hotel esiste uno di questi magazzini.Queste immagini di ordinaria povetà le si vede spesso in televisione ma quando le si ha difronte fanno male sopratutto se si pensa che ad esserne coinvolti siano bambini che avrebbero diritto ad un’esistenza dignitosa.
Uno degli aspetti più importanti di un viaggio in India è dato dal cibo che qui è vario e saporito forse anche troppo per noi italiani, io non mangio carne come buona parte degli indiani e adoro le spezie, quindi per me il cibo indiano è una vera e propria goloseria. L’offerta gastronomica è vastissima disponibile sia nei ristoranti piu’ convezionali che per strada dai numerosissimi venditori ambulanti, personalmente non ho mai avuto problemi con il cibo ma è bene prendere alcune precauzioni come quella di assumere dei fermenti lattici già prima di partire e di evitare sempre e ovunque di mangiare cibi crudi. La frutta è sempre stata la mia succosissima merenda, banane e arancie sono sempre reperibili nei mercati locali e non hanno alcun rischio igenico al contrario i succhi spremuti non sono sicuri poichè allungati con acqua. Il riso saltato con le verdure e i semi di coriandolo è stato uno dei miei piatti preferiti come gli aloo tikki, polpettine di patate fritte nell’olio bollente ed immerse in una salsa di curry piccantissima ma buonissima. Il chapati, pane indiano cotto nel tandoor un forno d’argilla cilindrico, è sempre accompagnato con ottime verdure e legumi, e poi non si puo’ dimenticare i samosa, un popolare snack pakistano molto diffuso in India, una sorta di fagottino fritto ripieno di verdure e spezie. Delhi è una città piena di contraddizioni caotica e inquinatissima ma merita di essere inserita come tappa fondamentale di un viaggio in India


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Ormai è mezzanotte quando il mio volo proveniente da Monaco di Baviera atterra all’aereoporto di New Delhi capitale politica ed economica dello stato indiano.
Sono anni che sognavo di fare questo viaggio e dal momento in cui ho finalmente prenotato il volo non ho fatto altro che pensare a come sarebbe potuta essere quest’India della quale in molti parlano, ma che in pochi sanno spiegare cosa sia. Purtroppo il mio spirito cambia a pochi giorni dalla partenza a causa di un lutto devastante che colpisce me e il mio compagno e che distoglie completamente la mia attenzione dai preparativi del viaggio. Dopo interminabili titubanze sul partire o meno decidiamo di intraprendere quest’avventura con uno spirito completamente diverso senza provare alcun sentimento, quasi anestetizzati.
Appena scesi dall’aereo il cartellone pubblicitario di India promozione turistica mi balza agli occhi con la sua scritta:INCREDIBLE INDIA, solo a fine viaggio potro’ capire il senzo di questa affermazione.
Il transfer dall’aereoporto, prenotato in fretta e furia,prima di partire si rivela una vera e propria fregatura nessuno si palesa a me con un cartello recante il mio nome, cosi’ un po’ stufa di aspettare mi rivolgo al servizio di taxi dove ne trovo uno disposto a portarmi in hotel per 700 rupie in due. Mi rendo subito conto che forse non si tratta di un taxi autorizzato ma di un autista con accompagnatore ,che per tutto il tragitto cerca di convincermi ad affidarmi a lui per un tour, declino gentilmente e non mi lascio spaventare da tutte le sue raccomandazioni ed esortazioni a non girare mai soli per Delhi, cosa che invece ho regolarmente fatto nei giorni a venire senza troppi problemi.Succede però qualcosa che cambia i miei programmi, il mio pseudo tassista mi comunica che non puo’ accompagnarmi in hotel poichè, a causa delle elezioni indiane, la zona di Paharganj, quella in cui si trova il mio hotel, principale base di tutti i backpackers che soggiornano a Delhi, è chiusa e che accompagnarmi a piedi sarebbe stato troppo richioso.Il tassista mi accompagna in un’ agenzia turistica che mi spaccia per un punto di ascolto per turisti dove un ragazzo, abbastanza gentile, mi fa parlare al telefono con un tizio che si finge il proprietario del mio hotel, il quale mi fa credere di essere chiuso per due giorni a causa di queste elezioni, il fine ultimo di tutto questo raggiro era evidentemente vendermi una nuova sistemazione in hotel, ma mi mostro decisa a non spendere di piu’ di ciò che io abbia speso e, magicamente mi propongono una soluzione più plausibile, cioè quella di accompagnarmi vicino l’hotel per poi proseguire con un rickshaw, la classica bicicletta con traino che porta a spasso la gente per piccoli percorsi, ovviamente il prezzo di tutti questi
spostamenti lievita , arrivando a 1200 rupie.
Finalmente arriviamo in hotel dove ci accolgono tutti con calore nonostante fossero ormai le 3 del mattino, paradossalmente mi contatta anche l’autista del transfer che avevo prenotato, dicendomi che mi aspettava ancora in aereoporto, roba da matti, vado a dormire distrutta e sconsolata pensando che l’inizio non era stato dei migliori.
Il giorno dopo ho quasi timore a mettere piede fuori dall’hotel ma ormai sono lì e di certo non sono tipa che si tira indietro alle difficoltà , l’impatto con la città è pazzesco, il traffico è allucinante, uomini e animali si spostano in mezzo a tutto questo groviglio impazzito con assoluta disinvoltura, vengo avvicinata continuamente da gente che cerca di darmi suggerimenti su strade o ristoranti, chi cerca di vendermi tour o mercanzie, chi semplicemente mi chiede soldi per mangiare.Attraversare la strada è un impresa titanica,nessuno si ferma per farti passare e si ha quasi la sensazione di venire investiti da un momento all’altro, ma sembrerà strano, dopo il primo impatto traumatico comincio ad abituarmi a tutto ciò ed anche attraversare la strada mi sembra più semplice.

Dopo i primi giorni a Delhi si parte in bus per Agra, cittadina situata nello stato dell’Uttar Pradesh, dove si trova il Taj mahal, il celebre mausoleo fatto costruire nel 1632 dall’imperatore moghul Shah Jahan in memoria della sua moglie preferita. Questa costruzione è stata inserita tra le sette meraviglie del mondo antico e la sua visione lascia esterefatti già dal primo sguardo in lontananza
Il biglietto d’ingresso per il Taj Mahal ho un costo per i turisti stranieri di 750 rupie a persona inclusivo di bottiglia d’acqua e copri scarpe necessarie per l’ingresso nel mausoleo, caramelle o cibarie sono vietate all’interno della struttura alla quale si accede dopo un minuzioso controllo su file distinte per uomini e donne. Inutile dire che la grandiosità del Taj Mahal è indescrivibile il bianco del marmo di Carrara risplende e ci si sente molto piccoli difronte a tanta bellezza, avevo visto tante foto ma dal vivo è tutto diverso non credevo fosse così grande.
Mi concedo ben due ore all’interno del complesso e dopo aver dato un’occhiata al museo che custodisce abiti e armi degli imperatori di dinastia Moghul mi godo un pò la vista del Taj seduta su di una panchina del parco circostante dove non è strano essere avvicinata da qualche scoiattolino in cerca di noccioline.
Conservando il biglietto d’ingresso si puo’ ottenere uno sconto per entrare al forte di Agra un’altra bellissima costruzione simbolo della città, fatta di arenaria rossa
Giro Agra con il tuc tuc il tipico ape car che è forse uno dei simboli piu’ famosi d’oriente, anche qui il traffico è impazzito, la vita delle persone si consuma ai margini delle strade dove mangiano, parlano, giocano a carte, accendono fuochi per scaldarsi e fare luce e talvolta dormono, poichè il numero dei senza tetto è enorme.
Lo stato dell’Uttar Pradesh non è solo storia ma racchiude anche alcuni luoghi di pellegrinaggio molto importanti per la religione induista come la cittadina di Mathura attraversata dal fiume Yamuna lo stesso che attraversa Delhi, molta amata dagli induisti perchè considerata il luogo natale di Krishna una delle divinità piu’ popolari dell’India,poco distante si trova la cittadina di Vrindavana, anch’essa associata ad episodi di vita di Krishna, oggi anche sede del ISKCON(movimento internazionale per la coscienza di Krishna).
Il Rajasthan è invece molto diverso dal punto di vista paeseggistico dall’Uttar, montagne rocciose si alternano a grandi distese di terra rossa dove ogni tanto spuntano cespugli erbosi
Questo è lo scenario che precede uno dei posti che maggiormente mi è piaciuto dell’india la cittadina di Jaipur conosciuta come ‘Pink City of India’ per via del colore rosato dei palazzi, come per esempio il palazzo dei venti’Hawa Mahal’, palazzo a 5 piani dove si aprono ben 953 finestre di piccola dimensione
Sicuramente il simbolo indiscusso di questa città è il forte di Amber un complesso di palazzi che si affaccia su di un lago artificiale, per accedervi bisogna salire una strada molto ripida che puo’ essere percorsa in jeep, come ho fatto io, o a dorso di elefante se si visita la struttura al mattino, questa soluzione a mio avviso è da escludere se si pensa che quei poveri elefanti sono sottoposti ad uno sforzo disumano.

Il viaggio in india va diviso in due parti distinte una culturale,che racchiude la storia monumentale e la sua bellezza, ed una parte che concerne il cuore e le emozioni che si provano, come quelle indescrivibili che ho provato in un parcheggio di bus mentre aspettavo di ritornare a Delhi,li ho conosciuto due fratellini di 12 e 9 anni uno dei quali, il piu’ grande solo sulla carta, poichè piccolo e minuto rispetto al fratello minore, ha rapito il mio cuore con i suoi occhioni vispi da chi sa già come va il mondo, impegnato a vendere ai turisti le sue bottiglie di acqua, per portare a casa poche rupie ma che, alla vista delle mie caramelle, ritorna bimbo, giochiamo insieme e ridiamo come si dovrebbe fare alla sua eta’mi insegna qualche parola di indu ed io mi ritrovo circondata da bambini e ragazzi che vogliono ridere e parlare con me, il mio bus riparte ed una lacrima scorre sul mio viso al pensiero di non rivedere piu’ quello sguardo intenso e triste che rimarrà per me il ricordo più bello di questa:INCREDIBLE INDIA. -
Il vento soffia forte appena scendo dal volo proveniente da Istanbul, nel cuore della notte. Il vento non mi ha quasi mai abbandonato anche per i dieci giorni successivi a Safaga. Il mio resort dista poco piu’ di 20 chilometri dalla piccola cittadina di Port Safaga, un piccolo villaggio di pescatori distante piu’di un’ora di auto dalla piu’ celebre localita’ di Hurghada una citta’ turistica tra le piu’ importanti d’Egitto.La cittadina di Safaga è una meta ancora poco conosciuta al turismo internazionale che vanta una barriera corallina ancora incontaminata e delle baie spettacolari, chi raggiunge questo piccola porzione di paradiso lo fa fa principalmente per il diving e per lo snorkeling.Il resort e il diving che ho scelto sono a gestione tedesca e non mi meraviglia scoprire che qui di italiani se ne vedono pochi, la struttura si compone di soli 40 bungalow in muratura tutti con una splendida vista sull’azzurro del mar rosso dove regna pace e tranquillita’ senza alcuna traccia di animazione tipica delle grandi strutture ricettive del mar rosso

.Qui il tempo è scandito solo dal sole che sorge molto presto e che, a gennaio tramonta altrettanto presto ,durante le ore centrali ci si puo’ godere il caldo sole che mi fa dimenticare la fitta nebbia invernale di Bologna.Il pezzo forte di questo posto è la barriera corallina alla quale si puo’ accedere direttamente dalla riva senza bisogno di alcun pontile. Da appassionata di mare non potevo non fare qualche immersione ma sopratutto dedicarmi ad una delle mie passioni piu’ grandi: lo snorkeling. La temperatura dell’acqua è freddina cosi’ da essere sempre necessario l’utilizzo di una mezza muta che mi ha permesso di restare in acqua anche per piu’ di un’ora. La barriera corallina è, per fortuna, in buona salute tranne per la presenza di enormi quantitativi di plastica che spesso nuotano con i pesci o che si incastrano tra i rami delle gorgonie.Gia’ alla prima pinnata mi rendo conto di quanto sia variegato l’ambiente marino, un piccolo branco di calamari fluttuano leggiadri tra il blu del mare, questa specie di calamaro(Sepioteuthis lessoniana) è un invertebrato che puo’ raggiungere i 36 centimetri e ha una livrea bruna,nuota veloce e cambia direzione in base alla corrente, ogni mio tentativo di avvicinamento, con la speranza di immortalarli in una foto, è vano. Continuo a nuotare lentamente cercando di guardare tutto con la massima attenzione ma sono rapita dai colori e dalla vivacita’ dell’ambiente pesci balestra, pesci pipa e pesci ago dalle livree multicolore nutano senza mostrare alcun timore per la mia presenza sembrano quasi sospesi nell’acqua.Guardo attentamente una roccia e distinguo perfettamente un pesce pietra che riposa, questa creatura è straordinaria il suo corpo è tozzo con testa e bocca molto grandi, toccarlo, seppur accidentalmente, puo’ essere in alcuni casi mortale poiche’ gli aculei che reggono la pinna dorsale sono collegate con ghiandole velenifere, ugualmente velenoso è il bellissimo pesce leone che viene chiamato anche pesce cobra o scorpione, la sua livrea è a strisce marroni e bianche, le sue pinne pettorali sono formate da raggi che in situazioni di pericolo possono drizzarsi diventando una raggiera velenosa.


I miei 9 giorni successivi mi regalano giornalmente qualche sorpresa come quella piu’ grande del mio ultimo giorno di permanenza a Safaga, l’incontro con una tartaruga marina della specie -caretta caretta- che a pochi metri da me nuota verso le profondita’ marine agitando con grazia e lentamente le sue pinne pettorali, tante volte mi era capitato di vedere delle tartarughe in ambiente controllato, ho visitato anche qualche centro di recupero per la salvaguardia di questi rettili che attualmente sono fortemente minacciati da diversi fattori, tra cui anche la presenza di sachetti di plastica, che molto spesso scambiano per meduse, cibo di cui sono molto ghiotte.Fuori dall’acqua mi concedo anche lunghe passeggiate nel deserto circostante che costeggia il mare in un’alternanza di dune e acqua che si infuocano per l’ora del tramonto ,regalando uno spettacolo naturale senza uguali, putroppo pero’ anche Safaga tra qualche hanno sara’ piena di cemento vista la presenza di diversi cantieri
e questo togliera’ quella magia che ancora si respira da queste pa -
Finalmente riesco a comprare un biglietto aereo per Istanbul spendendo 171 euro in due andata e ritorno, prezzo piu’ che vantaggioso per questa destinazione. Atterro all’aereoporto di Sahiba Gokcen alle 18 e dopo aver presentato la mia carta d’identita’ alle autorita’ doganali turche, salgo senza indugi sul bus che mi condurra’ al porto Eminonu da dove mi imbarchero’ per Kodikoy, il punto di partenza per la scoperta della Istanbul piu’ antica. Su tutte le guide turistiche di Istanbul, lette prima della mia partenza, era chiaro che il percorso tra aereoporto e citta’, in alcune ore della giornata, sarebbe potuto durare anche piu’ di un’ora a causa del traffico, ma di certo non mi aspettavo di impiegarne due di ore, faccio appena in tempo a prendere uno degli ultimi traghetti in funzione che cessano il loro servizio alle 9 di sera. la traversata serale del Bosforo mi emoziona, in lontananza si iniziano a scorgere i minareti di Aya Sofia e della Moschea Blu, è eccitante pensare a questi due continenti, quello Europeo e quello asiatico, separati soltanto da un canale. Una volta arrivati a Kodikoy prendo il tram in direzione Sultanahmet, mi sono lasciata alle spalle i grandi grattacieli e centri commerciali della Istanbul nuova che guarda ad un futuro sempre piu’ prospero fatto anche da un’incontenibile e selvaggia voglia di costruire, per apparire agli occhi del mondo citta’ all’avanguardia. 
Una volta scesa dal tram devo fare non poca fatica per trovare la mia sistemazione, chiedo informazioni a piu’ persone trovate lungo il percorso ma nonostante la loro estrema gentilezza finisco per percorrere sempre la stessa strada senza trovare l’hotel, ma per fortuna, quando ormai iniziavo ad essere veramente stanca ecco apparire la piccola insegna luminosa in un vicoletto per nulla illuminato. Il gestore mi accoglie un po’ infastidito probabilmente per il mio orario d’arrivo, ma per una spesa di soli 33 euro per due notti inclusa la colazione non sto di certo a farmi domande.La camera a differenza delle recenzioni negative lette prima di partire non è poi cosi’ male,lasciato lo zaino esco ancora giusto il tempo di mettere qualcosa nello stomaco e si va a nanna.


Il mattino sono carica pronta per partire alla scoperta che comincia proprio con la visita dello storico quartiere di Sultanahmet che è a soli deci minuti dal mio hotel, un’area molto estesa che racchiude alcuni dei simboli piu’ celebri della citta’ come la Moschea del sultano Ahmet conosciuta come Moschea Blu per via delle sue spendide maioliche Iznik che rivestono le pareti interne, piu’ di 21.000 piastrelle in ceramica dalle diverse tonalita’ di blu che creano un gioco di luce mozzafiato rendendo questa moschea una vera e propria opera d’arte, l’ ingresso è consentito fuori dall’orario di preghiera gratuitamente, basta lasciare le scarpe all’esterno in appositi scaffali, per le donne è obbligatorio il capo coperto, per me è bastato utilizzare il cappuccio della tuta che indossavo ma per chi ne fosse sprovvisto vi è un servizio preposto alla fornitura di teli per il capo.
Non riesco a smettere di guardare questa moschea è bellissima,sulla stessa piazza si puo’ osservare un altro simbolo indiscusso di Istanbul la basilica di Santa Sofia in turco chiamata Aya Sofya fu cattedrale cristiana fino al 1453 poi moschea ed infine museo dal 1935. Decido di guardarla solo da fuori e fare un po’ di foto, il suo edificio esterno è di una tonalita’ di rosa in alcuni punti un po’ sbiadita si puo’ visitare il suo interno e il museo a fronte di un biglietto di ingresso.
Decido di non entrare a visitare Aya Sofya e mi dirigo impaziente verso la Basilica Cisterna, uno dei monumenti che quasi tutte le guide danno come uno dei meno importanti, e che invece secondo me non puo’ non essere visitato, il suo biglietto d’ingresso costa 20 lire turche l’equivalente di circa 8 euro .La Cisterna Basilica è la cisterna sotteranea piu’ grande conservata a Istanbul costruita sotto il regno di Giustiniano, uno spazio di 140 metro per 70 che ospita dodici file di 28 colonne alte 9 metri e decorate in stile dorico.L’ambiente è perfettamente conservato e nelle sue acque vivono pesci enormi, uno spettacolo suggestivo e imperdibile a parer mio.


L’ora di pranzo è sempre piu’ prossima e decido di seguire il percorso del tram, che appena arrivata mi aveva condotto nei pressi dell’hotel, nel senso opposto cosi’ da tornare nei pressi del porto durante il tragitto mi fermo a sbirgiare tra botteghe di orafi e antiche ferramente che vendevano i classici pentolini per il te che qui è una vera e propria istituzione. Una volta giunti al porto trovo una serie di ristoranti che propongono menu’ per turisti ma non mi convincono e vado alla ricerca di qualcosa di piu’ autentico mi imbatto in un’imbarcazione ancorata al porto che cucina su piastra delle sardine fresche di pesca che vanno a farcire un morbido panino, semplice ma gustosissimo con l’aggiunta di una spruzzata di succo di limone. Consumo questa bonta’ seduta su di un basso sgabello in legno sotto di un telone in pastica che mi riparava dalla pioggia che inizia a scendere copiosa, questo posto è frequentato da gente del posto in pausa pranzo.


Prima di dedicarmi alla visita del Grande Bazar che lascio volutamente a fine giornata mi sposto verso la moschea di Solimano il Magnifico impiego circa una ventina di minuti dal porto. Situata sul sesto colle di Istanbul, nella parte occidentale della citta’. Il cortile esterno è contornato da splendidi e curatissimi giardini ed al centro si trova una fontana per le abluzioni sormontata da cupola.I l suo interno ha soffitti alti e colorati

ma nostante sia molto bella anche questa struttura il mio cuore ormai batte per la Moschea Blu. Il Grande Bazar è l’ultima tappa della mia intensa giornata qui si vende di tutto dai gioielli ai servizi da te oltre a spezie e le Turkish deligh una specie di caramelle gelatinose di vari gusti di cui i turchi sono ghiotti ma mi limito all’acquisto di una sola confezione di queste caramelle al gusto di melograno perchè in realta’ non le trovo cosi’ esilaranti, ma in compenso faccio scorta di te di diversi gusti. Istanbul illuminata è uno spettacolo esilarante e non posso non ritornare, per un ultimo sguardo, a Sultanhamet ma è in corso la preghiera e mi devo accontentare di vedere la Moschea Blu solo esternamente circondata da un’atmosfera suggestiva

.La mia ultima cena turca mi regala una scoperta gustosissima l’assaggio del mio primo humus il cui gusto mi conquista al primo assaggio, si tratta di una crema di ceci accompagnata con del pane turco.La mattina seguente con un piccolo costo aggiuntivo acquisto il transfer per l’aereoporto offerto dal nostro hotel il proprietario si mostra piu’ gentile che all’arrivo facendomi anche un piccolo sconto. La strada è ancora una volta bloccata da un traffico allucinante, ci sono auto incolonnate per chilometri ma per fortuna non devo imbarcare bagagli cosi’ vado direttamente al controllo di sicurezza pronta per ritornare a casa felice e soddisfatta.
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Si comincia solo ora a parlare di Bucarest capitale europea emergente, accompagnata talvolta da pregiudizi che associano il suo nome a citta’ degradata e per nulla interessante. Incurante dei pareri contrastanti in merito a questa citta’ decido, qualche anno fa oramai, di acquistare un volo aereo per vedere con i miei occhi la capitale rumena.La mia visita non puo’ che iniziare dal simbolo indiscusso di questa citta’:il Palazzo del Parlamento -Palatul Parlamentului-la struttura é enorme, vanta di essere l’ edificio piu’ grande al mondo ,secondo solo al Pentagono di Washington, per costruirlo furono rasi al suolo un quinto dei monumenti storici della citta’ . Il suo nome originale era -Casa del Popolo- ed ancor oggi alcuni abitanti di Bucarest lo chiamano in questo modo. Il suo stile é particolarmente ecclettico é rappresenta uno dei piu’ tardivi esempi di classicismo socialista, sicuramente è il simbolo del comunismo rumeno.Il palazzo si trova su di un’altura al centro di Bucarest e si rimane esterefatti gia’ dal primo sguardo in lontananza, preceduto da una serie di fontane che si snodano lungo un enorme viale.L’ edificio al suo interno ospita 1000 stanze nelle quali attualmente il parlamento ed il senato svolgono tutte le attivita’ politiche del paese.Vi é la possibilita’ di prenotarsi per delle visite guidate disponibili sia in inglese che in francese ad un costo di 25 leu rumeni,l’eqivalente di 6 euro circa.Terminata la visita di questa grande costruzione mi dirigo verso l’area urbana piu’ vivace della citta’ in prossimita’ di Piazza universita’- Piata Universitatii- dove si apre un enorme viale ricco di negozi alla moda e centri commerciali brulicanti di gente dedita allo shopping.Il mio hotel si trova poco distante dal centro storico cosi’ decido di dedicare il resto della serata alla sua visita, rimango molto colpita dalla vivacita’ che anima questi stretti vicoli ricchi di storia, numerose le chiese antiche che meritano di essere osservate come quella della Corte Antica, devo pero’ prestare molta attenzione ai numerosi cantieri aperti che rendono difficile il transito. Numerosi i pub dove è possibile gustare una buona cena ed ascoltare musica dal vivo frequentati da tantissimi giovani, peccato solo per i tanti cagnolini che vagano alla ricerca di cibo e che mi fanno una grande tenerezza , qui appare evidente come il problema del randagismo sia una piaga cosi’ come per tanti paesi dell’est. Decido di cenare in uno dei ristoranti piu’ celebri di tutta la citta’ posizionato nel pieno centro della movida di Bucarest, il locale é sempre affollatissimo ma riesco a farmi dare un tavolo, ci sono due sale bellissime decorate con gusto, qui viene prodotta anche un’ottima birra. Nonostante il posto sia molto turistico il rapporto qualita’ prezzo è fantastico e con pochi lei si possono gustare menu’ tipici,come il papanasi una sorta di ciambella fritta ripiena di crema e marmellata ai frutti di bosco. Il giorno dopo completo la visita della citta’ con il famoso Arco di Trionfo una perfetta imitazione di quello parigino, ma la zona limitrofa è particolarmente congestionata dal traffico da farmi decidere di ritornare nel centro storico per un’ultima visione di questa piccola Parigi dell’est.

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Fortunatamente nella mia vita ho avuto la fortuna di vedere diverse citta’ illuminate e scaldate dalla magia del Natale ma devo dire che New York resta unica. Sono passati ormai diversi anni dall’anno in cui decisi di regalarmi un viaggio negli States e precisamente a New York, proprio per assistere all’accensione del piu’ famoso degli alberi quello del: Rockefeller center.

Purtroppo alle ore 18 quando la cerimonia ha inizio non riesco neppure ad avvicinarmi all’albero a causa dell’impressionanante numero di turisti e cittadini che vertono lungo le strade limitrofe, peccato, questo rimarra’ il mio grandissimo rimpianto, ma per fortuna i giorni a venire non posso che far a meno di perdere lo sguardo dietro quelle luminarie,
mi abbandono a numerosi momenti di commozione grazie alla colonna sonora di sottofondo che mi fa ritornare bambina. Grazie New york per avermi fatto sognare.
