Durbar Square il cuore nevralgico di Kathmandu

Durbar Square è sicuramente la piazza più famosa del Nepal, il fulcro centrale della città di Kathmandu, ma anche uno dei simboli religiosi più importanti al mondo.
Il 25 aprile del 2015 un tremendo terremoto ha scosso il Nepal tremendamente e oltre alla perdita di moltissime vite umane si sono registrati immani danni al patrimonio artistico di tutta la nazione ed in modo particolare a Durbar Square, dove molti dei suoi monumenti si sono sgretolati in pochi minuti sollevando enormi nubi di polvere.
Già polvere, una polvere che si respira ancora in molte delle strade di Kathmandu, che all’inizio del Gennaio 2019 è in molti punti un cantiere a cielo aperto ma che lascia senza fiato il viaggiatore che fino ad allora ha tanto sognato di poter essere lì.
Il mio viaggio in Nepal è stato un altro sogno che si è avverato, un tassello importante per il mio importantissimo obbiettivo, ovvero quello di visitare tutti e dico tutti gli stati dell’Asia, iniziando da quelli più occidentali, per concludere verso il Sol Levante. La strada è ancora lunga ma non ho fretta, desidero vivere e rivivere il lento cammino che la spiritualità che accompagna ogni singolo istante della mia vita mi ha regalato, proprio grazie all’Asia.
Il Nepal è di fatto una di quelle mete che regalano emozioni allo spirito e Durbar Square, un posto magico nel quale immergersi ancor di più ora in un gesto che incoraggi il popolo a rimettere su il bello ormai distrutto. A ormai 4 anni dalla catastrofe i turisti sono tornati numerosi e tutti desiderosi di fare tappa a Durbar Square.
Durban Square è stata per anni una piazza alla quale accedere liberamente che invece dopo il terremoto è stata recintata consentendo l’accesso solo tramite l’acquisto di un biglietto pari a 1200 rupie, l’equivalente di circa 10 euro,tale titolo d’ingresso è stato istituito per sostenere i lavori di ristrutturazione all’interno di questa piazza.Sarà perché la nostra permanenza a Kathmandu si protrae per diversi giorni o che siamo capitati in Gennaio inoltrato, un periodo di bassa stagione per chi sceglie di visitare il Nepal dedicandosi al trekking ma, per ben tre volte riusciamo a passeggiare intorno a Durbar Square senza necessità di biglietto anzi, addirittura ignari del fatto che ne servisse uno, situazione che si muta decisamente negli ultimi giorni prima di lasciare il Nepal, quando il numero di visitatori aumenta notevolmente e i controlli ai varchi d’ingresso si fanno severi.
Ovviamente i templi che costituiscono questa vasta area sono dedicati alle divinità induiste, il Nepal è prevalentemente un paese di religione Induista, così come la vicina India anche se in città come nel resto del paese,si possono trovare siti di rilievo anche per il Buddismo che richiamano molti fedeli.
Il tempio di Teleju così come quello di Jagannath sono rimasti abbastanza simili al loro prospetto originale anche dopo il terremoto, mentre Kasthamandap un padiglione risalente al XII che si trovava quasi al centro della piazza è andato completamente distrutto e nonostante i lavori per il recupero procedano ci vorrà ancora molto tempo per ripristinarlo.
Il palazzo che sicuramente suscita maggiore curiosità tra i turisti è senza dubbio quello dedicato alla Dea Kumari,ovvero la Dea Vergine quella che per la religione induista è Durga. Questa Divinità è molto amata e venerata dagli induisti,rappresenta la purezza e in molti ne hanno sentito parlare come la Dea bambina. In effetti la tradizione vuole che questa Kumari abbia un’età compresa tra i 3 ai 12 anni che viva proprio nel Palazzo isolata e pura fino alla comparsa della sua prima mestruazione. La Kumari vive senza contatto con l’esterno, non può farsi male procurandosi tagli  per evitare di essere curata da un dottore, così per scongiurare questo rischio si sposta sempre accompagnata e in alcuni momenti specifici la si può anche vedere affacciarsi ad una finestra di legno intarsiata, in braccio al suo portantino. Una tradizione vista con gli occhi di noi occidentali appare una mostrosità ma che rappresenta per la famiglia di questa piccolina e per la comunità stessa, un motivo di forte e profonda gratitudine verso il creato.

La corte interna di questo palazzo è molto raccolta si accede attraverso portone di legno e il desiderio di scorgere qualcuno o di immaginare di vedere qualcosa da quella finestra è avvolto da un’inspiegabile magia, che  lascia quasi in un senso di profonda estasi per minuti e minuti.
All’interno di tutto il perimetro di Durbar Square, non manca la possibilità di essere fermati dai tanti venditori che espongono le loro mercanzie, campane tibetane, mala,statue religiose di ogni tipo e gioielli generalmente fatti a mano  bellissimi, i cui prezzi però sono decisamente più elevati rispetto a quelli che si trovano fuori. Uno dei miei tanti obbiettivi in Nepal era quello di comprare ad esempio una campana tibetana di qualità, che producesse un buon suono e fosse composta da diversi metalli e nonostante ce ne fossero un’infinità da prendere in considerazione anche tra le bancarelle di Durbar Square, né ho finalmente trovata in un piccolissimo negozio defilato,fuori dall’area turistica, da un signore di mezza età orgoglioso delle sue creazioni, che me l’ha venduta a peso, così come dovrebbe essere fatto dai rivenditori seri, avvolta in una carta di giornale, ancora sporca di ferro e senza base di stoffa, una campana rustica così come deve essere,che porta con se tutto il suono melodioso di Durbar Square.

 

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